Castello di Carona

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Castello di Carona
Ubicazione
Stato attualeItalia Italia
RegioneEmilia-Romagna Emilia-Romagna
CittàFornovo di Taro-Stemma.png Carona, frazione di Fornovo di Taro
Coordinate44°41′35.7″N 10°06′36.77″E / 44.69325°N 10.110215°E44.69325; 10.110215Coordinate: 44°41′35.7″N 10°06′36.77″E / 44.69325°N 10.110215°E44.69325; 10.110215
Mappa di localizzazione: Nord Italia
Castello di Carona
Informazioni generali
Tipocastello
Inizio costruzioneXIII secolo
Primo proprietariofamiglia Rossi
Condizione attualescomparso
Informazioni militari
Funzione strategicadifensiva abitativa
Castelli e borghi[1]
voci di architetture militari presenti su Wikipedia

Il castello di Carona, detto anche Castel Maria di Carona, sorgeva in località Carona, frazione di Fornovo di Taro in provincia di Parma.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Guerra dei Rossi.

Il castello fu costruito nel XIII secolo dai Rossi. Si hanno le prime notizie di un forte a Carona nel 1248, quando Bernardo Rossi fortificò il borgo per difendersi dai Guelfi. A metà del XIV secolo figura di proprietà di Giacomo de' Rossi.[2] Nel 1408 fu preso dai Terzi, ma poco tempo dopo ritornò tra i possedimenti rossiani. In questo periodo il coste era conosciuto come "Castel Maria di Caronia", in onore a Pier Maria II de' Rossi.

Nel 1480 Pier Maria Rossi, assegnò nel suo testamento il castello di Carona come altre rocche dell'appennino al figlio Bertrando.[3] Nel 1482 nell'ambito della guerra fra i Rossi e Ludovico il Moro il castello fu occupato dalle truppe ducali, venendo però prontamente ripreso da Guido de' Rossi.

Al termine della guerra che sancì la sconfitta di Guido il castello passò a Bertrando, legittimo erede.[4]

Nel 1495, durante la Battaglia di Fornovo (parte della Prima guerra italiana) tra gli eserciti francese e della Santa alleanza anti-francese, il castello venne incendiato dalle truppe svizzere al soldo del re francese Carlo VIII.

Ereditato insieme al feudo di Berceto da Troilo I de' Rossi alla morte dello zio Bertrando, entrò a far parte dei domini dei Rossi di San Secondo sino a che Scipione I de' Rossi, oberato dai debiti contratti, non lo cedette nel 1666 al comune di Parma[4] che lo lasciò in stato di abbandono. Nel XVIII secolo i gesuiti costruirono sui pochi resti del castello la Villa dei Gesuiti, adibita a residenza estiva del collegio dei Nobili. Del castello non è rimasto più nulla, dato che sopra di esso è stata edificata la già citata villa.[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Autori vari, Castelli e borghi, p. 67.
  2. ^ a b Raffaele Licinio, Tutte le fortificazioni della provincia di Parma in sintesi, Castelli dell'Emilia Romagna, su www.mondimedievali.net. URL consultato il 20 febbraio 2016.
  3. ^ Pompeo (1781-1851) Litta, Famiglie celebri di Italia. Rossi di Parma / P. Litta. URL consultato il 20 febbraio 2016.
  4. ^ a b Castelli dell'Emilia-Romagna: Censimento e schedatura: Berceto, su geo.regione.emilia-romagna.it. URL consultato il 26 dicembre 2015 (archiviato dall'url originale il 22 dicembre 2015).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Castelli e borghi. Alla ricerca dei luoghi del Medioevo a Parma e nel suo territori, Mario Calidoni, Maria Cristina Basteri, Gianluca Bottazzi, Caterina Rapetii, Sauro Rossi. Fotografie a cura di Marco Fallini, Parma, MUP Editore, 2009. ISBN 978-88-7847-241-9

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]