Abdon e Sennen

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Santi Abdon e Sennen
Santi Abdon e Sennen. Tavola centrale di un retablo di Jaume Huguet
Santi Abdon e Sennen. Tavola centrale di un retablo di Jaume Huguet

Martiri

Nascita Persia, III secolo
Morte Roma, 251 circa
Venerato da Chiesa cattolica
Canonizzazione Pre-canonizzazione
Santuario principale Basilica di S. Marco evangelista, Roma
Ricorrenza 30 luglio
Attributi Vesti di pelliccia, spade, berretti frigi, corone
Patrono di Pescia; Sahagún (León)

I santi Abdon e Sennen (Persia, III secolo - Roma, 251 circa), anche conosciuti con i nomi rispettivamente di Abdo, Abdus e Sennes, Sennis, Zennen nei primi calendari e martirologi, furono due martiri cristiani di origine persiana. Sono venerati come santi e martiri dalla Chiesa cattolica.

Agiografia[modifica | modifica wikitesto]

L'ignoto autore della loro Passio li descrive come due nobili orientali tradotti a Roma dall'imperatore Decio dopo una campagna militare: qui, convertiti al cristianesimo e affrancatesi dalla schiavitù, assistevano i perseguitati e seppellivano i corpi dei martiri. L'imperatore Decio, artefice della settima persecuzione contro i cristiani, venuto a conoscenza della loro attività, li avrebbe fatti allora imprigionare. Sarebbero dunque comparsi incatenati davanti al Senato romano, il quale, al loro rifiuto di sacrificare agli Dei pagani, li avrebbe condannati a morte.

La Passio narra dettagliatamente il loro martirio: portati davanti alle belve nel Colosseo, questi riuscirono ad ammansirle. Furono allora squartati dai gladiatori e i loro corpi a brandelli furono gettati sotto la statua del Sole dove rimasero per tre giorni prima di essere raccolti dal diacono Quirino che li nascose nella propria casa. I loro resti sarebbero stati ritrovati mentre era imperatore Costantino in seguito a una rivelazione e seppelliti nel cimitero di Ponziano.

La Passio cui si fa riferimento, molto posteriore al loro martirio, è contrastante con fonti precedenti (quali la Depositio Martyrum), dal quale sembrerebbe come più attendibile il martirio sotto l'imperatore Diocleziano. La Passio Sancti Feliciani, che narra il martirio di San Feliciano di Foligno nel 251, cita invece i santi Abdon e Sennen come prigionieri nel corteo dell'imperatore Decio, di ritorno dall'Oriente e di passaggio a Forum Flaminii.

Culto[modifica | modifica wikitesto]

Nel cimitero di Ponziano è tuttora presente un affresco del VI secolo che raffigura i due martiri in abiti persiani con Cristo nell'atto di incoronarli. Nello stesso cimitero è stato trovato un vaso di terracotta con raffigurato un uomo prostrato in preghiera in abiti persiani, che si ipotizza possa essere Abdon.

I loro resti si trovano oggi nella cripta della Basilica di S. Marco evangelista a Roma dove furono trasportati nel 1474, come ci testimonia una pergamena rinvenuta nel 1948 in uno scrigno cinquecentesco sotto l'altare maggiore.

Con molta probabilità furono lì traslati dopo essere stati posti nella chiesa a loro dedicata, oggi non più presente, di cui conosciamo l'esistenza grazie al catalogo delle chiese romane redatto nel XVI secolo per ordine del papa Pio V, in cui viene narrato il grande afflusso di fedeli che si recavano in pellegrinaggio verso la basilica dei Santi Abdon e Sennon, da identificarsi con un mausoleo edificato nelle immediate vicinanze della Catacomba di Ponziano.

Sono due dei quattro santi patroni della città di Pescia e i patroni della diocesi di Perpignano. Sono venerati nella parrocchia di Civine di Gussago (Brescia)come copatroni, dal 1796. La processione nei giorni della loro festa arriva fino ad una grossa edicola altrimenti detta localmente santellone che riporta anche la data di costruzione,il 1796, ed il committente, Francesco Botti. La devozione nel Bresciano arrivò quasi sicuramente grazie al cardinal Angelo Maria Querini che nella prima metà del Settecento era sia vescovo di Brescia che responsabile della basilica di San Marco a Roma, dove provvide a far restaurare l'altare in loro onore. Querini aveva infatti invocato Abdon e Sennen durante una grave malattia. Vengono invocati quali protettori dei fanciulli ciechi o rachitici, dei fabbricanti di botti e contro gli animali nocivi e la grandine.

La loro festa si svolge il 30 luglio.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]