Encefalite letargica

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Encefalite letargica
Economo.jpg
Constantin von Economo, il primo che descrisse la patologia
Specialitàinfettivologia e neurologia
Classificazione e risorse esterne (EN)
ICD-9-CM049.8
Sinonimi
Encefalite epidemica
Encefalite di von Economo
Eponimi
Constantin von Economo

L'encefalite letargica (o encefalite epidemica o encefalite di von Economo-Cruchet) è una patologia infiammatoria dell'encefalo, dovuta a un virus non ancora identificato, che ha infierito sotto forma di pandemia dal 1916 al 1925.

Fu descritta per la prima volta dall'austriaco Constantin von Economo[1] e dal francese Jean-René Cruchet[2], e acquistò la definizione di "letargica" dall'ipersonno che ne caratterizzava la sintomatologia.

Epidemiologia[modifica | modifica wikitesto]

Articolo di Constantin Von Economo con la prima descrizione dell'encefalite letargica, 1917

L'encefalite letargica colpì inizialmente Romania, Austria, Spagna e Francia nel 1916-17; dal 1918 al 1920 si estese a tutta l'Europa occidentale e poi al resto del mondo. È da segnalare inoltre che già nel 1890-91 vi era stata nell'Europa meridionale un'epidemia, chiamata in Italia nona[3], con le stesse caratteristiche cliniche dell'encefalite letargica[4]. La pandemia dei primi decenni del XX secolo sorse quasi contemporaneamente all'epidemia di influenza spagnola, per cui è stato spesso ipotizzato che le due patologie fossero collegate; questo collegamento venne tuttavia escluso già durante la pandemia[5].

Sebbene casi sporadici della malattia continuino a verificarsi, dal 1924 non è più stata segnalata la comparsa di forme epidemiche[6][7].

Eziopatogenesi[modifica | modifica wikitesto]

Le caratteristiche epidemiologiche, cliniche e anatomopatologiche dell'encefalite letargica sono tipiche delle infezioni virali; l'eziologia non è tuttavia stabilita -ad oggi- con certezza[8].

Di recente è stato ipotizzato un meccanismo patogenetico autoimmune e un collegamento con lo Streptococcus pyogenes come avviene per la corea di Sydenham[9].

Pur essendo una malattia ancora misteriosa, nella prima metà del XX secolo l'encefalite letargica è stata considerata da clinici e fisiologi alla stregua di un modello sperimentale di malattia umana.

Von Economo ipotizzò che le strutture nervose lese dalla malattia avessero grande importanza nella regolazione del ciclo sonno-veglia; gli studi successivi sulla fisiologia del sonno di Moruzzi hanno tenuto conto di questi dati[10].

Negli anni sessanta l'uso di farmaci anti-Parkinson nei pazienti con parkinsonismo riuscì a ottenere spesso dei miglioramenti improvvisi, sebbene di breve durata. Le conseguenze di un esperimento terapeutico con l'L-DOPA costituiscono l'argomento di un'opera letteraria di Oliver Sacks[11] da cui, nel 1990, venne liberamente tratto il film Risvegli diretto da Penny Marshall.

È stato chiaramente documentato che il parkinsonismo postencefalitico ha seguito uno scoppio di encefalite letargica a seguito della pandemia di influenza del 1918; l'evidenza di causalità virale dei sintomi del Parkinson è circostanziale (epidemiologica e ricerca di antigeni influenzali nei pazienti con encefalite letargica), mentre le prove che sostengono questa causa sono di tipo negativo (ad esempio, la mancanza di RNA virale nel materiale cerebrale parkinsoniano postencefalitico).[12] Nel riesaminare il rapporto tra influenza ed encefalite letargica (EL), McCall e i colleghi concludono, a partire dal 2008, che mentre "il caso contro l'influenza [è] meno decisivo di quanto attualmente percepito ... ci sono poche prove dirette a sostegno dell'influenza nell'eziologia dell'EL , "e che" almeno 100 anni dopo l'epidemia di EL, la sua eziologia rimane enigmatica.[13] "Quindi, mentre le opinioni sulla relazione tra encefalite letargica e influenza rimangono divise, la preponderanza della letteratura appare scettica.[14]

Anatomia patologica[modifica | modifica wikitesto]

L'encefalite letargica appartiene istologicamente al gruppo delle polioencefaliti, in cui le lesioni colpiscono innanzitutto la sostanza grigia e sono provocate dall'azione diretta del virus sul nevrasse. Microscopicamente, nei reperti dei soggetti morti durante la fase acuta si osservavano infiltrati perivasali di linfociti e plasmacellule, degenerazione dei neuroni e proliferazione gliale nella sostanza grigia mesencefalica (Sostanza nera di Sömmering, nucleo rosso, nuclei dell'oculomotore). Nel parkinsonismo post-encefalitico si osserva depigmentazione della sostanza nera con scomparsa di neuroni, sostituiti dalla glia[15].

Immagini di Von Economo (microscopia ottica)[16]

Clinica[modifica | modifica wikitesto]

Sintomatologia[modifica | modifica wikitesto]

Clinicamente, l'encefalite letargica evolve in due fasi:

  1. periodo iniziale (fase acuta) - caratterizzata da ipersonno (i pazienti dormono continuamente giorno e notte e, se svegliati, tendono a riaddormentarsi), spesso diplopia (per paralisi del III paio dei nervi encefalici), oppure dolori profondi, e segni di infezione generale (febbre, cefalea, confusione mentale[17]); la mortalità si aggira sul 40%[18].
  2. sequele (fase cronica) - dopo un periodo intervallare, lungo talora anche anni, in cui la sintomatologia primitiva scompare, subentra una condizione cronica di parkinsonismo caratterizzato da segni extrapiramidali (ipertono, acinesia, tremori) a cui si aggiungono delle "crisi oculogire", caratteristiche pressoché assenti nella malattia di Parkinson classica[19].

Diagnosi[modifica | modifica wikitesto]

Sono stati proposti diversi criteri diagnostici per l'encefalite letargica. Uno, che è stato ampiamente accettato, include una malattia encefalitica acuta o subacuta in cui sono state escluse tutte le altre cause note di encefalite. Un altro criterio diagnostico, suggerito più di recente, afferma che la diagnosi di encefalite letargica "può essere presa in considerazione se le condizioni del paziente non possono essere attribuite a qualsiasi altra condizione neurologica nota e che mostrano i seguenti segni: segni simil-influenzali; ipersonnolenza (ipersonnia), svegliabilità, oftalmoplegia (paralisi dei muscoli che controllano il movimento dell'occhio) e cambiamenti psichiatrici.[20]

Trattamento[modifica | modifica wikitesto]

I moderni approcci terapeutici all'encefalite letargica comprendono terapie immunomodulanti e trattamenti per il trattamento dei sintomi specifici.[21]

Finora ci sono poche prove di un trattamento efficace e coerente per le fasi iniziali, sebbene alcuni pazienti a cui sono stati somministrati steroidi abbiano visto un miglioramento.[22] La malattia diventa progressiva, con evidenza di un danno cerebrale simile al morbo di Parkinson.

Il trattamento è quindi sintomatico. La levodopa (L-DOPA) e altri farmaci anti-Parkinson spesso producono risposte molto rapide; tuttavia, la maggior parte delle persone che hanno ricevuto L-DOPA sperimenta miglioramenti di breve durata.[23]

Casi noti[modifica | modifica wikitesto]

I casi noti includono:

  • Muriel "Kit" Richardson (nata Hewitt), prima moglie dell'attore Sir Ralph Richardson, morì di questa malattia nell'ottobre del 1942, avendo mostrato per la prima volta i sintomi nel 1927-1928.

[24][25]

  • Mervyn Peake (1911-1968), autore dei libri di Gormenghast, iniziò il suo declino verso la morte, inizialmente attribuita all'encefalite letargica con sintomi simili al morbo di Parkinson, anche se altri studi hanno successivamente suggerito che il suo declino della salute e l'eventuale morte potrebbero essere dovuti a Demenza da corpi di Lewy.[26]
  • La madre di Enrico Berlinguer morì per una forma di encefalite letargica nel 1936[27]
  • La moglie di J.P. Morgan Jr. Jane Norton Grew Morgan morì di encefalite letargica nel 1925 dopo otto settimane di letargia[28]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Economo, C., Encephalitis lethargica, in Wiener Klinische Wochenschrift, vol. 30, 1917, pp. 581–585.
  2. ^ Cruchet R, Moutier J, Calmettes A., Quarante cas d'encéphalomyélite subaiguë, in Bull Soc Med Hôp Paris, vol. 41, 1917, pp. 614-6.
  3. ^ O mal della nona; l'ipotesi etimologica avanzata da Guido Tammi considera il termine facente riferimento a "ora nona", che anticamente corrispondeva alle ore 15 e quindi all'ora del riposo pomeridiano.
  4. ^ Dragotti G, Il nona o encefalite letargica epidemica, in Policlinico (Sez prat), vol. 25, 1918, pp. 952–954.
  5. ^ Vilensky JA, Foley P, Gilman S, Children and encephalitis lethargica: a historical review, in Pediatr. Neurol., vol. 37, n. 2, agosto 2007, pp. 79–84, DOI:10.1016/j.pediatrneurol.2007.04.012, PMID 17675021.
  6. ^ Stryker Sue B., Encephalitis lethargica: the behavior residuals, in Training School Bulletin, vol. 22, n. 1925, pp. 152–7.
  7. ^ Reid AH, McCall S, Henry JM, Taubenberger JK, Experimenting on the past: the enigma of von Economo's encephalitis lethargica, in J. Neuropathol. Exp. Neurol., vol. 60, n. 7, 2001, pp. 663–70, PMID 11444794.
  8. ^ McCall S, Vilensky JA, Gilman S, Taubenberger JK, The relationship between encephalitis lethargica and influenza: a critical analysis, in J. Neurovirol., vol. 14, n. 3, maggio 2008, pp. 177–85, DOI:10.1080/13550280801995445, PMC 2778472, PMID 18569452.
  9. ^ Dale RC, Church AJ, Surtees RA, et al., Encephalitis lethargica syndrome: 20 new cases and evidence of basal ganglia autoimmunity, in Brain, vol. 127, Pt 1, 2004, pp. 21–33, DOI:10.1093/brain/awh008, PMID 14570817.
  10. ^ Giuseppe Moruzzi, «Sonno». In : Enciclopedia del Novecento, Roma : Istituto dell'Enciclopedia Italiana Treccani, Vol. VI, pp. 1039-1057 (on line)
  11. ^ Oliver Sacks, Risvegli, Milano : Adelphi, 1987
  12. ^ (EN) H. Jang, D. Boltz e K. Sturm-Ramirez, Highly pathogenic H5N1 influenza virus can enter the central nervous system and induce neuroinflammation and neurodegeneration, in Proceedings of the National Academy of Sciences, vol. 106, n. 33, 10 agosto 2009, pp. 14063–14068, DOI:10.1073/pnas.0900096106. URL consultato il 15 maggio 2020.
  13. ^ (EN) Ann H. Reid, Sherman McCall e James M. Henry, Experimenting on the Past: The Enigma of von Economo's Encephalitis Lethargica, in Journal of Neuropathology & Experimental Neurology, vol. 60, n. 7, 1º luglio 2001, pp. 663–670, DOI:10.1093/jnen/60.7.663. URL consultato il 15 maggio 2020.
  14. ^ (EN) Joel A. Vilensky, Paul Foley e Sid Gilman, Children and Encephalitis Lethargica: A Historical Review, in Pediatric Neurology, vol. 37, n. 2, 1º agosto 2007, pp. 79–84, DOI:10.1016/j.pediatrneurol.2007.04.012. URL consultato il 15 maggio 2020.
  15. ^ Stanley L. Robbins, Le basi patologiche delle malattie; traduzione italiana del dott. V. Eusebi e del prof. G. Frizzera, rivista e presentata dal prof. A. M. Mancini, Padova : Piccin, 1979, Vol. II, p. 1530
  16. ^ C. von Economo, ''Die Encephalitis Lethargica (Mit zwölf lithographischen Tafeln)'', Leipzig und Wien: Franz Deutike, 1918, pp. 1–79
  17. ^ Henry Ey, P. Bernard e Ch. Brisset, I disturbi mentali dell'encefalite epidemica. In : Manuale di Psichiatria, III ed. ital., Milano : Masson Italia editori, 1983, pp. 892-898
  18. ^ E. Jawetz, J. L. Melnick, E. A. Adelberg, Microbiologia medica, IV ed. italiana tradotta sulla X di lingua inglese a cura del prof. L. Salvaggio, Padova : Piccin, 1973, p. 577
  19. ^ Vilensky JA, Goetz CG, Gilman S, Movement disorders associated with encephalitis lethargica: a video compilation, in Mov. Disord., vol. 21, n. 1, gennaio 2006, pp. 1–8, DOI:10.1002/mds.20722, PMID 16200538.
  20. ^ ENCEPHALITIS LETHARGICA, su encephalitis.info.
  21. ^ (EN) Robert Lopez-Alberola, Michael Georgiou e George N. Sfakianakis, Contemporary Encephalitis Lethargica: Phenotype, laboratory findings and treatment outcomes, in Journal of Neurology, vol. 256, n. 3, 1º marzo 2009, pp. 396–404, DOI:10.1007/s00415-009-0074-4. URL consultato il 15 maggio 2020.
  22. ^ (DE) Stavia B. Blunt, Russel J. M. Lane e Nora Turjanski, Clinical features and management of two cases of encephalitis lethargica, in Movement Disorders, vol. 12, n. 3, 1997, pp. 354–359, DOI:10.1002/mds.870120314. URL consultato il 15 maggio 2020.
  23. ^ Kohnstamm P (1934). Über die Beteiligung der beiden Schichten der Substantia nigra am Prozeß der Encephalitis epidemica. J Psychol Neurol 46(1): 22.
  24. ^ (EN) Lillian B. Boettcher, Phillip A. Bonney e Adam D. Smitherman, Hitler’s parkinsonism (XML), in Neurosurgical Focus, vol. 39, n. 1, 1º luglio 2015, pp. E8, DOI:10.3171/2015.4.FOCUS1563. URL consultato il 15 maggio 2020.
  25. ^ (EN) Raghav Gupta, Christopher Kim e Nitin Agarwal, Understanding the Influence of Parkinson Disease on Adolf Hitler's Decision-Making during World War II, in World Neurosurgery, vol. 84, n. 5, 1º novembre 2015, pp. 1447–1452, DOI:10.1016/j.wneu.2015.06.014. URL consultato il 15 maggio 2020.
  26. ^ (EN) Demetrios J. Sahlas, Dementia With Lewy Bodies and the Neurobehavioral Decline of Mervyn Peake, in Archives of Neurology, vol. 60, n. 6, 1º giugno 2003, pp. 889–892, DOI:10.1001/archneur.60.6.889. URL consultato il 15 maggio 2020.
  27. ^ Barbagallo, Francesco, 1945-, Enrico Berlinguer, 1a ed, Carocci, 2006, ISBN 88-430-3761-7, OCLC 65215116. URL consultato il 15 maggio 2020.
  28. ^ TIME Medicine: SLEEPING SICKNESS Monday, Apr. 04, 1927, http://content.time.com/time/subscriber/article/0,33009,722997,00.html. URL consultato il 2 agosto 2021.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Lodovico Bergamini, «Encefalite letargica». In: Manuale di neurologia clinica, II edizione aggiornata e ampliata, I ristampa, Torino: Libreria editrice scientifica Cortina, aprile 1986, pp. 351–2
  • Mario Gozzano, «ENCEFALITE EPIDEMICA (Encefalite letargica, malattia di von Economo)». In: Mario Gozzano, Trattato delle malattie nervose, VIII edizione, Padova: Piccin, 1991, ISBN 88-299-0285-3, ISBN 9788829902859, pp. 235–46 (Google libri, Anteprima)

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