Castello di Basilicanova

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Castello di Basilicanova
Ubicazione
Stato attualeItalia Italia
RegioneEmilia-Romagna
CittàBasilicanova, frazione di Montechiarugolo
Coordinate44°41′39.7″N 10°21′49.1″E / 44.694361°N 10.363639°E44.694361; 10.363639Coordinate: 44°41′39.7″N 10°21′49.1″E / 44.694361°N 10.363639°E44.694361; 10.363639
Mappa di localizzazione: Nord Italia
Castello di Basilicanova
Informazioni generali
Tipocastello medievale
Inizio costruzioneXIII secolo
Materialelaterizio
Primo proprietariofamiglia Piticheldi
Condizione attualescomparso
Informazioni militari
Funzione strategicadifesa del borgo
[1]
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Il castello di Basilicanova era un maniero medievale, che sorgeva sul luogo della seicentesca Villa Giovanardi a Basilicanova, frazione di Montechiarugolo in provincia di Parma.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il castello originario fu innalzato forse nel XIII secolo per volere della famiglia Piticheldi, che ne risultava proprietaria nel 1269.[1]

Nel 1334 i Rossi si impossessarono della rocca e vi deportarono i prigionieri dell'attacco contro il borgo di Traversetolo e il castello di Guardasone; in risposta Mastino II della Scala attaccò il maniero e lo diede alle fiamme,[1] distruggendo anche la vicina pieve risalente al X secolo.[2] L'anno seguente i Rossi fecero ricostruire il forte, ma nel 1336 le truppe scaligere, guidate da Simone da Correggio, lo attaccarono nuovamente, costringendo i castellani alla resa.[1]

Nel 1411 i fratelli Giacomo e Pietro de' Rossi,[3] col favore del marchese di Ferrara Niccolò III d'Este, nuovo Signore di Parma,[4] ricostruirono a Basilicanova un possente castello, con mastio, torrioni alle estremità e mura coronate da merlature.[2] Nel 1420 Guido Torelli si ribellò al marchese e, rinsaldando l'alleanza col duca Filippo Maria Visconti, lo costrinse con numerosi saccheggi a borghi del Parmense a rinunciare a Parma, che tornò al milanese.[5] Nel 1424 Pietro de' Rossi ottenne dal duca di Milano la restituzione dei feudi di Carona, di Tiorre, di Castrignano, di Motta di Basilicanova e dell'annessa Mamiano.[6] Nel 1470 l'investitura fu confermata a Pier Maria II de' Rossi da parte del duca Galeazzo Maria Sforza.[7]

Nel 1482, durante la guerra dei Rossi, il condottiero Sforza Secondo Sforza attaccò la rocca di Basilicanova, ma il castellano Pietro Ugorossi tradendo i Rossi si accordò col milanese e aprì le porte alle sue truppe, poco prima dell'arrivo dei rinforzi rossiani.[8] Alcuni mesi dopo, in seguito alla morte di Pier Maria II de' Rossi, il figlio Giacomo assaltò di sorpresa il castello e se ne rimpossessò; l'anno seguente Ludovico il Moro contrattaccò e dopo sette giorni di assedio costrinse alla resa i Rossi; il duca assegnò per riconoscenza a Gian Giacomo Trivulzio la rocca di Basilicanova[7] e inizialmente anche il vicino castello di Pariano, che nel 1495 affidò al condottiero Gaspare Sanseverino.[9]

Nel 1504 Giangiacomo Trivulzio alienò col consenso del re di Francia Luigi XII il maniero di Basilicanova al marchese di San Secondo Troilo I de' Rossi;[7] alla morte di quest'ultimo, nel 1521 la rocca passò al figlio Pier Maria III e alla moglie Bianca Riario, sorellastra da parte di madre di Giovanni dalle Bande Nere; il cugino Filippo Maria, conte di Corniglio, rivendicando la mancata eredità paterna causata dalla guerra del 1482, nel 1522 assaltò di sorpresa il maniero espugnandolo facilmente; Pier Maria, con l'aiuto dello zio Giovanni, contrattaccò dopo pochi giorni e rientrò in possesso della rocca[10] e del vicino castello dei Bravi di Pariano,[9] per destinarli al fratello Giulio Cesare.[11]

Nel 1539 Giulio Cesare rapì Maddalena Sanseverino, primogenita del conte Roberto ed ereditiera del feudo di Colorno, e la sposò; il papa Paolo III, nella sua qualità di sovrano di Parma, che dal 1521 dipendeva stabilmente dallo Stato della Chiesa,[12] condannò il Rossi alla confisca delle sue terre parmensi[11] e fece radere al suolo la rocca di Basilicanova.[10] Nel 1545 il pontefice insignì dei feudi di Basilicanova e dell'attigua Pariano il nipote Sforza I Sforza di Santa Fiora.[13]

Sulle rovine del castello fu eretta nel XVII secolo una villa.[10]

Nel 1707 le terre furono ereditate con gli altri beni della famiglia Sforza di Santa Fiora dal duca di Onano Federico III Sforza, che dal 1673 aveva aggiunto al proprio il cognome della moglie Livia Cesarini.[14] Gli Sforza Cesarini ne mantennero l'investitura fino all'abolizione dei diritti feudali sancita da Napoleone nel ducato di Parma e Piacenza nel 1805.[15]

Nel 1810 la villa fu acquistata dal capitano Luigi Salvoni, podestà di Montechiarugolo dal 1816 al 1830;[16] alla fine del XIX secolo la proprietà fu alienata a Ferdinando Giovanardi, dal quale passò per via ereditaria agli attuali proprietari.[17]

I basamenti dei torrioni dell'antica rocca rimasero visibili fino agli inizi del XX secolo, dopodiché se ne persero anche le ultime tracce.[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Basilicanova, su geo.regione.emilia-romagna.it. URL consultato il 28 agosto 2016 (archiviato dall'url originale il 13 settembre 2016).
  2. ^ a b c Basilicanova, su digilander.libero.it. URL consultato il 28 agosto 2016.
  3. ^ Pezzana II, p. 143.
  4. ^ Arcangeli, Gentile, p. 44.
  5. ^ Pezzana II, pp. 183-188.
  6. ^ Pezzana II, p. 252.
  7. ^ a b c Basilicanova, su geo.regione.emilia-romagna.it. URL consultato il 28 agosto 2016 (archiviato dall'url originale il 13 settembre 2016).
  8. ^ Pezzana IV, pp. 285-286.
  9. ^ a b Pariano, su geo.regione.emilia-romagna.it. URL consultato il 28 agosto 2016 (archiviato dall'url originale il 13 settembre 2016).
  10. ^ a b c Basilicanova, su geo.regione.emilia-romagna.it. URL consultato il 28 agosto 2016 (archiviato dall'url originale il 13 settembre 2016).
  11. ^ a b Litta, Tavola V.
  12. ^ Lopresti, p. 20.
  13. ^ Ratti, p. 263.
  14. ^ Famiglia Sforza-Cesarini, su www.comune.genzanodiroma.roma.it. URL consultato il 13 aprile 2017 (archiviato dall'url originale il 31 marzo 2017).
  15. ^ L'eredità napoleonica. Il Codice (PDF), su www.treccani.it. URL consultato il 17 maggio 2017.
  16. ^ Sindaci di Montechiarugolo, su www.comune.montechiarugolo.pr.it. URL consultato il 17 maggio 2017.
  17. ^ Gambara, p. 126.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Letizia Arcangeli, Marco Gentile, Le signorie dei Rossi di Parma tra XIV e XVI secolo, Firenze, Firenze University Press, 2007, ISBN 978-88-8453-683-9.
  • Lodovico Gambara, Le Ville Parmensi, Parma, La Nazionale, 1966.
  • Pompeo Litta, Famiglie celebri d'Italia, Rossi di Parma, Torino, 1835.
  • Lucia Lopresti, Granducato di Parma e Piacenza, Volume secondo, Colognola ai Colli, Demetra, 1999.
  • Angelo Pezzana, Storia della città di Parma continuata, Tomo secondo, Parma, Ducale Tipografia, 1842.
  • Angelo Pezzana, Storia della città di Parma continuata, Tomo quarto, Parma, Reale Tipografia, 1852.
  • Nicola Ratti, Della famiglia Sforza, Parte II, Roma, presso il Salomoni, 1794.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]