Castello di Castelguelfo

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Castello di Castelguelfo
Castello di Castelguelfo - lato nord 2017-06-12.jpg
Lato nord
Ubicazione
Stato attualeItalia Italia
RegioneEmilia-Romagna
CittàCastelguelfo, frazione di Noceto
Coordinate44°49′42″N 10°11′37″E / 44.828333°N 10.193611°E44.828333; 10.193611Coordinate: 44°49′42″N 10°11′37″E / 44.828333°N 10.193611°E44.828333; 10.193611
Mappa di localizzazione: Nord Italia
Castello di Castelguelfo
Informazioni generali
Tipocastello medievale
Inizio costruzioneprima del XII secolo
Materialelaterizio
Condizione attualerestaurato
Proprietario attualefamiglia Rovagnati
Visitabileno
Informazioni militari
Funzione strategicapresidio del guado della via Emilia sul fiume Taro
[1]
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Il castello di Castelguelfo è un maniero medievale che sorge lungo la via Emilia a Castelguelfo, piccola frazione del comune di Noceto, in provincia di Parma.[2]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La prima fortificazione, probabilmente costituita da un unico torrione difensivo, fu costruita prima del XII secolo[3] a presidio dello strategico guado della via Emilia sul fiume Taro, che nel Medioevo scorreva in prossimità dell'edificio.[4] L'epoca certa della realizzazione risulta ancora ignota, così come non si conosce il primo proprietario dell'edificio.[3]

Nel 1189 l'imperatore del Sacro Romano Impero Federico Barbarossa investì il marchese Oberto I Pallavicino del castello di Castelguelfo,[5] noto allora come Burgo Taronis.[1]

Nel 1212 il feudo fu acquistato dal vescovo Obizzo Fieschi, al quale succedette nel 1224 il nipote Sinibaldo, futuro papa Innocenzo IV, che ribattezzò il maniero "Torre di Sinibaldo"[1] e lo fece rinforzare, con l'aggiunta di mura e torri difensive.[3]

Nel 1312, durante gli scontri tra guelfi e ghibellini, i rossiani conquistarono il forte e lo affidarono a Gherardo da San Michele,[6] utilizzandolo come carcere per una cinquantina di guelfi,[7] in parte parenti e amici di Giberto III da Correggio; quest'ultimo tentò di riscattare la loro liberazione, ma vari prigionieri furono lasciati morire di stenti; l'anno seguente Gherardo, temendo la reazione di Giberto e forse mosso a pietà, cedette il castello al Correggese, che lo fece completamente radere al suolo nel 1314.[8]

Nel 1397 Guido da Correggio, dopo sette anni di prigionia per aver tramato contro il duca Gian Galeazzo Visconti, fu da questi rilasciato in cambio della promessa di fedeltà, ma non appena libero si alleò coi nemici del milanese; il Visconti, per vendetta, tolse al suo congiunto Antonio da Correggio il fortilizio nel frattempo ricostruito e lo assegnò al marchese Niccolò Pallavicino.[9] Quest'ultimo fu assassinato nel 1401 nel castello di Bargone e gli succedette il figlio naturale Rolando il Magnifico,[10] che fece ricostruire e notevolmente rinforzare il maniero,[1] rinominato allora "Torre Orlando" o "Torre dei Marchesi".[11]

Tuttavia, già nel 1407 il guelfo Ottobuono de' Terzi attaccò il fortilizio, impadronendosene; per sottolineare ulteriormente la sconfitta degli avversi ghibellini, ribattezzò il castello Castrum Guelphum, ossia Castelguelfo, ristrutturò le mura e sostituì le aquile dipinte sui merli con i gigli.[12] Nel 1409, in seguito all'assassinio di Ottobuono e alla cattura di Giovanni, il fratello Giacomo Terzi, che aveva trovato rifugio nel maniero, scappò a Borgo San Donnino e poi a Fiorenzuola, ove fu catturato e ucciso;[13] il castello di Castelguelfo fu quindi assediato e occupato da Alberto Scotti.[14] L'anno seguente Orlando Pallavicino rapì il vescovo di Piacenza Branda Castiglioni e lo liberò dietro il pagamento di un riscatto in denaro, che nelle intenzioni gli sarebbe dovuto servire per attaccare il maniero;[15] tuttavia, nel mese di aprile il capitano Ferro da San Felice, che già aveva tentato un assalto l'anno precedente,[16] espugnò il castello per conto del marchese di Ferrara Niccolò III d'Este,[17] che nel 1416 incaricò Uguccione dei Contrari di consegnarlo a Gian Martino Sanvitale, come ricompensa per la perdita della rocca di Noceto.[18]

Nel 1421 il duca di Milano Filippo Maria Visconti, nuovo Signore di Parma, ordinò al podestà di Parma di prendere possesso in suo nome del castello, conteso da Rolando il Magnifico, da Niccolò Terzi e dal Comune di Parma;[19] l'anno seguente il Visconti fece rifornire di munizioni la rocca[20] e nel 1427 riassegnò il feudo al Pallavicino,[21] che ne fu riconfermato nel 1432.[22]

Nel 1441 Niccolò Piccinino convinse il duca Filippo Maria del tradimento da parte del marchese Orlando e si fece incaricare di conquistarne lo Stato Pallavicino; attaccato su più fronti, il Pallavicino fu costretto alla fuga e tutti i suoi feudi furono incamerati dal Duca.[23] Nel 1445 il Marchese diede prova di lealtà al Visconti, che acconsentì alla restituzione di quasi tutte le terre confiscate, a eccezione di Monticelli d'Ongina e alcuni altri feudi donati al Piccinino.[24] Nel 1448, durante uno scontro, Rolando e il figlio Oberto furono catturati per qualche tempo da Francesco Piccinino e il Comune di Parma cercò invano di rivendicare il possesso del castello di Castelguelfo.[25] Alla morte di Rolando nel 1457, il castello fu ereditato dal primogenito Nicolò.[26]

Verso il 1472 la fortezza fu incamerata dal Comune di Parma e il duca di Milano Galeazzo Maria Sforza ne nominò castellano Scariotto da Imola;[27] nel 1474 lo Sforza investì del feudo il marchese Alessandro Pallavicino, figlio di Nicolò, ma mantenne per sé il castello;[28] nel 1481 il duca Gian Galeazzo Maria Sforza assegnò ufficialmente Castelguelfo al Marchese.[29]

Nel 1500 il maniero fu occupato dall'esercito del re Luigi XII durante la guerra d'Italia; nel 1509 le armate francesi razziarono il castello di ogni bene.[30]

Nel 1548 le truppe dell'imperatore Carlo V d'Asburgo, guidate da Ferrante I Gonzaga, si impossessarono del castello e lo fortificarono durante gli scontri col duca Ottavio Farnese, allo scopo di stringere d'assedio il più possibile la città di Parma;[31] i militari si ritirarono solo alla stipula della tregua.[30]

Nel 1557 il duca di Parma Ottavio Farnese entrò in possesso del castello, che inizialmente decise di abbattere,[32] ma successivamente trasformò in elegante residenza nobiliare.[3]

Il castello in un dipinto del XIX secolo

Nel 1643 Odoardo I Farnese assegnò il feudo al ministro Giacomo Gaufridi,[32] che lo mantenne fino alla sua condanna a morte decretata da Ranuccio II Farnese nel 1650. Il Duca assegnò quindi la fortezza al duca di Poli Apio Conti;[33] nel 1666 il castello ritornò alla Camera Ducale di Parma[32] e Ranuccio II ne investì il marchese di Vigoleno Odoardo Scotti; i suoi eredi mantennero i diritti feudali su Castelguelfo[33] fino alla loro abolizione sancita dai decreti napoleonici del 1805.[34]

Nel 1815 il marchese Filippo Maria Scotti alienò il castello a Felice Bernini Carra, che nel 1827 lo rivendette al barone Gaetano Testa; quest'ultimo negli anni seguenti fece decorare gli interni del maniero con numerosi dipinti e fece realizzare il grande giardino all'inglese che ancora oggi circonda la fortezza.[32]

Nel 1851 il barone Antonio Profumo acquistò il castello e l'anno seguente gli subentrò il figlio Pietro, che fece costruire l'oratorio. Tuttavia nel 1866 il tribunale di Parma espropriò la proprietà, che fu acquistata dai fratelli Giovanni, Maria e Luigi Paolo de Luchi.[32]

Agli inizi del XX secolo l'armatore genovese Fasce comprò la fortezza e a partire dal 1916 la fece completamente ristrutturare, conferendole la veste attuale; in tale occasione furono coperti i camminamenti con tetti, fu eliminato l'orologio posto in facciata, furono demoliti il caseificio e alcune delle abitazioni annesse, mentre furono recuperati l'antico mulino, le serre, le scuderie e l'ampio parco.[35]

Alienato in seguito a vari altri proprietari, oggi il castello appartiene alla famiglia Rovagnati.[36]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Ingresso e torre nord-ovest
Rivellino d'ingresso
Il cortile con gli edifici annessi

Il castello si sviluppa su una pianta quadrata, attorno alla corte centrale, con due torri sul lato nord e altre al centro dei prospetti est e sud;[36] a meridione e a oriente si sviluppa l'ampio parco con lago e a ovest di questo, attorno al grande cortile, si innalzano i numerosi edifici annessi, originariamente destinati a serre, scuderie e mulino, oltre all'oratorio ottocentesco.[35]

L'accesso al complesso è rappresentato dall'ampia arcata a tutto sesto aperta nell'antico rivellino, posto a est del castello verso la via Emilia; l'edificio, coronato da merlature a coda di rondine, è affiancato da una costruzione in stile neogotico, sorta come portineria.

La fortezza, interamente rivestita in laterizio, si affaccia verso nord con un'alta facciata affiancata da due torrioni angolari; il prospetto è caratterizzato dalla presenza di numerosi beccatelli con caditoie, a sostegno degli antichi camminamenti coperti. Analoghi elementi architettonici proseguono anche lungo le altre fronti, di cui quella meridionale, risistemata agli inizi del XX secolo, è preceduta da una torre d'ingresso centrale; i due spigoli aggettano sui lati adiacenti, di cui quello occidentale si apre verso il parco attraverso un altro torrione nel mezzo.[36]

All'interno l'elegante corte centrale è circondata da un porticato con sovrastante loggiato.[36]

Gli edifici annessi, sviluppati su due complessi principali, presentano anch'essi caratteristiche analoghe al castello: rivestimenti in mattoni, beccatelli, merlature coperte da tetti in coppi e porticati dai tratti medievali.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Castello Castelguelfo, su geo.regione.emilia-romagna.it. URL consultato il 3 settembre 2016 (archiviato dall'url originale il 15 settembre 2016).
  2. ^ PSC 2008 (PDF), su www.nocetoweb.net, p. 113. URL consultato il 3 settembre 2016.
  3. ^ a b c d Castello di Castelguelfo, su www.camminideuropa.eu. URL consultato il 3 settembre 2016 (archiviato dall'url originale il 9 aprile 2016).
  4. ^ Ponte Taro, su web.tiscali.it. URL consultato il 25 maggio 2017.
  5. ^ Affò, 1793, p. 290.
  6. ^ Affò, 1795, p. 182.
  7. ^ Affò, 1795, p. 187.
  8. ^ Affò, 1795, p. 189.
  9. ^ Angeli, p. 206.
  10. ^ Pezzana, 1842, p. 9.
  11. ^ Pezzana, 1842, p. 93.
  12. ^ Pezzana, 1842, pp. 93-94.
  13. ^ Pezzana, 1842, p. 133.
  14. ^ Pezzana, 1842, p. 134.
  15. ^ Pezzana, 1842, pp. 136-137.
  16. ^ Pezzana, 1842, p. 131.
  17. ^ Pezzana, 1842, p. 139.
  18. ^ Pezzana, 1842, p. 169.
  19. ^ Pezzana, 1842, p. 194.
  20. ^ Pezzana, 1842, p. 223.
  21. ^ Pezzana, 1842, p. 282.
  22. ^ Pezzana, 1842, p. 319.
  23. ^ Pezzana, 1842, pp. 446-448.
  24. ^ Pezzana, 1842, pp. 498-499.
  25. ^ Pezzana, 1842, p. 668.
  26. ^ Pezzana, 1847, p. 157.
  27. ^ Pezzana, 1847, p. 340.
  28. ^ Pezzana, 1847, p. Appendice 90.
  29. ^ Pallavicino Alessandro, su www.parmaelasuastoria.it. URL consultato il 3 settembre 2016 (archiviato dall'url originale il 16 settembre 2016).
  30. ^ a b Castello Castelguelfo, su geo.regione.emilia-romagna.it. URL consultato il 3 settembre 2016 (archiviato dall'url originale il 15 settembre 2016).
  31. ^ Angeli, pp. 536-540.
  32. ^ a b c d e Castello Castelguelfo, su geo.regione.emilia-romagna.it. URL consultato il 3 settembre 2016 (archiviato dall'url originale il 15 settembre 2016).
  33. ^ a b Molossi, p. 69.
  34. ^ L'eredità napoleonica. Il Codice (PDF), su www.treccani.it. URL consultato il 3 settembre 2016.
  35. ^ a b Castelguelfo, su web.tiscali.it. URL consultato il 3 settembre 2016.
  36. ^ a b c d I castelli parmensi ad ovest del Taro (PDF), su www.storiadiparma.it. URL consultato il 3 settembre 2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ireneo Affò, Storia della città di Parma, Tomo terzo, Parma, Stamperia Carmignani, 1793.
  • Ireneo Affò, Storia della città di Parma, Tomo quarto, Parma, Stamperia Carmignani, 1795.
  • Bonaventura Angeli, La historia della città di Parma, et la descrittione del fiume Parma, Parma, appresso Erasmo Viotto, 1591.
  • Mario Calidoni, Maria Cristina Basteri, Gianluca Bottazzi, Caterina Rapetti, Sauro Rossi, Castelli e borghi. Alla ricerca dei luoghi del Medioevo a Parma e nel suo territori, Parma, MUP Editore, 2009, ISBN 978-88-7847-241-9.
  • Lorenzo Molossi, Vocabolario topografico dei Ducati di Parma Piacenza e Guastalla, Parma, Tipografia Ducale, 1832-1834.
  • Angelo Pezzana, Storia della città di Parma continuata, Tomo secondo, Parma, Ducale Tipografia, 1842.
  • Angelo Pezzana, Storia della città di Parma continuata, Tomo terzo, Parma, Ducale Tipografia, 1847.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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