Domenico Amorotto

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Domenico Amorotto (Carpineti ?, ... – Corneto, 5 luglio 1523) è stato un brigante italiano.

Fu uno dei più noti banditi del XVI sec. ed operò principalmente nell'Appennino reggiano e modenese e nella Garfagnana.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato Domenico de'Bretti, il cognome fu cambiato nel 1497 in Beretti. È ritenuto una figura quasi leggendaria nelle montagne di Reggio Emilia e per molti anni fu l'ossessione di Francesco Guicciardini, all'epoca governatore papale di Reggio. Secondo alcune cronache si diede alla macchia in gioventù dopo aver ucciso un nemico a coltellate in una piazza di Carpineti, e raggruppò una banda di altri uomini con conti in sospeso con la giustizia. La sua «carriera» iniziò al servizio dei signorotti locali che si servivano di lui per piccole vendette, poi col padre ed i fratelli Vitale ed Alessandro, si mise al servizio di Papa Giulio II quando, nel 1512, questi si impossessò di Reggio. Ebbe la rocca di Carpineti col diritto alla riscossione dei dazi in paese, e questi privilegi gli furono confermati anche da Papa Leone X.

Il Guicciardini, salito nel 1517 al governo di Reggio, nonostante i reiterati tentativi diplomatici e militari, dovette combattere per diversi anni senza ottenere la rimozione del montanaro dal suo incarico. Nemico principale di Domenico Amorotto fu per molti anni Cato da Castagneto, partigiano del duca Alfonso I d'Este ed altra figura a metà fra il bandito e il capitano di ventura. Alla morte del Pontefice, tutte le bande che operavano nella montagna reggiana e modenese si sollevarono. Scoppiò così l'ultima guerra tra il Da Castagneto e l'Amorotto che, uccise il rivale a tradimento nel castello di Fanano. Si scatenò quindi una sanguinosa vendetta fra le due bande, con i frignanesi capitanati da Virgilio da Castagneto, fratello del condottiero defunto, e coadiuvati dagli Estensi da una parte e l'Amorotto ed i suoi fratelli dall'altra. Le stragi ed i saccheggi continuarono finché l'Amorotto fu ferito da Virgilio in uno scontro presso Montese e, mentre cercava di riparare a Carpineti, fu ucciso, in località Corneto, da Tebaldo Sessi e Antonio Pacchioni, alleati dei da Castagneto. La sua testa ed una mano furono esposte nella rocca di Spilamberto e Guicciardini (il cui ruolo nella vicenda non è chiaro) approfittò di questa morte per debellare le bande della montagna reggiana.

Appena fuori Civago, frazione di Villa Minozzo (RE) un rudere, gravemente danneggiato dal terremoto del 1920, è chiamato Torre dell'Amorotto perché probabilmente fu uno dei suoi rifugi.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • "Castelnovomonti" di Umberto Monti, editore Casoli, 1962.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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