Sacrificio di Isacco

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Rappresentazione di Abramo e Isacco mentre si avviano sul monte Moriah per il sacrifico
« (Per fede Abraamo, quando fu provato, fece come se offrisse Isacco, e l'uomo che aveva lietamente ricevuto le promesse tentò di offrire il [suo] unigenito figlio »
(Ebrei 11,17)

Il sacrificio di Isacco (יִצְחָק, "figlio del riso") è un episodio del libro biblico di Genesi. Il suo racconto si trova in Genesi 22,2-13)

Dio, per mettere alla prova la fede di Abramo, gli ordina di sacrificare il proprio figlio Isacco. Abramo si reca senza esitazioni sul monte Moriah. Mentre Abramo sta per compiere diligentemente il sacrificio, impugnando già il coltello, un angelo del Signore scende a bloccarlo e gli mostra un ariete da immolare come sacrificio sostitutivo.

La scena, interpretata come prefigurazione del sacrificio di Cristo, è uno degli episodi salienti del Vecchio Testamento.

Il racconto nelle Sacre Scritture[modifica | modifica wikitesto]

Secondo il racconto biblico, al primo patriarca biblico Abramo (ebraico: אַבְרָהָם, Avraham, "Padre di molti/dei popoli"; in arabo: ابراهيم, Ibrāhīm), figlio di Tera e discendente di Sem, venne fatta da Dio la promessa che la sua progenia sarebbe stata numerosa come le stelle del cielo (Genesi 15,1-6), nonostante lui fosse molto vecchio, e sua moglie Sara (ebraico: שָׂרָה), vecchia e sterile.

Secondo la cronologia biblica, Abramo aveva 100 anni[1] e Sara 90 quanto Dio strinse con Abramo quel patto. Un patto tramite il cui seme si sarebbe giunto al Messia e tutte le nazioni della terra sarebbero state benedette (Genesi 17,2-8), (Genesi 17,19), (Genesi 22,15-18).

Abramo uomo giusto e devoto fino al tempo di quella promessa era stato al centro di avvenimenti che avevano in lui rafforzato una fede senza riserve ed incondizionata verso Dio. Aveva visto come il Dio della Bibbia aveva liberato e protetto le persone giuste e fedeli liberandole da oppressori pagani, non ultima la liberazione e la salvezza per suo nipote Lot e le sue figlie da Sodoma e Gomorra.

La fede comunque si contropponeva ai fatti, come poteva Sara generare un figlio ad Abramo visto che era non sola avanti negli anni, ma sterile? Quando l'annuncio di uno degli angeli disse ad Abramo che dopo non molto tempo Sara avrebbe avuto un figlio, Sara rise. (Genesi 18,9-13) Ma c'era forse qualcosa di troppo straordinario per Dio? (Genesi 18,14).

Infatti, mesi dopo, il racconto biblico asserisce che Dio rivolse la sua attenzione a Sara proprio come aveva detto, e Dio fece ora a Sara proprio come aveva parlato. E Sara rimase incinta e partorì quindi un figlio ad Abramo nella vecchia di lui, al tempo fissato di cui Dio gli aveva parlato [......] e gli mise nome Isacco (Genesi 21,1-3). Isacco quindi crebbe con le amorevoli cure dei due neo genitori che avevano visto la miracolosa potenza di Dio manifestarsi su di loro con un figlio che sarebbe stato, secondo le Scritture, addirittura il precursore dello stesso Messia.

Rappresentazione dell'angelo di Dio che ferma la mano di Abramo dal proseguire nel sacrificio di Isacco

Dopo altri avvenimenti che dimostrarono l'ubbidienza e la fedeltà di Abramo verso il vero Dio, il racconto della Bibbia prosegue che Dio mise alla prova Abramo: Prendi suvvia, tuo figlio, il tuo figlio unico che ami tanto, Isacco, e fa un viaggio nel paese di Moria e là offrilo come olocausto su uno dei monti che io ti designerò.

Il racconto biblico dimostra che Abramo non ebbe esitazioni. Genesi 22:3 infatti dice che Abramo si alzò dunque la mattina di buon'ora sellò il suo asino e prese con sé due dei suoi servitori e Isacco suo figlio quindi spaccò la legna per l'olocausto e si mise in viaggio per il luogo designato da Dio.[2]

Il viaggio durò tre giorni e appena sopraggiunse nelle vicinanze del luogo designato, lasciò i suoi servitori e l'asino proseguendo a piedi con il solo Isacco che trasportava intanto la legna per l'olocausto. Giunti al luogo dell'olocausto Abramo dispose un altare su cui mettere la legna, quindi legò suo figlio Isacco mani e piedi ponendolo sull'altare al di sopra della legna. Il racconto biblico prosegue dicendoci che cosa accadde:

« Quindi Abramo stese la mano e prese il coltello per scannare al fine di uccidere suo figlio. Ma l'angelo di Dio lo chiamava dai cieli e diceva: "Abramo Abramo!" al che egli rispose "Eccomi" E proseguì dicendo: "Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli proprio nulla, poiché ora davvero so che temi Dio, in quanto non hai trattenuto tuo figlio, il tuo unico, da me". Allora Abramo alzò gli occhi e guardò, ed ecco, a poca distanza davanti a lui, c'era un montone impigliato per le corna in un cespuglio. Abramo dunque andò e prese il montone e lo offrì come olocausto in luogo di suo figlio [...] E l'angelo di Dio chiamava dai cieli Abramo la seconda volta e diceva: "Veramente giuro per me stesso è l'espressione di Dio,'che siccome hai fatto questa cosa e non hai trattenuto tuo figlio, il tuo unico, io di sicuro ti benedirò e di sicuro moltiplicherò il tuo seme come le stelle dei cieli e come i granelli di sabbia che sono sulla spiaggia del mare; e il tuo seme prenderà possesso della porta dei suoi nemici. E per mezzo del tuo seme tutte le nazioni della terra certamente si benediranno per il fatto che tu hai ascoltato la mia voce »
(Genesi 22:10-18)

La fede di Abramo, l'ubbidienza di Isacco e la promessa del seme[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni studiosi fanno rilevare che Isacco fu ubbidiente e rispettoso verso l'anziano padre. Infatti, mentre il racconto biblico asserisce che Abramo era vecchio avendo superato di gran lunga i 100 anni, Isacco non sembra essere stato un bambino, bensì un giovane vigoroso, che se non fosse stato consenziente, poteva opporsi con la forza al padre. Lo storico Giuseppe Flavio, infatti, riportando il pensiero della tradizione ebraica in Antichità giudaiche, afferma che Isacco aveva 25 anni all'epoca del suo sacrificio.[3]

Abramo d'altronde, così come fa notare il filosofo cristiano Soren Kierkegaard nella sua opera Timore e tremore[4], ubbidì prontamente. Non si pose dubbi sulla ragione di quella richiesta di sacrificio da parte di Dio, se Egli lo richiedeva, la ragione era giusta! Abramo Non avvisò né la moglie né i suoi parenti per portare a termine la sua opera, l'etica di Dio (che il filosofo chiama religiosa), ad avviso del filosofo e teologo danese, per Abramo veniva prima di ogni altra etica.

D'altronde l'apostolo Paolo nelle stesse Sacre Scritture spiega anche un'ulteriore ragione della fede di Abramo. Abramo era certo che il Dio di Israele che gli aveva dato Isacco e con il sacrificio glielo toglieva, in seguito l'avrebbe risuscitato dai morti. Nella sua lettera agli Ebrei capitolo 11 versetti da 17 a 19 l'aposto Paolo infatti scrive: Per fede Abramo, quando fu provato, fece come se offrisse Isacco, e l'uomo che aveva lietamente ricevuto le promesse, tentò di offrire il [suo] unigenito, benché gli fosse stato detto: "Quello che sarà chiamato 'tuo seme' verrà da Isacco". Ma egli riconobbe che Dio poteva destarlo dai morti, e da lì lo ricevette pure in modo illustrativo.

La promessa di un seme che da Abramo attraverso il figlio Isacco avrebbe condotto al Messia è uno dagli argomenti principali delle Sacre Scritture. Isacco, infatti oltre a trovarsi nella linea di discendenza di Gesù, ne prefigura il suo sacrificio [5][6]

Il problema etico del sacrificio di Isacco nella filosofia di Kierkegaard[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Timore e tremore.

Un filosofo che ha analizzato i problemi etici connessi al biblico sacrificio di Isacco è stato Soren Kierkegaard in una delle sue più importanti opere ovvero, Timore e tremore. In questa opera Kierkegaard analizza il personaggio Abramo spiegando le ragioni etiche-religiose di un comportamento, altrimenti eticamente inspiegabile. In una delle versioni della sua opera a cura di Cornelio Fabro[7], il curatore dell'opera kikegaardiana rileva che Abramo è chiamato dal filosofo danese eroe della fede e modello del cristianesimo straordinario.

Infatti Abramo non valicò con inopportune riflessioni «i limiti della Fede [....] Il padre della Fede rimase nella Fede lungi, dai limiti, da quei confini in cui la fede svanisce in riflessioni».[8]

Il gesto di Abramo secondo Fabro «rivela l'essenza della religiosità e ci porta alla soglia della fede cristiana: la religione (la fede) è il fondamento della morale, non la morale il fondamento della fede»[9].

Abramo, continua Fabro, «non dubitò: non si mise a sbirciare a destra e a sinistra per trovare qualche scappatoia. Egli sapeva che era Dio, l'Onnipotente, che lo metteva alla prova: sapeva che si poteva esigere da lui il sacrificio più duro: ma sapeva anche che nessun sacrificio è troppo duro quando è Dio che lo vede»[10].

Nell'opera vera e propria, il filosofo cristiano danese, che qui si firma con il pseudonomo Johannes de Silentio, nella sua prefazione al principale tema dove parla della encomiabile fede di Abramo, contrappone il dubbio, lanciando la prima feroce accusa verso coloro che a suo avviso erano andati pomposamente oltre la fede[11][12]e quindi asserisce:
«Ogni mercante della speculazione, che l'importante corso della filosofia moderna mette in evidenza, ogni libero docente, assistente, studente, non si accontenta di fermarsi a dubitare di tutto ma va oltre.»

Questi personaggi, ad avviso di Kierkegaard, non erano qualificati per comprendere l'etica del gesto di Abramo. Kierkegaard mette quindi in evidenza in quest'opera che l'etica religiosa, mostrata da Abramo, era superiore a qualsiasi altro 'tipo' di etica. Un uomo etico avrebbe, di norma, parlato con sua moglie, quindi Abramo avrebbe dovuto avvisare sua moglie Sara oltre che il fedele Eliezer, del proposito di sacrificare Isacco. L'omicidio, anche quello sacrificale, era condannato dalla società cui faceva parte Abramo, oltre che risaputamente condannato da Dio. Inoltre era eticamente sbagliato che 'qualsiasi padre' sopprimesse il proprio figlio.

Ecco invece che qui Kierkegaard spiega, in contrapposizione alla 'normale' etica, l'etica superiore, quella di Dio che include la fede in Lui stesso. Abraamo non tentenna, non pensa ad alcuna conseguenza, non fa calcoli, non ha dubbi di alcun genere, ripone la sua totale fiducia in Dio. Se Dio comanda, qualunque sia il suo comando, ci sarà una valida ragione anche se non da noi compresa, e quella ragione surclassa ogni altra ragione, ogni altro comportamento decisionale.

Il sacrificio di Isacco nell'arte[modifica | modifica wikitesto]

Dipinti[modifica | modifica wikitesto]

Sculture[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ L'età di Abramo secondo il racconto biblico di Genesi 21,5,5
  2. ^ Abramo era residente in quel tempo nella città filistea di Beer-Seba. Il luogo del sacrificio secondo alcuni storici è da collocarsi in quella che sarebbe stata in seguito Gerusalemme, quindi a circa 80 Km da Beer-Seba. Un dizionario biblico dice: Comunque la distanza dal S della Filistea fino a Gerusalemme è di ca. 80 Km che potevano benissimo richiedere 3 giorni di viaggio; inoltre in Genesi il luogo in questione non è un 'Monte Moria' ma uno dei tanti monti dell'omonima regione, e le colline su cui sorge Gerusalemme sono visibili a distanza. Non c'è dunque nessuna ragione per dubitare che il sacrificio di Abramo abbia avuto luogo dove poi sarebbe sorta Gerusalemme, se non sul colle del Tempio - The Illustrated Bible Dictionary a cura di J.D.Douglas, 1980, vol. 2, p. 1025
  3. ^ Antichità giudaiche, I, 227, [Xiii,2])
  4. ^ Timore e tremore (Frygt og Baeven [Johannes de Silentio], 1843), tr. Franco Fortini e K.M.Guldbrandsen, Edizioni di Comunità, Milano 1948; altra ed. tr. Cornelio Fabro, Rizzoli, Milano 1972 ISBN 978-88-17-16562-4
  5. ^ Isacco prefigura di Cristo
  6. ^ Isacco prefigurazione di Cristo anche nell'arte
  7. ^ Timore e tremore, di Soren Kierkegaard, a cura di Cornelio Fabro, Bur-Rizzoli, Milano, 1986-2009 ISBN 978-88-17-16562-4
  8. ^ Fabro in Timore e tremore pag. 12 citando il pensiero del filosofo danese riportato in altra sua opera: Diario di Soren Kierkegaard, 1851-1852, X4 A357, tr. it n. 3537, t. IX p.54 sgg
  9. ^ Opera citata pag. 17
  10. ^ Opera citata pag. 18
  11. ^ Kierkegaard critica qui, Georg Wilhelm Friedrich Hegel e i capiscuola della destra teologica hegeliana in Danimarca H.L. Martensen e J.L. Heiberg
  12. ^ Stanford Enyclopedia of Philosophy

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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