Michael Corleone

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« Una cosa che ho imparato da mio padre è che devi cercare di pensare come chi ti sta intorno, se consideri questa prospettiva ogni ipotesi è probabile. »
(Michael Corleone a Tom Hagen in Il padrino - Parte II)
Michael Corleone
Michael Corleone nel secondo film
Michael Corleone nel secondo film
Universo Il padrino
Lingua orig. Inglese
Soprannome Mike
Autore Mario Puzo
1ª app. in Il padrino
Interpretato da Al Pacino
Voci italiane
Sesso Maschio
Luogo di nascita New York
Data di nascita 1920
Professione Boss dell'omonima famiglia, imprenditore
Affiliazione Famiglia Corleone
Parenti

Michael Corleone (New York, 1920 - Bagheria, 1997) è un personaggio di finzione del romanzo Il padrino di Mario Puzo. Nell'omonima trilogia cinematografica di Francis Ford Coppola, della quale è protagonista, è interpretato da Al Pacino. Nella versione italiana classica è doppiato da Ferruccio Amendola, mentre nella riedizione del 2008 (primi due film) è doppiato da Massimo Rossi. Nel 2003 è stato inserito all'11ª posizione nella lista dei 100 più grandi cattivi della storia cinematografica, dall'American Film Institute.[1]

Biografia del personaggio[modifica | modifica wikitesto]

Michael Corleone nasce a New York nel 1920, figlio terzogenito di Vito e Carmela Corleone. È l'unico dei figli di don Corleone a non far parte del crimine organizzato della Grande Mela, e contro il parere del padre e dei fratelli abbandona l'Università e si arruola nei Marines quando gli Stati Uniti entrano in guerra contro il Giappone. Si guadagna l'ammirazione di tutti per il suo coraggio mentre il padre, contento che il figlio non si occupi di affari illegali, immagina per Michael un futuro da senatore o da governatore.

Il padrino[modifica | modifica wikitesto]

Viene decorato con la Navy Cross per l'eroico servizio prestato. È fidanzato con Kay Adams; questo è motivo di grande delusione per la famiglia Corleone in quanto non italiana. Ormai in congedo, il giovane Michael, nel 1945, difende il padre, caduto vittima di un attentato che per poco non l'uccide, e spara mortalmente al capitano di polizia Mark McCluskey e a Virgil Sollozzo, entrambi coinvolti nel traffico di droga per conto del clan mafioso dei Tattaglia.

Per nascondersi dai Tattaglia, Michael si rifugia in Sicilia, sotto la protezione di don Tommasino, capomafia e amico di vecchia data di don Vito. In Sicilia Michael conosce la giovane Apollonia Vitelli, che sposa nonostante le insistenze per la sicurezza del giovane clandestino. Infatti, dopo il matrimonio, il suo nome è noto in paese e sua moglie rimane uccisa in un attentato destinato a lui da uno dei suoi guardaspalle, Fabrizio, corrotto dal boss Emilio Barzini (chiamato Barrese nella prima edizione italiana del primo film).

Negli anni cinquanta, considerata la morte del fratello maggiore Santino, Michael assume il comando della famiglia Corleone, con la benedizione del padre, e alla sua morte, nel 1954, elimina la maggior parte dei boss rivali. Sposa Kay Adams, da cui ha due figli, Anthony Vito e Mary.

Il padrino - Parte II[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1958, Michael si tuffa in un affare finanziario assai rischioso in cui è coinvolto il capitalista corrotto Hyman Roth, che, servendosi di Johnny Ola, tenta di assassinarlo. In seguito, entra in contrasto con Frankie Pentangeli, che vorrebbe uccidere i fratelli Rosato di New York contro il suo parere, e scopre che il fratello Fredo lo tradisce vendendo a Johnny Ola i segreti degli affari della famiglia.

Scampato a un'inchiesta per mafia dopo aver prima intimorito e poi indotto al suicidio Pentangeli, Michael fa uccidere Roth e perfino il fratello Fredo (di questo gesto gli resterà sempre il rimorso). Subito dopo divorzia dalla moglie Kay, e le porta via i bambini, Anthony e Mary.

Il padrino - Parte III[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1979, ormai quasi sessantenne, si ammala di diabete, e, preso dai rimorsi, intende ripulire gli affari della sua famiglia, quotandosi in affari legali a Wall Street, e, soprattutto, negli affari immobiliari della Santa Sede vaticana. Ma è proprio il suo immettersi negli intrighi poco puliti del Vaticano che gli assicura una guerra contro il potente politico italiano Licio Lucchesi, che si inasprisce durante un suo soggiorno in Sicilia.

Stanco e sempre più malato, Michael cede il comando al nipote Vincent Corleone, figlio illegittimo del fratello Santino, e si ritira a vita privata. E proprio in Italia avviene il regolamento dei conti, che porta alla morte il banchiere svizzero Frederick Keinszig, l'arcivescovo Gilday, Don Altobello, Lucchesi e Papa Giovanni Paolo I (ossia il suo amico Cardinale Lamberto). Sconvolto dalla morte della figlia Mary, uccisa sulla scalinata del teatro di Palermo perché colpita per sbaglio da Mosca (uomo di Altobello e autore anche dell'assassinio di Don Tommasino), Michael nel 1997 muore in solitudine, nella villa a Bagheria in cui aveva vissuto con Apollonia.

Casting[modifica | modifica wikitesto]

Analogamente a quanto accaduto con Marlon Brando, interprete di Don Vito Corleone, i responsabili della casa produttrice non volevano Al Pacino per il ruolo di Michael Corleone, preferendogli attori consolidati del calibro di Robert Redford, Jack Nicholson, Warren Beatty e James Caan. Quest'ultimo, inizialmente, fu ingaggiato dai produttori per interpretare Michael, ma Coppola insistette con ostinazione per affidare la parte a Pacino. I produttori opposero molte resistenze ad accettare la sostituzione di Caan con un collega quasi sconosciuto e a loro avviso troppo basso, ma alla fine furono costretti ad arrendersi perché Coppola minacciò di ritirarsi dal progetto. Caan, in seguito, finì per interpretare il ruolo del fratello di Michael, Sonny.[2][3]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) American Film Institute, AFI's 100 GREATEST HEROES & VILLAINS, su Afi.com, 4 giugno 2003. URL consultato il 25 febbraio 2016.
  2. ^ (EN) Nate Rawlings, The Anniversary You Can’t Refuse: 40 Things You Didn’t Know About The Godfather, in Time Inc, 14 marzo 2012. URL consultato il 25 febbraio 2016.
  3. ^ (EN) Mark Seal, The Godfather Wars, Vanity Fair, marzo 2009. URL consultato il 25 febbraio 2016.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]