Tardo gotico

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Categoria:Storia dell'arte
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Il tardo gotico è una fase della storia dell'arte europea, collocabile tra il 1370 circa e buona parte del XV secolo, con alcune zone dove si prolungò a oltranza fino al XVI secolo. Si tratta di uno dei linguaggi figurativi fondamentali, assieme al Rinascimento fiorentino e fiammingo, che caratterizzarono il Quattrocento. Fu un fenomeno legato soprattutto alle corti rinascimentali ed ebbe una diffusione piuttosto uniforme in tutta Europa, favorita dai frequenti scambi di oggetti d'arte e di artisti stessi tra i centri dell'Italia Settentrionale, della Francia e della Germania.

Fratelli Limbourg, Tentazioni di Cristo, pagina miniata del Très riches heures du Duc de Berry, 1412-1415. Il tema sacro è solo un pretesto per mettere in scena uno sfolgorante castello in un paesaggio inquadrato "a volo d'uccello".

Il tardo gotico mantenne un ruolo dominante e un'importante diffusione per tutta la prima metà del XV secolo; l'Arte del Rinascimento infatti, sviluppatasi a Firenze, non ebbe una diffusione immediata in tutti i più importanti centri italiani e soprattutto negli altri paesi europei; in questi contesti il tardo gotico rimase il punto di riferimento principale per la gran parte della committenza.

In questo periodo più che mai le arti figurative non furono un riflesso di fenomeni storici o sociali, ma svolsero il ruolo di compensazione fantastica attraverso l'evocazione di un mondo perfetto ed aristocratico, basato sull'utilizzo dei santi come oggetto di miniature commissionate dai signori.

Tra i più noti artisti dell'epoca tardo gotica ci sono il Pisanello, Antonio e Alvise Vivarini, Gherardo Starnina, i fratelli Limbourg, Gentile da Fabriano e altri.

Contesto storico[modifica | modifica sorgente]

La società a cavallo tra la fine del Trecento e i primi decenni del Quattrocento era un complesso eterogeneo e multiforme, travagliato da un progressivo dissesto economico e dal graduale declino delle grandi potenze medievali, il Papato e l'Impero. Anche istituzioni prestigiose quali la cavalleria e la feudalità, sebbene facessero ancora da modello di vita e comportamenti, erano state da tempo svuotate del loro ruolo attivo. Tra gli effetti del diffuso malessere ci furono le rivolte contadine e dei salariati (dei Ciompi a Firenze, dei lollardi, dei tessitori fiamminghi), represse nel sangue. Tra il disordine e il disorientamento iniziavano però a manifestarsi anche i segni di ripresa, come la graduale ripresa economica grazie alla borghesia, che iniziò ad avere un peso culturale via via crescente.

Da un punto di vista culturale, le critiche alla filosofia scolastica, mosse da Guglielmo di Ockham, e una maggiore diffusione dell'averroismo generarono gradualmente un nuovo atteggiamento verso la realtà e il sapere, che vedeva un ridimensionamento dell'interposizione della Chiesa, a favore di un rapporto più intimo e diretto con Dio. Affrancarsi dal dominio teologico significava anche riscoprire un approccio pratico verso il sapere e la conoscenza.

Questi fenomeni si ripercossero nella produzione artistica da un lato offrendo una compensazione fantastica e ideale al mondo reale, ispirata ai modelli del vecchio mondo cortese, dall'altra proponendo precise raffigurazioni della natura per soddisfare l'interesse empirico verso le sue molteplici manifestazioni. Le rappresentazioni macabre e sanguinolente avevano uno scopo recondito di esorcizzare i timori più profondi verso la morte e la sofferenza.

Terminologia[modifica | modifica sorgente]

Questo periodo viene chiamato anche con altri termini equivalenti che ne evidenziano alcune caratteristiche:

"Tardo" gotico[modifica | modifica sorgente]

Il termine "tardo gotico" pone l'accento sull'aspetto cronologico collocando questo stile in continuità col gotico e come epilogo di esso, in questo senso implica anche un'accezione "autunnale", come ultimo capitolo del mondo medievale; in Italia il tardogotico indica l'arte dei primi decenni del Quattrocento, mentre il corrispondente "Spätgotik" in area tedesca indica le estreme espressioni di questo stile ormai alle soglie del XVI secolo.

Gotico "internazionale"[modifica | modifica sorgente]

Gotico "internazionale" sottolinea l'estesa diffusione che questa fase stilistica ebbe in molti paesi d'Europa grazie a un significativo dialogo e a una larga diffusione dei manufatti favorita dalla predilezione per oggetti piccoli o comunque facilmente trasportabili (codici miniati, avori, oreficeria, altaroli portatili, arazzi); la circolazione era provocata dai più svariati canali: dal commercio ai doni di nozze o di fidanzamento, dai regali per la diplomazia agli spostamenti di artisti itineranti. I taccuini degli artisti poi, ricchi di schizzi, venivano usati e copiati come modelli nelle botteghe, aggiornando il repertorio iconografico e stilistico. Probabilmente il termine di "gotico internazionale" è quello che meglio rappresenta questo periodo ed è il termine più utilizzato per il contesto italiano[1]; esistono per esempio quadri che sono dei veri e propri rompicapo per gli storici perché la comunanza di stilemi in aree geografiche tanto vaste può far sì che vengano di volta in volta attribuiti ad artisti francesi, o italiani o inglesi (come nel celebre Dittico Wilton). La transnazionalità non fu dovuta a fenomeni di irradiazione a partire da un centro, come avvenne per esempio col gotico francese; si trattò invece di uno scambio reciproco fra più centri, tra i quali nessuno può vantare un primato. Le aree più attive furono comunque prima Avignone e la corte papale, poi la Catalogna, la Borgogna, la Lombardia e la Boemia[2].

Gotico "fiorito"[modifica | modifica sorgente]

Gotico "fiorito" è un termine che fa riferimento all'amore per il lusso e per la raffinatezza che caratterizza questo periodo; interessante è notare come gli stilemi di questo tipo di arte siano rintracciabili in molteplici forme d'arte, con scambi continui di soluzioni e motivi tra pittura, miniatura, oreficeria, arazzeria, tessuti, mobilio, ecc.

Gotico "cortese"[modifica | modifica sorgente]

Gotico "cortese" è invece un termine che evidenzia la diffusione di quest'arte all'interno dell'ambiente sociale che ne decretò il successo: un segno di distinzione dell'aristocrazia rispetto all'avanzare della borghesia, caratterizzato da un'impeccabile perfezione formale; le corti quindi, prima tra tutte quella papale, esercitarono un ruolo prima di richiamo verso gli artisti e poi di amalgama e diffusione dello stile; ogni corte aveva alle proprie dipendenze un certo numero di artisti, ciascuno specializzato in determinate discipline (letteratura, musica, arti figurative); alla creazione di opere d'arte permanenti (ritratti, pale d'altare, codici miniati, ecc.), si alternava tutta un'attività per opere effimere, come gli allestimenti per feste e tornei, creazione di bandiere e drappi ornamentali, di abiti, costumi, scudi, armature, carte da gioco e oggettistica varia. Inoltre gli artisti erano chiamati a creare sontuosi regali da inviare alle altre corti, per destare ammirazione e invidia. L'ampio bagaglio di conoscenze tecniche richieste a un artista dell'epoca rendevano necessario il lavoro di gruppo e l'organizzazione di botteghe polivalenti dove si potesse far fronte a qualsiasi richiesta.

Gotico "fiammeggiante"[modifica | modifica sorgente]

Gotico "fiammeggiante" (o gotico flamboyant) è un termine che evidenzia l'andamento sinuoso delle linee dell'architettura, dove gli slanci diventano simili a fiamme guizzanti ed i complessi strutturali di costoloni e archi rampanti sempre più sottili ed accentuati. Le strutture murarie non portanti oltre che ad essere sostituite da vetrate vengono riempite di trafori estremamente lavorati. Sulle coperture, nei vertici e negli spigoli superiori delle facciate vengono introdotti sottilissimi ed esasperati pennacchi estremamente lavorati che fanno sembrare l'altezza delle strutture ancora più elevata. In Italia tale arte viene colta in maniera molto più mitigata (fatta eccezione per il Duomo di Milano e per qualche altro raro monumento).

Stile dolce[modifica | modifica sorgente]

Stile dolce (style adouci in francese o weicher Stil in tedesco) evidenzia infine l'amore per la pittura estremamente raffinata e delicata, con morbide sfumature e stesura modulata, che si diffuse principalmente in Boemia e in area lombarda con autori quali Michelino da Besozzo.

Caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

Il tardo gotico si caratterizzò per alcuni fattori, comuni alle varie manifestazioni di questo stile:

  • L'amore per il lusso, per la preziosità degli oggetti e per l'eleganza formale della rappresentazione artistica; abbondava dunque l'uso dell'oro, dei materiali pregiati (come nel capolavoro dell'ex voto di Carlo VI), dei colori luminosi e degli smalti.
  • L'esaltazione della figura femminile dal punto di vista etimologico cortese e rinascimentale,come dimostra nei suoi dipinti il celebre pittore Jan Van Eyck,massimo esponente di questo movimento culturale-artistico;
  • Grande attenzione al realismo minuto delle rappresentazioni: ogni oggetto veniva riprodotto nei minimi particolari, anche i più epidermici. Gli oggetti venivano spesso raffigurati accostati come in un catalogo, sorvolando sulla collocazione spaziale coerente e sulla composizione naturalistica (come nella caccia della Visione di Sant'Eustachio di Pisanello, dove è documentato un gran numero di animali, o nella Madonna e santi nel giardino del Paradiso del Maestro del Giardinetto, dove è presente un minuzioso resoconto botanico e avicolo).
  • Col realismo e l'esasperazione grottesca conviveva spesso anche la più raffinata idealizzazione lirica, per esempio nelle figure di personaggi signorili, di grande compostezza formale e privi di connotazioni psicologiche specifiche. Queste antitesi possono anche essere lette come una sorta di compiacimento aristocratico nel confronto tra il patinato mondo delle corti e il suo opposto umile e miserevole: ad esempio nella predella della Presentazione al Tempio dell'Adorazione dei Magi di Gentile da Fabriano a due signorili donne aristocratiche fanno da contrappunto, all'altra estremità della scena, due miseri mendicanti vestiti di stracci.
  • Attenzione secondaria per un'unificazione di tipo spaziale (come avvenne nel Rinascimento con la prospettiva), per cui gli elementi in un'opera d'arte apparivano isolati nello spazio o liberamente collocati con dimensioni anche antinaturalistiche (come nel Polittico di Santa Barbara del Maestro Francke dove le figure in primo piano sono molto più minute di quelle in secondo piano).
  • Prevalenza formale della linea nelle raffigurazioni, ora morbida e sinuosa, ora spigolosa e guizzante, con colori intensi che ne sottolineino l'andamento, con panneggi dalle ampie falcate e complicati arabeschi che arrivano ad assorbire l'anatomia umana (San Bartolomeo del Germanisches Nationalmuseum di Norimberga).

Sviluppo territoriale in Europa[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Gotico internazionale in Europa.

Francia[modifica | modifica sorgente]

Tra i centri più vivaci della fine del secolo ci furono sicuramente Avignone, che dopo il ritorno del papa a Roma divenne un'inesauribile fonte di modelli. Non si arrestò del tutto la produzione artistica, ma divenne meno ricca e meno audace. Le pitture pervenuteci sono scarse, ma restano notevoli esempi di scultura funeraria, come il monumento funebre al cardinale La Grange (1403) nella chiesa di San Marziale, esemplare del ricorrere di temi macabri.

In Francia comunque la produzione artistica di questo periodo non può svincolarsi dalle questioni politiche, legate alle rivendicazioni dinastiche dei duchi di Berry e di Borgogna.

Grande forza di irradiamento artistico ebbero gli atelier di miniatori delle varie corti francesi, tra i quali spiccò quello di Parigi, dove confluirono spesso anche artisti fiamminghi ed italiani. Tra i maestri più importanti spiccano il Maestro di Boucicaut, che usò una gamma migliore di colori e sperimentò nuove soluzioni spaziali "aperte", e i Fratelli Limbourg, originari della Gheldria, famosi per gli amplissimi paesaggi di suggestione fiabesca, i colori raffinati, gli effetti di luce e l'attentissimo realismo dei dettagli più minuti.

Certosa di Champmol (Digione), Pozzo dei Profeti

In Borgogna, forse la regione più cospmopolita sotto Filippo l'Ardito, si sviluppò una scultura caratterizzata da monumentali figure immobili e monumentali, dove sulle cadenze sinuose del Gotico Internazionale prevale il volume semplice, pur animato da potenti effetti di chiaroscuro e dalla minuziosa resa dei dettagli. Il maestro di questo stile fu Claus Sluter, che lasciò il suo capolavoro al Pozzo dei profeti (1395) nella Certosa di Champmol: possenti figure (sei profeti e sei angeli) sono caratterizzate da un nuovo grandioso realismo e da una notevole individuazione psicologica.

Boemia[modifica | modifica sorgente]

In Boemia all'epoca di Venceslao IV si ebbe l'apice dello Stile dolce. In pittura e scultura esso era caratterizzato da un'attenzione preminente alla linea, con il movimento ritmico delle pieghe nei panneggi, e da un'idealizzazione delle fisionomie. In pittura fu tipico l'uso di tinte morbidamente sfumate, che sottolineavano con delicatezza le rotondità delle forme.

Famosa è la produzione delle cosiddette Belle Madonne (come la Madonna di Krumlov), derivate da modelli gotici francesi, ma dall'incarnato chiarissimo e l'espressione sorridente. Opere spesso lignee, ebbero un'ampia diffusione anche in tutto l'arco alpino orientale, dalla Germania meridionale all'Italia del nord, passando per l'Austria.

In pittura si sviluppò una corrente curiosa verso il grottesco, con forzature della prospettiva e dei colori per scopi espressivi: per nella Resurrezione del Maestro dell'Altare di Třeboň un Cristo efebico si leva dal sepolcro coperto da una sgargiante veste rossa, mentre i soldati addormentati appaiono in pose caricaturali.

Germania[modifica | modifica sorgente]

Nella zona renana, in particolare a Colonia, si sviluppò il cosiddetto "stile tenero", incantato e incantevole, in contrapposizione con il drammatico ed espressivo stile dell'arte tedesca in generale. Un dipinto emblematico è la Madonna e santi nel giardino del Paradiso, dipinto da un maestro anonimo verso il 1410. In questa raffigurazione tutta l'attenzione del pittore è dedicata ai minuziosi dettagli delle specie botaniche, degli strumenti musicali, degli uccelli colorati.

In area anseatica fu protagonista Maestro Francke, nel quale si riconoscono alcuni dei tratti più tipici del gotico internazionale. Dipinse figure molto originali, anche con le proporzioni tra figure in primo e in secondo piano rovesciate: si pensi alle famose Storie di santa Barbara dove in una scena dei cavalieri appaiono come giganti oltre la boscaglia mentre i contadini in primo piano sono molto più piccoli. Nella sua arte si trova anche una forte marcature degli elementi più drammatici e truculenti, come nelle figure del Cristo dopo la Passione, smagrito, deformato dal dolore e con il realistico sangue che cola ancora dalle ferite (Cristo dolente), oppure nelle scene di martirio, come quella di Tommaso Becket, dove non sono risparmiati i particolari più macabri, come la ricca veste vescovile macchiata dai fiotti di sangue delle ferite.

Sviluppo territoriale in Italia[modifica | modifica sorgente]

Michelino da Besozzo, Offiziolo Bodmer (libro d'ore), prima metà del XV secolo, New York, Pierpoint Morgan Library
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Gotico internazionale in Italia.

Lombardia[modifica | modifica sorgente]

La Lombardia fu senz'altro la regione protagonista del gotico internazionale in Italia. con Gian Galeazzo Visconti venne iniziato un programma politico teso a unificare il nord-Italia in una monarchia al pari di quella francese, con la quale intrattenne continui scambi culturali.

A Pavia nacque la più prestigiosa scuola di miniatura della regione, celebre in tutta Europa per il realismo e la fine decoratività con il nome di ouvraige de Lombardie. L'opera più importante fu l'inizio del Duomo di Milano, per il quale il Visconti richiamò architetti francesi e tedeschi, che costruirono l'edificio più vicino al gotico transalpino d'Italia.

L'artista più rappresentativo dell'epoca fu Michelino da Besozzo, miniatore, pittore ed architetto. Nell'Offiziolo Bodmer rinnovò lo stile trecentesco a favore di una maggiore fluidità con colori tenui e preziosi. All'appiattimento spaziale rispose con un maggiore decorativismo ritmico, sottolineato per esempio dalle raffinate cornici di fiori sapientemente riprodotti con grande veridicità a fronte di studi specifici: il colore dei petali fa sempre un delicato contrappunto alle tinte dominanti della scena rappresentata.

Un altro grande maestro, già attivo nel cantiere del Duomo milanese, fu Giovannino de' Grassi, che miniò per Gian Galeazzo Visconti un sontuoso Offiziolo, oggi alla BNCF, con grandi pagine coperte di pitture animate dal contorno meno nitido, come se sfumati da una luce più soffusa. Altri maestri furono più legati a forti tinte contrastanti, con gesti eccessivamente espressivi e figure immobili e solenni, come nelle miniature di Belbello da Pavia.

Venezia[modifica | modifica sorgente]

Venezia, Ca' d'Oro, 1420-1440

All'inizio del XV secolo Venezia iniziò una svolta epocale, concentrando i suoi interessi verso la terraferma e distaccandosi progressivamente dall'influenza bizantina, inserendosi più attivamente nel quadro occidentale. In pittura, scultura e architettura si registrò un contemporaneo innesto di motivi tardo-gotici, che bene si amalgamavano col sostrato bizantino.

Palazzo Ducale venne coperto di affreschi tra il 1409 e il 1414, con artisti esterni di grande fama, quali Pisanello, Michelino da Besozzo (forse) e Gentile da Fabriano, opere oggi quasi totalmente perdute.

In architettura venne coronata la Basilica di San Marco e venne deciso, nel 1422 di prolungare Palazzo Ducale sul lato della piazza, fino a San Marco, continuando lo stile della parte precedente, trecentesca. Nacque così uno stile veneziano svincolato dalle mode europee del momento, che venne usato per secoli. Appartengono a questo stile le eleganti polifore a archetti finemente ornati della Ca' Foscari, del Palazzo Giustinian e della Ca' d'Oro, dove un tempo la facciata era anche decorata da smaglianti dorature ed effetti policromi.

Verona[modifica | modifica sorgente]

Verona, per quanto sottomessa a Venezia dal 1406, mantenne a lungo una propria scuola artistica, più vicina alla Lombardia (vi aveva lavorato a lungo anche Michelino da Besozzo). Importante fu il pittore Stefano da Verona, figlio di un pittore francese (Jean d'Arbois già al servizio di Filippo l'Ardito e Gian Galeazzo Visconti).

Nell' Adorazione dei Magi (firmata e datata 1435), costruì con tratti morbidi e linee sinuose una delle migliori opere del gotico internazionale, prestando grande cura ai dettagli, alla resa delle materie preziose e delle stoffe, alla calibrazione della composizione affollata.

Ma l'artista più importante attivo a Verona fu Pisanello, che portò al culmine l'arte figurativa settentrionale. Nella Cappella Pellegrini della chiesa di Santa Anastasia si trova la sua opera tarda ma più conosciuta, il San Giorgio e la principessa, dove in una maniera del tutto personale mescolò eleganza dei dettagli e tensione della narrazione, raggiungendo vertici di "idealizzato realismo". In seguito si trasferì ad altre corti italiane (Pavia, Ferrara, Mantova, Roma), dove diffuse le sue conquiste artistiche venendo a sua volta influenzato dalle scuole locali, con particolare riguardo alla riscoperta del mondo antico promossa già dal Petrarca, alla quale si votò copiando numerosi rilievi romani in disegni che ci sono in parte pervenuti. Straordinaria è anche la sua produzione di disegni, veri e propri studi dal vero, tra i primi nella storia dell'arte ad acquistare un valore indipendente dall'opera su tavola finita.

Firenze[modifica | modifica sorgente]

Dopo la crisi della seconda metà del Trecento (che si era manifestata anche in arte con opere schematiche, appiattite e con poca inventiva), il panorama artistico del Quattrocento fiorentino si aprì all'insegna di due orizzonti diversi: l'adesione al gotico internazionale o un recupero più rigoroso dell'arte classica.

Una straordinaria sintesi delle due scuole di pensiero è offerta dalle due formelle superstiti del concorso per la realizzazione della porta nord del battistero di Firenze, fuse in bronzo rispettivamente da Lorenzo Ghiberti e da Filippo Brunelleschi ed oggi al Museo nazionale del Bargello. La prova consisté nel raffigurare un Sacrificio di Isacco entro un quadrilobo, come quelli già usati da Andrea Pisano nella porta più antica, che i due artisti risolsero in maniera molto diversa.

La formella di Ghiberti per il concorso del Battistero (1401)
La formella di Brunelleschi per il concorso del Battistero (1401)

Ghiberti divise la scena in due zone verticali armonizzate da uno sperone roccioso, con una narrazione equilibrata, figure proporzionate e aggiornate alle cadenze del gotico. Usò anche citazioni dall'antico di sapore ellenistico nel poderoso nudo di Isacco, facendo quindi una selezione tra i più vari stimoli disponibili all'epoca.

Ben diverso fu il rilievo creato da Brunelleschi, che suddivise la scena in due fasce orizzontali, lo sfondo è piatto e le figure che vi emergono con violenza. Altamente espressivo è il culmine della scena, dove linee perpendicolari creano la forte scena del coltello aguzzo fermato dall'angelo, il quale impugna saldamente il braccio di Abramo: l'urto tra le tre volontà diverse (di Abramo, di Isacco e dell'angelo) è reso con una tale espressività da far apparire al confronto la formella di Ghiberti una pacata recitazione. Questo stile deriva da una meditazione dell'opera di Giovanni Pisano e dell'arte antica, come dimostra anche la citazione colta dello spinario. La vittoria spettò a Ghiberti, segno di come Firenze non fosse ancora pronta al classicismo innovativo che fu all'origine del Rinascimento, proprio in scultura prima che in pittura.

A Firenze Gentile da Fabriano lasciò il suo capolavoro, l'Adorazione dei Magi, e il Polittico Quaratesi, dove forse subiva già l'influsso verso la monumentalità di Masaccio.

Un altro esponente importante del tardo-gotico fiorentino fu Lorenzo Monaco, pittore e miniatore camaldolese, che dipinse figure allungate, coperte da ampi panneggi falcati, con tinte raffinate e innaturalmente brillanti. Non aderì però alla laica cultura cortese, anzi profuse nelle sue opere una forte spiritualità accentuata dal distacco delle figure dalla realtà e dagli aristocratici gesti appena accennati.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ De Vecchi-Cerchiari, 1999, op. cit., p. 2.
  2. ^ Zuffi, 2004, op. cit., p. 14.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Pierluigi De Vecchi ed Elda Cerchiari, I tempi dell'arte, vol. 2, Milano, Bompiani, 1999. ISBN 88-451-7212-0.
  • Stefano Zuffi, Il Quattrocento, Milano, Electa, 2004.

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