L'oro di Napoli (film)

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L'oro di Napoli
LorenPizza.jpg
Sofia Loren e Giacomo Furia nell'episodio Pizze a credito
Titolo originale L'oro di Napoli
Paese di produzione Italia
Anno 1954
Durata 132 min
Colore b/n
Audio sonoro
Genere commedia. dramma
Regia Vittorio De Sica
Soggetto Giuseppe Marotta, Cesare Zavattini
Sceneggiatura Cesare Zavattini, Giuseppe Marotta, Vittorio De Sica
Produttore Dino De Laurentiis, Carlo Ponti
Fotografia Carlo Montuori
Montaggio Eraldo Da Roma
Effetti speciali Steve Courtley, Brian Cox
Musiche Alessandro Cicognini
Scenografia Gastone Medin, Virgilio Marchi
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Episodi
  • Il guappo
  • Pizze a credito
  • Il funeralino
  • I giocatori
  • Teresa
  • Il professore
Premi

L'oro di Napoli è un film a episodi del 1954 diretto da Vittorio De Sica.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Il guappo[modifica | modifica sorgente]

Don Saverio Petrillo (Totò) svolge l'antica professione di "Pazzariello" e da 10 anni la sua vita è un inferno. Infatti, il guappo del Rione Sanità, Don Carmine Savarone (Pasquale Cennamo), in seguito alla morte della moglie, si è insediato a casa sua dettando legge e angariando Saverio e tutta la sua famiglia. Il momento della rivincita arriva quando al guappo, dopo un presunto infarto, viene consigliato di astenersi da fatiche ed emozioni intense, per riguardo del cuore. Saverio ne approfitta prontamente e lo caccia di casa, ostentando il gesto davanti a tutto il vicinato, sicuro che Don Carmine non possa nuocere più. In realtà, la diagnosi era sbagliata e non appena ne ha consapevolezza Don Carmine ritorna in casa Petrillo per ottenere riparazione. Ma lì trova, finalmente, una famiglia compatta, pronta a tutto pur di non ricominciare la vita di umiliazioni di prima. E decide di andarsene volontariamente.

Pizze a credito[modifica | modifica sorgente]

Sofia (Sophia Loren) e suo marito Rosario (Giacomo Furia) gestiscono una pizzeria da asporto nel rione Materdei. Lei è bella e formosa; e i clienti frequentano il suo negozio anche per questo. Rosario, ovviamente, è geloso e possessivo. Un giorno il costosissimo anello di fidanzamento che Sofia ha sempre portato scompare. Sarà caduto nella pasta della pizza della guardia notturna o in quella del fresco vedovo (Paolo Stoppa)? La verità è molto più amara. Sofia l'aveva lasciata dal giovane amante che, non senza imbarazzo, lo riporta fingendo di averlo trovato in una pizza.

Il funeralino[modifica | modifica sorgente]

L'episodio più triste del film. Quasi senza dialoghi, narra della morte di un bambino e del corteo funebre organizzato dalla madre (Teresa De Vita) che lo accompagna per l'ultima volta. Esiste una versione del film in cui quest'episodio è stato tagliato.

I giocatori[modifica | modifica sorgente]

Il Conte Prospero (Vittorio De Sica), un nobile napoletano soffocato dalla moglie ricca e bruttissima ed interdetto a causa del suo vizio del gioco, cerca la sua rivincita in lunghe partite a carte con Gennarino (Piero Bilancione) il figlio del portiere, un bambino di 8 anni che continua a batterlo a scopa.

Teresa[modifica | modifica sorgente]

Teresa (Silvana Mangano) è una prostituta che un anonimo corteggiatore, giovane, bello e ricco, vuole sposare. Per lei è un sogno! Solo dopo la cerimonia Teresa scoprirà che il tutto è stato organizzato affinché lui espii una grave colpa (aver illuso una giovane ragazza, che poi per la delusione si è uccisa). Sposando Teresa ed esponendosi al malevolo giudizio di tutti ('tutti l'hanno a sapè'), il giovane si propone di scontare il suo peccato. Dapprima, Teresa reagisce con orgoglio: si sente umiliata, offesa; e se ne va dalla casa. Poi però, ritrovatasi sola, di notte, senza una lira, con la prospettiva di riprendere la vita di prima, scoppia in lacrime, disperata. decide di rimangarsi l'orgoglio e di tornare sui suoi passi.

Il professore[modifica | modifica sorgente]

Don Ersilio Miccio (Eduardo de Filippo) vende saggezza. Per pochi spiccioli dà consigli risolutivi a fidanzati gelosi, militari innamorati e parrocchiani in cerca di una frase ad effetto. Ma il problema del quartiere è: come "punire" lo spocchioso nobile (il Duca Alfonso Maria di Sant'Agata dei Fornari) del luogo? Un pernacchio risolverà il tutto.

Produzione[modifica | modifica sorgente]

Sceneggiatura[modifica | modifica sorgente]

Il film è tratto dalla raccolta omonima di racconti di Giuseppe Marotta e adattati per il cinema da Cesare Zavattini.

Cast[modifica | modifica sorgente]

Ogni episodio ha come interprete principale un nome di primissimo piano: Totò ne Il guappo, Eduardo De Filippo ne Il professore, Sophia Loren in Pizze a credito, Vittorio De Sica ne I giocatori e Silvana Mangano in Teresa. Dei sei episodi previsti uno, Il funeralino, fu escluso dal montaggio.

È poco conosciuta la storia circa la partecipazione di Vittorio De Sica come protagonista dell'episodio "I giocatori". Il grande regista - che più volte prese dalla strada gli attori e le comparse per i suoi film - offrì infatti il ruolo del conte Prospero all'avvocato penalista Alfredo Jelardi (Benevento 1890-1963) dopo averlo visto discutere una causa in tribunale a Napoli. Quando l'avvocato venne convocato da De Sica, in un grande albergo napoletano sul lungomare, si recò all'appuntamento accompagnato da tre suoi giovani nipoti. Ascoltò con attenzione la proposta circa il ruolo da interpretare, pur non avendo mai recitato né al cinema e né al teatro. Dopo aver a lungo meditato, l'avvocato Jelardi - che era stato allievo del grande Enrico De Nicola ed era molto noto a Napoli - decise però di rifiutare perché, disse, il ruolo del conte schiavo del gioco e ridotto in miseria rispecchiava, per troppi aspetti, la sua storia personale. De Sica insistette a lungo affinché accettasse la parte, ma il penalista fu irremovibile. Il loro incontro finì con una stretta di mano e con una richiesta di De Sica alla quale Alfredo Jelardi acconsentì con una punta di orgoglio: il regista avrebbe interpretato personalmente quella parte ispirandosi a lui. Non è escluso però che il grande regista si sia ispirato a se stesso, essendo noto il suo debole per i tavoli da gioco[1], tipico di un giocatore compulsivo. Ancor meno nota è la storia del suo giovane partner nello stesso episodio, Pierino Bilancione (nei titoli di coda fu erroneamente scritto Bilancioni): quell'esperienza fu la prima e anche l'ultima in campo cinematografico; si spense infatti a Napoli nel 2000 dopo una fortunata carriera di gelataio.

Nell'episodio del Guappo l'attrice Lianella Carell, che interpreta la moglie di Totò, è doppiata da Clara Bindi mentre il Guappo, interpretato da Pasquale Cennamo, è doppiato da Nino Bonanni.

Data di uscita[modifica | modifica sorgente]

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Il film venne presentato nel 1955 in concorso all'8º Festival di Cannes[3] e nel 1977 al Toronto International Film Festival.

Fu poi selezionato tra i 100 film italiani da salvare[4].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dal Corriere della Sera
  2. ^ a b c d e f g Date di uscita del film su IMDB. URL consultato il 15 novembre 2010.
  3. ^ (EN) L'oro di Napoli al Festival di Cannes del 1955. URL consultato il 15 novembre 2010.
  4. ^ Rete degli Spettatori

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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