Il padrino - Parte III

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Il padrino - Parte III
Padrino3.jpg
Vincent Mancini (figlio di Sonny Corleone) con suo zio don Michael Corleone
Titolo originale The Godfather: Part III
Paese di produzione USA
Anno 1990
Durata 170 min
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 1,85:1
Genere gangster, drammatico
Regia Francis Ford Coppola
Soggetto Francis Ford Coppola, Mario Puzo
Sceneggiatura Francis Ford Coppola, Mario Puzo
Produttore Francis Ford Coppola
Casa di produzione Paramount Pictures
Zoetrope Studios
Fotografia Gordon Willis
Montaggio Lisa Fruchtman
Barry Malkin
Walter Murch
Effetti speciali Industrial Light & Magic
Musiche Carmine Coppola
Tema musicale Nino Rota
Scenografia Dean Tavoularis
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
« La politica e i criminali sono la stessa cosa. »
(Michael Corleone a don Tommasino)

Il padrino - Parte III (The Godfather: Part III) è un film del 1990 diretto da Francis Ford Coppola, e interpretato da Al Pacino, terza ed ultima parte della trilogia sulla famiglia Corleone iniziata nel 1972.

Michael Corleone, ormai anziano e indebolito dal diabete, inizia un'opera di estromissione della famiglia dal mondo della malavita gettandosi in affari legali con la Banca Vaticana, e trova in Vincent Mancini, figlio illegittimo di suo fratello Sonny, un degno erede alla guida del suo impero criminale. La pellicola, candidata a 7 premi Oscar, ultima la narrazione sulla famiglia Corleone, che vede il suo definitivo tramonto nei primi anni novanta con la morte di Michael.

In quest'ultimo capitolo ritroviamo tutto il cast dei primi due film, oltre alle new-entry Andy Garcia (Vincent Mancini) e Sofia Coppola (Mary Corleone), ad eccezione di Robert Duvall (Tom Hagen). In sostituzione il regista Coppola inventò apposta il personaggio di B.J. Harrison, interpretato da George Hamilton.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

New York, 1979: Michael Corleone, da anni tornato a New York, è ormai miliardario e gode della fama di una persona rispettabile. Indebolito dal diabete, è impegnato in una sincera attività volta a guadagnarsi onorabilità sociale e ad estraniare definitivamente la propria famiglia dal mondo della mafia. L'ex-boss è impegnato a garantire la sicurezza di sua figlia Mary, presidente onorario della Fondazione Vito Andolini Corleone, impegnata nell'opera di rinascita culturale e sociale della Sicilia, e nella scelta di un successore. Cerca invano di convincere il figlio Anthony Vito a lavorare con lui, ma il figlio, con l'appoggio della madre, sceglie di intraprendere la carriera di cantante lirico. Appoggiato dalla zia Connie, sorella di Michael, il bel Vincent Mancini, figlio illegittimo di Sonny, irascibile e violento come il padre, entra al servizio dello zio Michael.

Ricevuta dall'Arcivescovo Gilday una bolla papale con un titolo onorifico conferitogli da Papa Paolo VI in virtù delle sue opere benefiche, Michael investe seicento milioni di dollari nella Banca Vaticana, per entrare nella Internazionale Immobiliare ed assumerne il controllo. La società è controllata dal Vaticano insieme ad altri ed è un affare assai lucroso che gli assicurerebbe un enorme patrimonio. Tale investimento serve all'Arcivescovo Gilday per evitare il rischio di una bancarotta fraudolenta causata dalle manovre di un gruppo di avidi uomini d'affari cattolici, guidati dal potente Licio Lucchesi, un influente uomo politico italiano, che guida la maggior parte dei clan mafiosi in Italia. L'uomo è anche alla guida del corrotto banchiere svizzero Frederick Keinszig.

Michael scopre ben presto di trovarsi in un brutto impiccio. Forze occulte pongono ostacoli alla sua presa di controllo dell'Internazionale Immobiliare di Lucchesi e, mentre è ad una riunione ad Atlantic City con altri quattro boss nel New Jersey, la capitale del gioco d'azzardo, annuncia di volersi ritirare dal gioco per dedicarsi ai suoi nuovi affari completamente legali e puliti: ma proprio in quel frangente arriva Zasa che uccide i quattro boss, ma fallisce su Michael.

Mentre quest'ultimo ha una grave crisi diabetica, Vincent, con l'approvazione della zia Connie, uccide Joey Zasa e la situazione della malavita newyorkese precipita nel caos. Giunto a Palermo per assistere al debutto nell'opera di Anthony, Michael scopre tramite Vincent, che ha finto di volerlo tradire, che Don Altobello era complice di Zasa e che tutto era in realtà manipolato da Lucchesi, il quale vuole impedirgli di entrare nella Internazionale Immobiliare per mantenerne il controllo. Il Papa è l'unico che può esprimere il voto decisivo che permetta a Michael di assumere il controllo della società controllata dal Vaticano e alla morte di Paolo VI Michael scopre che il nuovo papa, Giovanni Paolo I, ha deciso di ratificare il contratto con la famiglia Corleone, ma che nel contempo è in previsione un suo assassinio a breve termine. Infatti, poco tempo dopo, Lucchesi e l'Arcivescovo Gilday fanno avvelenare il suo .

Anche la vita di Michael è in pericolo, poiché Altobello si reca nel paese di Montelepre, dove assolda un sicario siciliano (Mosca) per ucciderlo. Quando Don Tommasino, suo vecchio amico e protettore, viene assassinato dal sicario, Michael comprende che tutto il suo operato per estraniarsi dal crimine è stato vano. Non potendo proseguire, cede il comando al nipote, che per l'occasione assume il nome di Don Vincenzo Corleone. La sera del debutto di Anthony al Teatro Massimo di Palermo, Vincent manda sicari a eliminare Frederick Keinszig (che viene soffocato e impiccato ad un ponte) e l'Arcivescovo Gilday (che viene crivellato), mentre Connie Corleone avvelena Don Altobello con dei cannoli. La sera stessa il mafioso Calò uccide Lucchesi conficcandogli i suoi stessi occhiali nel collo. All'uscita del Teatro Massimo, il sicario di Don Altobello quasi riesce a uccidere Michael, colpendo per errore la figlia Mary che rimane uccisa.

Michael, ormai anziano, molti anni dopo la morte di Mary, è tornato a vivere in Sicilia. Il boss, come suo padre prima di lui, si spegne sereno, ma completamente solo e abbandonato da tutti mentre è nella quiete del giardino della sua villa.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Origini e casting[modifica | modifica wikitesto]

Dopo il successo de Il padrino - Parte II nel 1974, Francis Ford Coppola considerò chiusa la narrazione sulla famiglia Corleone. L'idea del terzo film prese piede già qualche anno dopo l'uscita del secondo capitolo, per la volontà della Paramount di voler sfruttare almeno un'altra volta il fresco successo della saga. Già nel 1978 lo scrittore Mario Puzo si mostrò disponibile a realizzare un nuovo script, che vedeva Anthony Corleone, figlio di Michael, come protagonista; tuttavia nel 1986 Puzo riscrisse un nuovo copione con protagonista stavolta Vincent Mancini, figlio illegittimo di Sonny Corleone, che doveva essere interpretato da Nicholas Cage.[1] Inoltre la Paramount prese in considerazione numerosi registi come Martin Scorsese, Michael Cimino, Michael Mann, e persino Sylvester Stallone, il quale però declinò l'invito. Il motivo principale che spinse Coppola ad accettare la regia del terzo film fu principalmente lo scarso successo del suo ultimo film Un sogno lungo un giorno.

Al Pacino venne nuovamente ingaggiato per il ruolo di Michael: tuttavia l'attore chiese 7 milioni di dollari come compenso, mentre Coppola e la produzione non intendevano aumentare la loro offerta di 5 milioni.[2] Solo quando Coppola minacciò di rimuovere totalmente il personaggio di Michael, Pacino accettò i 5 milioni della Paramount. Oltre a Pacino, Diane Keaton, Talia Shire e Richard Bright sono gli unici personaggi della saga a tornare per il terzo capitolo. Lo script originale prevedeva la presenza del personaggio di Tom Hagen, che doveva essere di nuovo interpretato da Robert Duvall. L'attore però chiese un compenso di 5 milioni di dollari, e dopo il rifiuto della Paramount Pictures, per colmare il vuoto lasciato da Hagen, venne creato il personaggio di B.J. Harrison, il nuovo avvocato della Famiglia Corleone. Tuttavia secondo Coppola l'assenza di Hagen avrebbe snaturato la trama del film.

Il nuovo ingresso nel cast è Andy Garcia, nel ruolo di Vincent Mancini, figlio illegittimo di Sonny Corleone. Sofia Coppola ottenne la parte di Mary Corleone all'ultimo momento, dopo che era stata scelta Winona Ryder[3]: la Ryder aveva lasciato il set dopo un giorno di riprese, dicendo di essere stanca dagli impegni cinematografici di un anno che l'aveva vista protagonista di 3 pellicole[4]. La decisione del cambio di ruolo "era stata contestata da molti sul set e anche alla Paramount"[4]. La figlia del regista appare nei tre film della saga in tre ruoli diversi: nel primo è Michael Francis Rizzi, figlio di Connie Corleone e Carlo Rizzi, nel secondo è un'immigrata presente sulla stessa nave su cui viaggia Vito Andolini alla volta di New York dalla Sicilia, mentre nel terzo film è appunto Mary.

Don Tommasino doveva essere di nuovo interpretato da Corrado Gaipa, ma l'attore morì prima dell'inizio della produzione. Fu sostituito da Vittorio Duse. Frank Sinatra si offrì di interpretare Don Altobello, ma per ragioni di compenso il ruolo venne affidato a Eli Wallach. In un piccolo ruolo compare anche Catherine Scorsese, madre del regista Martin Scorsese.[5]

Riprese[modifica | modifica wikitesto]

L'ingresso del Teatro Massimo di Palermo, con la scalinata dove avviene l'assassinio della figlia di Michael Corleone.

Quando i protagonisti arrivano in Sicilia, la scena si apre con una visuale dal viale alberato del Tempio della Concordia di Agrigento, anche se in realtà nel film il luogo viene individuato nella città di Bagheria.

Le scene ambientate a Corleone, in verità, furono girate a Forza d'Agrò a Savoca e Motta Camastra in provincia di Messina.[6]

Altre scene molto importanti vennero girate nel Castello degli Schiavi che si trova a Fiumefreddo di Sicilia in provincia di Catania.

La Villa più volte ripresa dove i Corleone alloggiano in Sicilia è Villa Whitaker a Palermo.

Le scene ambientate alla Città del Vaticano in realtà furono girate all'interno del Palazzo Farnese sito nel piccolo paese di Caprarola in provincia di Viterbo, dato che la Santa sede non concesse l'ingresso delle riprese per la produzione del film.

Le riprese si svolsero tra il 27 novembre 1989 e il 25 maggio 1990, con una pausa durante le feste di Natale.[7]

La mafia e la Cavalleria rusticana[modifica | modifica wikitesto]

L'opera lirica che fa da sottofondo alla parte finale del film è la Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni. L'Intermezzo dell'opera fa da colonna sonora anche alla famosa sequenza in cui scorrono al rallentatore i titoli di testa di Toro scatenato, il film in cui Martin Scorsese indaga il machismo, l'orgoglio e la gelosia degli italo-americani. La musica dello spettacolo è ben presente nella storia raccontata da Coppola sia nel culmine d'azione finale sia nell'epilogo, dove l'Intermezzo accompagna la morte solitaria del vecchio padrino.

Ciò che è meno noto riguardo all'opera lirica è che la storia che mette in scena è la forma più pura ed edificante di un mito intorno alla Sicilia e alla mafia: un mito non privo di affinità con quella che è stata per un secolo e mezzo l'ideologia ufficiale della mafia siciliana. Si pensava che la mafia non fosse un'organizzazione, ma un senso spavaldo dell'orgoglio e dell'onore profondamente radicato nell'identità di ogni siciliano. La nozione cavalleria rusticana si contrapponeva frontalmente all'idea che la mafia potesse avere una storia, una qualunque storia, nel senso proprio del termine.

Il semplicissimo intreccio tragico incentrato sul triangolo lui-lei-l'altro, con sottofondo la stereotipata e di moda terra esotica assolata, passionale e abitata da cupi contadini dalla pelle scura, ha alimentato per un secolo l'idea che non esistesse alcuna differenza tra la mafiosità e l'identità siciliana[8]. Non sembra essere proprio un caso che Coppola abbia scelto proprio questo spettacolo come contraltare alla fine del potere della famiglia Corleone. Anche se la scelta è stata indubbiamente dettata anche dalla popolarità internazionale dell'opera e della sua ambientazione in una mitica Sicilia ottocentesca.

Riferimenti a vicende reali[modifica | modifica wikitesto]

In questo terzo e ultimo film della saga dei Corleone, la storia di Michael si incrocia anche con gli intrighi vaticani: quelli dell'arcivescovo Paul Marcinkus, di Roberto Calvi, il banchiere di Dio, per arrivare al presunto assassinio di papa Giovanni Paolo I, morto pochi giorni dopo aver aperto i dossier sulle finanze vaticane, sebben nel 1979, anno in cui è ambientato il film, erano già morti sia papa Paolo VI che Giovanni Paolo I, ed era già stato eletto papa Giovanni Paolo II. Naturalmente queste vicende sono fatte attraverso personaggi di finzione perfettamente sovrapponibili ai loro omologhi, ma con nomi inventati (Gilday/Marcinkus) e mediante la ricostruzione puntuale di alcuni eventi (il finto suicidio di Keinszig/Calvi sul Ponte dei Frati Neri a Londra).

Secondo quanto afferma il regista Coppola[senza fonte], la figura di Licio Lucchesi si identifica con la figura di Giulio Andreotti - la frase che Calò sussurra a Lucchesi prima di ucciderlo, "Il potere logora chi non ce l'ha", coniata da Talleyrand, venne effettivamente pronunciata da Andreotti,[9] in risposta ad un'analoga battuta di Berlinguer sulla sua prolungata permanenza al potere: "Il potere logora", disse il leader comunista. Vi sono inoltre altre coincidenze sui nomi scelti per il film che avvalorano queste corrispondenze con fatti e persone: ad esempio il nome di Lucchesi, Licio, è probabilmente ispirato a Licio Gelli, mentre il cognome Keinszig assomiglia a quello di Manuela Kleinszig, compagna del faccendiere Flavio Carboni.

Doppiaggio[modifica | modifica wikitesto]

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

La premiere si tenne a New York il 20 dicembre 1990, mentre il film uscì in USA il giorno successivo in circa 1900 sale.[10] In Italia arrivò il 15 febbraio 1991. Fu il più costoso della saga, con u budget di $54.000.000 di dollari; nel suo primo week-end di programmazione incassò $19.558.558 di dollari.[11] Al termine della sua programmazione, Il padrino - Parte III a livello mondiale incassò $136.766.062 di dollari[12]

Alla sua uscita, il film ottenne recensioni positive dalla critica e dal pubblico ma non eccellenti come i precedenti due capitoli entrati nella storia del cinema.[13] Nella classifica Rotten Tomatoes, il 67% dei votanti ha dato al film un parere positivo (i primi due avevano ottenuto entrambi quasi il 100%).[14] Roger Ebert, nella sua recensione, disse che: "non è possibile capire questo film senza aver visto i primi due"; tuttavia Ebert valutò positivamente il film, assegnandogli un voto di 3,5 stelle su 4.[15] Inoltre difese la performance di Sofia Coppola affermando che: "Non si può sapere che tipo di prestazione Coppola avrebbe ottenuto da Winona Ryder. Credo che Sofia Coppola porti una qualità alla sua Mary Corleone, quella vulnerabilità e semplicità che credo siano appropriati per questo ruolo".[16]

Gene Siskel lo inserì nella sua lista dei dieci migliori film del 1990 (n°10). Tuttavia ammise che il finale "è la parte più debole del film", criticando il trucco di Al Pacino definendolo "scarso". A differenza di Ebert, Siskel criticò Sofia Coppola dicendo che: "Un altro problema del film è la performance di Sofia Coppola, che è fuori dal suo campionato di recitazione qui".[17] In fase di analisi critica dopo l'uscita del film " (...) la performance di Sofia venne unanimemente ritenuta il punto debole della pellicola. Coppola si farà, poi, perdonare da Winona Ryder affidandole il ruolo di Mina nel successivo Dracula[3]: la figlia del regista, che ottenne anche un Razzie Award alla peggior attrice non protagonista, nonché un premio speciale come peggior esordiente del decennio,

Leonard Martin ha assegnato un voto di tre stelle su quattro al film dicendo che la pellicola è "magistralmente diretta", ma tuttavia criticando anch'egli la prestazione di Sofia Coppola, da lui stesso definita un "fatale autogol".[18][19]

Le diverse edizioni[modifica | modifica wikitesto]

The Godfather Saga, (in italiano, The Godfather: 1901-1959), è il film montato in ordine cronologico coi primi due film della saga. Un'operazione fatta nel 1977 da Coppola per finanziare il suo film Apocalypse Now. Fu fatta soprattutto per la tv e il mercato VHS. La durata è di 434 minuti. Nel 1992 solo per il mercato VHS (5 cassette) fu fatta un ulteriore versione cronologica, Godfather Trilogy 1901-1980, comprendente anche la Parte III, con scene inedite, per una durata complessiva di 583 minuti. In questa versione, Il padrino - Parte III ha una durata di 170 min., circa sette minuti in più della versione originale.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Colonna sonora[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Il padrino - Parte III (colonna sonora).

La colonna sonora, come i primi due capitoli, venne composta da Carmine Coppola, senza però la presenza di Nino Rota (deceduto nel 1979).

Il padrino - parte IV[modifica | modifica wikitesto]

Dopo l'uscita del terzo film, Coppola ha rivelato che l'idea di un "Padrino - Parte IV" è stata discussa a lungo, ma alla fine non è andata in porto a causa della morte dello scrittore Mario Puzo, prima che si avesse la possibilità di stendere una sceneggiatura. La quarta parte avrebbe dovuto seguire lo schema de Il padrino - Parte II, con di nuovo Robert De Niro nel ruolo di Don Vito Corleone all'inizio del 1930 e un giovane Santino Corleone pronto entrare nei ranghi della famiglia Corleone, mentre la storia parallela ad esso sarebbe stata ambientata nel 1980 con Vincent Mancini così devastato per la morte della cugina Mary da intraprendere furioso una guerra lunga dieci anni fino a perdere l'onorabilità e il rispetto della famiglia Corelone, concludendosi con la scena finale della morte di Michael Corleone.[20] La morte di Puzo, avvenuta nel 1999, ha bloccato definitivamente il progetto, e il materiale dello script del Padrino - Parte IV è stato poi inglobato e ampliato dallo scrittore Ed Falco nel romanzo del 2012 La famiglia Corleone.[21]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ The Godfather Part II DVD commentary featuring Francis Ford Coppola, [2005]
  2. ^ [1]
  3. ^ a b Francis Ford Coppola, Dino Audino Editore, 1996 - monografia a cura di Francesco Costa, prefazione di Valerio Caprara
  4. ^ a b Lawrence Grobel, Io, Al Pacino, p. 112, Sperling & Kupfer 2006
  5. ^ Coppola Family Cameos, su Destination Hollywood. URL consultato il 22 agosto 2013.
  6. ^ The Godfather part III, forzadagro.org.
  7. ^ [2]
  8. ^ John Dickie Cosa Nostra: storia della mafia siciliana, edizione mondolibri 2004, pp.XI-XVI
  9. ^ Aldo Giannuli, Il noto servizio: Le spie di Giulio Andreotti, Castelvecchi, 30 ottobre 2014, p. 344, ISBN 978-88-6826-629-5.
  10. ^ IMDB - date di uscita
  11. ^ IMDB - Box office e incassi
  12. ^ IMDB - Box office e incassi
  13. ^ The Godfather: Part III Reviews, su Metacritic. URL consultato il 10 agosto 2011.
  14. ^ The Godfather, Part III (1990), su Rotten Tomatoes, Flixster.
  15. ^ Roger Ebert, The Godfather, Part III Movie Review (1990), rogerebert.com, 25 dicembre 1990. URL consultato il 22 agosto 2013.
  16. ^ Roger Ebert, The Godfather, Part III Movie Review (1990), rogerebert.com, 25 dicembre 1990. URL consultato il 22 agosto 2013.
  17. ^ YouTube, YouTube. URL consultato il 18 febbraio 2015.
  18. ^ The 63rd Academy Awards (1991) Nominees and Winners, su oscars.org. URL consultato il 2 agosto 2011.
  19. ^ Academy Awards, Retrieved March 2009, Search.oscars.org. URL consultato il 4 marzo 2010.
  20. ^ Andy Morris, The Godfather Part IV, in GQ, 16 marzo 2011. URL consultato il 27 agosto 2015.
  21. ^ Craig Wilson, Prequel lays out life before 'The Godfather', USA Today, 6 maggio 2012. URL consultato il 12 aprile 2015.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Cinema Portale Cinema: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di cinema