Fratelli Limbourg
I fratelli Pol Limbourg (Nimega, 1380-1390 circa – Digione, 1416), Jean Hennequin Limbourg (Nimega, 1380-1390 circa – Digione, 1416) ed Hermann Limbourg (Nimega, 1380-1390 circa – Digione, 1416) sono stati tre miniatori francesi, tra i più significativi rappresentanti della pittura francese del XV secolo.
Entrati al servizio di Jean de Berry nel 1404, crearono alcuni raffinatissimi codici che costituirono una vera e propria rivoluzione nella miniatura, tra i quali spicca il capolavoro delle Très riches heures du Duc de Berry (1412-1415). Le loro fiabesche creazioni sono tra le più celebri immagini del mondo ideale delle corti tardogotiche.
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[modifica] Biografie
I fratelli Limbourg nacquero a Nimega sul finire del XIV secolo da Arnold de Limbourg, intagliatore di legno, e Mechteld, sorella del pittore Jean Malouel. Ricevettero la loro prima formazione presso un orafo di Parigi, dal quale appresero subito a lavorare con precisione e accuratezza i piccoli formati, e poi sotto la tutela dello zio.
Nonostante la scarsità di informazioni biografiche certe, sappiamo che almeno Pol e Jean Hennequin, probabilmente primo e secondogenito, lavorarono per Filippo l'Ardito duca di Borgogna, per il quale realizzarono una Bibbia datata 1402 («Trés belle et notable Bible», Parigi, Bibliothèque nationale de France). Per un breve periodo furono a servizio anche di suo figlio Giovanni senza Paura. In seguito alla morte di Filippo, nel 1404 (o comunque entro il 1411) tutti e tre i fratelli passarono alle dipendenze di Jean duca di Berry, fratello minore di Filippo, succedendo come pittori di corte a Jacquemart de Hesdin.
Da quel momento fino alla loro morte, avvenuta per tutti e tre nell'epidemia di peste nel 1416, i Limbourg rimasero alla corte del duca in una posizione di rilevante pregio, e fu in questo lasso di tempo che illustrarono per lui codici miniati di straordinaria preziosità. Il più abile dei tre pare che fosse Pol, a giudicare almeno dal fatto che fu l'unico a ricevere la nomina di valet de chambre del Duca nel 1413.
Una prima opera fu le Belles heures, dette Heures d'Ailly (Cloisters Museum, New York), terminate nel 1408 circa e menzionate nei registri della biblioteca del duca nel 1413, nelle quali già si dimostrarono aggiornati alle più moderne concezioni artistiche fiamminghe e italiane. Proseguirono con alcune miniature in aggiunta al manoscritto già completo de Les Petites heures, commissionate nel 1372 a Jean Le Noir e portate avanti da Jacquemart de Hesdin.
Tra il 1413 e il 1416 lavorarono al libro d'ore, considerato universalmente come il loro capolavoro, le Très riches heures du duc de Berry (Musée Condé, Chantilly), dove crearono grandi miniature a piena pagina di straordinaria qualità, considerate come uno dei massimi traguardi del gotico internazionale francese.
Anche se non è affatto possibile distinguere l'effettiva autografia delle mani all'interno delle opere, fu presumibilmente Pol, che dirigeva l'atelier, a curare i disegni. A lui vengono abitualmente attribuiti anche il San Gerolamo nello studio (disegno a penna, Bibliothèque Nationale, Parigi), l'Arresto di Cristo (British Museum, Londra) e un disegno a punta d'argento con architetture (Museo Boymans, Rotterdam).
[modifica] Très riches heures du Duc de Berry
| Per approfondire, vedi la voce Très riches heures du Duc de Berry. |
Ne Les très riches heures lo stile dei Limbourg giunge a un risultato di straordinaria fusione armonica attraverso l'unione di un minuzioso naturalismo a un raffinato formalismo lineare che andava divenendo in quegli anni carattere distintivo del gotico internazionale. A tale risultato di estrema preziosità va senza dubbio ricondotta la passione del committente per i manufatti lussuosi; è inoltre molto probabile che i Limbourg ebbero l'opportunità prendere spunto dalle opere d'arte della collezione del duca e di ricevere dallo stesso una partecipazione attiva e illuminata durante l'elaborazione del codice. All'interno del manoscritto sono risultate evidenti numerose derivazioni dalla miniatura lombarda ― si pensi ai Taccuini di Giovannino de' Grassi ―, dalla pittura senese e perfino da quella giottesca, tanto che si è arrivati giustamente a supporre di un viaggio di Pol in Italia.
Il manoscritto, come ogni libro d'ore, consta di una parte destinata ai salmi e alle preghiere e di un'altra, quella a cui i Limbourg devono gran parte della loro celebrità, contenente la serie dei Mesi, dodici miniature a tutta pagina accompagnate dal relativo calendario. In ogni foglio, sotto una lunetta dedicata ai segni zodiacali del mese, sono illustrati immensi e luminosi paesaggi in cui figure nobiliari s'occupano negli svaghi cortesi ― scene perlopiù riferite alla corte del committente ― o contadini eseguono le attività agricole stagionali, mentre in lontananza svettano le guglie di una residenza o di un castello del duca di Berry. Perfettamente conservate, le miniature dei Mesi possiedono un'incredibile freschezza narrativa e denunciano una libertà compositiva fino ad allora inedita nei codici miniati. I colori sono vividi e luminosi e l'oro è reso a profusione negli ornamenti delle vesti dei nobili e nelle decorazioni degli sfondi.
Si nota dapprincipio la duplice tecnica adottata dai Limbourg per trattare e le figure degli aristocratici e quelle dei contadini: le prime risultano elegantemente allungate e irrigidite in pose di idealizzazione cortese, mentre le seconde si mostrano più vivaci, libere e variamente disposte. Un approccio diversificato, questo, che rivela il duplice gusto, naturalistico e spontaneo per i soggetti “bassi” e formalmente composto per quelli elevati, così tipico del gotico internazionale. Pur convivendo in un'atmosfera fiabesca e irreale ― si notino i cieli azzurri e tersi, le praterie verdeggianti che recedono senza fratture, le fitte foreste da cui emergono castelli da sogno ―, le attitudini dei personaggi e la cura gelosa della verità nei suoi minimi aspetti, rendono queste miniature più spontanee, ma insieme raffinate, di qualunque altro codice coevo.
Sebbene divenuti famosi grazie a tale lavoro, i Limbourg ebbero illustrato solo la prima parte del manoscritto, che rimase interrotto a causa della prematura morte dei tre e del duca di Berry nel 1416: le restanti miniature sarebbero state aggiunte circa settant'anni più tardi da Jean Colombe di Bourges, tra il 1485 e il 1489, su commissione di Carlo I di Savoia.
[modifica] Bibliografia
- Luciano Bellosi, I Limbourg precursori di Van Eyck? Nuove osservazioni sui mesi di Chantilly, in «Prospettiva», 1975, n. 1.
- M. Meiss e E. H. Beatson, The Belles Heures of Jean, Duke of Berry, New York, 1974.
- Pietro Toesca, La pittura e la miniatura nella Lombardia, Torino, 1966.
- C. Raymond, Giorni del Medioevo. Le miniature delle Très riches heures del duca di Berry, 2001.
[modifica] Voci correlate
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