Duomo di Parma

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Coordinate: 44°48′12″N 10°19′52″E / 44.803333°N 10.331111°E44.803333; 10.331111

Cattedrale di Santa Maria Assunta
La cattedrale, il campanile e il battistero
La cattedrale, il campanile e il battistero
Stato Italia Italia
Regione Emilia-Romagna Emilia-Romagna
Località Parma-Stemma.png Parma
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Titolare Maria Assunta
Diocesi Diocesi di Parma
Consacrazione 1106
Stile architettonico Romanico lombardo, rinascimentale
Inizio costruzione ante 1074
Completamento 1178
Francobollo dedicato al duomo di Parma

La cattedrale di Santa Maria Assunta è il luogo di culto cattolico più importante di Parma, la chiesa madre della diocesi omonima. Sorge in piazza Duomo, accanto al Battistero e al palazzo Vescovile.

Esternamente è in stile romanico, con la facciata a capanna, tipica anche delle chiese di altre città del settentrione d'Italia (ad esempio Piacenza e Cremona). Internamente l'impianto romanico è rimasto, anche se gran parte degli interni (navata centrale, cupola, transetto) sono dovuti a successivi interventi rinascimentali. Alcune delle cappelle laterali sono state successivamente affrescate in stile gotico.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Una basilica posta nell'attuale piazza Duomo, la basilica ecclesia Sanctae Mariae, faceva parte del complesso episcopale, che comprendeva anche un battistero e la dimora del vescovo, situato in una zona allora periferica rispetto al cuore della città emiliana.

Ricostruzione nel IX secolo[modifica | modifica sorgente]

In seguito probabilmente ad un incendio, che distrusse l'antica basilica, nel IX secolo, sotto l'episcopato di guido, vennero avviati i lavori di ricostruzione della chiesa madre di Parma, in un sito poco distante da quello dell'antica chiesa. Al vescovo Guidobo si devono anche l'istituzione del Capitolo della cattedrale. Nell'890 la cattedrale, dedicata a Maria Vergine madre di Dio, è chiamata Domus.

L'attuale cattedrale[modifica | modifica sorgente]

il duomo di parma venne distrutta da guibodo lui la incendiò nel 55 o 58. La ricostruzione, origine della fabbrica dell'attuale cattedrale, iniziò ad opera del vescovo Cadalo, più tardi conosciuto come Onorio II (antipapa dal 1061), e terminò nel 1074. La cattedrale fu consacrata nel 1106 da Pasquale II. Nel 1178 fu completata l'ampia facciata a capanna, e l'intero edificio a tre navate fu rivisto e completato da Benedetto Antelami; la torre campanaria fu ricostruita da Obizzo Sanvitale tra il 1284 e il 1291. Era prevista la costruzione di un altro campanile, gemello al primo, alla sinistra della facciata, mai realizzato. A partire dal XV secolo vennero aggiunte cappelle laterali. Conserva diversi affreschi di notevole interesse.

Fulmine[modifica | modifica sorgente]

Nella notte fra il 21 il 22 ottobre 2009 il campanile della cattedrale venne raggiunto da un fulmine che colpì l'Angelo d'Oro, in particolare la croce che la scultura tiene nelle mani. I lavori di ristrutturazione in seguito all'incendio che si sviluppò all'interno della guglia sono ancora in esecuzione.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Esterno[modifica | modifica sorgente]

Facciata[modifica | modifica sorgente]

La facciata

La facciata della cattedrale di Santa Maria Assunta dà su piazza Duomo, sul lato opposto rispetto al palazzo vescovile.

Essa è a capanna, con paramento murario in blocchi di pietra squadrati. La parte inferiore è liscia, priva di decorazioni; qui si aprono i tre portali: i due laterali più piccoli, quello centrale più grande, ciascuno dei quali è leggermente strombato ed è sormontato da una lunetta chiusa da vetrate. Il portale centrale[1], a differenza degli altri due, è preceduto da un protiro, opera di Giambono di Bissone (1281), con arco a tutto sesto, poggiante su due colonne corinzie ognuna delle quali a sua volta e retta da un leone stiloforo. Il protiro termina con una loggia con copertura a doppio spiovente e volta a botte, il cui archivolto è decorato con motivi ad archetti; la copertura è sorretta da una colonnina corinzia per lato. I battenti del portale centrale, finemente scolpiti a rilievo, sono opera di Luchino Bianchino (1491). Unico elemento di decorazione della parte inferiore della facciata è la lastra tombale del matematico Biagio Pelacani, scolpita nel 1416 e situata alla destra del portale centrale.

Nella parte superiore della facciata, si aprono due logge, disposte su livelli differenti. La loggia inferiore, al livello del secondo piano del protiro, è costituita da quattro trifore con archetti poggianti su colonnine, due a destra e due a sinistra. La loggia superiore ha il medesimo schema di quella inferiore, ma è meno alta. Al centro, sopra il protiro, si apre una grande monofora con arco a tutto sesto, che dà luce all'interno. La terza loggia segue l'andamento dei due spioventi del tetto ed è costituita da monofore sorrette anch'esse da colonnine.

Campanile[modifica | modifica sorgente]

La facciata e il campanile

Alla destra della facciata, su piazza Duomo, si eleva la torre campanaria, alta 63 metri.

Essa fu costruita in stile gotico tra il 1284 e il 1294 in sostituzione di una torre più antica; il paramento murario è in mattoni scuri a vista, ad eccezione degli angoli, rivestiti con blocchi di marmo. Il campanile è suddiviso in quattro fasce da cornicioni decorati con archetti ciechi ogivali in marmo. Nella prima fascia, quella più bassa, si aprono, sul lato anteriore, due finestre rettangolari e, sul lato destro, una porta; la seconda fascia, invece, non ha aperture sull'esterno. Su ognuno dei quattro lati della terza fascia, invece, si apre una piccola bifora e, su quello anteriore, si trova il quadrante dell'orologio. Nella parte superiore della quarta fascia, infine, su ognuno dei quattro lati si apre una trifora, corrispondente alla cella campanaria. Alla sommità del campanile, corre una balaustra in marmo e, ai lati, vi sono delle guglie; la copertura è costituita da una cuspide a forma piramidale, con base ottagonale. Sopra di essa vi è una statua dorata di un angelo con in mano la croce, copia dell'originale del XV secolo, attualmente nel museo diocesano.

All'interno della cella campanaria, si trovano sei campane in accordo di si bemolle maggiore. La più grande corrisponde alla nota Si♭ 2 ed è detta Bajon, che venne fusa in bronzo nel 1287 da un fonditore pisano riutilizzando il materiale di una campana precedente, del 1285. Venne nuovamente fusa nel 1481 e, tra il XVI e il XIX secolo, altre sei volte. Venne rifusa per l'ultima volta nel 1962. Di seguito, le campane presenti nel campanile:

La facciata è a capanna, ed è attraversata da tre ordini di loggette ad arcate cieche, l'ultimo dei quali, invece di essere orizzontale come i primi due, segue l'andamento del tetto. Presenta inoltre un protiro ( piccolo portico che protegge e copre l'ingresso delle chiese romaniche), un'edicola posta al di sopra di quest'ultimo e tre portali, due laterali ed uno centrale, scolpiti da Luchino Bianchino negli anni 1493-1494. L'attuale campanile (voluto dal vescovo Obizzo Sanvitale) risale alla fine del XIII secolo, è alto circa 65 metri e porta sulla sua cima una copia dell'Angelo d'oro, una statua realizzata in rame dorato, alta più di un metro, che è conservata nel Museo diocesano.

Nome Nota Anno della prima fusione
Bajon Si♭ 2 1285
Ugolina Re 3 1588
Vecchia Fa 3 1453
Zafferana Si♭ 3 1806
Nongentesima Do 4 2006
Quinta Re 4 1806

Interno[modifica | modifica sorgente]

L'interno della cattedrale di Santa Maria Assunta è a croce latina, con tre navate di sette campate ciascuna, transetto costituito da due bracci gemelli con absidi e profondo coro, con campata quadrangolare e abside semicircolare. La struttura è ancora quella romanica dell'XI secolo, con aggiunte successive.

Navata centrale[modifica | modifica sorgente]

Interno

La navata centrale è larga il doppio delle due laterali ed è, come quest'ultime, coperta con volta a crociera; lo schema di ciascuna delle due pareti laterali di ogni campata è il seguente: dal basso, l'arco a tutto sesto di comunicazione con la navata laterale; sopra di questo, la quadrifora con archetti sorretti da colonnine, che dà sul matroneo; in alto, una monofora che dà sull'esterno. Tra la terza e la quarta campata, a ridosso della semicolonna di destra, si trova il pulpito[2] ligneo riccamente scolpito, opera di Paolo Froni (1613).

Le pareti della navata centrale sono ornate dal ciclo di affreschi, opera di Lattanzio Gambara, che li realizzò tra il 1567 e il 1573[3]. Essi si sviluppano su tre fasce, ognuna delle quali corrisponde ad una tematica: dal basso, tra gli archi di comunicazione fra le navate e il matroneo, episodi dall'Antico Testamento; fra il matroneo e le lunette, episodi dal Nuovo Testamento; nelle lunette, figure allegoriche; la lunetta della parete sinistra della settima campata, è stata dipinta nel 1585 da Innocenzo Martini. Sulla controfacciata, vi è un grande affresco raffigurante l'Ascensione di Cristo, dipinto da Lattanzio Gambara tra il 1571 e il 1573. Gli affreschi della volta sono opera di Girolamo Bedoli-Mazzola, che li dipinse tra il 1555 e il 1557.

Capocroce[modifica | modifica sorgente]

Il transetto e l'abside sono rialzati e preceduti da una lunga scalinata in marmo rosso, presente sia nelle navate laterali, sia in quella centrale. Il capocroce è stato costruito nel 1180: precedente la cattedrale era priva di transetto e terminava con tre absidi, una per ognuna delle tre navate.

Cupola[modifica | modifica sorgente]
L'Assunzione della Vergine del Correggio
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Assunzione della Vergine (Correggio).

La crociera è coperta dalla cupola ottagonale, con lanterna solo all'esterno; nel tamburo, esternamente movimentato da un loggiato con trifore, si aprono otto rosoni circolari, uno per lato, frutto dell'ampliamento cinquecentesco dei precedenti, di origine romanica. La superficie interna della cupola è stata interamente affrescata con l'Assunzione della Vergine da Antonio Allegri detto il Correggio tra il 1524 e il 1530 circa.

Il grande affresco, che ha una superficie di circa 650 m2, venne iniziato solo dopo i lavori di consolidamento della cupola e terminato probabilmente per l'ottobre dell'anno 1529, anche se l'inaugurazione si ebbe nel 1530. Nella parte del tamburo, dipinto come fosse una balustra, vi sono figure di angeli e di Apostoli. Al di sopra di esso, vi è una fitta spirale di nubi che terminano in un fitto groviglio di angeli, santi e patriarchi, disposti su più cerchi concentrici. In mezzo a questi, è riconoscibile la Madonna affiancata da Adamo ed Eva e da san Giuseppe. Al centro dell'affresco, è raffigurata una grande luce gialla, simbolo della presenza di Dio.

Anche gli affreschi dei pennacchi sono opera del Correggio e coevi a quelli della cupola. Vi sono raffigurati i santi patroni della città: San Giovanni Battista, Sant'Ilario di Poitiers, San Giuseppe e San Bernardo degli Uberti.

Transetto e coro[modifica | modifica sorgente]
Abside

Nella crociera, si innestano i due bracci del transetto e il coro.

Il transetto è costituito, come già detto, da due bracci speculari, ciascuno dei quali è costituito da un'unica campata rettangolare con volta a crociera avente una doppia abside semicircolare: una verso l'esterno, uno in corrispondenza della relativa navata laterale; all'interno di ciascuna delle quattro absidi, si trova un altare barocco. Nel transetto destro, si trovano il Monumento funebre di Bartolomeo Montini, opera di Gian Francesco d’Agrate (1507), sede originaria dell' omonima Pala Montini di Cima da Conegliano, e la Deposizione dalla croce, opera di Benedetto Antelami (1178). Il bassorilievo, in origine, faceva parte dell'antico ambone romanico[4], demolito nel XVI secolo, e raffigura, al centro, Gesù che viene calato dalla croce e, ai lati, personaggi simbolici, come le tre Marie (simbolo della Resurrezione) e la personificazione dell'Ecclesia e della Sinagoga.

Oltre la crociera, in asse con la navata, si trova il coro, costituito da una campata rettangolare con volta a crociera e dall'abside semicircolare. Lungo le pareti del coro, vi sono i quaranta stalli lignei, realizzati dai lendinaresi Cristoforo e Lorenzo Canozi tra il 1469 e il 1473. L'abside semicircolare è interamente occupata da una sopraelevazione con balaustra marmorea e portaceri in bronzo, che ospita il complesso della cattedra vescovile, costituito da elementi di diversa epoca. L'elemento più antico è la cattedra vera e propria[5], un seggio di età medioevale i cui braccioli sono costituiti da due bassorilievi: San Giorgio che uccide il drago, a sinistra, e la Conversione di San Paolo, a destra. La cattedra è addossata al ciborio[6] di Alberto di Moffeolo, che lo realizzò tra il 1486 e il 1488 in marmo bianco con, al centro, il tabernacolo affiancato da due angeli e, ai lati, entro nicchie, statue di santi e, in alto, entro un'apposita nicchia la statua di Cristo Risorto. Il ciborio è inserito all'interno dell'ancona barocca in legno scolpito e dorato, progettata nel 1766 da Antonio Ghidetti e costituita da un coronamento a semicupola poggiante su colonne tortili con capitelli corinzi. Nel catino absidale, vi è l'affresco di Girolamo Bedoli-Mazzola raffigurante il Giudizio Universale, realizzato tra il 1538 e il 1544.[7]

Presbiterio[modifica | modifica sorgente]
L'altare maggiore

Nel 2009, è stato realizzato, su progetto dell'architetto catalano Jaume Bach, il nuovo presbiterio in stile moderno[8]. Esso è situato al disotto della cupola, nella crociera, ed è costituito dall'altare maggiore, dall'ambone e dalla cattedra.

L'altare maggiore[9], montato sopra una base formata da due gradini bronzei sui quali sono incisi passi del Vangelo in varie lingue, è un'antica arca del XII-XIII secolo contenente le reliquie dei santi martiri Abdon e Sennen, Nicomede di Roma, Ercolano di Perugia e Pudenziana. I quattro lati sono decorati da bassorilievi: sui lati anteriore e posteriore, dieci dei dodici Apostoli, sul lato di destra i Santi Abdon e Sennen e, sul lato di sinistra, entro una mandorla, il Redentore benedicente, affiancato dai simboli dei quattro Evangelisti.

In posizione avanzata, sulla sinistra, vi è l'ambone, in bronzo, e, sul lato opposto, la cattedra, dello stesso materiale. Anche quest'ultimi sono decorati con citazioni in rilievo dal Vangelo.

Cripta[modifica | modifica sorgente]
La cripta

Sotto il capocroce, si sviluppa la cripta[10] romanica, più volte rimaneggiata. Essa è coperta con volte a crociera sorrette da colonne in marmo con capitelli scolpiti. Le navate hanno un numero variabile: in corrispondenza del soprastante transetto, sono undici, mentre sotto il coro e l'abside centrale si riducono a tre.

Al centro dell'abside, vi è il moderno presbiterio, realizzato nel 2005. Esso, rialzato di un gradino rispetto al resto della cripta, ospita l'altare marmoreo, costituito da un tronco di piramide rovesciato, l'ambone bronzeo e la sede, anch'essa in marmo. Dal soffitto pende un moderno crocifisso in bronzo, anch'esso del 2005. Ai suoi lati, vi sono gli stalli lignei, realizzati da Matteo Fabi nel 1555.

Sotto il transetto di destra, si trovano due altari laterali barocchi in marmi policromi, dedicati a San Bernardo degli Uberti, di Girolamo Bedoli-Mazzola (1544) e a Sant'Agapito. Annesse alla cripta sono la cappella Rusconi[11] (1398) e la cappella Ravacaldi[12] (1427), interamente affrescate.

Organi a canne[modifica | modifica sorgente]

Storia[modifica | modifica sorgente]
L'organo maggiore Antegnati-Serassi-Mascioni

La prima volta che viene menzionato un organo a canne all'interno della cattedrale di Santa Maria Assunta è in un documento del XV secolo in merito all'allora organista, Simone da Verona. Nel 1480, su incarico del vescovo di Parma Sagramoro Sagramori, viene costruito un nuovo strumento in sostituzione del precedente dagli organari Andrea da Rimini e Pellegrino, suo figlio. Nel 1502, venne contattato l'organaro cremonese Ambrogio Dell'Alpa[13] per costruire un nuovo strumento, che però non venne mai realizzato. Nel 1555 venne interpellato, per lo stesso motivo, il bresciano Giovan Giacomo Antegnati, che costruì il nuovo organo in due anni che, dopo un breve periodo iniziale in cui stava nel transetto, venne posto sulla parete sinistra della settima campata della navata centrale, entro la cassa appositamente progettata da Girolamo Bedoli-Mazzola. Nei secoli seguenti, l'organo venne più volte rimaneggiato.

Nel 1786, il capitolo diede l'incarico ai Fratelli Serassi di costruire un nuovo strumento riutilizzando la cassa antica. L'organo nuovo venne terminato l'estate dell'anno successivo e solennemente inaugurato il 15 agosto. Nel 1787, gli stessi organari vennero incaricati di restaurare ed adeguare ai canoni organistici dell'epoca l'organo della cripta, costruito nel 1606 da Michelangelo Rangoni ed in seguito più volte modificato. Lo strumento venne poi smantellato nel 1802 dopo il furto di tutte le sue canne[14].

L'organo Serassi della navata rimase inalterato e, nel 1942, venne smantellato credendo che, sotto la sua cassa, si celassero degli affreschi, credenza che in seguito si rivelò errata. Venne quindi incaricata la ditta organaria Mascioni di costruire un nuovo organo da collocarsi in più corpi ai lati del coro, entro due grandi nicchie contrapposte, e sotto il pavimento della cattedra, nell'abside. Il progetto originario contemplava un grande organo a cinque tastiere, che però non venne realizzato: lo strumento venne limitato a due tastiere ed interamente collocato sotto la cattedra. Alla fine degli anni novanta del XX secolo, vennero murate le due nicchie ai lati del coro, rimaste vuote.

Nel 1999, è stata interpellata la ditta Mascioni per la ricostruzione dell'organo Serassi, riutilizzando il materiale superstite, tra cui alcune canne e la cassa, appositamente restaurata e ricostruita. Lo strumento è stato costruito nel 2001 ed inaugurato lo stesso anno.

Organo maggiore[modifica | modifica sorgente]

Sulla parete sinistra dell'ultima campata della navata centrale, sopra l'apposita cantoria, si trova l'organo a canne Mascioni opus 1152[15], ricostruzione dell'organo Serassi del 1787.

Esso è racchiuso entro la cassa rinascimentale progettata da Girolamo Bedoli-Mazzola, con prospetto a cinque campi, ognuno con una cuspide di canne di Principale con bocche a mitria allineate.

Lo strumento è a trasmissione integralmente meccanica, con consolle a finestra avente due tastiere (la prima Grand'Organo, la seconda Organo Eco) di 59 note ciascuna, con prima ottava scavezza, e pedaliera a leggio di 17 note, anch'essa con prima ottava scavezza.

Di seguito, la disposizione fonica dello strumento in base alla posizione delle manette dei vari registri nelle due colonne della registriera:

Grand'Organo - Concerto
Cornetto I Soprani
Cornetto II Soprani
Fagotto 8' Bassi
Tromba 8' Soprani
Viola Bassi
Flutta 8' Soprani
Flauto in VIII 4' Bassi
Flauto in VIII 4' Soprani
Flauto in XII 2.2/3'
Voce umana 8' Soprani
Sexque altera 2 file
Pedale
Contrabbassi e ottave 24'+12'
Timballi in tutti i toni
Grand'Organo - Ripieno
Principale 16' Bassi
Principale 16' Soprani
Principale I 8' Bassi
Principale I 8' Soprani
Principale II 8' Bassi
Principale II 8' Soprani
Ottava 4' Bassi
Ottava 4' Soprani
Ottava II 4'
XII 2.2/3'
XV 2'
XIX 1.1/3'
XXII 1'
XXVI-XXIX 2/3'
XXVI-XXIX 2/3'
XXXIII-XXXVI 1/3'
XXXIII-XXXVI 1/3'
XXXVI-XL 1/4'
Organo Eco - Concerto
Sesquialtera
Flauto in VIII 4'
Cornetto 3 file
Cromorno 8' Bassi
Cromorno 8' Soprani
Organo Eco - Ripieno
Principale 8' Bassi
Principale 8' Soprani
Ottava
Decimaquinta
Decimanona
Vigesimaseconda
Vigesimasesta
Vigesimanona
Organo corale[modifica | modifica sorgente]

Sotto l'antica cattedra vescovile, nell'abside, completamente entro cassa espressiva, si trova l'organo a canne Mascioni opus 566[16], costruito nel 1942.

Lo strumento è a trasmissione elettrica e la sua consolle, indipendente, si trova nel coro, ed ha due tastiere di 61 note ciascuna ed una pedaliera concavo-radiale di 32 note.

La disposizione fonica dell'organo è la seguente:

Prima tastiera - Grand'Organo
Bordone 16'
Principale 8'
Flauto a camino 8'
Dolce 8'
Ottava 4'
Decimaquinta 2'
Ripieno 4 file
Tromba 8'
Seconda tastiera - Espressivo
Flauto cavo 8'
Gamba 8'
Flauto armonico 4'
Nazardo 2.2/3'
Silvestre 2'
Decimino 1.3/5'
Cornetto combinato
Unda maris 8'
Cromorno 8'
Tremolo
Pedale
Basso violone 16'
Subbasso 16'
Principale 8'
Bordoncino 8'
Flauto 4'
Organo della cripta[modifica | modifica sorgente]

Nella cripta, sotto il braccio sinistro del transetto, si trova un organo a canne[17]. Questo venne costruito nel 1895 dal lodigiano Gaetano Cavalli per il santuario della Madonna delle Grazie a Berceto e trasferito nella cripta della cattedrale di Parma alla fine degli anni ottanta del XX secolo e, in tale occasione, modificato; nel 2007 è stato riportato alle sue caratteristiche originarie dalla ditta organaria albignaseghese Michelotto.

Lo strumento è a trasmissione integralmente meccanica, con consolle a finestra avente un'unica tastiera di 56 note con prima ottava cromatica estesa e pedaliera dritta di 24 note.

Di seguito, la disposizione fonica dell'organo in base alla posizione delle manette dei registri nelle due colonne della registriera:

Colonna di sinistra - Concerto
Fagotto 8' Bassi
Trombe 8'Soprani
Flauto 8' Bassi
Ottavino 2' Soprani
Violino 8' Soprani
Viola 4' Bassi
Viola 4' Soprani
Dolciana 4' Bassi
Dolciana 4' Soprani
Colonna di destra - Ripieno
Voce umana 8' Soprani
Principale 8' Bassi
Principale 8' Soprani
Ottava 4' Bassi
Ottava 4' Soprani
Quintadecima 2' Bassi
Quintadecima 2' Soprani
Due di ripieno
Tre di ripieno
Contrabbassi e ottave 16'+8' (al Pedale)

Misure[modifica | modifica sorgente]

Per un confronto con le altre principali chiese romaniche della regione si riporta una tabella con le principali misure

Duomo di Piacenza Duomo di Fidenza Duomo di Parma Duomo di Modena Abbazia di Nonantola Duomo di Ferrara Abbazia di Pomposa Abbazia di San Mercuriale
Lunghezza totale esterna 85,0 m 50,5 m 81,7 m (escluso il protiro) 66,9 m 45,4 m 118,0 m 44,0 m (con atrio e abside) originaria 32,5 m attuale 46,2 m
Lunghezza totale interna - 47,0 m 78,5 m 63,1 m 52,0 m - 42,0 m -
Larghezza totale facciata 32,0 m 26,6 m (comprese le torri) 28,0 m 24,7 m 25,1 m - 18,35 m 15,40 m (escluso il campanile)
Altezza esterna facciata 32,0 m - 29,0 m 22,3 m (coi pinnacoli 29,6 m) - - 14,1 m 12,85 m
Altezza campanile
71 m - 64 m 86,12 m (compreso rialzo del XIV secolo) - 45 m[18] 48,5 m 75,58 m

Note[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Carlo Blasi, Eva Coisson, La fabbrica del Duomo di Parma. Stabilità, rilievi e modifiche nel tempo, Parma, Grafiche Step, 2006.
  • Mauro Raccasi, Fabrizio Marcheselli, Parma, Milano, Electa, 2007.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]