Rocca di Belvedere

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Rocca di Belvedere
Rocca Belvedere (Rusino).jpg
I ruderi della rocca agli inizi del XX secolo
Ubicazione
Stato attualeItalia Italia
RegioneEmilia-Romagna Emilia-Romagna
CittàTizzano Val Parma-Stemma.png Rusino, frazione di Tizzano Val Parma
Coordinate44°29′57.4″N 10°14′54.6″E / 44.499278°N 10.2485°E44.499278; 10.2485Coordinate: 44°29′57.4″N 10°14′54.6″E / 44.499278°N 10.2485°E44.499278; 10.2485
Mappa di localizzazione: Nord Italia
Rocca di Belvedere
Informazioni generali
Tipocastello medievale
Inizio costruzioneinizi del XV secolo
Materialepietra
Primo proprietarioOttobuono de' Terzi
Condizione attualeruderi di una torre
Visitabileno
Informazioni militari
Funzione strategicacontrollo della val d'Enza
[1]
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La rocca di Belvedere, nota anche come castello di Rusino o castello di Moragnano, era un maniero medievale, i cui resti sorgono tra le piccole frazioni di Rusino e Moragnano, all'interno del comune di Tizzano Val Parma, in provincia di Parma.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Si ipotizza che dalla zona in cui sorge la rocca abbia avuto origine, nell'XI secolo, la nobile famiglia dei Da Moragnano, che furono vassalli degli Obertenghi e ebbero il proprio storico feudo a Nasseta, oggi nel comune di Collagna.[2]

La rocca fu probabilmente edificata nei primi anni del XV secolo per volere di Ottobuono de' Terzi, signore di Tizzano, quale presidio fortificato sulla val d'Enza.[3]

Nel 1409, in seguito all'uccisione del condottiero, il castello di Rusino fu occupato dal marchese Odoardo Pallavicino[3] e subito dopo dal marchese di Ferrara Niccolò III d'Este.[1]

Dopo la cessione di Parma in cambio di Reggio Emilia nel 1420 al duca di Milano Filippo Maria Visconti, quest'ultimo nel 1441 investì nuovamente del feudo di Belvedere i conti Guido e Giberto Terzi.[4]

Nel 1447 il Comune di Parma affidò direttamente la gestione del territorio, comprendente le località di Rusino, Moragnano, Vezzano, Groppizioso, Lalatta, Treviglio e Musiara, al podestà Antonio Caviceo; tuttavia, nel 1450 il duca Francesco Sforza elevò il feudo al rango di contea e lo assegnò ancora ai Terzi, che ricevettero conferma dell'investitura nove anni dopo.[5]

Nel 1479 il maniero fu assediato dal conte di Caiazzo Roberto Sanseverino d'Aragona, ma l'assalitore fu costretto a desistere.[5]

Nel 1518 la rocca fu nuovamente assediata, questa volta dal bandito reggiano Domenico Amorotto, che non riuscì nell'impresa. [2]

Nel 1666 il marchese Scipione I de' Rossi, oberato dai debiti contratti per rientrare in possesso della contea di San Secondo, fu costretto a cedere alla Camera Ducale di Parma tutte le rocche appenniniche in suo possesso.[6] Il feudo di Belvedere fu in seguito assegnato ai conti Camuti; nel 1790 il conte Giuseppe lo cedette, in cambio di alcune terre a Ronchetti di San Secondo, al conte Pietro Andrea Leggiadri Gallani,[7][8] che ne mantenne i diritti fino al 1805, quando i decreti napoleonici sancirono la loro abolizione nell'ex ducato di Parma e Piacenza.[9]

Agli inizi del XX secolo dell'antico castello rimaneva soltanto una torre in rovina,[1] che fu rinforzata strutturalmente; gli ambienti interni furono inoltre svuotati dai detriti.[3]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Dell'antico castello rimane oggi soltanto una torre mozzata, parzialmente recuperata agli inizi del XX secolo eliminando le parti in pericolo di crollo.[3]

La massiccia struttura in pietra, sviluppata su una pianta quadrata, è caratterizzata dalla presenza di piccole feritoie e dello stretto portale d'ingresso ad arco a tutto sesto, chiuso da cancello.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c PR068 - Rocca di Belvedere di Rusino a Tizzano Val Parma, su www.rblob.com. URL consultato il 6 agosto 2017.
  2. ^ a b Calidoni, Basteri, Bottazzi, Rapetti, Rossi, p. 167
  3. ^ a b c d Relazione di inquadramento archeologico con schede di sito e segnalazioni, p. 8.
  4. ^ Pezzana, p. 454.
  5. ^ a b Belvedere, su geo.regione.emilia-romagna.it. URL consultato il 6 agosto 2017.
  6. ^ Paolo Panni, Misteri e leggende millenarie a Roccalanzona, su www.emiliamisteriosa.it. URL consultato il 1º settembre 2016.
  7. ^ Leggiadri Gallani Pietro Andrea, su www.comune.parma.it. URL consultato il 14 aprile 2018.
  8. ^ Molossi, p. 465.
  9. ^ L’eredità napoleonica. Il Codice (PDF), su www.treccani.it. URL consultato il 6 agosto 2017.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Relazione di inquadramento archeologico con schede di sito e segnalazioni (PDF), in PSC_REL_07.2, Tizzano Val Parma, Comune di Tizzano Val Parma, luglio 2013. URL consultato il 6 agosto 2017.
  • Lorenzo Molossi, Vocabolario topografico dei ducati di Parma, Piacenza e Guastalla, Parma, Tipografia Ducale, 1832.
  • Angelo Pezzana, Storia della città di Parma continuata, Tomo secondo, Parma, Ducale Tipografia, 1842.
  • Mario Calidoni, Maria Cristina Basteri, Gianluca Bottazzi, Caterina Rapetti, Sauro Rossi, Castelli e borghi. Alla ricerca dei luoghi del Medioevo a Parma e nel suo territori, Parma, MUP Editore, 2009, ISBN 978-88-7847-241-9.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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