Il padrino (romanzo)

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Il padrino
Titolo originaleThe Godfather
AutoreMario Puzo
1ª ed. originale1969
1ª ed. italiana1970
GenereRomanzo
Sottogenerecriminale
Lingua originaleinglese
AmbientazioneStati Uniti, Italia, anni 1930-1960
ProtagonistiDon Vito Corleone
Preceduto daLa famiglia Corleone
Seguito daIl Siciliano

Il padrino (titolo originale The Godfather) è un romanzo scritto da Mario Puzo, uscito nel 1969, che narra le vicende di una famiglia di origini italiane appartenente alla Mafia. Il romanzo (con l'iconica copertina di S.Neil Fujita raffigurante una mano che manovra i fili di una marionetta) ebbe uno straordinario successo editoriale non solo negli Stati Uniti, ma anche in Inghilterra, Germania, Francia e Italia, introducendo terminologie tipiche di quel mondo al pubblico non di lingua italiana come consigliere,[1] caporegime e omertà (in italiano nel testo originale inglese); è stato adattato in tre film omonimi, diretti da Francis Ford Coppola; in particolare, i contenuti del romanzo formarono la base per i primi due film, integrati da nuovo materiale, sceneggiato dall'autore stesso, per parte del secondo e del terzo.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

«Il Don era nato nel villaggio moresco di Corleone, in Sicilia, come Vito Andolini. Ragazzo di salute cagionevole sfuggí, grazie a persone di buon cuore, che lo imbarcarono per le Americhe, agli uomini di don Ciccio; era costui un mafioso del paese che, per questioni d'onore, aveva sterminato la famiglia del giovane. Questo tragico evento segnerà la vita dell'innocente Vito e probabilmente lo renderà l'uomo spietato ma allo stesso tempo guidato da un personale senso di giustizia, che poi fu. Nella nuova terra la sorte volle che prendesse come cognome, per la superficialità di un ufficiale addetto alla immigrazione, il nome del suo paese di origine, Corleone.»

Parte prima[modifica | modifica wikitesto]

New York, 1945. Il potente e rispettato don siciliano Vito Corleone, in occasione del matrimonio della figlia Connie col fidanzato Carlo Rizzi, riceve nel proprio studio molti italiani emigrati negli Stati Uniti, che, chi per un motivo, chi per un altro, invocano disperatamente il suo aiuto.[2] Essi richiedono il suo intervento in situazioni drammatiche, domandando, per esempio, una vendetta contro gli stupratori della propria figlia (che l'ordinaria giustizia statunitense ha lasciato sostanzialmente impuniti), di richiedere, tramite la sua rete di conoscenze politiche, la cittadinanza statunitense ad un giovane italiano prigioniero di guerra altrimenti condannato al rimpatrio, lasciando la figlia senza marito, o chiedendo ingenti prestiti per aprire negozi od altre attività similari. Don Corleone, formalmente conosciuto come il più grande importatore di olio d'oliva italiano negli Stati Uniti, accetta tutte queste richieste di aiuto, ricordando però che essi sono tutti, da questo momento in poi, suoi debitori a cui lui potrà rivolgersi in qualunque momento.

Dopo il matrimonio, mentre il padrino si reca in ospedale ad assistere il morente di cancro Genco Abbandando (suo consigliere in seno alla cosca e vecchio amico d'infanzia), invia Tom Hagen, il figlio adottato di origini tedesche ed irlandesi, ora legale di famiglia e facente funzioni di consigliori (consigliere), a Los Angeles perché convinca un potente produttore cinematografico, Jack Woltz, ad affidare la parte principale di un film al giovane cantante italo-americano Johnny Fontane, di cui il vecchio boss è padrino di battesimo. Don Corleone controlla molti uomini importanti del sindacato cinematografico, come per esempio il segretario Billy Goff. Come previsto, Woltz nega questo favore, avendo un problema personale con Fontaine, ma nella notte, Hagen, dopo essere stato ospitato nella fastosa villa del potente produttore, fa decapitare il suo cavallo preferito, Khartoum, come avvertimento di ciò che Don Corleone potrebbe ordinare in caso di un secondo e ultimo rifiuto. Infuriato e spaventato, Woltz accetta di affidare la parte al divo musicale. Johnny ha assoluto bisogno di questa parte nel film di Woltz, poiché la voce gli si sta abbassando (presumibilmente a causa dell'abuso di alcool ed altri vizi eccessivi a cui si è abbandonato da dopo il divorzio),[3] causando il suo progressivo insuccesso come cantante.

Pochi giorni dopo, quando ha ormai ultimato di sistemare le promesse fatte ai propri debitori, Don Vito convoca un consiglio a cui partecipano il figlio Santino "Sonny" Corleone, il primogenito e possibile erede al titolo di Don, e il figliastro Tom, ora di fatto consigliere a seguito della morte di Genco Abbandando, per discutere della lucrosa proposta d'affari di Virgil Sollozzo, detto Il Turco, un ricco ed influente signore della droga calabrese, desideroso di estendere il suo traffico di eroina e morfina negli States, dove, a New York, conta già dell'appoggio della Famiglia Tattaglia, rivale dei Corleone. L'uomo richiede un finanziamento di due milioni di dollari in contanti, oltre alla protezione di diversi importanti magistrati sul libro-paga dei Corleone, in cambio di un loro guadagno pari al trenta percento sugli introiti del traffico che ne seguirà. Sonny e Hagen sono decisamente convinti che il narcotraffico potrebbe rappresentare un enorme passo in avanti per la famiglia Corleone, uno strumento per raddoppiare il già grande potere che il boss ha conquistato con il controllo sui sindacati, il gioco d'azzardo e il contrabbando di liquori e sigarette, benché il Don si mostri titubante.

Al successivo incontro con Sollozzo poi, in presenza inoltre dei capiregime Peter Clemenza e Salvatore Tessio, Don Corleone rifiuta nettamente la richiesta, spiegando che se la sua Famiglia si immettesse, anche solo a livello di protezione e finanziamento, in un traffico del genere, rischierebbe enormemente di perdere molti dei suoi agganci e coperture nelle istituzioni. Ma il figlio Sonny, si lascia scappare un avventato commento che rivela a Sollozzo la divergenza di opinioni all'interno della famiglia, fornendogli un pretesto per iniziare una guerra tra famiglie rivali.

Pochi giorni dopo, infatti, Don Vito invia il terribile Luca Brasi, il suo temuto ed animalesco esecutore, come spia nella famiglia Tattaglia, facendo credere che sia scontento del trattamento subito negli ultimi giorni dai Corleone. Sollozzo intuisce senza difficoltà che il reale proposito è scoprirne il punto debole, e fa uccidere Brasi prendendolo di sorpresa. Poco dopo, due sicari sorprendono Don Corleone all'uscita della Genco Puro Oil Company, e gli sparano cinque proiettili. Portato d'urgenza in ospedale, il boss è ridotto in fin di vita, e il figlio Sonny assume ad interim la guida della Famiglia.

Noto nell'ambiente malavitoso come un individuo spietato e soggetto a frequenti scatti d'ira che ne minano la lucidità di giudizio, Sonny scopre un traditore nel regime di Peter Clemenza, il giovane Paulie Gatto, che ha avuto frequenti conversazioni telefoniche con Sollozzo, intenzionato a scoprire le abitudini di Don Corleone per poterlo sorprendere alla giusta occasione, ed impartisce l'ordine di ucciderlo. Il giovane Michael Corleone, terzogenito di Don Vito, eroe di guerra ed unico figlio ad aver rifiutato un posto nell'organizzazione criminale paterna, si reca all'ospedale per trovare il padre morente, e scopre che gli uomini del luogotenente Tessio sono stati misteriosamente mandati via, e che Don Corleone è in pratica esposto a un nuovo attacco di Virgil Sollozzo. Sonny e Clemenza assumono dei detective privati, ma prima che arrivino, Michael è aggredito dal capitano di polizia Mark McCluskey, un uomo corrotto da Sollozzo, che con un pugno gli spacca la mascella.

Con Don Vito ora finalmente al sicuro in ospedale, Tom e Sonny si rendono conto che Sollozzo è un nemico molto potente e che non può essere toccato finché è protetto dal capitano McCluskey. Michael, offeso dall'aggressione subita, ma soprattutto preoccupato per l'incolumità del padre, convince tutti i familiari e gli agenti al loro servizio offrendosi di uccidere personalmente i due nemici. Egli è infatti sempre rimasto fuori dalla cosca, nessuno potrebbe mai sospettare di lui come assassino. Ma ciò lo costringerebbe però a divenire un membro permanente della Mafia newyorkese, oltre a porre i Corleone in pericolo, non essendo mai stato assassinato alcun ufficiale di polizia a New York da un qualsiasi membro di cosche mafiose. Sotto la guida esperta di Peter Clemenza, Michael impara ad usare una pistola speciale sulla quale non rimangono impresse le impronte digitali. Tramite un agente di polizia sul libro-paga di Sonny poi, si scopre che l'incontro proposto da Sollozzo con Michael avrà luogo in un locale del Bronx, dove Tessio e Clemenza provvedono a nascondere la pistola prima del loro arrivo. Michael riesce nel suo intento di uccidere Sollozzo e McCluskey, e, come pianificato, fugge a bordo di una nave mercantile alla volta della Sicilia, dove si tratterrà per diversi anni sotto l'ala protettiva di Don Tommasino, un temuto e rispettato capomafia, amico di vecchia data di Don Vito.

Parte seconda[modifica | modifica wikitesto]

Nel mentre, Johnny Fontane ha avuto un successo strepitoso con la sua interpretazione nel film di Woltz, prossimo ad uscire nelle sale cinematografiche. Il denaro che ha incassato gli consente di acquistare un'enorme villa con tanto di maggiordomi, oltre ad intrattenersi con amanti occasionali a volontà. Tuttavia, seguendo il consiglio del suo padrino Don Vito, si riconcilia con Virginia, la sua ex-moglie, soprattutto per le due bambine di cui è padre. Il divo trentacinquenne viene poi visitato da Tom Hagen, il quale lo informa che Don Vito è in grado di fargli vincere il Premio Oscar, garantendogli molte possibilità professionali future, e che si aspetta che diventi un grosso produttore cinematografico, più potente dell'ottuso Jack Woltz, che vanta la sua vicinanza con la Casa Bianca per via della propaganda fatta per gli Alleati durante la guerra. Fontaine si mette subito al lavoro, e ingaggia il vecchio amico cantante Nino Valenti, divenuto un forte bevitore.

Parte terza[modifica | modifica wikitesto]

La narrazione si sposta poi sulle origini di Don Vito, nato a Corleone, un piccolo e povero paesino della provincia di Palermo, con il nome di Vito Andolini, sul finire dell'Ottocento. Un giorno, suo padre viene coinvolto in un caso che viene portato di fronte al locale boss mafioso, Don Ciccio, che, in un impeto d'ira, uccide. Una settimana dopo, il suo corpo viene ritrovato fatto a pezzi a colpi di lupara. Vito ha dodici anni e viene ritenuto abbastanza grande da poter compiere una vendetta e, a causa di ciò, viene braccato dai locali mafiosi affinché venga ucciso. La madre e i parenti lo mandano dunque a New York, dalla famiglia Abbandando, presso la cui drogheria alimentare inizia a lavorare come garzone. All'arrivo ad Ellis Island, dove gli immigrati sostavano per la quarantena, anche grazie ad una superficialità di un impiegato doganale, cambia il proprio cognome in Corleone, per conservare qualche legame con il villaggio natio. A diciotto anni si sposa con una giovane siciliana appena giunta a New York e, due anni dopo, nasce il piccolo Santino. In occasione della nascita del secondogenito Fredo, Don Vito viene licenziato dal signor Abbandando a causa dell'interferenza di Don Fanucci, esponente della Mano Nera, che impone il proprio nipote come garzone. Per pochi mesi lavora come operaio delle ferrovie, ma poi questo lavoro diventa sconveniente a causa della paga non sempre garantita. L'incontro col crimine sarà fortuito: un giorno viene repentinamente avvicinato da un giovane Peter Clemenza, che gli chiede affanosamente aiuto nascondendo una collezione di pistole. Pochi giorni dopo, per riconoscenza, Clemenza lo fa entrare nella propria banda, dedita a furti di tappeti e vestiti, di cui fa parte anche il giovane Salvatore Tessio, e riceve la mansione di guidatore degli autocarri. Quando la banda entra nelle mire di Fanucci, che impone loro il pagamento del tributo, Don Vito trama la propria vendetta contro di lui. Convince i due soci a mandarlo di persona a pagare lo scarso tributo disponibile, insistendo sul fatto che intende farlo ragionare, ma invece trova il modo di ucciderlo a colpi di pistola. Nei giorni successivi, Don Vito viene visto come il salvatore del quartiere, e molti che prima pagavano il debito a Fanucci accettano la sua protezione. Sono soprattutto i conduttori del gioco d'azzardo. Corleone fonda poi in società con il vecchio amico Genco la Genco Puro Oil Company, di cui entrano a far parte anche i nuovi compagni Tessio e Clemenza, che reclutano a loro volta nuovi uomini. All'inizio, Don Vito s'impone come uno spietato uomo d'affari, che elimina senza complimenti e con qualsiasi mezzo a propria disposizione i concorrenti nell'importazione dell'olio d'oliva italiano. Ma, durante l'era del Proibizionismo e la Grande Depressione, tramite le conoscenze di Clemenza, entra ben presto nel campo del contrabbando di alcolici provenienti dal Canada. Grazie all'operato di Genco Abbandando, viene avviato un sistema di corruzione che comprende la polizia e alcuni grandi avvocati. Nel 1933, terminato il Proibizionismo, si butta nel campo del gioco d'azzardo, per rispondere agli sconquassi che la revoca di tale situazione comporta. Entra però in forte contrasto con Salvatore Maranzano, il potente gangster alleato di Don Philip Tattaglia, altro boss newyorkese a capo della rete di prostituzione della città, e di Al Capone, il boss di Chicago, a cui chiede aiuto immediatamente. Sembra una lotta impari, ma Corleone, che vanta molti rapidi informatori, batte i sicari provenienti da Chicago sul tempo, grazie all'intervento di Luca Brasi, che li cattura e uccide a colpi di ascia. Subito dopo, Maranzano viene ucciso dagli uomini di Tessio. I Corleone controllano ormai incontrastati il gioco d'azzardo in città ed avviano una rete di tributi e protezioni che contribuisce una rapida crescita ed espansione del loro impero criminale, che si estende al promettente controllo dei sindacati. Vito Corleone, il temuto padrino, tenta poi di pacificare la malavita di New York, per rafforzare la propria posizione al suo interno, e avvia un'intensa attività diplomatica. Ma all'inizio delle trattative viene colpito nel torace da un sicario irlandese, e Sonny prende il comando della cosca tra il 1935 e il 1937, dimostrandosi un capo crudele e sanguinario, avvalendosi più e più volte della consueta ferocia di Luca Brasi. Don Corleone, guarito dalle ferite, porta avanti la sua missione di pace fino al 1939, quando firma la pace e l'unità con le principali famiglie degli Stati Uniti, e con i vari gruppi ancora in guerra, consolidando la posizione di boss mafioso italo-americano più potente e rispettato.

Parte quarta[modifica | modifica wikitesto]

A seguito dunque dell'uccisione di Virgil Sollozzo e Mark McCluskey, nel 1947, tra le Cinque Famiglie mafiose della Grande Mela scoppia una feroce guerra senza quartiere. Nessuna ha conservato le proprie protezioni legali e politiche, mentre i Corleone stanno guerreggiando per mantenere la loro egemonia sul gioco d'azzardo, biecamente attaccato dai Tattaglia. Carlo Rizzi, il marito fedifrago di Connie, la picchia selvaggiamente quando questa scopre le sue svariate scappatelle e, per via di ciò, viene a sua volta ridotto a fin di vita dal cognato Sonny. Per vendicarsi di tale affronto, così come per cercare di avanzare nella malavita, ritenendosi sottorappresentato in seno alla Famiglia (pur essendo sposato con la figlia del Don), decide di passare al nemico ed inscena ad arte un secondo pestaggio della moglie per attirare allo scoperto e privo di difese l'irascibile Sonny, che perirà appunto in un'imboscata a colpi di mitra.

Parte quinta[modifica | modifica wikitesto]

Vito Corleone, rimessosi dall'attentato e ripreso saldamente il comando della Famiglia, richiede una riunione con i boss mafiosi italiani di tutti gli Stati Uniti, deciso più che mai a trovare una soluzione diplomatica al rovinoso andamento della guerra. Durante il convegno, astutamente, giura che non intende vendicare la fine di Santino, temendo per la vita di Michael, e scopre che Philip Tattaglia è spalleggiato dal potente e freddo calcolatore Don Emilio Barzini, probabilmente la vera mente dietro i progetti di Virgil Sollozzo di estendere il narcotraffico di oppiacei dall'Europa e gli altri paesi del mediterraneo agli States. Si riesce dunque a siglare una pace, arrivando pure ad imbastire una sorta di "commissione" per il traffico di droghe, ora approvato dalle Famiglie, e Don Corleone si trova costretto ad accettare di fornire la propria protezione legale e politica a tutti i coinvolti, secondo la vecchia richiesta avanzatagli dal defunto Sollozzo. In realtà, questa riunione è importante per i Corleone, poiché Don Vito intende tastare il terreno sotto i piedi, e assicurarsi che il figlio Michael ritorni in America in sicurezza, dopo aver scaricato su un altro la colpa dell'omicidio del capitano di polizia McCluskey.

Parte sesta[modifica | modifica wikitesto]

Michael, protetto sotto mentite spoglie dalla cosca di Don Tommasino in Sicilia, esplora le campagne in lunghe passeggiate, nelle quali è assistito dai fidi guardaspalle Fabrizio, detto Il Pastore, e Calò. Soprattutto, apprende molte cose sulla Sicilia e circa la storia e l'ordinamento di Cosa Nostra, arrivando a comprendere meglio gente come Peter Clemenza e Luca Brasi, uomini che incarnano la violenza così come se l'è sempre immaginata. Un giorno incontra la giovane Apollonia Vitelli, figlia di un rispettabile locandiere, privo di legami con la mafia, e la sposa. Tuttavia, come Don Tommasino aveva presagito insieme a Vito Corleone in America, il matrimonio permette a troppa gente sospetta di conoscere l'identità del giovane rifugiato, e l'anziano boss palermitano ne ordina l'immediato trasferimento. Tuttavia, l'automobile di Michael viene sabotata, ed esplode appena l'innocente Apollonia, che proprio in questi giorni sta imparando a guidare, gira la chiave per metterla in moto. Creduto morto, Michael viene trasferito in una casa di montagna di Don Tommasino, il quale lo informa che il padre Vito è riuscito a produrre prove false con cui un condannato a morte, prossimo all'esecuzione, viene creduto responsabile dell'omicidio di Virgil Sollozzo e Mark McCluskey. Ora può finalmente ripartire per New York.

Parte settima[modifica | modifica wikitesto]

Sei mesi dopo essere tornato a New York, Michael assume la guida della Famiglia Corleone, con la benedizione del padre, che si ritira ormai vecchio e stanco. Dopo un'incertezza iniziale, si ricongiunge con Kay Adams, la sua ex-fidanzata (si erano, agli inizi del romanzo, lasciati a causa della famiglia di lui), che sposa. Il novello padrino compie ripetuti viaggi a Las Vegas, dove il fratello Fredo è stato mandato come gestore di un piccolo giro di hotel e casinò per conto della Famiglia. Entra ben presto in conflitto con l'elegante ed istrionico gangster ebreo Moe Greene, che rifiuta sdegnosamente di cedere la propria quota dell'attività ai Corleone, precisando di avere l'appoggio di Don Emilio Barzini. In realtà, Michael ha in progetto l'eliminazione di Moe Greene, poiché ha mancato di rispetto alla famiglia Corleone prendendo a schiaffi Fredo in pubblico, formalmente per una questione di ordine del locale, ma in realtà per motivi di affari. Greene verrà poi freddato da un sicario al soldo dei Corleone all'interno della casa di una delle sue amanti.

Tornato a New York, Michael destituisce Tom Hagen dal titolo di consigliere, indirizzandolo alla mansione di avvocato legale a Las Vegas, dove intende dislocare la Famiglia, e annuncia che entro sei mesi Peter Clemenza e Salvatore Tessio possono mettersi a capo di proprie famiglie. Il giovane boss, inoltre, cova in segreto l'intento di eliminare i boss delle Cinque Famiglie di New York, vendicando così la morte di Sonny e Apollonia, e recuperando la posizione di grande rispetto e potere che la Famiglia Corleone aveva fino ai tempi del conflitto con Sollozzo ed i Tattaglia. Soprattutto, Michael è al corrente che Barzini proporrà un incontro, con il proposito di assassinarlo tramite un intermediario, un traditore in seno alla famiglia. Il piano dovrebbe scattare entro un anno, ma il vecchio Vito Corleone muore d'infarto una domenica mattina, nel proprio orto.

Parte ottava[modifica | modifica wikitesto]

Tramite i neofiti Al Neri e Rocco Lampone, oltre a vari agenti del regime di Clemenza, Michael porta a termine l'eliminazione dei boss rivali in affari prima del meeting mortale con Emilio Barzini. In questa successione di brutali e sangunari omicidi, viene eliminato pure il caporegime Tessio, il traditore vendutosi ai Barzini. L'ultimo a morire per ordine di Michael è, infine, Carlo Rizzi, marito di Connie, reo di aver complottato nell'omicidio del fratello Sonny, che viene strangolato da Clemenza.

Parte nona[modifica | modifica wikitesto]

La Famiglia Corleone, sotto la guida di Michael, è divenuta la più potente della Mafia italoamericana. Viene ultimato il trasferimento della famiglia nel Nevada, dove Michael diventa proprietario di una ditta di costruzioni, e dimostra interesse per i comitati politici locali. Peter Clemenza, con il trasferimento dei Corleone, diventa alla fine il Don della propria cosca mafiosa in città. Kay Adams Corleone aspetta un altro figlio da Michael, il terzo, e si infuria con lu, di cui ha intuito la parte di mandatario nell'esecuzione del marito di Connie. Furiosa col marito, abbandona assieme ai figli la casa di Long Island, dove lei e Michael vivevano assieme a tutta la Famiglia Corleone, e torna dai propri genitori nel New Hampshire. Verrà fatta tornare sui propri passi da Tom Hagen, che le spiegherà come Michael non avesse altra scelta se non agire come aveva fatto. Lasciare in vita Carlo e Tessio avrebbe significato lasciare potenziali traditori vivi, cosa che avrebbe potuto un giorno mettere in pericolo la stessa Kay ed i loro figli. Saputo ciò, la donna tornerà dal marito, riconciliandosi con lui.

Personaggi[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Personaggi de Il Padrino.

Trasposizione cinematografica[modifica | modifica wikitesto]

Dalle vicende descritte nel romanzo sono stati tratti tre film:

Era prevista la realizzazione del film Il padrino - Parte IV, ma Mario Puzo morì, bloccando il progetto.

Il cast comprende Marlon Brando e Robert De Niro per la parte di Don Corleone, il primo per la parte da vecchio, l'altro lo stesso da giovane, entrambi vincitori di un Oscar; un giovane e già conosciuto James Caan per la parte del primogenito Sonny, e Al Pacino, che fu scoperto dal pubblico proprio con questo film; infine, tra gli interpreti principali, Robert Duvall per la parte dell'avvocato Tom Hagen.

Ha preso parte alla trilogia, tra gli altri, l'attore italiano Gastone Moschin, che interpreta un capo della Mano Nera newyorkese (don Fanucci), durante la giovinezza di Vito Corleone.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Spesso riportato come consigliori nel testo originale
  2. ^ In virtù dell'usanza siciliana in cui un boss non può negare favori in occasione del matrimonio della figlia.
  3. ^ In seguito si scoprirà che i problemi di voce sono dovuti a polipi delle corde vocali, non diagnosticati.

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Il Padrino, traduzione di Mercedes Giardini, Collana Il Camaleonte, Milano, dall'Oglio, editore, 1970, pp. 451.
  • Il Padrino, traduzione di Mercedes Giardini Ozzola, Collana I Grandi Scrittori, Milano, Corbaccio, 2012, ISBN 978-88-6380-372-3.

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