Castello di Medesano

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Castello di Medesano
Ubicazione
Stato attualeItalia Italia
RegioneEmilia-Romagna Emilia-Romagna
CittàMedesano-Stemma.png Medesano
Coordinate44°45′16.2″N 10°08′31.6″E / 44.7545°N 10.142111°E44.7545; 10.142111Coordinate: 44°45′16.2″N 10°08′31.6″E / 44.7545°N 10.142111°E44.7545; 10.142111
Mappa di localizzazione: Nord Italia
Castello di Medesano
Informazioni generali
Tipocastello medievale
Inizio costruzione1140
Materialepietra
Primo proprietariomarchese Oberto I Pallavicino
Condizione attualescomparso
Informazioni militari
Funzione strategicapresidio dell'accesso alla val di Taro
[1]
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Il castello di Medesano era un maniero medievale, che sorgeva sul Poggio a Medesano, in provincia di Parma.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il primo castello fu edificato tra il 1140 e il 1145 per volere di Oberto I Pallavicino,[2] probabilmente sui resti dell'antico Castrum Medexani, eretto dai Romani a presidio dell'accesso alla val di Taro, attraversata dalla Via Aemilia Scauri;[3] la posizione sopraelevata in prossimità del fiume, accanto ai primi rilievi appenninici, si rivelava infatti strategica anche in epoca medievale, in quanto consentiva il controllo dei traffici lungo la via Francigena.[2]

Il Marchese vi insediò il figlio Delfino, che nel 1150 subì l'assalto delle truppe del fratello Guglielmo; il maniero fu distrutto e subito riedificato, ma nel 1162 fu nuovamente devastato dai piacentini aiutati dai borghigiani.[1] Nel 1189 l'imperatore Federico Barbarossa confermò i diritti feudali a Oberto I.[2]

Nel 1247, in seguito alla presa del potere da parte dei guelfi nella ghibellina Parma, da cui dipendeva Medesano, Federico II di Svevia mosse contro la città. Nel 1248 il suo esercito, guidato dal marchese Manfredo II Lancia, attaccò ed espugnò il castello medesanese, distruggendolo; Federico II lo fece ricostruire e lo assegnò al marchese Oberto II Pallavicino. Tuttavia nel 1249 i parmigiani, forti della vittoria nella battaglia contro l'imperatore, riconquistarono il maniero, che tre anni dopo fu nuovamente attaccato dai fuoriusciti ghibellini; i guelfi parmigiani, appoggiati dal legato pontificio Gregorio da Montelongo e aiutati dai piacentini, contrattaccarono e Oberto fu costretto alla resa.[2] Nel 1267 il Pallavicino escogitò uno stratagemma che spinse i castellani fuori dalle mura del forte, che riprese facilmente e successivamente distrusse; il maniero, ancora riedificato, fu riconquistato nel 1297 dai parmigiani.[1]

Nel 1312 il ghibellino Jacopo da Cornazzano, alleato dei Rossi, espugnò il forte sottraendolo al Signore di Parma Giberto III da Correggio, depredò le campagne vicine e diede alle fiamme l'abbazia di Fontevivo; per rappresaglia, l'anno seguente i guelfi appiccarono un incendio al castello di Medesano, che fu completamente distrutto[1] e successivamente ricostruito dai Rossi. Tuttavia, nel 1335 il maniero fu nuovamente attaccato ed espugnato dai guelfi parmigiani.[2]

Nel 1395 la fortificazione fu riconquistata dai Pallavicino, ma nel 1403 fu saccheggiata con il borgo adiacente da Niccolò Pallavicino, loro discendente; ne approfittarono i Da Correggio, che se ne impossessarono. Nel 1416 il marchese Antonio Pallavicino convinse il duca Filippo Maria Visconti a imporre le restituzione del castello a Galeazzo da Correggio, che tuttavia rifiutò e, attaccato dalle truppe milanesi, preferì darlo alle fiamme piuttosto che consegnarlo intatto al nemico. Il maniero, successivamente ricostruito, passò sotto il controllo di Ludovico il Moro.[2]

Nel 1495, al termine della battaglia di Fornovo, il re di Francia Carlo VIII pernottò nel castello e vi seppellì il fratello morto in battaglia.[2]

In seguito Medesano perse l'importanza strategica fino ad allora mantenuta; venute meno le esigenze difensive, il castello cadde in profondo declino e fu assegnato dapprima ai Mischi e successivamente ai Sanvitale,[3] che ne mantennero i diritti fino alla loro abolizione sancita da Napoleone per il ducato di Parma e Piacenza nel 1805;[4] sui resti del maniero, di cui nel 1834 restava solo la memoria,[5] fu in seguito edificato un monastero, poi trasformato in salumificio.[6]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Medesano, su geo.regione.emilia-romagna.it. URL consultato il 28 dicembre 2016 (archiviato dall'url originale il 24 dicembre 2016).
  2. ^ a b c d e f g La storia, su www.parrocchiadimedesano.com. URL consultato il 28 dicembre 2016.
  3. ^ a b Comune di Medesano, p. 6.
  4. ^ L'eredità napoleonica. Il Codice (PDF), su www.treccani.it. URL consultato il 28 dicembre 2016.
  5. ^ Molossi, p. 208.
  6. ^ Deliberazione della Giunta Comunale, p. 3.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Comune di Medesano (PDF), in Vivi la Città (Reggio Emilia, Gruppo Media), nº 6, febbraio 1999 (archiviato dall'url originale il 20 dicembre 2016).
  • Deliberazione della Giunta Comunale, in Dizionario dati determine (Medesano, Comune di Medesano), nº 120, 17 agosto 2015.
  • Lorenzo Molossi, Vocabolario topografico dei Ducati di Parma, Piacenza e Guastalla, Parma, Tipografia Ducale, 1832-1834.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]