Sainte-Chapelle

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Coordinate: 48°51′20″N 2°20′41″E / 48.855556°N 2.344722°E48.855556; 2.344722

Sainte-Chapelle
Esterno
Esterno
Stato Francia Francia
Regione Île-de-France Île-de-France
Località Grandes armes de la ville de Paris.svg Parigi
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Diocesi Arcidiocesi di Parigi
Stile architettonico gotico
Inizio costruzione 1246
Completamento 1248
Sito web Sito ufficiale
Monumento storico di Francia

La Sainte-Chapelle è uno dei più importanti monumenti di Parigi, situato nell'Île de la Cité, nel cuore di Parigi.

Venne costruita da re Luigi IX come cappella palatina del medievale palazzo dei re di Francia e per custodirvi le preziose reliquie della Corona di spine. È considerato uno dei massimi capolavori dell'architettura gotica.

Attualmente è sconsacrata ed è sede di iniziative culturali.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Pierre Denis Martin, Luigi XV lascia il Palazzo di Giustizia dove ha tenuto il Parlamento il 12 settembre 1715 (1715), con la Sainte-Chapelle sullo sfondo

La costruzione della cappella fu approvata nel 1241, venne iniziata nel 1246 e venne rapidamente portata a termine: infatti fu consacrata già il 26 aprile 1248. La decisione della costruzione si deve al devotissimo re Luigi IX di Francia, che la volle come cappella del palazzo reale e reliquiario[1]. Il palazzo, tuttavia, divenne in seguito sede del Parlamento di Parigi e distrutto da vari incendi e in seguito più volte ricostruito e ristrutturato. Ora la Sainte-Chapelle è circondata dal Palazzo di Giustizia di Parigi, che perpetua una delle funzioni del palazzo reale, che ospitava anche il "letto di giustizia" dove importanti aristocratici peroravano le loro cause di fronte al re.

La Sainte-Chapelle era stata eretta per accogliere le importanti reliquie della corona di spine di Gesù. Infatti, il devoto re Luigi IX di Francia portò la preziosa reliquia della Passione a Parigi nell'agosto del 1239, avuta dall'imperatore Latino di Costantinopoli, Baldovino II, come pegno per un ingente prestito in denaro.

La corona di spine costò la somma di centotrentacinquemila lire tornesi. Per paragone, l'intera costruzione della Sainte-Chapelle costò quarantamila lire tornesi.

Furono poi aggiunti un pezzo della Vera Croce e altre reliquie. In tal modo la cappella, secondo il programma stabilito da re Luigi, divenne un prezioso reliquiario. Allo stesso tempo, rivela quali fossero le ambizioni politiche e culturali di Luigi, diventare il principale monarca dell'Occidente cristiano; quando il trono di Costantinopoli era occupato da un semplice Conte di Fiandra e il Sacro Romano Impero era in profonda crisi. Come l'imperatore poteva passare dall'interno dei suoi palazzi alla Hagia Sophia a Costantinopoli, così ora Luigi IX poteva accedere direttamente dal suo palazzo alla Sainte-Chapelle.

Il re fu successivamente nominato santo dalla Chiesa cattolica e per questo è anche chiamato Luigi il Santo.

Negli archivi relativi alla costruzione della cappella non è menzionato nessun architetto. Tuttavia una tradizione risalente al XVI secolo indica il nome di Pierre de Montreuil, già autore del nuovo coro della basilica di Saint-Denis, del completamento della facciata della cattedrale di Notre-Dame e che, morto nel 1267, ebbe una sepoltura, oggi non più esistente, nella cappella della Vergine dell'abbazia di Saint-Germain-des-Prés a Parigi che egli avrebbe costruito[2].

Durante la Rivoluzione francese la cappella fu trasformata in un ufficio amministrativo e le finestre oscurate da enormi schedari. La loro bellezza fu così inavvertitamente salvata dai vandalismi che invece distrussero i banchi del coro, devastarono lo schermo protettivo del crocifisso, abbatterono la guglia e dispersero le reliquie. Nel XIX secolo Viollet-le-Duc restaurò la Sainte-Chapelle: l'attuale guglia è un suo progetto.

La Sainte-Chapelle è monumento storico nazionale dal 1862.

Attualmente sconsacrata, costituisce spesso lo sfondo suggestivo per concerti e rassegne musicali, e le preziose reliquie oggi sono conservate nella Cattedrale di Notre-Dame.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Pianta della cappella superiore
Pianta della cappella inferiore

Struttura[modifica | modifica sorgente]

L'edificio presenta una pianta rettangolare con abside poligonale e si sviluppa su due livelli. In basso, a pianterreno, si apre la Cappella inferiore, che era destinata al popolo; e sopra, s'innalza la Cappella superiore, destinata alla famiglia reale, a cui originariamente si accedeva solo con strette scale a chiocciola.

Misure e dimensioni[modifica | modifica sorgente]

Parametro Misura
Altezza delle volte cappella superiore 15,35 m
Larghezza della cappella superiore 10,70 m
Altezza delle vetrate della cappella superiore 13,45 m
Larghezza delle vetrate dell'abside della cappella superiore 2,10 m
Diametro del rosone della cappella superiore 9 m

Esterno[modifica | modifica sorgente]

La facciata

La facciata è orientata verso nord-ovest ed è comune ad entrambe le cappelle. Particolarmente slanciata, presenta uno sporgente avancorpo, in cui si aprono un portico sormontato da una loggia[3], entrambi con un prospetto tripartito da archi a tutto sesto poggianti su pilastri e coperti con volte a crociera. Nel portico, che costituisce l'ingresso principale alla cappella inferiore, si apre un portale leggermente strombato sormontato da una lunetta raffigurante l'Incoronazione di Maria fra due angeli; sulla colonnina che divide i due battenti, vi è una statua della Madonna con il Bambino. Analogo è il portale della cappella superiore, sormontato da una lunetta con Cristo in trono fra i segni della Passione e santi e la statua della colonnina raffigurante Gesù redentore. L'architrave presenta una ricca scultura a rilievo con il Giudizio universale. Nella parte superiore della facciata si aprono il grande rosone gotico-fiammeggiante del XV secolo e, nella cuspide triangolare, un rosone più piccolo, affiancato da due guglie con base ottagonale.

Le fiancate della cappella sono caratterizzate dalla presenza delle molteplici polifore su due livelli, alternate a contrafforti a pianta rettangolare, ciascuno dei quali è sormontato da una guglia. Lungo il fianco destro, in corrispondenza della quarta campata, si apriva un secondo portale della cappella inferiore, del quale rimane il protiro. Prima dei restauri ottocenteschi, a ridosso della fiancata destra della chiesa vi era una scalinata che univa la corte alla loggia.

Poco oltre la metà della chiesa, sul tetto, si eleva la flèche, costruita nell'ottocento su progetto di Eugène Viollet-le-Duc in sostituzione dell'originale, demolita nel 1777.

Cappella inferiore[modifica | modifica sorgente]

Interno della cappella inferiore

La cappella inferiore è alta meno di 7 metri e presenta una struttura a tre navate separate da esili colonnine con capitelli scolpiti[4]. Le due navate laterali sono notevolmente più strette rispetto a quella centrale e si congiungono intorno all'abside, andando a formare un deambulatorio eptagonale. L'area dell'abside, un tempo adibita a presbiterio, è rialzata di alcuni gradini rispetto al resto della cappella e presenta al centro due semplici colonnine di sostegno alla struttura soprastante. Sulla sinistra, vi è una statua marmorea dipinta di San Luigi IX.

Il ricco apparato pittorico, ampiamente restaurato nel corso dei lavori del XIX secolo, svolge principalmente il ruolo di decorazione dei vari elementi architettonici. Le volte, a crociera, sono su sfondo blu, con gigli dorati, richiamo allo stemma del re di Francia. Tale motivo è presente anche in alcune strombature e su alcune semicolonne. Le pareti presentano due fasce decorative: quella inferiore è costituita da archetti ogivali sorretti da colonnine, con la parete retrostante affresca; quella superiore, invece, consta in una finestra, nelle navate una lunetta e nel deambulatorio una bifora.

Cappella superiore[modifica | modifica sorgente]

Interno della cappella superiore

La cappella superiore è un esempio mirabile di grande eleganza e leggerezza, dove le finissime pareti, ridotte all'ossatura dei contrafforti, lasciano immensi squarci vuoti riempiti dallo straordinario ciclo delle preziose vetrate duecentesche, l'elemento più famoso della cappella.

La sua struttura è a navata unica di quattro campate con alte volte a crociera, terminante con un'abside poligonale. In controfacciata, vi sono in basso tre arcate cieche decorate con affreschi, mentre quella centrale si apre sull'esterno con il portale; in alto, invece, sopra la stretta cantoria con balaustra ad archetti ogivali, si trova il rosone quattrocentesco.

L'abside è interamente occupata dal complesso apparato dell'altare-reliquiario, costruito nel 1267 ed in seguito ampliato[5]. Questo si articola su due livelli sovrapposti, uniti da due scale a chiocciola. Il livello inferiore, al centro, ha una profonda abside poligonale, ove originariamente si trovava l'altare; quello superiore, invece, ospita un ciborio dalle forme slanciate, poggiante su quattro esili pilastri polistili e coronato da guglie, ideato per essere custodia e reliquiario delle reliquie della Corona di spine.

Di notevole importanza è il ricco apparato decorativo costituito dalle vetrate policrome[6][7] che chiudono le quadrifore della navata, le bifore dell'abside e il rosone della controfacciata. Le vetrate della navata e dell'abside, in totale quindici, risalgono al XIII secolo. Esse seguono un preciso programma iconografico incentrato sulle storie dell'Antico Testamento: il ciclo[8] inizia a partire dalla prima campata della navata, con la vetrata settentrionale (parete destra), che tratta del Libro della Genesi; seguono il Libro dell'Esodo (seconda vetrata), il Libro dei Numeri (terza vetrata), il Libro di Giosuè (quarta vetrata), il Libro dei Giudici e il Libro di Isaia (quinta vetrata); il ciclo si interrompe in corrispondenza delle quattro vetrate centrali dell'abside, con Vita di San Giovanni Evangelista (sesta vetrata) e Infanzia di Gesù (settima vetrata), Passione di Gesù (vetrata centrale) e Vita di San Giovanni Battista (settima vetrata di sinistra); il ciclo continua lungo il fianco sinistro con il Libro di Daniele (sesta vetrata); Libro di Ezechiele (quinta vetrata), il Libro di Geremia e il Libro di Tobia (quarta vetrata), il Libro di Giuditta e il Libro di Giobbe (terza vetrata), il Libro di Ester (seconda vetrata), i Libri dei Re (seconda vetrata), per terminare con la Storia delle reliquie della Passione (prima vetrata). La vetrata del rosone risale agli anni novanta del XV secolo e raffigura scene dall'Apocalisse.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Del resto l'etimologia stessa del termine "cappella" rimanda ad una reliquia: la "capa" di san Martino conservata dai re merovingi (J.M. Leniaud, F. Perrot, op. cit., p. 91.)
  2. ^ J.M. Leniaud, F. Perrot, op. cit.
  3. ^ G. Pampaloni, op. cit., pp. 64-65.
  4. ^ G. Pampaloni, op. cit., pp. 66-67.
  5. ^ G. Pampaloni, op. cit., pp. 72-73.
  6. ^ (FR) Sophie Lagabrielle, Vitraux de la Sainte-Chapelle, actualité de la recherche, Musée de Cluny, novembre 2003. URL consultato il 3 giugno 2013.
  7. ^ (FR) Les vitraux de la Sainte-Chapelle, .evous, 16 luglio 2012. URL consultato il 3 giugno 2013.
  8. ^ M. Aubert, J. Verrier, op. cit.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Wanda Bouleau-Rabaud, La Sainte-Chapelle: guide historique, Parigi, Morancé, 1947.
  • Marcel Aubert, Jean Verrier, Les vitraux de Notre-Dame et de la Sainte-Chapelle de Paris, Parigi, Caisse nationale des monuments historiques, Centre national de la recherche scientifique, 1959.
  • Louis Grodecki, Sainte-Chapelle, Parigi, Caisse nationale des monuments historiques, dopo il 1960.
  • Yves Bottineau, Notre-Dame de Paris et la Sainte-Chapelle, Parigi, Arthaud, 1966.
  • Geno Pampaloni, Notre-Dame e la Sainte-Chapelle, Novara, Istituto geografico De Agostini, 1982, BNI 841873.
  • Jean-Michel Leniaud, Françoise Perrot, La Sainte Chapelle, Parigi, Nathan, 1991, ISBN 2-09-241004-0.
  • La Sainte Chapelle Paris, Parigi, Monum Editions du patrimoine, 2005.
  • La Sainte Chapelle de Paris, S.E.M. Molière, 2007, ISBN 978-2-84790-234-1.

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