Rinat Dasaev

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Rinat Dasaev
Dasaev Rinat.JPG
Nazionalità URSS URSS
Russia Russia (dal 1991)
Altezza 189[1] cm
Peso 82[1] kg
Calcio Football pictogram.svg
Ruolo Portiere
Squadra Spartak Mosca Giovanili
Ritirato 1991
Carriera
Squadre di club1
1976-1977Volgar' Astrachan'57 (-31+)
1977-1988Spartak Mosca335 (-279)
1988-1991Siviglia59 (-67)
Nazionale
1979-1990 URSS URSS91 (-68)
Carriera da allenatore
2003-2005Russia RussiaAss.-All.
2007-2008Torpedo MoscaAss.-All.
2012Torpedo MoscaAll. Por.
2012-Spartak MoscaAll. Por. Giovanili
Palmarès
Olympic flag.svg Olimpiadi
Bronzo Mosca 1980
UEFA European Cup.svg Europei di calcio
Argento Germania Ovest 1988
1 I due numeri indicano le presenze e le reti segnate, per le sole partite di campionato.
Il simbolo → indica un trasferimento in prestito.
Statistiche aggiornate al gennaio 2015

Rinat Fajzrachmanovič Dasaev (in russo: Ринат Файзрахманович Дасаев?; Astrachan', 13 giugno 1957) è un ex calciatore, allenatore di calcio e dirigente sportivo sovietico, dal 1992 russo, già portiere della nazionale sovietica.

Soprannominato Cortina d'Acciaio (in riferimento alla cortina di ferro),[2] è considerato da molti il miglior portiere degli anni ottanta, nonché uno dei più forti di sempre.[2][3][4][5][6]

Salito alla ribalta internazionale dopo il Mondiale 1982,[2] rimane per anni ai vertici del calcio internazionale: calciatore sovietico dell'anno nel 1982, nel 1988 è votato miglior portiere dell'anno IFFHS[7] e il suo nome è figurato più volte nei primi posti della classifica del Pallone d'oro (6º classificato nel 1982[8] e nel 1983[9]). Per cinque anni è eletto miglior portiere sovietico dell'anno.[4]

Il passaggio al Siviglia nel 1988, fortemente voluto da Dasaev, ne segna la vita, sia sportiva sia familiare, in modo negativo: in Spagna subisce troppi gol, perdendo il posto da titolare; presto cade in depressione, quindi, anche a causa dell'uso di alcolici, è abbandonato dalla moglie e dalla figlia. Dopo il ritiro dal calcio, di lui sono perse le tracce per diversi anni, fino a quando non è stato rintracciato da un amico che lo ritrova mentre vive come un vagabondo; tornato in Russia, Dasaev diventa allenatore dei portieri dei giovani delle squadre della capitale.[4]

Nel gennaio 2004, in un sondaggio dell'UEFA per eleggere i 100 migliori calciatori degli ultimi 50 anni, Dasaev raccoglie 24.197 voti, piazzandosi 97º.[10] In seguito è inserito anche nel FIFA 100 di Pelé.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Di origine tartara, col tempo, sotto gli ordini del Partito Comunista,[2][4] divenne un fedele simbolo dell'URSS,[3][4] come a suo tempo Lev Jašin.[2][4] Era di fede musulmana,[3][11] ma nascose ciò al Partito e al Governo sovietico.[3] Nel 1987 si laurea in Scienze dello sport.[12]

È stato sposato con un'ex campionessa di ginnastica, Nela, conosciuta in ospedale mentre entrambi erano infortunati.[2][3][4][13] Dopo aver risieduto per un decennio in Spagna, si è ritrasferito a Mosca, in cui aveva già vissuto ai tempi della militanza nello Spartak.[13] Ha avuto cinque figli: due dal primo matrimonio e tre dal secondo.[14]

Caratteristiche tecniche[modifica | modifica wikitesto]

Alto ma dal fisico esile,[2][13][15] dotato di un repertorio completo,[16] era molto abile nel rinvio con le braccia, con cui faceva ripartire velocemente l'azione.[14] Non si muoveva molto sulla linea di porta e aveva un eccellente senso della posizione.[3] Era essenziale, non un portiere spettacolare nelle parate o nei tuffi.[3][5][17] Tendeva spesso a parare con la mano più lontana rispetto al pallone durante il tuffo, in uno stile simile a quello di Franco Tancredi.[2] Sapeva comandare in modo eccelso la propria difesa.[2][3][18]

Erede designato di Lev Jašin,[3][4][19] è stato spesso definito in termini entusiastici dalla stampa specializzata.[3][20][21][22] Non godeva, tuttavia, di consensi unanimi:[23][24][25][26] Gianni Brera, ad esempio, lo riteneva sovrastimato.[15][27][28]

Carriera[modifica | modifica wikitesto]

Club[modifica | modifica wikitesto]

Spartak Mosca[modifica | modifica wikitesto]

Ad Astrachan', città sul Mar Caspio, dovendo scegliere tra il calcio e il nuoto, Dasaev decide di giocare a calcio da centrocampista, sperando di potersi spostare in attacco,[3] ma divenne portiere perché alla squadra serviva proprio un estremo difensore.[4][13] Nel 1977 si trasferisce dal Volgar' Astrachan allo Spartak Mosca, la squadra del Partito Comunista.[4] Allo Spartak Mosca, Dasaev impara dal tecnico Beskov a rinviare con le braccia per cominciare una nuova azione offensiva che si poteva tramutare in un rapido contropiede.[14] In quest'epoca lo Spartak Mosca lotta spesso con la Dinamo Kiev per il dominio dei campionati sovietici, contribuendo a creare sfide sempre avvincenti.[14][29] Diviene titolare al secondo anno, dopo la promozione nella massima divisione sovietica. Al primo anno mantiene la porta inviolata per 502' tra la decima e la quindicesima giornata del torneo sovietico.[30] A fine stagione Dasaev vince il suo primo campionato sovietico, davanti alla Dinamo Kiev (terza), subendo solo 25 gol in 34 giornate. Nella stagione seguente lo Spartak conclude il torneo in seconda posizione, dietro ai rivali della Dinamo Kiev, e Dasaev subisce 26 gol giocando tutte le sfide di campionato: si migliora tenendo la rete inviolata per otto giornate consecutive tra la seconda e la nona partita di campionato, per un totale di 617'.[31] Al suo terzo anno nella capitale, lo Spartak è nuovamente secondo in campionato, ancora dietro alla Dinamo Kiev di Lobanovski: resta imbattuto nelle prime tre giornate di campionato, subendo un 3-1 alla quarta partita contro la Dinamo Tbilisi.[32] A fine stagione totalizza 40 gol subiti. Nel 1982 salta alcuni incontri e lo Spartak chiude nuovamente alle spalle della Dinamo Kiev (seconda nella graduatoria). Nello stesso anno, in seguito al Mondiale disputato in Spagna, il portiere è l'unico sovietico nominato al Pallone d'oro, raggiungendo la sesta posizione. L'anno seguente gioca tutti i turni di campionato, riuscendo ad avere la porta meno battuta del campionato (25): ciò non basta a garantire il primato alla società del Partito Comunista, che pur restando davanti ai rivali della Dinamo Kiev, sono superati dal Dnepr. Resta imbattuto tra la quarta e la decima giornata (cinque turni, 424') e tra la ventesima e la venticinquesima partita di campionato, per un totale di 470 minuti. Si migliora ulteriormente, rimanendo inviolato anche tra la venticinquesima e la trentaduesima giornata, complessivamente per 591'. Il 6 novembre 1983, all'ultima di campionato s'affrontano il Dnepr e lo Spartak Mosca, con i primi in vantaggio per soli due punti sulla squadra capitolina: nel giro di 6' nella prima frazione di gioco Oleh Taran firma una doppietta per i padroni di casa ma Gladilin, centrocampista offensivo dello Spartak, ristabilisce la parità segnando due reti tra il primo e il secondo tempo; dopo neanche 10' Taran riporta il Dnepr in vantaggio e nel finale Lysenko segna il 4-2 su rigore, consegnando lo scudetto al Dnepr.[33] A fine anno, candidato al Pallone d'oro, risulta sesto in graduatoria, al pari del portiere belga Pfaff. Nel 1984 lo Spartak Mosca sfiora ulteriormente il titolo, raggiungendo il secondo posto, due punti dietro lo Zenit Leningrado. Non subisce reti tra la quarta e la nona giornata di campionato, per un totale di 474 minuti. Rimane inviolato anche tra il ventiseiesimo e il trentunesimo turno, per 440 minuti complessivi.[34] A fine anno rientra per la terza volta consecutiva tra i candidati al Pallone d'oro e, unico sovietico nella lista, raccoglie un solo voto. La stagione successiva vede il successo in campionato da parte della Dinamo Kiev, proprio davanti allo Spartak Mosca: nello scontro diretto, a cinque giornate dalla fine, la Dinamo Kiev (41 punti) affronta lo Spartak (38) a Mosca e vincendo per 2-1 - sale a +5 - ipoteca il titolo. Dasaev è imbattuto tra il diciottesimo e il venticinquesimo incontro, per un totale di 477'.[35] A fine 1985 è nono nella corsa per il Pallone d'oro. Nonostante abbia il secondo miglior attacco (dietro la Dinamo Kiev) e la miglior difesa del campionato, lo Spartak Mosca fallisce nella conquista del titolo sovietico 1986, arrivando dietro il club di Lobanovski e la Dinamo Mosca. Dasaev gioca 24 incontri di campionato. Candidato al Pallone d'oro 1986, giunge sedicesimo. Nel 1987 lo Spartak centra il double campionato-Coppa delle Federazioni sovietiche: il torneo sovietico è vinto con 3 lunghezze di vantaggio sul Dnepr. Nella lista per i candidati al Pallone d'oro arriva ventunesimo. L'anno seguente, ancora titolare, lo Spartak è quarto in campionato (peggior risultato da quando è risalito nella massima serie sovietica): il portiere gioca 27 partite e a fine stagione, dopo aver fortemente voluto lasciare il Paese per diversi anni promuovendo la sua idea di un URSS più democratica,[2] si trasferisce in Spagna. A fine anno, per il settimo e ultimo anno di fila, è fra i papabili al Pallone d'oro, finendo tredicesimo.

In patria, durante tutta la carriera, ottiene un rimborso spese pari a 400 rubli (400 euro odierni) al mese.[3][4]

Siviglia e il declino[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1988, in seguito alle politiche di glasnost e perestrojka volute e promosse da Gorbaciov, Dasaev riesce a lasciare l'URSS per trasferirsi in Spagna grazie a uno dei quattro freeway (una specie di lasciapassare) concessi dal ministero dello Sport sovietico,[36] lasciando moglie e figlia in Unione Sovietica:[3] firma un biennale con il Siviglia, che lo acquista in cambio di 180 milioni di pesetas[2] (altre fonti dicono 2 miliardi di lire),[3] che vanno al governo sovietico, mentre l'ingaggio mensile del portiere è fissato a 150 000 (circa € 900 odierni).[2][3] Ma così facendo perde il posto in Nazionale, rischiando di saltare il Mondiale 1990: in effetti Lobanovski era consapevole del fatto che i calciatori militanti in squadre estere come lo stesso Dasaev, Zavarov, Aleinikov e Khidiatullin avevano cambiato la propria concezione di calcio, perciò aveva deciso di puntare maggiormente sui calciatori che poteva osservare quotidianamente, in particolar modo quelli della sua Dinamo Kiev.[2][14] Dopo Italia 90, il portiere non parlò mai più con il Colonnello, pur non avendoci mai litigato.[2][14]

Il 21 novembre 1988 arriva a Siviglia[4] e al suo passaggio agli andalusi gli abbonamenti del club aumentano fino ad arrivare a 33 000.[37][38] Il 30 novembre successivo esordisce in campionato giocando contro il Real Madrid e la sfida finisce 1-1, una tra le migliori partite giocate da Dasaev nel suo periodo in Spagna.[4] Un paio di settimane più tardi moglie e figlia lo raggiungono a Siviglia ma ritornano quasi subito in patria perché lo stipendio del portiere non basta a mantenere i tre nel paese iberico.[4] Nell'ottobre 1989 si rende protagonista di una prestazione negativa contro il Real Madrid, in una partita persa 5-2 dal Siviglia.[39] Dopo mezza stagione Dasaev continua a collezionare prestazioni molto negative, subendo diverse reti a partita[40][41] e divenendo ben presto il quarto straniero, in un periodo nel quale i club spagnoli potevano schierarne solo tre in campo.[2] Anche a causa di ciò, comincia un periodo di depressione durante il quale Dasaev ha un primo incidente d'auto causato dall'alcol[2][4] (vodka)[3], rompendosi una mano: il Siviglia gli propone di andare giocare in Svizzera, precisamente al San Gallo, ma il sovietico si rifiuta.[2][3][4] Nel marzo 1991 la sua esperienza a Siviglia è considerata fallimentare[42] e a fine stagione, a neanche 34 anni, si ritira.

Nazionale[modifica | modifica wikitesto]

Dasaev (in piedi, primo da sinistra) con la nazionale sovietica nel 1988

È stato uno dei calciatori più rappresentativi della Nazionale sovietica durante gli anni ottanta.[2][3][4][6][43]

Il 5 settembre 1979 esordisce contro la Germania Est, incontro vinto 1-0. Nel 1980 è titolare alle Olimpiadi di Mosca,[29] dove i sovietici superano senza difficoltà il gruppo A e Dasaev subisce un solo gol da Chitalu, attaccante dello Zambia. Ai quarti di finale l'URSS supera il Kuwait (2-1) ma in semifinale si arrende contro la Germania Est (0-1). Il primo agosto, nella finale per il terzo posto, l'Unione Sovietica batte 2-0 la Jugoslavia, ottenendo la medaglia di bronzo. Con Dasaev in campo, l'Unione Sovietica non ha mai perso tra il 26 marzo 1980 e il 14 giugno 1982 (due anni e poco più di tre mesi), giocando 19 incontri internazionali, vincendone 14 e pareggiandone 5. La maggior inviolabilità in partite ufficiali dura dal 3 settembre 1980 al 29 novembre 1981, per un totale di 589'.

Diviene una delle rivelazioni del Mondiale 1982 in Spagna,[2][25] giocando bene contro il Brasile (sfida persa 2-1).[2] L'URSS batte la Nuova Zelanda (3-0) e pareggia contro la Scozia (2-2). Dopo aver passato la prima fase a gironi dietro il Brasile, i sovietici sono inseriti nel primo raggruppamento della seconda fase a gironi: contro Belgio (0-1) e Polonia (0-0) Dasaev tiene la rete inviolata ma ciò non basta a portare l'URSS in semifinale, a causa della differenza reti favorevole alla Polonia (che era a pari punti con l'URSS): il portiere sovietico termina così il suo primo Mondiale, con 5 partite e 4 gol subiti. Il 10 ottobre 1984 gioca il suo primo incontro da capitano con la maglia dell'Unione Sovietica, scendendo in campo contro la Norvegia (1-1), sfida valida per le qualificazioni al Mondiale di Messico '86. Nel 1985, il nuovo governo sovietico capeggiato da Gorbaciov gli consente di andare negli Stati Uniti, cosa che fino ad allora non era stata mai concessa a nessun sovietico: il 25 luglio scende in campo a Pasadena, California, per giocare l'incontro sponsorizzato dall'UNICEF tra America e Resto del Mondo.[4] Per circa un anno tra l'estate 1986 e l'estate 1987 perde la fascia di capitano, tornando ad essere il capitano dell'URSS dal 1987 fino al ritiro. Nel Mondiale 1986, è titolare nella porta sovietica: il primo incontro del gruppo C è vinto contro l'Ungheria (6-0), poi Dasaev gioca anche contro la Francia (1-1), riposando nella terza sfida contro il Canada (2-0), dov'è rimpiazzato da Čanov. I sovietici passano la fase a gironi al primo posto ma ai quarti di finale non basta la tripletta di Belanov per l'URSS, che è estromessa dal Belgio (3-4).

Portiere titolare a Euro 1988, resta imbattuto dopo la prima partita della fase a gironi del gruppo B contro i Paesi Bassi, subendo la prima rete contro l'Irlanda, nella sfida seguente, con un gol ad opera di Ronnie Whelan; nella ripresa, sul punteggio di 1-0, Dasaev esce per due volte consecutive sui piedi dell'avversario Tony Galvin: rimane infortunato a causa di questi episodi, zoppicando per il campo per diversi minuti prima di uscire dal terreno di gioco al 68', sostituto dal secondo portiere Viktor Čanov.[44] A fine partita si scopre che Dasaev ha rimediato una distorsione al ginocchio che potrebbe avergli fatto finire in anticipo la rassegna europea. La Federcalcio sovietica chiede immediatamente di poter convocare un terzo portiere (Židkov o Charin)[45] ma Dasaev si riprende dall'infortunio, potendo essere schierato per le sfide seguenti, che gioca da capitano.[3] Riesce a rientrare per giocare anche la terza e ultima partita della fase a gironi contro l'Inghilterra (vinta 1-3), contribuendo a portare l'Unione Sovietica al primo posto nel raggruppamento, davanti ai Paesi Bassi. In semifinale tiene la rete inviolata contro l'Italia (2-0), salvando un gol su Giannini,[28] ma in finale, nella sconfitta per 2-0 contro l'Olanda ha delle responsabilità sul capolavoro di Marco van Basten,[15][29][46] che da posizione defilata s'inventa un tiro al volo che supera l'estremo difensore sovietico. Il portiere esce dall'Olympiastadion di Monaco di Baviera come uno dei peggiori in campo e a causa di una sua uscita a vuoto l'Olanda sfiora il 3-0 con Frank Rijkaard.[15]

In seguito a questa sconfitta, diviene il simbolo della fine dell'era sovietica (sia sportiva che politica) che da lì a tre anni sarebbe sparita senza ottenere una vittoria di prestigio.[3][4][29] Dopo aver rischiato di perdere il Mondiale 1990 a causa del suo trasferimento a Siviglia,[2][14] nonostante Lobanovski avesse deciso all'ultimo di non convocare Dasaev,[14] il portiere riesce comunque a partecipare per la rassegna di Italia '90, dov'è ancora capitano: dopo aver fornito una prestazione negativa nella prima partita del gruppo B contro la Romania (2-0) - ha le sue responsabilità sul primo gol di Lăcătuș[47] - e in seguito a un suo comportamento scorretto al termine dell'incontro,[48] Lobanovski lo sostituisce con Uvarov e l'ormai ex capitano perde il posto da titolare nell'URSS. Per coincidenza, Dasaev gioca la sua unica ed ultima partita in Nazionale senza la storica scritta "CCCP" sulla maglietta, poiché il ministero dello Sport sovietico aveva deciso di eliminarla.[4] Nel novembre del 1990 è ufficiale il suo allontanamento dalla Nazionale sovietica,[49] per la quale non giocherà più dopo i Mondiali 1990, totalizzando 91 incontri internazionali tra il 1979 e il 1990, 43 dei quali da capitano e 68 gol subiti. Diviene così l'ultimo portiere e anche l'ultimo capitano, in senso storico, dell'URSS.[4]

Dopo il ritiro[modifica | modifica wikitesto]

Tornato in patria poco dopo il ritiro,[3] ha un secondo incidente d'auto a Mosca (sempre causato dall'alcol) andando a sbattere contro un muro: finisce in rianimazione,[4] e dopo un lungo periodo di riabilitazione, da lì a poco la moglie chiede il divorzio, portandosi via anche la figlia.[2] Ritornato in Spagna,[3] Dasaev apre quindi un negozio di articoli sportivi: all'inizio il negozio va bene ma dopo un po' di tempo fallisce e l'ex portiere scompare per diversi anni.[2][3][14] Rintracciato dalla Pravda, si scopre che Dasaev vive in uno stato di povertà, come un vagabondo.[2][3][4] Decide così di tornare in patria, in Russia.[2][3][4] Un amico dello Spartak Mosca lo aiuta a tornare nel mondo del calcio, salvandolo dall'alcol e dalla depressione che ancora lo perseguitavano:[3] Dasaev inizia a fare l'allenatore dei portieri nelle scuole calcio.[2] Ha declinato l'offerta della federazione calcistica della Russia di allenare i portieri della Nazionale: Dasaev chiese di allenare solo i portieri della selezione maggiore, non avendo tempo di seguire tutte le selezioni, ma la federazione aveva bisogno di qualcuno che seguisse tutti i settori.[14]

Dopo il ritiro ha allenato uno dei migliori portieri russi odierni, Igor Akinfeev, già paragonato a Lev Jašin sin da giovane.[50][51][52] In seguito Akinfeev è paragonato a Dasaev stesso.[20] Nel 2005 ha aperto una scuola calcio a Mosca, dov'è il direttore.[14] È uno dei membri del comitato organizzatore dei Mondiali 2018 organizzati dalla Russia.[3]

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

Presenze e reti nei club[modifica | modifica wikitesto]

Stagione Squadra Campionato Coppe nazionali Coppe continentali Totale
Comp Pres Reti Comp Pres Reti Comp Pres Reti Pres Reti
1975 URSS Volgar' Astrachan' VL 1 -? KS - - - - 1 -?
1976 VL 26 -31 KS - - - - 26 -31
1977 VL 30 -? KS - - - - 30 -?
Totale Volgar Astrakhan 57 -31+ - - - - 57 -31+
1978 URSS Spartak Mosca VL 23 -20 KS ? -? - - 23 -20+
1979 VL 34 -23 KS 6 -5 - - 40 -28
1980 VL 34 -25 KS 8 -5 CC 4 -2 46 -32
1981 VL 34 -39 KS 4 -1 CU 6 -9 44 -49
1982 VL 28 -30 KS 3 -2 CU 6 -6 37 -38
1983 VL 34 -25 KS 2 -5 CU 6 -4 40 -34
1984 VL 34 -29 KS+KS[53] 4 -5 CU 8 -9 46 -43
1985 VL 34 -28 KS 2 -3 CU 6 -4 42 -35
1986 VL 34 -25 KS+KF 2+? -5+? CU 6 -4 40+ -34+
1987 VL 29 -21 KS+KF 4+2 -2+-2 CU 4 -8 39 -33
1988 VL 27 -24 KS+KF 4+1 -3+-1 CU 4 -6 36 -34
Totale Spartak Mosca 335 -279 40 -35+ 50 -54 482 -368
1988-1989 Spagna Siviglia PD 24 -28 CR 0 0 - - 24 -28
1989-1990 PD 35 -39 CR 4 -2 - - 39 -41
1990-1991 PD 0 0 CR 0 0 CU 0 0 0 0
Totale Siviglia 59 -67 4 -2 0 0 63 -69
Totale Carriera 451 -377+ 44 -37+ 50 -54 602 -468+

Palmarès[modifica | modifica wikitesto]

Club[modifica | modifica wikitesto]

Spartak Mosca: 1979, 1987
Spartak Mosca: 1987

Individuale[modifica | modifica wikitesto]

1982
  • Portiere sovietico dell'anno: 5[4]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Rinat Dasaev, su calcio.com. URL consultato il 27 marzo 2016.
  2. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z Angelo Carotenuto, Dasaev, la cortina d'acciaio, su carotenuto.blogautore.repubblica.it, 24 maggio 2014. URL consultato il 26 gennaio 2015.
  3. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z aa Rinat Dasaev, il custode della perestrojka, in la Repubblica, 7 giugno 2012. URL consultato il 28 gennaio 2015.
  4. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y Beppe di Corrado, Dasaev, 25 anni dopo, su rivistastudio.com. URL consultato il 29 gennaio 2015.
  5. ^ a b Dasaev, portiere mito dello Spartak Mosca, su corrieredellosport.it, 13 giugno 2011. URL consultato il 29 gennaio 2015 (archiviato dall'url originale l'8 aprile 2016).
  6. ^ a b Fabrizio Bocca, È l'amichevole del grande gelo, in la Repubblica, 20 febbraio 1988. URL consultato il 23 gennaio 2015.
  7. ^ (EN) José Luis Pierrend, IFFHS' World's Best Goalkeeper of the Year 1988, su rsssf.com, 25 gennaio 2000.
  8. ^ (EN) José Luis Pierrend, European Footballer of the Year ("Ballon d'Or"), su rsssf.com, 26 marzo 2005.
  9. ^ (EN) José Luis Pierrend, European Footballer of the Year ("Ballon d'Or") 1983, su rsssf.com, 26 marzo 2005.
  10. ^ Uefa: Vieri e Riva tra i migliori 100 di sempre, su corriere.it, 13 gennaio 2004. URL consultato il 27 gennaio 2015.
  11. ^ Mimmo Carratelli, Quando i portieri avevano il numero 1, in la Repubblica, 29 dicembre 2010. URL consultato il 29 gennaio 2015.
  12. ^ Dasaev vuole l'Italia, in la Repubblica, 11 dicembre 1987. URL consultato il 28 gennaio 2015.
  13. ^ a b c d Emanuela Audisio, 'Europa scusa, stiamo imparando', in la Repubblica, 21 giugno 1988. URL consultato il 28 gennaio 2015.
  14. ^ a b c d e f g h i j k Intervista a Rinat Dasaev, l'indimenticato portiere della nazionale sovietica, su italia.pravda.ru, 18 settembre 2006. URL consultato il 29 gennaio 2015.
  15. ^ a b c d Gianni Brera, Irresistibile Olanda, in la Repubblica, 26 giugno 1988. URL consultato il 28 gennaio 2015.
  16. ^ 'Zavarov in Italia ha perso la testa', in la Repubblica, 14 gennaio 1989. URL consultato il 28 gennaio 2015.
  17. ^ Bruno Bartolozzi, Dida: "Io al Milan? Qualcosa accadrà", in La Gazzetta dello Sport, 6 febbraio 1999. URL consultato il 26 gennaio 2015.
  18. ^ Emanuela Audisio, 'C'eravamo troppo amati senza il calcio alla Pelé', in la Repubblica, 22 febbraio 1986. URL consultato il 29 gennaio 2015.
  19. ^ Tancredi Palmeri, Olanda imbattibile a Euro '88, su gazzetta.it, 8 giugno 2008. URL consultato il 26 gennaio 2015.
  20. ^ a b Andrea Sorrentino, Mou e la squadra, patto di ferro, su repubblica.it, 31 marzo 2010. URL consultato il 28 gennaio 2015.
  21. ^ Rebrov, Voronin e l'ex Milan tutti figli del mito Lobanovski, in la Repubblica, 27 giugno 2006. URL consultato il 29 gennaio 2015.
  22. ^ Eder, il micidiale mancino dei Mondiali del 1982, su corrieredellosport.it, 3 marzo 2011. URL consultato il 29 gennaio 2015 (archiviato dall'url originale il 30 marzo 2014).
  23. ^ Gianni Mura, La zona russa: attaccano tutti, in la Repubblica, 19 giugno 1988. URL consultato il 21 gennaio 2015.
  24. ^ Gianni Mura, Fratelli d'Italia, in la Repubblica, 12 settembre 1987. URL consultato il 28 gennaio 2015.
  25. ^ a b Giuseppe Smorto, Le mie mani per Bearzot, in la Repubblica, 2 febbraio 1986. URL consultato il 29 gennaio 2015.
  26. ^ Così va l'Europa, in la Repubblica, 6 novembre 1987. URL consultato il 28 gennaio 2015.
  27. ^ Gianni Brera, Abbracciati a Vialli, in la Repubblica, 21 febbraio 1988. URL consultato il 26 gennaio 2015.
  28. ^ a b Gianni Brera, La rivoluzione è rimandata, in la Repubblica, 28 giugno 1988. URL consultato il 28 gennaio 2015.
  29. ^ a b c d Oreste Giannetta, Tanti auguri a... Rinat Dasaev, su tuttomondiali.it, 13 giugno 2014. URL consultato il 29 gennaio 2015.
  30. ^ (EN) Soviet Union 1979, su rsssf.com.
  31. ^ (EN) Soviet Union 1980, su rsssf.com.
  32. ^ (EN) Soviet Union 1981, su rsssf.com.
  33. ^ (EN) Soviet Union 1983, su rsssf.com.
  34. ^ (EN) Soviet Union 1984, su rsssf.com.
  35. ^ (EN) Soviet Union 1985, su rsssf.com.
  36. ^ Licia Granello, In fila per un sovietico la Juve vuole Protassov, in la Repubblica, 2 luglio 1988. URL consultato il 21 gennaio 2015.
  37. ^ NOINDC, in Corriere della Sera, 26 settembre 1992, p. 41. (archiviato dall'url originale il 24 luglio 2015).
  38. ^ Tutto Diego peseta per peseta, in Corriere della Sera, 29 settembre 1992.
  39. ^ Gli spagnoli si caricano 'lo stadio deve aiutarci', in la Repubblica, 31 ottobre 1989. URL consultato il 28 gennaio 2015.
  40. ^ Gianni Mura, Compagni ingrati, in la Repubblica, 15 gennaio 1989. URL consultato il 28 gennaio 2015.
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  42. ^ Fulvio Bianchi, Importati e bocciati, in la Repubblica, 13 marzo 1991. URL consultato il 28 gennaio 2015.
  43. ^ Massimo Perrone, Chi ha le mani sul Mundial?, in la Repubblica, 28 marzo 1986. URL consultato il 29 gennaio 2015.
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  45. ^ L'URSS perde Dasaev, in la Repubblica, 17 giugno 1988. URL consultato il 28 gennaio 2015.
  46. ^ Gianni Mura, Maradona Roby e gli altri È la fantasia di fine secolo, in la Repubblica, 19 gennaio 1999. URL consultato il 28 gennaio 2015.
  47. ^ Corrado Sannucci, 'Giovani e vecchi insieme a fondo', in la Repubblica, 10 giugno 1990. URL consultato il 29 gennaio 2015.
  48. ^ L'URSS è logora ma ha un'anima, in la Repubblica, 13 giugno 1990. URL consultato il 29 gennaio 2015.
  49. ^ Mikhailichenko sta meglio, guiderà lui la nuova URSS, in la Repubblica, 3 novembre 1990. URL consultato il 28 gennaio 2015.
  50. ^ Valerio Clari, Inter, non ti distrarre Tutte le insidie del Cska, su gazzetta.it, 6 aprile 2010. URL consultato il 26 gennaio 2015.
  51. ^ Igor Akinfeev, su corriere.it. URL consultato il 26 gennaio 2015.
  52. ^ Fabio Monti, Akinfeev, l'erede di Yashin Vince con il Cska Mosca e vuole restare in Russia, in Corriere della Sera, 20 maggio 2005. (archiviato dall'url originale il 16 novembre 2015).
  53. ^ In quella stagione furono disputate due edizioni della Coppa dell'URSS.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • (DEENIT) Rinat Dasaev, su Transfermarkt.it, Transfermarkt GmbH & Co. KG. (allenatore)
  • (DEENIT) Rinat Dasaev, su Transfermarkt.it, Transfermarkt GmbH & Co. KG. (giocatore)
  • (ENDEFRESAR) Rinat Dasaev, su FIFA.com, FIFA. Modifica su Wikidata
  • (EN) Rinat Dasaev, su national-football-teams.com, National Football Teams. Modifica su Wikidata
  • (DEENIT) Rinat Dasaev, su transfermarkt.it (calciatore), Transfermarkt GmbH & Co. KG. Modifica su Wikidata
  • (DEENIT) Rinat Dasaev, su transfermarkt.it (allenatore), Transfermarkt GmbH & Co. KG. Modifica su Wikidata
  • Rinat Dasaev, su calcio.com, HEIM:SPIEL Medien GmbH. Modifica su Wikidata
  • (DE) Rinat Dasaev, su fussballdaten.de, Fussballdaten Verlags GmbH. Modifica su Wikidata
  • (ENRUCS) Rinat Dasaev, su eu-football.info. Modifica su Wikidata
  • (EN) Rinat Dasaev, su sports-reference.com, Sports Reference LLC. Modifica su Wikidata