Mazzo di Valtellina

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Mazzo di Valtellina
comune
Mazzo di Valtellina – Stemma
Mazzo di Valtellina – Veduta
Vista dalle alture soprastanti il paese
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
ProvinciaFlag of Sondrio.svg Sondrio
Amministrazione
SindacoFranco Matteo Saligari (lista civica) dal 20/09/2020
Territorio
Coordinate46°15′N 10°15′E / 46.25°N 10.25°E46.25; 10.25 (Mazzo di Valtellina)
Altitudine552 m s.l.m.
Superficie15,32 km²
Abitanti1 022
Densità66,71 ab./km²
FrazioniVione, Sparso, Cà del Papa, Piazzola, Cà Lunghe, Li Cà
Comuni confinantiGrosotto, Monno (BS), Tovo di Sant'Agata, Vervio
Altre informazioni
Cod. postale23030
Prefisso0342
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT014040
Cod. catastaleF070
TargaSO
Cl. sismicazona 3 (sismicità bassa)[1]
Cl. climaticazona F, 3 032 GG[2]
Nome abitantiMazzolatti
Patronosanto Stefano
Giorno festivo26 dicembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Mazzo di Valtellina
Mazzo di Valtellina
Mazzo di Valtellina – Mappa
Posizione del comune di Mazzo di Valtellina nella provincia di Sondrio
Sito istituzionale

Mazzo di Valtellina (Maz in dialetto valtellinese[3]) è un comune italiano di 1022[4] abitanti in provincia di Sondrio, in Lombardia. È situato nella media Valtellina, nella Comunità Montana della Valtellina di Tirano.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Il comune di Mazzo di Valtellina, situato in posizione strategica per i commerci con la val Camonica, è raggiungibile attraverso il passo del Mortirolo, e la vicinanza a Tirano, crocevia verso la Svizzera.[5] L’altitudine massima del comune si attesta intorno ai 3000 metri di altitudine. Il territorio è esteso su entrambi i versanti della valle, tracciata dal corso del fiume Adda. Sulle pendici dei monti, sono presenti boschi di castagno e man mano che si sale si sviluppano boschi di conifere miste. Nella parte alta delle montagne, sono presenti pascoli e distese erbose.

Origini del nome[modifica | modifica wikitesto]

Il nome di Mazzo deriva dalla famiglia tirolese dei de Mazia o von Matsch, originaria della omonima valle in val Venosta, che giunse in Valtellina nel corso dell'XI secolo (e che, a motivo della zona di provenienza, prese il nome di "Venosta").[5][6]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio di Mazzo fu abitato fin da epoche remote e preistoriche. Lo provano le celebri incisioni rupestri scoperte nel 1966 dall’archeologo Davide Pace sulla Rupe Magna di Grosio: le più antiche risalgono al IV-III millennio a.C., mentre le più recenti ai secoli VIII-VI a.C.[5]

Mazzo si trova in un’area di rilievo primario: trovandosi ai piedi del passo del Mortirolo permetteva un facile accesso alla Valcamonica e successivamente ai territori della Serenissima Repubblica di San Marco, che aveva interessi strategici ai commerci con i paesi di lingua tedesca.

Ciò attirò nel paese alcune nobili famiglie, tra cui i Venosta della Val di Mazia, i Lavizzari ed i Quadrio, i cui stemmi nobiliari si osservano su diversi palazzi.

Mazzo venne conquistata dall'Impero romano nel 16 d.C. Con la disgregazione dell’Impero romano d’Occidente e le invasioni delle popolazioni germaniche, probabilmente Mazzo fu inglobata, dopo il 489, nel regno ostrogoto di Teodorico. Nello stesso secolo il cristianesimo fece la sua comparsa nella valle.

Nell'VIII secolo la Valtellina passò sotto dominazione longobarda. Tracce di questa presenza sono rinvenibili nei termini dialettali. Per citarne solo alcuni, di uso piuttosto comune, si possono segnalare "sberlüsc'" (lampo), “güdàzz" (padrino), "sluzz/slòz" (bagnato), "balòss" (furbo, furfante), "maschérpa" (ricotta), "gnècch" (di malumore), "lifròch" (sciocco), "bütér" (burro), "scràna" (panca), "stracch" (stanco), “menegold” (coste, bietole), “trincà” (bere), “sgrafignà” (rubare), “grignà” (ridere), “biótt” (nudo), “rüt” (rifiuto), “bródeg” (sporco), “ghèi” (soldi).

Quando nel 774 Carlo Magno sconfisse i Longobardi, Mazzo venne sottoposto alla nuova dominazione franca. Una leggenda (priva di fondamento storico) vuole che proprio al Passo del Mortirolo Carlo Magno avrebbe sterminato un gran numero di Camuni rimasti pagani, e che il passo dovrebbe il nome a tale battaglia.

Le prime testimonianze scritte su Mazzo risalgono al 795, dove veniva citata dall’imperatore dei Franchi Lotario la presenza dell’omonima pieve, estesa da Sernio a Sondalo. Coloro che abitavano nella Pieve godevano di parecchi diritti (tra cui nomina e revoca dei piccoli feudatari, diritto di fodro durante le guerre, nomina dei parroci etc.) che però vennero revocati nel tempo.

Dopo l'anno Mille, la pieve di Mazzo dedicata a Santo Stefano ebbe un ruolo fondamentale nella diffusione della fede cristiana in Valtellina (insieme ad altre tra cui quella di Samolaco, Chiavenna, Ardenno, Teglio, Bormio e Sondrio): un documento del 1240 ne attesta infatti l'importanza all'interno della diocesi di Como, di cui era una delle quattro pievi principali.

La frammentazione dell’impero di Carlo portò all'annessione del Regno d’Italia a quello di Germania. Nel secolo XI arrivò a Mazzo una nobile famiglia della Val Venosta, i Venosta di Matsch, che avevano ricevuto dall'imperatore Enrico IV il compito di tenere aperti i valichi alpini al passaggio delle truppe imperiali. Ai Venosta, che decisero di risiedere a Grosio, vennero dunque assegnati dal Vescovo di Como i diritti feudali su Mazzo, che furono conservati fino al 1512, anno di inizio della dominazione delle Tre Leghe Grigie sul territorio valtellinese.

Nel secolo XIII la famiglia Venosta costruì "el Castel de Mazz" ("il castello di Mazzo"), di cui resta solamente la torre di Pedenale (vedi sotto). Il castello faceva parte di un sistema di fortificazioni che dal Castello di Grosio scendeva a quello di Bellaguarda a Tovo che serviva a controllare gli spostamenti di mercanti ed eserciti da e per i paesi di lingua tedesca, e i due accessi a Bormio (ovverosia la val Grosina e la Valdisotto).

Nel 1335 Mazzo (assieme all'intero territorio della Valtellina e di Como) passò sotto la dominazione dei Visconti di Milano e durante la metà del Quattrocento degli Sforza. Essi dovettero fronteggiare i primi tentativi di egemonia sulla Valtellina operati dalle Tre Leghe Grigie. Nel A partire dal 1487 l'esercito grigione, scendendo dalla Valdidentro, saccheggiò a più riprese Bormio e i territori vicini, a titolo di risarcimento per la mancata esenzione dai dazi doganali da parte del governo di Ludovico il Moro.

I feudatari della zona furono i Misenti, ai quali seguirono i potenti conti Matsch, originari del Tirolo. Dopo i conti Matsch, Mazzo passò sotto la famiglia Visconti, i signori del Ducato di Milano. La presenza del comune è attestata con il Trattato di Como del 1335 come “comune loci vicinantie de Maze” Il comune, come del resto l’intera Valtellina, venne conquistata nel 1513 dalle Tre Leghe, dopo la caduta di Ludovico il Moro e un breve dominio francese; il territorio rimase sotto la giurisdizione dei Grigionesi sino al 1797, quando venne annesso alla neonata Repubblica Cisalpina, insieme a gran parte di Lombardia ed Emilia-Romagna. Conclusosi il dominio napoleonico, Mazzo passò al Regno Lombardo-Veneto, fino all’Unità d’Italia, nel 1861, dove rimarrà tutt’ora. Mazzo di Valtellina assunse l’attuale denominazione due anni dopo l’annessione al Regno d'Italia.[7][5]

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

Lo stemma del comune di Mazzo di Valtellina si blasona:

«di verde alla croce patente e scorciata d'argento.»

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Il complesso chiesastico di S. Maria[modifica | modifica wikitesto]

Il complesso chiesastico di S. Maria si compone di tre edifici principali collegati tra loro per mezzo di un loggiato interno: il battistero medievale (vedi sotto), la chiesa di Santa Maria (1452) e l'oratorio seicentesco (una cappella di piccole dimensioni destinata alla preghiera e al culto privato di famiglie o comunità). L’edificio ha subito numerosi restauri nel Seicento e nel Novecento: conserviamo però all'interno un’interessante ancona, datata 1489, opera di Giovanni Malacrida, autore anche di uno stendardo del Duomo di Como.[8] Pare che tutte le pareti esterne, che ora appaiono per lo più bianche e spoglie, fossero affrescate con stemmi araldici, iscrizioni, segni zodiacali, la rappresentazione dei Mesi e complesse rappresentazioni ora andate perdute.

Battistero[modifica | modifica wikitesto]

Il fonte battesimale a immersione risalente al VII secolo d.C. è il monumento più antico di Mazzo. Fu edificato intorno all'XI secolo su di un preesistente luogo di culto pagano che risaliva al 824, di forma circolare, menzionato in un proclama dell'imperatore Lotario I. All'edificio attuale, di forma ottagonale (la quale ha un forte valore simbolico poiché rappresenta i sette giorni della Creazione in aggiunta al giorno del Giudizio), si accede varcando l’elegante portale di marmo risalente ai primi anni del ‘500, decorato a bassorilievo con delle figurazioni di carattere religioso tra cui spiccano le figure dei santi Rocco e Sebastiano e dell’arcangelo Gabriele intento ad annunciare la lieta novella alla Vergine. Come da tradizione iconografica, l’angelo è rappresentato a sinistra, mentre la Vergine si trova sulla destra. La vasca a immersione risale al VII secolo ed è la più antica in Valtellina. La decorazione pittorica originale, all’interno, è andata in larga parte perduta ma si conservano due cicli di affreschi tardo quattrocenteschi (su uno di questi è riportata la data 1492) attribuiti al pittore locale noto come Giovannino da Sondalo: questi rappresentano Santa Barbara, Santo Stefano e San Giovanni Battista accompagnati da un’interessante raffigurazione della Trinità.

La chiesa di Santo Stefano[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa arcipretale sorge con probabilità nel corso dell’VIII secolo. Fu completamente restaurata negli anni 30 del ‘500, perché la torre campanaria crollò portandosi via metà della chiesa. Il campanile presenta quattro aperture, le ultime due a forma di trifora con archetti gotici. La chiesa presenta un portale di marmo bianco (1508) firmato Bernardino da Maroggia e un portone in legno scolpito risalente al 1597. Nella strombatura sono presenti due bassorilievi rotondi che mostrano i volti dei Regnanti dell’epoca, Luigi XII e Anna di Bretagna. L’interno a tre navate è contraddistinto da uno stile barocco, sia per quanto riguarda i cicli pittorici delle volte, sia per quanto riguarda i singoli apparati decorativi: si segnalano la bellissima pala d’altare della Madonna del Rosario, in legno e impreziosita da 25 formelle intagliate con grande maestria, e l’altare in marmo bianco, che ha sostituito un prezioso trittico in legno dorato oggi presente al Museo Poldi Pezzoli di Milano. Una menzione a parte meritano la sagrestia, un tempo cappella cimiteriale, impreziosita da una serie di cicli di affreschi a opera del Valorsa e l’elegante portale di marmo, opera di Bernardino de’ Maroggia (1508) sul quale compaiono sia figurazioni grottesche sia di carattere religioso.

L'altare della Madonna[modifica | modifica wikitesto]

La pala d’altare venne commissionata dalla Confraternita del Rosario e intagliata da autore ignoto nel 1609. La nicchia centrale presenta la statua della Madonna del Rosario, la quale risale probabilmente ad almeno un secolo prima rispetto al resto della struttura. La Madonna, secondo le consuetudini diffuse tra il Sei-Settecento, era dotata di un ricco corredo costituito da abiti preziosi e gioielli. Purtroppo, oggi non è rimasto più nulla dell’antico corredo, ad eccezione del mantello in broccato francese del XVIII secolo. Ai lati della Vergine spiccano le statue dei Santi vescovi, Carlo Borromeo a destra e Nicola a sinistra. Tutt'intorno vi sono 15 formelle a rilievo con i Misteri del Rosario. A sinistra troviamo i gaudiosi, a destra i gloriosi, mentre sopra le tre nicchie sono collocati i dolorosi. Nella parte superiore dell’ancona è presente San Domenico da Guzman che regge una corona del rosario, ora perduta. Un'elegante cancellata con volute in ferro battuto e ottone in cui si riconoscono fiori di giglio, cariatidi e capitelli ionici, fu eseguita nel 1614 da Giovanni Battista Scalvino e chiude l'altare su cui è posta l'ancona.

La chiesa di Sant’Abbondio[modifica | modifica wikitesto]

Risalente all’anno 1400, la chiesa è famosa per gli splendidi affreschi raffiguranti il Giudizio Universale. L’interno presenta un’unica aula con copertura a capriate e un’abside semicircolare. La sagrestia è stata ricavata entro la base del massiccio campanile.

Il palazzo Lavizzari[modifica | modifica wikitesto]

Il palazzo, costruito nel 1536, è composto da due corpi: quello più antico apparteneva ai Venosta mentre quello più nuovo ai Lambertenghi. Nel 1650 il palazzo passò interamente alla famiglia Lavizzari. Nell'androne d'ingresso troviamo lo stemma delle famiglie e un fregio monocromo che riprende quello interno al salone. Sopra la porta d’ingresso va segnalato lo stemma delle Tre Leghe, che lega il Palazzo alla storia della Valtellina: quando la valle era sotto la dominazione svizzera, tre Leghe formarono nel 1471 un’alleanza per difendersi meglio dal potere austriaco, preludio della nascita del Canton Grigioni. L’ampio salone a pian terreno presenta un soffitto a cassettoni risalente al 1536.

Palazzo Quadrio[modifica | modifica wikitesto]

Ristrutturato in epoca cinquecentesca, il Palazzo presenta esternamente nella parte bassa una decorazione a graffito, mentre nella parte alta un ciclo di affreschi a monocromo che rappresentano, da un lato, la triade delle muse e dall'altro, la consegna della mela d'oro da parte di Paride a Venere, evento da cui scaturirà la guerra di Troia e, di conseguenza, tutta la tradizione dell’epica classica. Lo stemma della Famiglia Quadrio campeggia sopra la bifora al centro della facciata. Sottostante ad esso si trova lo stemma dei Venosta.

L'affresco in Vicolo della Torre[modifica | modifica wikitesto]

L’affresco, a soggetto esotico, è ispirato con molte probabilità dal racconto dei numerosi mercanti che provenienti da Venezia varcavano il Mortirolo per espandere i propri commerci verso i paesi della Rezia. Sotto all'elefante, in basso, si può ancora intravedere una Fuga in Egitto o presunta tale, che induce a ritenere che il soggetto potesse essere un misto religioso.

Altri monumenti[modifica | modifica wikitesto]

  • Battistero di San Giovanni Battista, unico esempio di edificio battesimale in provincia di Sondrio.
  • Oratorio dei Santi Carlo e Ambrogio.
  • Casa Venosta (casa privata, visitabile il cortile).
  • Colleggiata di Santo Stefano Martire (VIII secolo, rifacimento del XV secolo): la sagrestia affrescata (XVI secolo), il portale maggiore (1508) e il campanile con decorazioni a graffito.
  • Casa Lavizzari appartenne alla famiglia dei Venosta di Match con graffiti cinquecenteschi e ornamenti barocchi.
  • Palazzo Quadrio-Venosta.
  • Contrada fortificata di Pedenale e Castello di Bellaguardia di Tovo di Sant'Agata.
  • Chiesa di Sant'Abbondio a Vione (affreschi di Cipriano Valorsa, 1587).
  • La chiesa dei Santi Matteo e Filippo Neri progettata da maestranze luganesi e fondata nel 1667.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[9]

Economia[modifica | modifica wikitesto]

L'economia fino agli anni sessanta era prevalentemente agricola e basata sull'allevamento bovino. Oggi si segnala in fondovalle la presenza di industrie alimentari di primaria importanza per la produzione della bresaola. Altro settore fiorente è quello della coltivazione delle mele: la media Valtellina è una zona dove la produzione è importante e fruttuosa.

Amministrazione[10][modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
23 aprile 1995 13 giugno 1999 Enrico Pozzi Lista civica Sindaco
14 giugno 1999 13 giugno 2004 Adriana Caterina Senini Lista civica Sindaco
14 giugno 2004 6 giugno 2009 Matteo Pini Lista civica Sindaco
7 giugno 2009 30 maggio 2015 Clotildo Parigi Lista civica Sindaco
31 maggio 2015 In Carica Franco Matteo Saligari Sindaco

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
  3. ^ Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, pp. p. 386.
  4. ^ Popolazione residente al 1º gennaio: Lombardia., su dati.istat.it.
  5. ^ a b c d Mazzo di Valtellina, su paesidivaltellina.it.
  6. ^ Visconti Venosta, famiglia, su lombardiabeniculturali.it.
  7. ^ Mazzo di Valtellina, su la-valtellina.com.
  8. ^ Il Duomo di Como, p. 208.
  9. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  10. ^ Storico Elezioni comunali di Mazzo di Valtellina, su tuttitalia.it.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Pietro Gini, Ottavio Bernasconi, Luisa Cogliati Arano e Giorgio Mascherpa, Il Duomo di Como, fotografie di Mario Carrieri, Milano, Cassa di risparmio delle provincie lombarde, 1972.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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