Castello di Tizzano Val Parma

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Castello di Tizzano Val Parma
Ubicazione
Stato attualeItalia Italia
RegioneEmilia-Romagna Emilia-Romagna
CittàTizzano Val Parma-Stemma.png Tizzano Val Parma
Coordinate44°31′15.5″N 10°11′54.4″E / 44.520972°N 10.198444°E44.520972; 10.198444Coordinate: 44°31′15.5″N 10°11′54.4″E / 44.520972°N 10.198444°E44.520972; 10.198444
Mappa di localizzazione: Nord Italia
Castello di Tizzano Val Parma
Informazioni generali
Tipocastello medievale
Inizio costruzioneXI secolo
Materialepietra
Condizione attualeruderi restaurati
Proprietario attualeComune di Tizzano Val Parma
Visitabile
Informazioni militari
Funzione strategicacontrollo della val Parma e della via del Sale
[1]
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Il castello di Tizzano Val Parma è un maniero medievale i cui resti sorgono in via al Castello a Tizzano Val Parma, in provincia di Parma.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il castello fu edificato a presidio della val Parma e della via del Sale presumibilmente tra il X e l'XI secolo; le prime testimonianze dell'esistenza del borgo di Tizzano risalgono al 991, mentre non si conservano documenti che menzionino il castello antecedenti all'XI secolo.[1]

Secondo alcune notizie di dubbia attendibilità il maniero sarebbe stato tra i possedimenti di Giberto III da Correggio sino al primo quarto del secolo XIII.[1]

Nel 1247 Federico II di Svevia lo assegnò in feudo ai Terzi di Parma, investiti quali conti di Tizzano, nonché di Belvedere (oggi Castelnuovo Fogliani), discendenti diretti dei da Cornazzano che avevano ben meritato quali condottieri e podestà al servizio dell’impero, sin dal tempo di Federico Barbarossa. Passando da Niccolò Terzi il Vecchio ai suoi discendenti, i figli Ottobuono il condottiero e Giacomo, il giureconsulto, per arrivare al nipote Niccolò de' Terzi, il Guerriero, uomo d’armi, tutti infeudati dai Visconti col titolo di conti di Tizzano, il dominio di quella casata parmigiana, con qualche interruzione, durò sino al 1448.[2]

I fratelli Niccolò Terzi il Vecchio e Giberto, poi capostipite dei Terzi di Sissa, nel 1364 giurarono fedeltà a Bernabò Visconti per il Castello di Tizzano e quello di Belvedere.[3] Le concessioni in feudo furono riconfermate nell’agosto 1386 da Gian Galeazzo Visconti (che decise nel contempo più larghe immunità a favore di Tizzano) a Niccolò Terzi il Vecchio e ai suoi eredi diretti.[4] L’anno seguente, il 19 agosto 1387, queste investiture feudali furono sancite dall’imperatore Venceslao di Lussemburgo con diploma sigillato a Norimberga[5][6] nel 1387.[7]

In seguito all’assassinio di Ottobuono de' Terzi, signore di Parma e di Reggio, nell’agguato di Rubiera, nel maggio 1409, il castello fu occupato dai Fieschi.[8] Pochi anni dopo, un figlio d’Ottobuono, Niccolò de' Terzi, il Guerriero, condottiero e diplomatico al servizio di Filippo Maria Visconti riebbe per i suoi meriti la terra e il titolo di conte di Tizzano che conservò sino al 1449, quando, morto l’ultimo dei Visconti, caduto il Ducato di Milano in potere di Francesco Sforza, dovette rifugiarsi con la famiglia presso la corte dei Gonzaga a Mantova. Lo Sforza investì allora del feudo il conte Pietro Ghirasio da Contrano, detto anche Fiasco da Girasio; suo figlio Agolante, o Avolante, cedette il castello al marchese Gianfrancesco I Pallavicino all'insaputa del fratello maggiore Anfitrione, che tentò invano di rientrarne in possesso.[6]

Alla morte di Rolando Pallavicino, il feudo fu conteso tra i suoi generi per alcuni anni; infine fu acquistato dal duca di Parma Ottavio Farnese, nonostante le pretese da parte dei Terzi. Pochissimi anni dopo, durante la guerra di Parma del 1551 il castello subì l'attacco da parte dell'esercito di Ferrante I Gonzaga, che colpì con ben 456 cannonate il maniero, danneggiandolo profondamente.[6]

Nel 1650 il duca Ranuccio II Farnese investì del feudo il marchese Domenico Doria;[6] l'importante famiglia genovese mantenne il possesso del diroccato forte, all'epoca costituito da un corpo di fabbrica e da un torrione,[1] fino alla scomparsa dell'ultima discendente Maria Maddalena alla fine del XVIII secolo; in seguito subentrò il marchese Troilo Venturi, che fu costretto ad abbandonare Tizzano nel 1806 a causa dei decreti napoleonici relativi all'abolizione dei diritti feudali.[6]

Successivamente il maniero ormai in rovina fu acquistato dai Castiglione,[9] ma nel 1834 fu danneggiato da una scossa sismica, che provocò il crollo dell'ala settentrionale.[6]

Nel 1913 lo scultore Ettore Ximenes comprò il forte con l'intenzione di adibirlo a residenza estiva; incaricò del progetto di ristrutturazione l'architetto Lamberto Cusani, ma i lavori appena avviati si interruppero bruscamente a causa dello scoppio della prima guerra mondiale e non furono mai portati a termine.[9]

Nel 1930 gli ultimi abitanti abbandonarono il castello in rovina, che fu acquistato nel 1961 dal Comune di Tizzano Val Parma.[9]

Soltanto nel 2002 l'amministrazione municipale riuscì ad avviare una serie di scavi tra i ruderi del maniero, che consentirono di riportare alla luce una sala del piano terreno,[10] che fu restaurata l'anno seguente unitamente alle mura perimetrali e alla torre.[1] Altri interventi furono svolti nel 2014, con la costruzione di una serie di passerelle, il risanamento strutturale delle rovine e la loro trasformazione in area destinata a spettacoli e manifestazioni culturali.[10]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Del castello originario, interamente realizzato in pietra in posizione scoscesa, si conservano oggi soltanto le mura perimetrali e di contenimento, un'ampia torre mutila a base rettangolare e una stanza coperta da volta a botte al piano terreno,[1] aperta attraverso due ampie arcate a tutto sesto sull'area di scavo.

Una serie di passerelle consente l'accesso al livello superiore privo di copertura, affacciato con tre finestre rettangolari verso la vallata; l'ambiente, grazie all'ampio varco nella muratura occidentale, è utilizzato quale palcoscenico durante gli spettacoli musicali.[11]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f Relazione di inquadramento archeologico con schede di sito e segnalazioni (PDF), su www.comune.tizzano-val-parma.pr.it. URL consultato il 1º settembre 2016.
  2. ^ La combattuta vicenda di questa casata, investita della castellania di Tizzano nei decenni trascorsi tra il secolo XIV alla prima metà del XV, eretta in contea e assegnata in premio ai propri condottieri dai Visconti, è stata integralmente ricostruita nello studio, edito a cura della Deputazione di Storia Patria per le Province Parmensi, di P. Cont, I Terzi di Parma, Sissa e Fermo, Prefazione di Marco Gentile ("Fonti e Studi", serie I, XXI), Parma 2017.
  3. ^ Cfr. G. Chittolini, Infeudazioni e politica feudale nel ducato visconteo-sforzesco (1972), nella raccolta di studi dello stesso autore La formazione dello Stato regionale e le istituzioni del contado: secoli XIV e XV (1979), Milano 2005, p. 63. .
  4. ^ A. Pezzana, Storia della città di Parma continuata, vol. 1: 1346-1400, Parma, Ducale Tipografia, 1837, p. 171.
  5. ^ Il diploma è integralmente trascritto da I. Affò, Istoria della città, e ducato di Guastalla, I, Guastalla 1785, pp. 379-387.
  6. ^ a b c d e f Molossi, pp. 544-546.
  7. ^ Castello Tizzano, su geo.regione.emilia-romagna.it. URL consultato il 1º settembre 2016.
  8. ^ Pezzana, p. 132.
  9. ^ a b c Il Castello Ritrovato, su www.tizzanoopera.org. URL consultato il 1º settembre 2016.
  10. ^ a b Il castello ritrovato, su www.comune.tizzano-val-parma.pr.it. URL consultato il 1º settembre 2016.
  11. ^ Beatrice Minozzi, Tizzano, 200 mila euro per rendere il castello sicuro, su www.gazzettadiparma.it. URL consultato il 1º settembre 2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ireneo Affò, Storia della città di Parma, II, Parma, Stamperia Carmignani, 1793.
  • Bonaventura Angeli, La historia della citta di Parma, et la descrittione del fiume Parma, Parma, appresso Erasmo Viotto, 1591.
  • Francesco Cherbi, Le grandi epoche sacre diplomatiche, II, Parma, Stamperia Carmignani, 1837.
  • Paolo Cont, I Terzi di Parma, Sissa e Fermo, in Fonti e Studi, serie I, XXI, Parma, presso la Deputazione di Storia Patria per le Province Parmensi, 2017, ISBN 978-88-941135-5-6.
  • Lorenzo Molossi, Vocabolario topografico dei Ducati di Parma, Piacenza e Guastalla, Parma, Tipografia Ducale, 1832-1834.
  • Angelo Pezzana, Storia della città di Parma continuata, I, Parma, Ducale Tipografia, 1837.
  • Angelo Pezzana, Storia della città di Parma continuata, II, Parma, Ducale Tipografia, 1842.
  • G. Chittolini, Infeudazioni e politica feudale nel ducato visconteo-sforzesco (1972), nella raccolta di studi dello stesso autore La formazione dello Stato regionale e le istituzioni del contado: secoli XIV e XV(1979), Milano 2005.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]