Sostanza stupefacente

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Nota come "ecstasy", l'MDMA (3,4-metilendiossimetamfetamina) è una sostanza stupefacente, di uso sia terapeutico sia ricreativo. Agisce su uno spettro complesso di target neuronali, inducendo un potenziamento delle trasmissioni catecolamminergiche e serotoninergica, con un effetto psicotropo tipico, definito "empatogeno" o "entactogeno": genera uno stato di empatia ed euforia, facilitando le relazioni sociali.

Una sostanza: stupefacente, psicoattiva, psicotropa (nel linguaggio comune, droga[1]) è una sostanza chimica farmacologicamente attiva, dotata di azione psicotropa, ovvero capace di modificare lo stato psico-fisico di un soggetto (percezione, umore, coscienza, comportamento ecc.). Molte sostanze di questo tipo sono capaci di indurre, in diverso grado, fenomeni di dipendenza, tolleranza e assuefazione. Altre invece non creano assuefazione o dipendenza (vedi LSD, psilocibina, mescalina, DMT e altri).[2][3][4][5][6]

Nella lingua italiana il termine «stupefacente» è diventato, nell'uso, sinonimo di azione psicotropa, sebbene sul piano medico-clinico si distingua tra i due concetti, riservando tale denominazione solo a una piccola classe di tutte le sostanze psicoattive, dotata di specifiche caratteristiche che inducono stupor in chi le assume[7]. Anche se le diverse sostanze hanno in genere effetti complessi e dai confini sfumati, l'azione psicotropa può essere classificata come:

Per via del loro potenziale psicotropo le droghe sono impiegate in tutti i continenti da millenni per fini rituali,[8][9] religiosi,[10] spirituali,[11] culturali,[12] medico-terapeutici[11] (sebbene assenti per alcune di esse)[13] e, soprattutto negli ultimi secoli in Occidente e nella società globalizzata,[12] a scopo ricreativo.

Considerazioni generali[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Dipendenza.

Nella definizione dell'Organizzazione mondiale della sanità, si definiscono "droghe" [stupefacenti] tutte quelle sostanze in grado di causare:

  • tolleranza: la capacità dell'organismo di sopportare a dosi gradualmente più elevate la tossicità delle sostanze;
  • assuefazione: il degradare dell'effetto, soprattutto psichico, della medesima dose, con conseguente necessità di aumentare la dose per produrre lo stesso effetto;
  • dipendenza: necessità di assumere tali sostanze per evitare crisi di astinenza.

È utile suddividere le forme di dipendenza in:

  1. dipendenza fisica (alterazioni del funzionamento biologico);
  2. dipendenza psichica (alterazioni dello stato psichico e comportamentale).

Classificazione[modifica | modifica wikitesto]

Grafico comparativo sul danno provocato delle droghe al consumatore e agli altri, The Lancet.

Due sono le principali metodologie di classificazione attuabili:

  • per struttura chimica, raggruppando le sostanze in famiglie;
  • per effetti farmacologici, in particolare psicotropi.

Sebbene in farmacologia vi sia generalmente una correlazione tra struttura chimica del principio attivo ed effetto farmacologico rilevato, dato che molecole simili andranno ad agire su bersagli (recettori) simili, questa analogia è attenuata nella neuropsicofarmacologia, e in particolar modo nel campo delle sostanze stupefacenti. Questo perché nel pool di recettori che mostrano effetti psicoattivi si ha in genere un grado molto elevato di omologia (es. le varie famiglie di trasportatori dei neurotrasmettitori delle ammine biogene); conseguentemente, sostanze anche molto simili tra loro, ma che, per la presenza di diversi gruppi funzionali, manifestino affinità per membri, e isoforme, particolari di queste famiglie, possono mostrare effetti farmacologici anche notevolmente diversi.

Classificazione per effetti farmacologici[modifica | modifica wikitesto]

In base all'attività che determinano a livello del sistema nervoso centrale può essere fatta una classificazione clinica di tali sostanze in tre categorie principali (accettata dalla maggioranza degli autori):

  • Psicolettici: sostanze sedative sul SNC
  • Psicoanalettici: sostanze che elevano il tono psichico
  • Psicodislettici: sostanze che alterano il tono psichico


Stimolanti[modifica | modifica wikitesto]

Particolare di Erythroxylum Coca.

Fanno parte di questa categoria le sostanze in grado di esercitare azione stimolante sul sistema nervoso centrale, alcune adoperate a scopi terapeutici (anfetamina, metilfenidato) e altre prive di qualsiasi uso medicinale in Europa. Negli Stati Uniti la cocaina, inizialmente utilizzata come anestetico locale per le operazioni a naso, bocca e gola, è stata completamente soppiantata da lidocaina, procaina e altre sostanze più sicure. La classe degli stimolanti o eccitanti è piuttosto vasta e include sostanze diverse per tipologia di effetti, accomunate dal fatto di aumentare la permanenza in circolo di qualche neurotrasmettitore, in modo tale da aumentare le prestazioni psicofisiche e alcune funzioni biologiche. Generalmente hanno effetti di vaso-costrizione e tendono a produrre un innalzamento della pressione sanguigna, del polso e/o della respirazione, eventualmente anche delle capacità di attenzione, e/o della reattività emotiva o della percezione. Sono incluse in questo gruppo sostanze di uso comune come la caffeina. La maggior parte di esse producono assuefazione psichica e alterazioni fisiologiche, a lungo termine possono indurre sindromi psicotiche e alterazioni del comportamento.

Narcotici[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Narcotico.
La morfina, alcaloide derivato dall'oppio di Papaver somniferum, è una tipica sostanza stupefacente. Agonista dei recettori μ per gli oppioidi, è ampiamente usata come analgesico in terapia medica, e manifesta anche un'azione psicolettica (depressoria del sistema nervoso centrale) di interesse per l'uso voluttuario.

Sono le sostanze con cui si instaura più velocemente una dipendenza, quelli il cui nome viene usato il più delle volte per riferirsi agli oppiacei. Si intende con questo nome molecole affini a un principio attivo ricavato dal papavero da oppio: la morfina. La principale caratteristica di questa sostanza è la sua forte affinità molecolare con enzimi naturali prodotti dall'organismo umano, le endorfine, che hanno un effetto di regolazione sul sistema nervoso centrale.

I narcotici sono sostanze dotate di proprietà analgesiche, sedative, miorilassanti ed euforizzanti. Agiscono non solo sul cervello ma anche su tutto il sistema nervoso centrale, su ricettori specifici centrali e periferici dei sistemi deputati alla trasmissione del dolore, come sulla emotività e la sfera degli istinti. Rientrano in questa categoria la morfina e i suoi derivati la cui forma più nota è l'eroina (o più correttamente diacetil-morfina) e gli oppiacei di sintesi (metadone, ossicodone, fentanyl, buprenorfina, ciclozina e altri).

Possono indurre forte dipendenza fisica e psichica per la rapidità di assuefazione, cioè per la velocità con cui l'organismo si abitua a queste sostanze, regolandosi su dosi via via maggiori. La dipendenza da queste sostanze può portare al bisogno compulsivo di auto-somministrazione ripetuta della sostanza, per sperimentare nuovamente l'effetto psichico o anche solo per ripristinare una percezione di normalità quando l'organismo soffre a causa della sindrome d'astinenza. L'assuefazione psicofisica comporta reazioni patologiche anche gravi alla sospensione dell'uso della sostanza, dette appunto sindrome o crisi d'astinenza.

La dipendenza fisica, dovuta ai condizionamenti neurobiologici correlati alle endorfine, è difficilmente superabile per semplice iniziativa spontanea del paziente. È più facilmente risolvibile con programmi di intervento farmacologico, efficaci nel coprire gli effetti dell'astinenza. La terapia più comune per "svezzare" dalla dipendenza consiste nel sostituire la morfina con un altro oppiaceo, che abbia minore effetto psicotropo e maggiore effetto somatico, a dosi via via minori. Queste procedure risolvono solo gli effetti organici dell'assuefazione. La dipendenza psichica invece, difficile punto nodale della tossicodipendenza, richiede lenti, complessi, multicausali interventi psicoterapeutici.

Una dose eccessiva di oppiacei può essere letale, a causa del loro effetto depressivo del sistema cardio-circolatorio e sui centri della respirazione. L'overdose da oppiacei può portare a scompenso respiratorio, shock e collasso cardiocircolatorio. Tutti gli oppiacei, benché siano sostanze estremamente pericolose, non sono però tossiche a livello cellulare o tissutale: il danno fisico provocato dall'uso di queste sostanze è collegato alle sostanze da taglio inserite nelle droghe di strada. Perciò a differenza di altre sostanze stupefacenti non provocano danni permanenti all'organismo. Nonostante le numerose controindicazioni, gli oppiacei sono tutt'oggi una classe di farmaci insostituibili in medicina, per via della loro potente funzionalità analgesica.

Allucinogeni[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Allucinogeno.

Si considerano vari gruppi eterogenei di sostanze presenti in natura o create sinteticamente capaci di modificare per alcune ore le percezioni, i pensieri, le sensazioni in modo più o meno netto in base alla sostanza, al dosaggio e ad altri fattori. Possono indurre cospicui cambiamenti nello stato di coscienza, dello scorrere del tempo, del sé, dell'ambiente circostante, esperienze mistiche,[14] spirituali,[15] di espansione della coscienza (effetto enteogeno)[16] e di amplificazione emotiva (effetto empatogeno).[17] Queste esperienze possiedono tratti comuni ad altri stati di coscienza quali la trance,[18] la meditazione,[19] il sogno,[20] l'estasi[11] e la deprivazione sensoriale.

Agiscono direttamente sugli impulsi nervosi nella fase di elaborazione delle sensazioni uditive, visive, tattili. Diversamente da altre classi di droghe (stimolanti, narcotici, tranquillanti) non provocano assuefazione e si sviluppa un'elevata tolleranza che svanisce in un breve lasso di tempo, e agiscono spesso a dosi estremamente basse. Possono causare deliri, allucinazioni, depersonalizzazione, tuttavia questi effetti sono occasionali e temporanei, e svaniscono con l'effetto della sostanza.

La maggior parte degli psichedelici (tra cui LSD, DMT, psilocibina, MDMA e mescalina) sono agonisti dei recettori serotoninergici. La serotonina è un neurotrasmettitore responsabile, tra gli altri, della regolazione del tono dell'umore.

Appartengono a questa categoria gli psichedelici come l'LSD, il DMT, la psilocibina, la mescalina e i composti dissociativi come la ketamina, il gas esilarante e il destrometorfano. Secondo alcune leggende urbane gli allucinogeni "bruciano i neuroni". Per quanto riguarda la sotto-categoria dei composti psichedelici al 2018 la letteratura scientifica non riporta questo tipo di "effetti collaterali", numerosi studi negli ultimi decenni confermano che non creano alcun danno fisico.[21][22] Negli ultimi anni inoltre è stato scientificamente dimostrato che possiedono proprietà neuro-protettive e neuro-generative (favoriscono cioè la formazione di nuovi neuroni).[23][24] Per quanto riguarda invece la sotto-categoria dei deliranti (come datura stramonium, atropa belladonna, hyoscyamus niger ecc.) la dose ricreativa efficace non è molto distante dalla dose mortale, inoltre sono generalmente altamente tossici. Possono creare scompensi mentali [non chiaro] in alcuni individui non particolarmente stabili mentalmente, l'esperienza psichedelica è infatti gestita al meglio da una persona con una mente sana ed equilibrata, per la quale non risulta pericolosa.[25] Anche il luogo in cui ci si trova e le sensazioni che trasmette quest'ultimo al viaggiatore influenza tantissimo l'esperienza che poi ne risulterà.

Un viaggio psichedelico è un accesso al proprio subconscio in uno stato però di veglia. Molte dinamiche oniriche studiate dalla scienza moderna si ripresentano molto facilmente anche in un'esperienza di questo tipo. L'intensità dell'esperienza è direttamente proporzionale alla quantità di sostanza ingerita, mentre la durata dell'esperienza varia meno al variare della dose.

Uso religioso e spirituale[modifica | modifica wikitesto]

Pianta di Ipomoea, usata nella medicina sciamanica Mazateca.

In particolare fuori dall'Occidente e fra i popoli indigeni con tradizioni sciamaniche numerose popolazioni conservano tradizioni religiose che danno importanza spirituale alle sostanze psicoattive presenti in natura, in particolar modo agli allucinogeni -psichedelici, dissociativi o deliranti- che considerano enteogeni. Etimologicamente enteogeno è ciò che "genera il divino dentro", per queste società si tratta di un mezzo importante di incontro con il proprio mondo spirituale, di connessione con gli altri, soprattutto per fini terapeutici di cura, per entrare in relazione con i propri dei e raggiungere l'estasi religiosa.[11] Molti sciamani delle società del bacino amazzonico usano per questo scopo l'ayahuasca (yagé), un decotto allucinogeno. Gli sciamani Mazatechi hanno una lunga e continua tradizione di uso religioso di Salvia divinorum, una pianta psicoattiva, la cui funzione è di facilitare gli stati di coscienza visionari durante le sessioni di guarigione.[26][27] Silene undulata è considerata dagli Xhosa come una pianta sacra e viene usata come enteogeno. Nella loro tradizione la radice è impegata durante il processo di iniziazione sciamanico per indurre vividi sogni ritenuti profetici, viene considerata un onirogeno naturale, simile alla più nota erba del sogno Calea ternifolia. Il peyote, un piccolo cactus privo di spine a rischio di estinzione, contiene mescalina e altri alcaloidi psicoattivi, per le sue proprietà è usato da popoli nativi americani come i Wirrarika e i Raramuri,[28] nell'America Latina se ne attestano usi archeologici antichi di cinquemila anni.[29] Altre piante contenenti mescalina sono utilizzate da 8000 anni per fini religioso-spirituali, si tratta del cactus colonnare San Pedro e la torcia peruviana, diffusi nelle Ande fra i 2000 e i 3000 metri, fanno parte di varie tradizioni di cura dei popoli andini.[30] Anche la cannabis (ganja) possiede una tradizione d'uso religioso e spirituale molto antico. In alcune tradizioni sadhu e sikh indiane e nel rastafarianesimo la si usa come enteogeno -sacramento- nelle pratiche e nelle cerimonie religiose.[31][32][33][34][35] I funghi psichedelici (funghi psilocybe), comunemente chiamati funghi magici, furono usati come enteogeni in numerose società del mondo come popoli preistorici,[36][37] Maya dai quali veniva chiamato letteralmente "carne degli Dei",[38][39] i Mixtechi,[40] Aztechi,[41] Zapotechi[42] e ancora oggi in alcune tradizioni religiose di popoli indigeni, quali i Mazatechi.[43] Un altro composto psicoattivo naturale usato come enteogeno è il kava che può agire come sedativo, stimolante-euforizzante e anestetico. Le radici della pianta di kava vengono utilizzate per produrre una bevanda che viene consumata diffusamente nelle società dell'Oceano Pacifico come ad esempio nelle isole Tonga e Marchesi.

Classificazione legale[modifica | modifica wikitesto]

Italia[modifica | modifica wikitesto]

La legge italiana effettua una distinzione tra "sostanze psicotrope" e "sostanze stupefacenti". Sostanze utilizzate in medicina come antidepressivi, ansiolitici, sonniferi o stimolanti come caffeina e nicotina sono sostanze psicotrope, ma il termine stupefacente viene correttamente riservato alle sostanze incluse nella tabella I della legge n. 685 del 22 dicembre 1975[7]. Detta legge suddivide le sostanze psicotrope in sei classi, o tabelle:

tabella I Sostanze stupefacenti:
  • oppio e derivati
  • alcaloidi derivati dalle foglie di coca
  • anfetamine
  • ogni altra sostanza che abbia effetti sul sistema nervoso centrale e determini dipendenza fisica o psichica uguale o superiore a quelle precedentemente indicate;
  • gli indolici, e i derivati feniletilamminici, che abbiano effetti allucinogeni o che possano provocare distorsioni sensoriali
  • ogni altra sostanza naturale o sintetica che possa provocare allucinazioni o gravi distorsioni sensoriali
tabella II cannabis
tabella III barbiturici che abbiano notevole capacità di indurre dipendenza fisica e/o psichica (esclusi quindi i barbiturici usati come antiepilettici e quelli usati in anestesia generale).
tabella IV sostanze di corrente impiego terapeutico in grado di indurre dipendenza fisica o psichica di intensità e gravità minori di quelli prodotti dalle sostanze elencate nelle tabelle I e III
tabella V preparazioni contenenti le sostanze delle tabelle precedenti, ma in quantità tale o preparate in modo tale che non siano in grado di indurre abuso
tabella VI prodotti ad azione ansiolitica, antidepressiva o psicostimolante che possono dar luogo al pericolo di abuso e alla possibilità di farmacodipendenza

Test antidroga[modifica | modifica wikitesto]

Esistono molti test per verificare l'assunzione di droghe: test ematici, esami delle urine e test del capello.

Test del capello[modifica | modifica wikitesto]

Permette di valutare se il soggetto ha assunto droghe e con quali modalità di consumo (occasionale o abituale). L'efficacia del test dipende dalla lunghezza del capello e dall'intensità dell'assunzione. Permette di trovare tracce di sostanze stupefacenti anche dopo molti mesi dall'assunzione, talvolta persino anni.

Questa tecnica ha come vantaggi:

  • Praticità del prelievo del campione;
  • Facilità di trasporto del campione;
  • Alta sensibilità;
  • Riduzione delle possibilità di frodi sul campione.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ L'uso di questo termine è però scientificamente improprio. Con "droga" si intende in farmacologia una sostanza naturale che contenga uno o più principi attivi – senza alcun riferimento a un potenziale psicotropo, sottinteso invece nell'uso comune.
  2. ^ «Circa l’uso rituale di stupefacente si deve anzitutto tener presente il fatto che le sostanze impiegate, oltre a non comportare né assuefazione né dipendenza (si tratta per lo più di alcaloidi psicotropi come mescalina, lofoforina ecc.), non provocano nemmeno lo stato stuporoso che giustificherebbe la qualifica di stupefacente in senso stretto», http://www.treccani.it/enciclopedia/stupefacente/
  3. ^ Peter Gasser, Dominique Holstein e Yvonne Michel, Safety and Efficacy of Lysergic Acid Diethylamide-Assisted Psychotherapy for Anxiety Associated With Life-threatening Diseases, in The Journal of Nervous and Mental Disease, vol. 202, nº 7, 2014-07, pp. 513–520, DOI:10.1097/nmd.0000000000000113. URL consultato il 1º dicembre 2018.
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  6. ^ Michael C Mithoefer, Mark T Wagner e Ann T Mithoefer, The safety and efficacy of ±3,4-methylenedioxymethamphetamine-assisted psychotherapy in subjects with chronic, treatment-resistant posttraumatic stress disorder: the first randomized controlled pilot study, in Journal of Psychopharmacology, vol. 25, nº 4, 19 luglio 2010, pp. 439–452, DOI:10.1177/0269881110378371. URL consultato il 1º dicembre 2018.
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  13. ^ Sebbene nella storia vi sia stata una intensa sovrapposizione tra l'uso terapeutico e quello extra-medico, la tendenza attuale nella pratica medica è di usare sostanze, spesso derivate degli stupefacenti, i cui effetti terapeutici siano il più possibile isolati da quelli psicotropi. Basti l'esempio della lidocaina come anestetico locale, non psicotropo, in luogo della storicamente usata cocaina.
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