Famiglia Bocchicchio

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La famiglia Bocchicchio è un'organizzazione criminale di finzione citata nel romanzo Il Padrino di Mario Puzo. Vengono però completamente ignorati nel film omonimo, Il padrino di Francis Ford Coppola.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

I Bocchicchio sono una delle più antiche famiglie aderenti alla mafia siciliana.

Essi sono una stirpe al suo interno molto unita, al punto che come si dice nel romanzo, "il dovere verso la famiglia precede quello verso la moglie". Sono celebri per il loro severissimo codice d'onore, oltre che per la ferocia implacabile.

La loro principale attività è il controllo della distribuzione dell'acqua nella Sicilia meridionale, implicando la padronanza su quattro o cinque mulini. Il loro potere viene sfidato da un barone latifondista locale che costruisce un mulino personale. Esso viene distrutto dalla famiglia poco dopo e il barone risponde presentando una denuncia ai carabinieri che arrestano tre membri del clan. Poco dopo la villa del barone viene incendiata, intimorendo il latifondista al punto che ritira la denuncia.

Un giorno giunge a Palermo un funzionario del governo centrale di Roma, inviato con l'incarico di costruire un grande sistema per distribuire l'acqua a dispetto della cronica scarsezza d'acqua dell'isola, ma la famiglia vi si oppone ottenendo l'aiuto prezioso dei principali padrini della mafia palermitana, sottraendo materiali e danneggiando le attrezzature pesanti, mentre i parlamentari mafiosi si oppongono in seno al governo al progetto della diga.

Al culmine del potere dei Bocchicchio, Mussolini sale al potere e instaura la dittatura fascista. Il Duce ordina di riprendere il progetto della diga e dichiara guerra alla Mafia, poiché ha acquisito troppo potere per poter essere ignorata. Il clan dei Bocchicchio risponde con la violenza e il prefetto fascista a sua volta inizia una vera e propria caccia alle streghe, arrestando centinaia e centinaia di mafiosi nonché persone solo sospettate di legami con la Mafia.

Metà del clan viene arrestato e deportato sulle isole nel Mediterraneo, al confino, l'altra metà cade in battaglia mentre una ventina raggiunge gli Stati Uniti clandestinamente, passando attraverso il Canada su di un piroscafo.

Giunti nella Hudson Valley, non lontani da New York, i Bocchicchio comprano un'azienda per il trasporto di rifiuti. Prosperano in gran fretta, trudicando senza pietà i rivali ed immettendosi in un nuovo giro d'affari, quello degli ostaggi di garanzia: quando due famiglie mafiose in guerra intendono predisporre un incontro di pace, il clan concede un suo membro a chi formalmente richiede la pace per primo. Se al promotore dell'incontro dovesse succedere qualcosa, allora la sua famiglia risponderà uccidendo l'ostaggio Bocchicchio.

Il clan si guadagna in tal modo una certa reputazione e gli incontri di pace con i loro ostaggi rimangono per anni i più sicuri, in quanto nessuno desidera veramente mettere in pericolo la vita dell'ostaggio dando ai Bocchicchio un pretesto per cercare vendetta.

Virgil Sollozzo, famoso trafficante di droga siciliano, si serve di un ostaggio dei Bocchicchio per incontrare Michael Corleone, mentre il padre, Don Vito, se ne serve a sua volta per realizzare un incontro tra la famiglia Corleone e i massimi esponenti della cupola mafiosa d'America.

Felix Bocchicchio[modifica | modifica wikitesto]

Il romanzo cita le vicende di Felix Bocchicchio, un giovane esponente del clan che, analogamente alla figura di Michael Corleone rifiuta di fare a far parte della famiglia per condurre un'onesta vita quale avvocato, appena avrà terminato gli studi in giurisprudenza. Ottenute le qualifiche necessarie, però, trova problemi a far decollare la propria carriera, al punto che si lascia ingannare da un imbroglione più esperto di lui, che lo convince a entrare far parte di una truffa milionaria. Dopo essere stato tradito e consegnato alla polizia, in un secondo momento si vendica uccidendo brutalmente il suo traditore. Scoperto e arrestato nuovamente, viene processato e condannato a morte.

La famiglia, dopo che per lungo tempo l'aveva tenuto in disparte a causa della scelta della carriera, chiede dunque disperatamente aiuto ai Corleone, ma Don Vito non ha sufficientemente potere per convincere il magistrato a cambiare la sentenza, ma si approfitta della situazione per fini personali: dopo aver promesso una valida assistenza a vantaggio della moglie e dei figli di Felix convince lo stesso condannato ad accusarsi dell'omicidio di Sollozzo e del capitano di polizia Mark McCluskey.

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