Bandiera di Milano

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La bandiera di Milano. Riprende fedelmente il vessillo del Ducato di Milano, che fu usato dal 1395 al 1797

La bandiera di Milano è il vessillo ufficiale della città lombarda di Milano. La bandiera utilizzata dalla moderna città di Milano riprende fedelmente quella usata dal Ducato di Milano dal 1395 al 1797, ovvero un vessillo bianco con una croce di San Giorgio di colore rosso[1].

A seconda del periodo storico e – in particolare – della dinastia regnante che dominava la città, si sono succeduti diversi stendardi civici (il cosiddetto Vexillum civitas), che di volta in volta rappresentava la famiglia nobiliare che governava il ducato milanese, fermo restando la conservazione della primigenia bandiera cittadina bianca con croce di San Giorgio di colore rosso come vessillo ufficiale dello Stato (il cosiddetto Vexillum publicum)[1][2].

Blasonatura[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Stemma e gonfalone di Milano.
Lo stemma di Milano, che è derivato dalla bandiera del capoluogo meneghino

La blasonatura dei simboli della città è così riportata nello statuto del comune di Milano[3]:

« 1. Il gonfalone storico, insignito della medaglia d'oro della Resistenza, e raffigurante Sant'Ambrogio, vescovo eletto dal popolo, è il gonfalone di Milano.

2. Lo stemma della Città di Milano è araldicamente così descritto: d'argento (bianco) alla croce di rosso, cimato di corona turrita (un cerchio d'oro aperto da otto torri, di cui cinque visibili), e circondato ai lati nella parte inferiore da fronde verdi di alloro e di quercia annodate con un nastro tricolore.

3. La bandiera del Comune di Milano è costituita da una croce rossa su sfondo bianco. »

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La prima bandiera di Milano di cui si abbia traccia documentata (1155), da cui è derivato il moderno vessillo della città
Il Carroccio di Milano su un'antica miniatura. Si può notare, sul Carroccio, il Vexillum publicum del comune di Milano, costituito da una croce di San Giorgio rossa su sfondo bianco

A seconda del periodo storico e – in particolare – della dinastia regnante che ha dominato la città, si sono succeduti diversi stendardi civici (il cosiddetto Vexillum civitas, che poteva essere utilizzato anche come bandiera di guerra), che di volta in volta hanno rappresentato la famiglia nobiliare che ha governato il ducato milanese, fermo restando la conservazione della primigenia bandiera cittadina bianca con croce di San Giorgio di colore rosso come vessillo ufficiale dello Stato (il cosiddetto Vexillum publicum)[1][2]. A questi due vessilli si aggiungeva il Vexillum populus, ovvero lo stendardo del popolo, che aveva raffigurata l'effigie di sant'Ambrogio: tale soggetto è stato poi ripreso dall'Aurea Repubblica Ambrosiana, esistita dal 1447 al 1450, per la propria bandiera[2].

La leggenda vuole che la croce di San Giorgio venisse data quale insegna ai milanesi da papa Gelasio I nella persona di Alione Visconti, ipotetico maestro di campo generale dell'esercito cittadino contro Teodorico, re degli Ostrogoti, ma questa ipotesi non regge alla verifica storica[4].

Nel 1038, quando l'arcivescovo Ariberto da Intimiano armò la plebe e le diede il Carroccio, Milano non aveva ancora una bandiera, ma secondo il cronista Arnolfo, testimone oculare degli eventi, dall'antenna del Carroccio pendevano due fasce di tessuto candido. Sul Carroccio era sì presente una croce, ma si trattava di una croce latina in legno attaccata più in basso delle fasce e sopra l'altare, usata per la celebrazione dei riti religiosi[5].

L'adozione del simbolo della croce rossa in campo argento risale sicuramente ad un'epoca successiva alla prima crociata, infatti tutti gli studiosi sono concordi nel non ammettere l'esistenza di simboli araldici di Milano prima di allora. Altra leggenda vuole infatti che la croce venisse adottata dai crociati milanesi nel corso della conquista del Santo Sepolcro[6].

La più antica testimonianza scritta che cita la bandiera di Milano nella forma di una croce rossa in campo bianco è datata 1155: essa è riportata su una lettera spedita dai tortonesi ai consoli di Milano[7]. Su questo documento la bandiera di Milano è descritta come un vessillo bianco su cui è posizionata una croce rossa dalla forma a "patente", ovvero una croce con le braccia che si allargano alle estremità[7].

Questa primigenia bandiera, che ha dato poi origine al vessillo moderno, è raffigurata su un bassorilievo presente un tempo su Porta Romana medievale, che è stata demolita nel 1793: tale bassorilievo è stato salvato dalla distruzione ed è ora esposto al Castello Sforzesco[7]. Per quanto riguarda la croce, i milanesi scelsero questo soggetto come loro simbolo in omaggio a Gesù Cristo: non ebbe quindi origine, come si potrebbe credere, dalle crociate, dal Sacro Romano Impero o dal Papato[7].

Giorgio Giulini riporta nelle sue Memorie che lo storico lodigiano Morena vide personalmente nel 1160 il Carroccio di Milano su cui svettava «un grandissimo vessillo bianco colla croce rossa», stendardo che comparve anche sul Carroccio utilizzato nella battaglia di Legnano (29 maggio 1176), scontro armato che vide vittoriosa la Lega Lombarda sull'esercito del Sacro Romano Impero guidato da Federico Barbarossa[8]. La Lega Lombarda scelse infatti come vessillo lo stendardo bianco crociato di rosso di Milano.

Il Carroccio durante la battaglia di Legnano in un dipinto di Amos Cassioli. Sul Carroccio si può notare il vessillo bianco crociato di rosso della Lega Lombarda, che fu mutuato dallo stendardo di Milano

Dopo la battaglia di Legnano l'emblema crociato milanese diventò simbolo di autorità ed autonomia, e molte città del Nord Italia lo adottarono; dal 1859 la stessa Provincia di Milano lo accolse come base del proprio stemma, che poi andrà a modificarsi fino a quello attuale presente dal 1992 e in seguito adottato dalla città metropolitana di Milano[9].

La trasformazione della croce a "patente" in croce di San Giorgio avvenne dopo il 1190 quando molte città e nazioni europee, tra cui Londra e l'Inghilterra, chiesero e ottennero la possibilità di utilizzare la bandiera (genovese) crociata per ottenere la protezione delle loro navi da parte della flotta genovese dislocata nel Mar Mediterraneo e nel Mar Nero dai numerosi attacchi di pirateria; per questo privilegio il re d'Inghilterra corrispondeva al Doge della Repubblica di Genova un tributo annuale[10]. Quindi solo dal XIII secolo la bandiera di Milano ha assunto la sua forma definitiva, ovvero una croce di San Giorgio rossa su campo bianco, abbandonando la primigenia forma a "patente"[7]. Da essa è poi derivato lo stemma di Milano, ovvero uno scudo sannitico di color argento (bianco) su cui è presente una croce di San Giorgio rossa, che è utilizzato ancora oggi[7].

La bandiera di guerra del Ducato di Milano fu invece un vessillo usato dal 1277 al 1540 dai Visconti e poi dagli Sforza avente al centro un biscione nell'atto di ingoiare un fanciullo: il "biscione" è poi diventato uno dei simboli più celebri di Milano[7]. Al vessillo militare di Milano Dante Alighieri dedicò questi versi della Divina Commedia:

« [...] la vipera che il milanese accampa [...] »

(Dante Alighieri, Divina Commedia, ottavo canto del Purgatorio)

I significati che si potrebbero associare a questi versi sono due: "l'esercito milanese si accampa solo dove fosse piantato il biscione", cioè lo stendardo dei Visconti, oppure "il biscione che i milanesi custodiscono nel loro campo militare"[11].

Da questa bandiera di guerra è derivato lo stendardo civico dei Visconti che aggiunsero al biscione, nel 1329, un'aquila imperiale nera su sfondo oro (in onore all'ottenimento del vicariato imperiale da parte di Azzone Visconti), e che fu poi mantenuto dagli Sforza[7]. Un'eccezione fu lo stendardo civico usato dal 1395 al 1402, nei primi anni del Ducato, dove erano raffigurati il Giglio di Francia, concesso dal re di Francia Carlo VI per il matrimonio del duca con Isabella di Valois, e il biscione: poi, in sostituzione del Giglio di Francia, fu ripristinata l'aquila imperiale viscontea[7].

Degna di nota fu la bandiera di Stato dell'Aurea Repubblica Ambrosiana, creatasi nel 1447 a causa della morte senza eredi di Filippo Maria Visconti[7]. La repubblica milanese fu abolita nel 1450 con la presa del potere da parte di Francesco Sforza, che restaurò il Ducato di Milano[7]. La bandiera dell'Aurea Repubblica Ambrosiana riprendeva l'antico vessillo crociato meneghino a cui venne aggiunta la figura di sant'Ambrogio, vescovo di Milano[7].

Evoluzione delle bandiere e degli stendardi di Milano[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Insegne e simboli. Araldica pubblica e privata, medievale e moderna (sezione III) (PDF), archivi.beniculturali.it. URL consultato il 15 novembre 2017.
  2. ^ a b c Linee guida per l'applicazione del Patrocinio del Comune di Milano (PDF), comune.milano.it. URL consultato il 16 novembre 2017.
  3. ^ Statuto del Comune di Milano, comune.milano.it. URL consultato il 15 novembre 2017.
  4. ^ Pagani, p. 12.
  5. ^ Pagani, p. 13.
  6. ^ Pagani, p. 14.
  7. ^ a b c d e f g h i j k l Bandiera di Milano, digilander.libero.it. URL consultato il 15 novembre 2017.
  8. ^ Bologna, p. 18.
  9. ^ Stemma Provincia di Milano, araldicacivica.it. URL consultato il 18 giugno 2010.
  10. ^ Benvenuti al Padiglione Britannico!, su francobampi.it.
  11. ^ Domenico Consoli, accampare, in Enciclopedia dantesca, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1970. URL consultato il 17 novembre 2017.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giulia Bologna, Milano e il suo stemma, Milano, Comune di Milano. Archivio Storico Civico e Biblioteca Trivulziana, 1989, SBN IT\ICCU\RAV\0044103.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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