Sindrome da fatica cronica

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Sindrome da fatica cronica
Malattia rara
Classificazione e risorse esterne (EN)
ICD-9-CM 780.71
ICD-10 G93.3 e R53.82
MeSH D015673
MedlinePlus 001244
eMedicine 235980
Sinonimi
sindrome della fatica cronica
sindrome della stanchezza cronica
encefalomielite mialgica
CFS
sindrome da fatica post-virale
sindrome da fatica post-infettiva
sindrome da fatica post-influenzale

La sindrome da fatica cronica (in lingua inglese chronic fatigue syndrome, sigla CFS) è, come definita nel dicembre 1994 da un apposito gruppo internazionale di studio, una sindrome caratterizzata da stanchezza e affaticamento cronici.

È una patologia debilitante ed invalidante a tutti gli effetti: cambia lo stile di vita ed il modo di relazionarsi con gli altri e può portare a stati di depressione, di tipo secondario. Pur essendo diffusa, la difficoltà di diagnosi certa la rende classificabile come malattia rara. Circa 1 milione (lo 0,3-0,4 %) di persone nella popolazione statunitense ne soffrirebbe, ma l'80 % dei casi non sono certificati o individuati.[1]

La CFS è affine alla fibromialgia (oltre che alla sindrome da sensibilità chimica multipla), con la differenza che questa presenta la sintomatologia dolorosa come dominante e l'astenia come secondaria, mentre la CFS presenta l'astenia come sintomo principale e il dolore nei sintomi secondari.

Non essendo chiara l'origine (è ipotizzato che sia una malattia autoimmune o multifattoriale) e, non essendoci marcatori biologici ed esami specifici, è difficile da identificare come un'entità nosografica singola, fungendo talvolta come "termine ombrello".[2]

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Vari disturbi correlati al sistema nervoso sono stati rilevati da tempo (come la cosiddetta sindrome di Los Angeles del 1936), ma non avevano ancora trovato una collocazione specifica nell'ambito della medicina per la difficoltà di trovare riscontri fisiologici precisi, contro pregiudizi culturali ancora molto diffusi.

Nel 1960 lo psicologo Pierre Daco individuava il disturbo soprattutto nelle sue componenti sociali, osservando come la civiltà industriale moderna tenda a «[...] moralizzare la fatica stessa, e non siamo lontani dal considerarla una riprovevole mancanza di volontà»; Daco dimostra come quello che è in realtà un disturbo fisiologico sia imputato a una mancanza di volontà da parte della persona, ritenuta moralmente responsabile delle sue scelte e per questo condannata.

Lo studioso condannava le discriminazioni sociali della patologia sul posto di lavoro e in famiglia, [3] poiché spesso accadeva che il malato fosse bollato come "pigro" proprio da coloro che, pur in buona fede, si "sforzavano" di aiutarlo, ottenendo però il risultato di farlo sentire emarginato.

Sebbene oggi sia stata classificata dall’Organizzazione mondiale della sanità sotto le malattie del sistema nervoso,[4] l’eziologia della CFS è al momento sconosciuta.

Epidemiologia[modifica | modifica wikitesto]

La sindrome ricorre prevalentemente in individui giovani o di mezza età, con una prevalenza delle donne sugli uomini di 1.8[5], ma può presentarsi in bambini; molto raramente si presenta la prima volta in soggetti di età avanzata, che invece soffrono già di indebolimento a causa dell'età.

Caratteristiche e sintomi[modifica | modifica wikitesto]

Bisogna ricordare inoltre che ogni individuo reagisce in modo diverso alla malattia e può sviluppare un alto numero di sintomi. Può comparire o esacerbarsi (spesso temporaneamente) anche dopo un'influenza e talvolta in comorbilità con la fibromialgia.

Essa presenta una gamma di anormalità neurologiche, immunologiche e del sistema endocrino, che spesso riducono (almeno all'esordio e nelle fasi acute) la capacità lavorativa del soggetto del 50 % o più, a causa della debolezza generale e della facilità a stancarsi. Generalmente ricorrono:

  • fatica cronica (es. astenia, sia generalizzata sia in zone specifiche) persistente per almeno 6 mesi che non è alleviata da riposo, che si esacerba con piccoli sforzi e che provoca una sostanziale riduzione dei livelli precedenti delle attività occupazionali, sociali o personali;
  • presenza regolare di quattro o più dei seguenti sintomi, anche questi per almeno 6 mesi:
  1. disturbi della memoria e della concentrazione tali da ridurre i precedenti livelli di attività occupazionale e personale;
  2. faringite;
  3. dolori delle ghiandole linfonodali cervicali e ascellari;
  4. dolori muscolari e delle articolazioni senza infiammazioni o rigonfiamento delle stesse;
  5. cefalea di tipo diverso da quella presente eventualmente in passato:
  6. sonno non ristoratore;
  7. debolezza post-esercizio fisico, che perdura per almeno 24 ore.

Altri sintomi: parestesia, acufeni, problemi di equilibrio, neuropatia, disturbi respiratori, crampi, atassia, tremore, fascicolazioni, sintomi simil-influenzali, sudore notturno[6], febbre, vista offuscata, problemi intestinali, confusione, dispepsia, aumento di peso, insofferenza al caldo, al freddo e all'umidità.

Ci si può riferire al disturbo anche come a sindrome da fatica post-virale (PVFS dall'inglese post-viral fatigue syndrome, quando la condizione si manifesta in seguito a una malattia di tipo influenzale), encefalomielite mialgica (myalgic encephalomyelitis o ME).

Diagnosi[modifica | modifica wikitesto]

Non esiste alcun marcatore biologico o test di laboratorio che identifichi la sindrome o le patologie affini, per cui la diagnosi è spesso sintomatica e differenziale.

Diagnosi differenziale[modifica | modifica wikitesto]

Verranno escluse le seguenti sindromi, con visita neurologica, ortopedica e altri esami come l'elettromiografia, se necessari[7]:

Comorbilità[modifica | modifica wikitesto]

Può comparire assieme alle seguenti patologie[8]:

Eziologia[modifica | modifica wikitesto]

La vera eziologia è tuttora sconosciuta. Le cause di questa sindrome, diffusa senza un concreto discriminante in tutto il mondo, sono tuttora oggetto di studio. Sono ipotizzati modelli multifattoriali; ad esempio, aspetti genetici ed ambientali, situazioni come un'intossicazione chimica, infezioni virali come l'Epstein-Barr o altri, quali ad esempio infezioni batteriche da Streptococcus pyogenes A, chiamato anche streptococco β emolitico di gruppo A (ritenuto anche causa di reumatismi e disturbi neuropsichiatrici detti PANDAS, che sono correlati al disturbo ossessivo-compulsivo, alla corea di Sydenham e alla sindrome di Tourette, nonché da taluni ritenuto avere perfino un collegamento con forme leggere di autismo, come la sindrome di Asperger[10]), si ipotizza che potrebbero attivare sintomi tipici della CFS. Un'ipotesi autoimmune, con l'attività degli anticorpi rivolta contro il sistema nervoso ed endocrino e contro le fibre muscolari - anche a causa di una permanenza lunga di virus e batteri a bassa intensità nell'organismo - è pertanto ritenuta assai probabile.[6]

Prognosi e trattamento[modifica | modifica wikitesto]

La CFS è una malattia cronica. Non essendo stata ancora accertata una causa scatenante non vi è, ad oggi, una cura che non sia il mero controllo dei sintomi; tuttavia, vi sono cure sperimentali, come alcuni immunomodulatori (timopentina), che sembrano aver dato significativi miglioramenti della malattia rispetto a un campione che non ha assunto il farmaco; altri farmaci sperimentati sono immunoglobuline ad alte dosi, magnesio, acetilcarnitina, antivirali come amantadina e aciclovir.[7]

Comunemente vengono molto usati farmaci anti-sintomatici per contrastare rispettivamente i sintomi più invalidanti, come gli antidolorifici e gli antinfiammatori contro i dolori, e gli stimolanti contro la difficoltà di concentrazione e l'astenia. Talvolta anche i miorilassanti, gli integratori, la fisioterapia, i cortisonici, il riposo e una moderata ginnastica possono aiutare. Anche la psicoterapia può inoltre sostenere nel superare le difficoltà psicologiche legate alla condizione fisica.[7]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ "Chronic Fatigue Syndrome Basic Facts". Centers for Disease Control and Prevention. May 9, 2006.
  2. ^ La sindrome della fatica cronica in medicina
  3. ^ Pierre Daco, Les prodigieuses victoires de la psychologie moderne, Verviers, Marabout, 1960. ISBN 2-501-00151-6.Tr. it. Che cos'è la psicologia di Angelo Toninelli e Liliana Basile, Milano, Rizzoli, 15a ed. 1999, cap. 2, pp. 12-19. ISBN 88-17-11552-5. 4a ed. Collana BUR: 2006. ISBN 88-17-10766-2; ISBN 978-88-17-10766-2.
  4. ^ (EN) World Health Organization: ICD-10. URL consultato il 24 gennaio 2011.
  5. ^ why-is-the-prevalence-of-chronic-fatigue-syndrome-higher-in-women-than-in-men.
  6. ^ a b Sindrome da stanchezza cronica (CFS)
  7. ^ a b c CFS o sindrome da stanchezza cronica
  8. ^ Sintomi e comorbidità della fibromialgia
  9. ^ Roberto Patarca Montero, Kenny De Meirleir, Chronic Fatigue Syndrome: Critical Reviews and Clinical Advances; What Does the Research Say?, CRC Press, 2000, pag. 122
  10. ^ Sindrome di Tourette: quando il cervello è irriverente

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]