Barbastella barbastellus

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Barbastello
Mopsfledermaus-drawing.jpg
Stato di conservazione
Status iucn3.1 NT it.svg
Prossimo alla minaccia (nt)[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Ordine Chiroptera
Famiglia Vespertilionidae
Genere Barbastella
Specie B. barbastellus
Nomenclatura binomiale
Barbastella barbastellus
Schreber, 1774

Il barbastello comune o semplicemente barbastello (Barbastella barbastellus Schreber, 1774), noto talvolta anche come barbastello occidentale, è un mammifero chirottero della famiglia dei Vespertilionidi[2].

Distribuzione[modifica | modifica sorgente]

Con due sottospecie (Barbastella barbastellus barbastellus e Barbastella barbastellus guanchae) la specie è diffusa dall'Europa occidentale (Inghilterra compresa[3]) fino al Caucaso, alla Bulgaria, alla Turchia ed alla penisola di Crimea; la si trova anche in Marocco, alle Canarie e, forse, in Senegal. In Italia la specie è presente su tutto il territorio peninsulare, oltre che in Sicilia, Sardegna e Corsica, mentre non è segnalata la sua presenza a Malta.
Predilige le aree boscose collinari e montane, fino ad altezze di 2000 m: lo si può trovare anche in aree antropizzate, mentre è piuttosto raro osservare questi animali in aree pianeggianti.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Dimensioni[modifica | modifica sorgente]

Misura circa 9 cm di lunghezza, per un peso di una decina di grammi: l'apertura alare media è di 26 cm circa.

Aspetto[modifica | modifica sorgente]

Il pelo, folto ed ispido, è di colore bruno-nerastro e tende ad incanutirsi con l'età: la testa è piccola, con muso prognato ed orecchie di consistenza piuttosto spessa, con pieghe addizionali che vanno a riunirsi in mezzo agli occhi piccolissimi. Le aree glabre della faccia sono nerastre, mentre il patagio è grigiastro e gli arti sono di colore carnicino.

Biologia[modifica | modifica sorgente]

Si tratta di animali crepuscolari, che passano il giorno prevalentemente nelle abitazioni (fenditure nei muri, sotto le tegole, dietro imposte di finestre, nei solai etc.), ma possono rifugiarsi anche in cavità di alberi e, nelle parti meridionali del proprio areale, nelle grotte. Durante l'inverno (da ottobre ad aprile), la specie è solita andare in letargo in ambienti sotterranei (grotte, gallerie), dove gli animali si riuniscono in colonie che contano fino a un migliaio di individui: gli ibernacoli sono spesso ventilati e piuttosto secchi per i canoni di umidità richiesti dai pipistrelli in ibernazione (umidità pari al 70% od anche inferiore), ed al loro interno spesso gli animali si dispongono nelle zone prossime all'uscita, dove l'animale in letargo può anche trovarsi circondato da ghiaccioli o ricoperto di nevischio[4]. Il barbatello è assai resistente alle basse temperature: qualora l'animale venga disturbato durante il letargo, esso non esita ad involarsi e cercare altri ibernacoli, anche in pieno inverno.
Il rifugio diurno viene abbandonato al tramonto, a volte anche durante il giorno: l'animale si invola anche in caso di cattive condizioni meteorologiche. Il barbastello vola ad un'altezza media di cinque metri, con volo lento e grande capacità di manovra anche in spazi ristretti, grazie alla forma falciforme delle ali.

Alimentazione[modifica | modifica sorgente]

La specie caccia prevalentemente nei pressi di specchi d'acqua o fra le chiome degli alberi: nel primo caso si nutre principalmente di insetti che cattura in volo, mentre nel secondo caso può ghermire vari tipi di artropodi, per poi consumarli con calma, magari pendendo da un ramo. La conformazione della bocca, piccola e con una mandibola assai delicata, impedisce all'animale di nutrirsi di specie troppo coriacee o di grosse dimensioni. La caccia avviene lungo percorsi predefiniti, che hanno generalmente forma circolare od ellissoidale ed un diametro di un centinaio di metri.

Ecolocazione[modifica | modifica sorgente]

Per scovare le proprie prede, il barbastello utilizza due tipi diversi di richiami per l'ecolocazione. I parametri di frequenza del richiamo di tipo 1 sono situati tra 30 e 38 kHz, hanno maggiore energia a 33 kHz e una durata media di 2,5 ms. I parametri di frequenza del richiamo di tipo 2 sono situati tra 29 e 47 kHz, hanno maggiore energia a 38 kHz e una durata media di 4,1 ms[5][6].

Riproduzione[modifica | modifica sorgente]

Gli esemplari si accoppiano tra la fine dell'estate e l'inizio dell'autunno: la gravidanza dura circa sei mesi, al termine dei quali le femmine danno alla luce un unico cucciolo in apposite zone adibite a nursery delle quali prendono possesso a partire dal mese di giugno e nelle quali vivono in colonie di una trentina di individui, ma a volte anche oltre il centinaio, rigorosamente tutti di sesso femminile. I cuccioli hanno crescita assai rapida e dopo circa un mese sono in grado di volare, per raggiungere la taglia definitiva attorno ai due mesi di vita.

La speranza di vita di questi animali sfiora i 22 anni.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Hutson, A.M., Racey, P.A. (Chiroptera Red List Authority) & Temple, H. (Global Mammal Assessment Team) 2008, Barbastella barbastellus in IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2013.2, IUCN, 2013.
  2. ^ (EN) D.E. Wilson e D.M. Reeder, Barbastella barbastellus in Mammal Species of the World. A Taxonomic and Geographic Reference, 3ª ed., Johns Hopkins University Press, 2005. ISBN 0-8018-8221-4.
  3. ^ Barbastella barbastellus, Joint Nature Conservation Committee, retrieved on September 1, 2008.
  4. ^ Spagnesi M., De Marinis A.M. (a cura di), Mammiferi d'Italia - Quad. Cons. Natura n.14, Ministero dell'Ambiente - Istituto Nazionale Fauna Selvatica, 2002.
  5. ^ Parsons, S. and Jones, G, Acoustic identification of twelve species of echolocating bat by discriminant function analysis and artificial neural networks in J Exp Biol 2000; 203 : 2641-2656.
  6. ^ Obrist, M.K., Boesch, R. and Flückiger, P.F, Variability in echolocation call design of 26 Swiss bat species: Consequences, limits and options for automated field identification with a synergic pattern recognition approach in Mammalia 2004; 68(4): 307-32.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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