Sindrome da fatica cronica

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Sindrome da fatica cronica
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Un nastro blu è stato scelto come simbolo internazionale della lotta alla CFS.
Malattia rara
Specialità neurologia
Classificazione e risorse esterne (EN)
ICD-9-CM 780.71
ICD-10 R53.82 e G93.3
MeSH D015673
MedlinePlus 001244
eMedicine 235980
Sinonimi
Sindrome da fatica cronica
Sindrome della stanchezza cronica
Encefalomielite mialgica
CFS/ME
Sindrome da fatica post-virale
Sindrome da fatica post-infettiva
Sindrome da fatica post-influenzale
SEID

La Sindrome da fatica cronica (in inglese Chronic Fatigue Syndrome, sigla CFS), anche detta Encefalomielite mialgica o Malattia da intolleranza sistemica allo sforzo (Systemic exertion intolerance disease - SEID) comunemente indicata come CFS/ME, viene descritta da un rapporto dell'Institute of Medicine (IOM) pubblicato nel febbraio 2015[1] come una «malattia sistemica, complessa, cronica e grave», caratterizzata da una profonda stanchezza, disfunzioni cognitive, alterazioni del sonno, manifestazioni autonomiche, dolore e altri sintomi, che sono peggiorati da uno sforzo di qualsiasi tipo.

Il Centers for Disease Control and Prevention (CDC)[2] la riconosce come una malattia devastante e complessa che comporta una fatica schiacciante e una miriade di altri sintomi che non vengono migliorati dal riposo e che possono peggiorare dopo l'attività fisica o uno sforzo mentale, nonché una riduzione sostanziale del livello di attività dei pazienti rispetto a quello che potevano sostenere prima di ammalarsi. Oltre al grave affaticamento, gli altri sintomi includono frequentemente dolori muscolari, problemi di memoria o di concentrazione mentale, insonnia e malessere post-sforzo che dura più di 24 ore.

Essa colpisce in prevalenza le donne e può colpire anche bambini e adolescenti[3].

Come il già citato rapporto dello IOM, anche una ricerca europea[4] ha dimostrato che i pazienti di CFS/ME patiscono una peggiore qualità della vita rispetto ai malati di molte gravi patologie più conosciute. Questo può spiegare perché, sebbene il tasso di mortalità naturale nella CFS non sia superiore rispetto a quello della popolazione sana, la malattia comporti un aumento di 7 volte nel rischio di suicidi[5].

Ogni anno il 12 maggio ricorre la Giornata Mondiale della CFS.[6]

Definizioni, linee guida e ricerca[modifica | modifica wikitesto]

Secondo il rapporto dello IOM[1] del 2015, per la diagnosi di CFS il paziente deve presentare da almeno 6 mesi una profonda fatica, con una riduzione significativa delle proprie funzionalità, un malessere che aumenta dopo qualunque sforzo (fisico, intellettivo o emozionale), sonno non ristoratore e almeno uno dei due seguenti disturbi: disfunzioni cognitive e/o intolleranza ortostatica.[7]

Secondo il CDC[2] ci sono diverse definizioni dei casi di CFS e tutte richiedono la fatica come uno dei sintomi. CDC utilizza la definizione di CFS del 1994 (Fukuda[8]) che richiede che vi sia un grave affaticamento cronico per 6 o più mesi consecutivi non legato a uno sforzo in corso o ad altre condizioni mediche associate a fatica, che la fatica interferisca significativamente con le attività quotidiane e il lavoro e che nei 6 o più mesi consecutivi siano apparsi e persistiti o si siano più volte ripresentati 4 o più dei seguenti sintomi: sonno non ristoratore, malessere post-sforzo che dura più di 24 ore, una significativa compromissione della memoria a breve termine o della concentrazione, dolore muscolare, dolore alle articolazioni senza gonfiore o rossore, mal di testa di tipo o gravità insoliti, linfoadenopatia del collo o dell'ascella, un mal di gola frequente o ricorrente.

Negli corso degli anni si sono succedute numerose definizioni e linee guida per la malattia, tra cui le Linee guida Canadesi e i Criteri Internazionali di Consenso[9], di cui sono disponibili anche delle traduzioni autorizzate in Italiano[10].

Su dette basi, nel 2014 sono state redatte anche delle linee guida italiane a cura dell'AGENAS[11].

La pubblicazione nel febbraio 2015 del già citato documento dello IOM, che raccomandava nuovi criteri diagnostici e un nuovo nome (SEID) per la CFS/ME, ha dato nuovo slancio all'impegno sulla CFS, a livello universitario e anche economico[12], con un notevole incremento degli sforzi negli USA[13][14] e altrove[15][16] e un forte impulso alla ricerca e alle pubblicazioni in materia da parte della comunità scientifica internazionale, scatenando una sorta di competizione nel found-raising e nella ricerca di biomarcatori oggettivi[17][18].

Recenti pubblicazioni in tutto il mondo confermano e attestano robuste evidenze scientifiche che qualificano la malattia come biologica e non psicologica[19][20][21][22][23][24][25].

Questo dovrebbe mettere finalmente fine all'annosa diatriba, causa di frustrazione aggiuntiva per i pazienti, legata al fatto che la CFS non mostra particolari segni esteriori nei pazienti e può essere facilmente confusa con sindromi d'ansia o depressione, con cui condivide alcune caratteristiche biologiche, pur essendo una malattia completamente distinta e indipendente[26].

L'Istituto di Medicina ha respinto l'idea che si tratti di una malattia psichiatrica[27]. Purtroppo l'equivoco è stato alimentato da un controverso studio britannico denominato "PACE Trial"[28] pubblicato su The Lancet nel 2011 e Psychological Medicine nel 2013, che è stato contestato dalla comunità scientifica e dalle organizzazioni dei pazienti anche attraverso le vie legali, mediante ricorso al Freedom of Information Act, e qualificato come un caso esemplare di "bad science"[29] che ha fuorviato milioni di pazienti[30]. La diatriba prosegue comunque in aperta contrapposizione[31] tra medici ricercatori esperti di CFS e gli psichiatri autori dello studio, sebbene il tribunale abbia respinto anche il loro ricorso in appello[32].

Ci si può aspettare una svolta fondamentale nell'approccio alla malattia a seguito delle recenti scoperte di potenziali marcatori della CFS, negli Stati Uniti - a livello plasmatico[33][34], cerebrospinale[35], microbiologico[36] - ma anche in Australia[37], nel Regno Unito[38], in Canada[39] e in Giappone[40].

L'Università Australiana di Griffith ha annunciato una scoperta che potrebbe aiutare a illuminare le cause della malattia, avendo individuato un nuovo recettore del sistema immunitario, importante per il movimento del calcio all'interno delle cellule, che risulterebbe significativamente ridotto nei pazienti con CFS/ME[41].

Recentemente la ricerca sulla CFS si sta focalizzando in modo particolare sulla microbiologia[42] e sul ruolo della permeabilità, della disbiosi e del microbiota intestinali[43][36][44][45], suggerendo anche percorsi terapeutici correlati, alcuni peraltro sperimentati pionieristicamente in Australia con risultati, pubblicati nel 2012[46], persino più incoraggianti del tradizionale approccio farmacologico[47].

Nell'agosto 2016 la National Academy of Science ha pubblicato una ricerca[34] dell'University of California di San Diego che indica che, nonostante le diverse forme di CFS e i diversi fattori scatenanti, la risposta metabolica cellulare è la stessa in tutti i pazienti ed è simile allo “stato Dauer” che si osserva in alcuni organismi e che entra in gioco quando stress ambientali innescano un rallentamento del metabolismo per consentire la sopravvivenza in condizioni che altrimenti potrebbero causare la morte delle cellule.

Nel febbraio 2017 una ricerca americana ha fornito una prova neurofisiologica oggettiva del fenomeno del malessere post-sforzo[48]

La CFS viene altresì indagata come malattia associata a sensibilità ambientale. In questo ambito una ricerca italo-russa ha evidenziato varianti genetiche specifiche per i pazienti di Fibromialgia e CFS connesse alla mediazione dell'ossido d'azoto[49].

Anche le ricerche compiute in ambito civile e militare inerenti alla Sindrome della Guerra del Golfo - che di fatto si manifesta in forma di CFS, Fibromialgia, Sindrome dell'intestino irritabile, dispepsia funzionale o altri disordini funzionali dell'apparato gastroenterico[50] - evidenziano possibili compromissioni di tipo mitocondriale[51] e chimico-tossicologico[52].

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La CFS può gravemente compromettere la capacità dei pazienti di condurre una vita normale.

Molte persone con CFS hanno difficoltà a completare le attività quotidiane e almeno un quarto di esse è stata obbligata a letto per tempi prolungati a causa della malattia. La malattia può quindi avere ricadute sociali importanti per quanto riguarda il mondo del lavoro o delle attività professionali in generale, dato che può indurre ad assenza dal posto di lavoro o al vero e proprio isolamento sociale.

Tuttavia, molti lottano con i sintomi per anni prima di ricevere una diagnosi. Secondo il rapporto dello IOM[1], infatti, molti operatori sanitari sono stati a lungo scettici circa la gravità della CFS/ME, scambiandola erroneamente con un disturbo psicologico affine all'ipocondria o alla depressione e non considerandola come una vera patologia. Da qui la sollecitazione dello IOM a informare sempre più i sanitari sul riconoscimento della CFS/ME come una grave malattia che richiede diagnosi e cure adeguate e tempestive, proponendo anche una nuova denominazione, SEID (Systemic Exertion Intolerance Disease), che la qualifica come "Malattia da intolleranza sistemica allo sforzo".

Queste raccomandazioni valgono tanto più in Italia, dove la malattia non è tuttora riconosciuta, salvo rarissime eccezioni[53], e bisogna ringraziare soprattutto le associazioni dei malati[54][55][56][57] se in questo Paese si parla di CFS.

Il rapporto dello IOM valuta tra gli 836 mila i 2,5 milioni il numero dei malati di ME/CFS negli Stati Uniti d'America e tra i 17 e i 24 miliardi di dollari annui la ricaduta economica in termini di costi della malattia.

Essendo una malattia multifattoriale e non essendoci ancora marcatori biologici ed esami specifici universalmente acclarati, la CFS è difficile da identificare come un'entità nosografica singola e alcuni ricercatori la considerano come un "termine ombrello" per una grande varietà di malattie sottostanti, che possono andare dall'ansia correlata a intolleranza all'esercizio, a molte altre che consistono in danni neurologici o mitocondriali, insufficiente produzione di energia o disfunzioni autoimmuni[58].

La CFS è frequentemente associata alla fibromialgia (oltre che alla sindrome da sensibilità chimica multipla). Può avere associazione anche con la SFB (sindrome delle fascicolazioni benigne)[59][60][61].

Ci si può riferire al disturbo anche come a sindrome da fatica post-virale (PVFS dall'inglese post-viral fatigue syndrome, quando la condizione si manifesta in seguito a una malattia di tipo influenzale), Encefalomielite Mialgica (Myalgic Encephalomyelitis o ME).

Caratteristiche e sintomi[modifica | modifica wikitesto]

Ogni individuo reagisce in modo diverso alla malattia e può sviluppare un alto numero di sintomi. Può comparire o esacerbarsi (spesso temporaneamente) anche dopo un'influenza e talvolta in comorbilità con la fibromialgia.

Essa presenta una gamma di anormalità neurologiche, immunologiche e del sistema endocrino, che spesso riducono (almeno all'esordio e nelle fasi acute) la capacità lavorativa del soggetto del 50% o più, a causa della debolezza generale e della facilità a stancarsi. Generalmente ricorrono:

  • fatica cronica (es. astenia, sia generalizzata sia in zone specifiche) persistente per almeno 6 mesi che non è alleviata da riposo, che si esacerba con piccoli sforzi e che provoca una sostanziale riduzione dei livelli precedenti delle attività occupazionali, sociali o personali;
  • presenza regolare di quattro o più dei seguenti sintomi, anche questi per almeno 6 mesi:
  1. disturbi della memoria e della concentrazione tali da ridurre i precedenti livelli di attività occupazionale e personale;
  2. faringite;
  3. dolori delle ghiandole linfonodali cervicali e ascellari;
  4. dolori muscolari e delle articolazioni senza infiammazioni o rigonfiamento delle stesse;
  5. cefalea di tipo diverso da quella presente eventualmente in passato;
  6. sonno non ristoratore;
  7. debolezza post-esercizio fisico, che perdura per almeno 24 ore.

Altri sintomi: parestesia, acufeni, problemi di equilibrio, sintomi che imitano la neuropatia (dolori e parestesie in alcune innervazioni, come nella sindrome del tunnel carpale o la sindrome del tunnel cubitale), disturbi respiratori, crampi, spasmi, atassia, tremore, fascicolazioni, mioclonia, sintomi simil-influenzali, sudore notturno[62], febbre, vista offuscata, problemi intestinali, problemi ginecologici, confusione, dispepsia, aumento di peso, insofferenza al caldo, al freddo e all'umidità.

Epidemiologia[modifica | modifica wikitesto]

La sindrome ricorre prevalentemente in individui giovani o di mezza età, con una prevalenza delle donne sugli uomini di 1.8[63], ma può presentarsi in bambini; molto raramente si presenta la prima volta in soggetti di età avanzata, che invece soffrono già di indebolimento a causa dell'età.

Diagnosi[modifica | modifica wikitesto]

Non esiste ancora alcun marcatore biologico o test di laboratorio universalmente acclarato che identifichi con certezza la sindrome o le patologie affini, per cui la diagnosi è spesso sintomatica e differenziale. Solo di recente sono stati individuati diversi possibili marcatori biologici. Lo IOM nel suo rapporto del 2015 ha definito nuove caratterizzazioni diagnostiche. Agli esami non risultano solitamente alterazioni di marcatori normali come il CPK, e all'elettromiografia non sono presenti segni di denervazione, al massimo di sofferenza muscolare. In certi casi vengono eseguiti risonanza magnetica o biopsia muscolare per escludere miopatie come la distrofia muscolare.

Diagnosi differenziale[modifica | modifica wikitesto]

Per presupporre una diagnosi di fatica cronica è necessario escludere altre possibili cause[64]:

Comorbilità[modifica | modifica wikitesto]

La CFS può essere associata alle seguenti patologie[65]:

Eziologia e fisiopatologia[modifica | modifica wikitesto]

Sebbene oggi sia stata classificata dall'Organizzazione mondiale della sanità sotto le malattie del sistema nervoso,[71] l'eziologia della CFS è al momento sconosciuta. Le cause di questa sindrome, diffusa senza un concreto discriminante in tutto il mondo, sono tuttora oggetto di studio. Sono ipotizzati modelli multifattoriali; ad esempio, aspetti genetici ed ambientali, situazioni come un'intossicazione chimica, infezioni virali come l'Epstein-Barr o altri, quali ad esempio infezioni batteriche[72], si ipotizza che potrebbero attivare sintomi tipici della CFS. Sono stati rilevati anche possibili collegamenti con effetti avversi di adiuvanti nelle vaccinazioni.[73][74]

Le possibili cause ipotizzate sono affini a quella della fibromialgia.

Ci sono molti studi in corso, ma la reale fisiopatologia resta ignota. Le possibili cause sono state divise in fattori neurologici, psicologici o psicosociali o influenze, infezioni, fattori immunologici, fattori endocrini e fattori genetici. Clinicamente non è stato ancora identificato fattore di rischio significativo.[75]

La CFS è associata ad una risposta immunologica abnorme allo sforzo, all'incapacità di recuperare da sforzo ridotto[76], ad anomalie neuroendocrine, riducenti la funzione dei linfociti natural killer[77], e a forme di intolleranza ortostatica tra cui la sindrome da tachicardia ortostatica posturale, l'ipotensione neuro-mediata, e l'ipotensione ortostatica.[78][79]

Autoimmunità[modifica | modifica wikitesto]

Un'ipotesi autoimmune, con l'attività degli anticorpi rivolta contro il sistema nervoso ed endocrino e contro le fibre muscolari - anche a causa di una permanenza lunga di virus e batteri a bassa intensità nell'organismo - è pertanto ritenuta assai probabile.[62] Un collegamento occasionale con la celiachia è stato ipotizzato.[80]

Il ruolo delle infezioni virali e batteriche è stato spesso proposto, essendo che sintomi simili possono verificarsi a seguito di gravi infezioni, tuttavia i dati attuali non supportano la presenza di un processo infettivo nel mantenimento della malattia ma solo nello scatenamento[81][82]; uno dei risultati più consistenti nelle persone a cui è stata diagnosticata la malattia è la scarsa funzionalità delle dette cellule dei linfociti NK, a differenza degli altri linfociti. La riduzione di questa funzione è correlata con la gravità della malattia.[77][83] I fattori immunologici, tra cui l'attivazione cronica o la soppressione del sistema immunitario possono contribuire a sintomi di CFS[84], ma non possono rappresentare il quadro completo.[85]

Le persone con diagnosi acclarata sembrano avere comunque una risposta immunitaria anomala, in particolare, un maggiore stress ossidativo che è generato da ridotta risposta immunitaria antiossidante, e maggiore quantità di interleuchina 10 e toll-like receptor 4. Molte di queste risposte immunitarie sono correlate con il sintomo di malessere post-esercizio.[81]

Anomalie fisiche ed endocrine[modifica | modifica wikitesto]

Diversi studi hanno evidenziato che i pazienti hanno indicatori più bassi nei test da sforzo cardiopolmonare, anche a 24 ore di distanza, specie nei test di ventilazione. Questi risultati sembrano essere specifici per la CFS e fornire prove oggettive per la ridotta capacità di recuperare dallo sforzo comunemente riportata dai pazienti.[76] Un numero consistente di anomalie nell'asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA) è stato evidenziato nei pazienti con CFS, ed esse possono includere ipocortisolismo mite (variazione diurna del cortisolo), un feedback negativo maggiore del cortisolo, ipoparatiroidismo leggero, carenza di vitamina D, talvolta un disordine iper-serotoninergico (questo sarebbe in contrasto con la depressione e l'ansia di molti pazienti, effetto invece di bassi livelli di serotonina). Non è chiaro se questi disturbi svolgano un ruolo primario nella patogenesi della CFS[85][86][87] o abbiano solo un ruolo secondario nell'esacerbare o perpetuare i sintomi nel corso della malattia.[88]

Miopatie di incerta diagnosi e danno neuropatico[modifica | modifica wikitesto]

Massa mitocondriale ridotta dei monociti presenti nel sangue, con riduzione della massa dovuta ad autofagia cellulare causata dal lisosoma, senza presenza di miopatia mitocondriale genetica, osservata in un paziente fibromialgico messa a confronto con un paziente sano.

La CFS è stata associata anche alle neuropatie o alle miopatie mitocondriali[58] e canalopatie, in particolare a quelle acquisite e non ereditarie (gruppo comprendente la sindrome di Isaacs e altre patologie con sintomatologia simile quali la miastenia gravis e la sindrome di Lambert-Eaton).[89][90][91] Il coinvolgimento dei mitocondri, osservato anche in alcuni casi di fibromialgia, spiegherebbe la vasta gamma dei sintomi in quanto gli organelli che fungono da centrali energetiche si trovano in tutte le cellule del corpo, non solo nelle fibre nervose e muscolari.[58]

Altro[modifica | modifica wikitesto]

Un'ipotesi prevede anche la CFS come evoluzione, spontanea o dovuta a fattori esterni come trattamenti a base di L-triptofano o cambiamenti nella dieta, della mialgia eosinofilica, cioè il dolore muscolare causato dall'aumento dei globuli bianchi eosinofili nel sangue (eosinofilia), solitamente dovuto a reazioni autoimmuni come, specialmente, le allergie gravi.[92] Anche traumi fisici, scheletrici e muscolari, in aggiunta a disturbi psicologici possono indebolire l'organismo aumentando il senso di fatica. Ulteriori ipotesi coinvolgono un'intossicazione cronica o esposizione prolungata a livelli molto bassi di metalli pesanti (cadmio, piombo, mercurio, arsenico, alluminio, ecc.).[93][94]

Prognosi e trattamento[modifica | modifica wikitesto]

La CFS è una malattia cronica. Non essendo stata ancora accertata una causa scatenante non vi è, ad oggi, una cura che non sia il mero controllo dei sintomi; tuttavia, vi sono cure sperimentali, come alcuni immunomodulatori (timopentina), che sembrano aver dato significativi miglioramenti della malattia rispetto a un campione che non ha assunto il farmaco; altri farmaci sperimentati sono immunoglobuline ad alte dosi, magnesio, potassio, ribosio, coenzima Q10, acetilcarnitina, antivirali come amantadina e aciclovir.[64]

Comunemente vengono molto usati farmaci anti-sintomatici per contrastare rispettivamente i sintomi più invalidanti, come gli antidolorifici, gli antidepressivi e gli antinfiammatori contro i dolori, e gli stimolanti contro la difficoltà di concentrazione e l'astenia. Talvolta anche i miorilassanti, gli integratori, la fisioterapia, i cortisonici, il riposo e una moderata ginnastica possono aiutare. Lo sforzo fisico, che può migliorare l'umore e la resistenza muscolare, non deve essere mai troppo intenso per evitare di scatenare i sintomi della malattia. Anche la psicoterapia può inoltre sostenere nel superare le difficoltà psicologiche legate alla condizione fisica.[64]

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Malattie da affaticamento senza causa precisa o chiara, erano già descritte nel XIX secolo, e conosciute col nome di nevrastenia o neurastenia, ossia astenia ritenuta un tempo di origine nervosa e psicosomatica.[95] Se ne occupò anche il celebre psichiatra e neurologo svizzero-tedesco Otto Binswanger. Vari disturbi correlati al sistema nervoso sono stati rilevati in seguito (come la cosiddetta sindrome di Los Angeles del 1936), ma non avevano ancora trovato una collocazione specifica nell'ambito della medicina per la difficoltà di trovare riscontri fisiologici precisi, contro pregiudizi culturali ancora molto diffusi.

Nel 1960 lo psicologo Pierre Daco individuava il disturbo soprattutto nelle sue componenti sociali, osservando come la civiltà industriale moderna tenda a «[...] moralizzare la fatica stessa, e non siamo lontani dal considerarla una riprovevole mancanza di volontà»; Daco dimostra come quello che è in realtà un disturbo fisiologico sia imputato a una mancanza di volontà da parte della persona, ritenuta moralmente responsabile delle sue scelte e per questo condannata.

Lo studioso condannava le discriminazioni sociali della patologia sul posto di lavoro e in famiglia,[96] poiché spesso accadeva che il malato fosse bollato come "pigro" proprio da coloro che, pur in buona fede, si "sforzavano" di aiutarlo, ottenendo però il risultato di farlo sentire emarginato.

Note[modifica | modifica wikitesto]

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  3. ^ (EN) CDC - Pediatrics - Chronic Fatigue Syndrome (CFS), su www.cdc.gov. URL consultato il 10 giugno 2016.
  4. ^ Michael Falk Hvidberg, Louise Schouborg Brinth e Anne V. Olesen, The Health-Related Quality of Life for Patients with Myalgic Encephalomyelitis / Chronic Fatigue Syndrome (ME/CFS), in PLoS ONE, vol. 10, nº 7, 6 luglio 2015, DOI:10.1371/journal.pone.0132421. URL consultato il 27 febbraio 2017.
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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]