Portobuffolè

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Portobuffolè
comune
Portobuffolè – Stemma
Portobuffolè – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Veneto-Stemma.png Veneto
Provincia Provincia di Treviso-Stemma.png Treviso
Amministrazione
Sindaco Andrea Sebastiano Susana (Lega Nord-liste civiche) dal 16/05/2011
Territorio
Coordinate 45°51′13″N 12°32′18″E / 45.853611°N 12.538333°E45.853611; 12.538333 (Portobuffolè)Coordinate: 45°51′13″N 12°32′18″E / 45.853611°N 12.538333°E45.853611; 12.538333 (Portobuffolè)
Altitudine 10 m s.l.m.
Superficie 5,08 km²
Abitanti 780[2] (30-4-2014)
Densità 153,54 ab./km²
Frazioni Faè, Ronche, Settimo[1]
Comuni confinanti Brugnera (PN), Gaiarine, Mansuè, Prata di Pordenone (PN)
Altre informazioni
Cod. postale 31040
Prefisso 0422
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 026060
Cod. catastale G909
Targa TV
Cl. sismica zona 3 (sismicità bassa)
Cl. climatica zona E, 2 382 GG[3]
Nome abitanti portobuffolesi o portuensi
Patrono san Marco evangelista
Giorno festivo 25 aprile
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Portobuffolè
Il territorio comunale nella provincia di Treviso.
Il territorio comunale nella provincia di Treviso.
Sito istituzionale

Portobuffolè è un comune italiano di 780 abitanti[2] della provincia di Treviso in Veneto.

È il più piccolo comune della provincia in termini sia di popolazione che di superficie. Nonostante le dimensioni, Portobuffolè è un autentico gioiello dal punto di vista storico-artistico.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Al confine con il Friuli-Venezia Giulia, è uno dei pochi comuni della provincia a estendersi su entrambe le rive del fiume Livenza. In particolare, il capoluogo, Ronche e Settimo si dispongono presso un'ansa alla sinistra del fiume, mentre alla destra si trova Faè. Altri corsi d'acqua degni di nota sono il Resteggia e il Rasego: entrambi affluenti di destra del Livenza, segnano rispettivamente i confini con Gaiarine e con Mansuè.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Si ritiene che l'insediamento più antico della zona fosse la frazione Settimo. L'antica Septimum de Liquentia (in riferimento alle sette miglia che la distanziavano da Oderzo) era un modesto villaggio rurale sorto nel III secolo a.C. sulla riva sinistra del Livenza. La tradizione la ricorda nell'ambito della traslazione del corpo di San Tiziano di Oderzo (VII secolo d.C.), ma fondamentale è un documento del 997: è un contratto di affitto tra il vescovo di Ceneda Sicardo e il doge Pietro II Orseolo in cui si cita il "castro et portu...in loco Septimo", provando l'esistenza di un luogo fortificato e di un porto fluviale.

L'attuale toponimo compare in uno scritto successivo in cui è citato il "Castellarium Portus Buvoledi". Secondo il Marchesan, deriverebbe dal termine bova, che in latino medievale significa "canale".

Il medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Conferma della sua importanza strategica, durante l'epoca feudale il castello passò sotto il controllo di numerose autorità, sia signorili che religiose. Forse all'inizio fu dei Carraresi, essendo poi del Patriarca di Aquileia. Dal 908 l'imperatore Berengario lo donò al vescovo di Ceneda Ripalto.

Nel 1166 il centro cadde nell'orbita del comune di Treviso, ma nel 1242 tornò sotto Ceneda. La bastia venne quindi distrutta dal trevigiano Gerardo de' Castelli, per poi essere ripresa e restaurata dai vescovi.

Il 2 ottobre 1307 Portobuffolè è assegnato a Tolberto da Camino, marito della nota Gaia. Ma le dispute non cessarono: nel 1336 Samaritana Malatesta, seconda moglie di Tolberto, riuscì a riprendere il controllo del castello con l'appoggio dei Veneziani, dopo le minacce dei parenti del marito.

La Serenissima[modifica | modifica wikitesto]

Questo evento aprì le porte della città alla Serenissima e il 4 aprile 1339 viene dichiarata parte della Repubblica. Dopo la parentesi della guerra di Chioggia con il dominio carrarese, Portobuffolè attraversò il suo periodo d'oro: divenne sede di una podesteria e ottenne un Consiglio Civico, un Consiglio Popolare e un Ordine dei Nobili; al contempo, si affermava come importante centro commerciale e culturale.

I domini francese e austriaco[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1797 Portobuffolè fu controllato dalla Francia rivoluzionaria che aveva invaso il Veneto. Divenne sede di comune e, a capo di un'ampia giurisdizione, manteneva il suo ruolo di importanza essendovi istituito un tribunale civile e criminale.

La situazione durò pochi mesi poiché, con il trattato di Campoformio, la Repubblica di Venezia cadeva definitivamente e i suoi territori passavano all'Arciducato d'Austria, per poi tornare francesi nel 1806. L'importanza della cittadina cominciò a declinare: perse il tribunale e la giurisdizione sul distretto.

Tornata definitivamente austriaca nel 1815 (Regno Lombardo-Veneto), tra il 1816 e il 1826 la frazione di Settimo fu ricompresa nel limitrofo comune di Brugnera.

Dall'Unità d'Italia ad oggi[modifica | modifica wikitesto]

Il 15 luglio 1866 a Portobuffolè giungeva il primo manipolo di soldati italiani: è l'entrata della cittadina nel Regno d'Italia.

Nel Novecento la popolazione subì i lutti delle due guerre mondiali e del fascismo. Terra di emigrazione, solo dal secondo dopoguerra si ebbe un periodo di fioritura economica che fecero di Portobuffolè un centro nevralgico per l'industria del mobile. Il paese dovette soffrire infine le distruzioni delle alluvioni del 1965-66[4].

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Duomo di Portobuffolè.

Portobuffolè è dal 2001 Bandiera arancione del Touring Club Italiano.

Da vedere la presunta casa di Gaia da Camino (oggi Museo del ciclismo "Alto Livenza"), la Porta Friuli e il Duomo, ex sinagoga.

Ville venete[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito è riportato un elenco delle ville venete presenti sul territorio comunale di Portobuffolè:

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[7]

Nel 2007[8] i nati sono stati 9 (10,8‰), i morti 6 (7,2‰) con un incremento naturale di 3 unità rispetto al 2006 (3,6‰). Le famiglie contano in media 2,6 componenti.

Il 31 dicembre 2007 su una popolazione di 835 abitanti si contavano 113 stranieri (13,5%); dei nati, 3 erano stranieri (33,3% del totale); l'etnia più consistente è quella rumena (55 unità), seguita da quelle albanese (21), indiana (10) e maghrebina (11).

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Persone legate a Portobuffolè[modifica | modifica wikitesto]

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

La seconda domenica del mese, Portobuffolè ospita un mercatino dell'antiquariato frequentato da espositori provenienti sia dal Veneto che dal Friuli.

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Frazioni[modifica | modifica wikitesto]

Lo statuto comunale cita altre tre località oltre al capoluogo.

Faè[modifica | modifica wikitesto]

Località rurale alla destra del Livenza, si colloca lungo la strada via Faè-via Bastie. Al confine con Mansuè è sorta una piccola zona industriale.

Ronche[modifica | modifica wikitesto]

Altra borgatella di campagna all'estremità orientale del comune, lungo la via omonima e al confine con Prata di Pordenone.

Settimo[modifica | modifica wikitesto]

Rappresenta oggi l'insediamento principale, posto subito a nord del capoluogo e sviluppatosi prevalentemente alla destra (andando verso il Friuli) della SP 50. Vi sorgono le uniche due ville venete del Comune: villa Turon e villa Giustinian.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Comune di Portobuffolè - Statuto.
  2. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 30 aprile 2014.
  3. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  4. ^ Storia di Portobuffolè dal sito del Comune.
  5. ^ Scheda della villa nel sito dell'Istituto Regionale Ville Venete
  6. ^ Scheda della villa nel sito dell'Istituto Regionale Ville Venete
  7. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  8. ^ Fonte dal sito: demo.istat.it

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Radzick Salomone G. Portobuffolè Ed. La Giuntina (1984)

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Veneto Portale Veneto: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Veneto