Fiction televisiva

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La fiction televisiva, a cui si fa riferimento anche come fiction TV o semplicemente fiction, è il macro-genere di programmi televisivi caratterizzati dalla narrazione di eventi di fantasia, non reali.[1]

Il termine fiction, derivato dal latino fingere e generalmente usato per indicare qualsiasi opera narrativa frutto di fantasia, è un anglicismo accolto nella lingua italiana a partire dagli anni 1960, diffusosi nei decenni seguenti grazie al successo in Italia delle soap opera importate dagli Stati Uniti.[2] In precedenza le fiction venivano invece prevalentemente chiamate teleromanzi o sceneggiati televisivi e, come il resto dei programmi televisivi dell'epoca, avevano anche la funzione di elevare il grado d'istruzione di una popolazione ancora in buona parte analfabeta, costituendo una sorta di incrocio tra il teatro e una specie di scuola nazionale.[2]

Contrapposta al macro-genere della non-fiction, la fiction televisiva si suddivide in tre principali categorie con strutture narrative, durate e collocazione nei palinsesti differenti: film TV, serie e serial.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La fiction televisiva nasce non molto tempo dopo l'avvio delle prime trasmissioni televisive alla fine degli anni trenta, prendendo piede dopo la fine della seconda guerra mondiale, tra la fine degli anni quaranta e i primi anni cinquanta. La prima forma di fiction era il "teledramma" o "sceneggiato" (in inglese live anthology drama, single play, teleplay o teledrama), costituito da una rappresentazione di derivazione teatrale trasmessa in diretta. Inizialmente si trattava prevalentemente di adattamenti di spettacoli di Broadway, testi teatrali classici o romanzi, ma presto iniziarono a assere frequenti anche produzioni originali; tra i contenitori che li trasmettevano Kraft Television Theatre, Goodyear Television Playhouse e Studio One.[3] Anche per una questione di necessità, caratterizzati da set ristretti e copioni che si affidavano alla bravura degli attori presi in prestito dal teatro, si contrapponevano alle spettacolarizzazioni dei film di Hollywood costituendo quindi una sorta di rivincita della cultura teatrale, anche se la trasmissione in diretta restava uno dei punti di maggiore attrattiva.[3]

La diretta, non dettata da esigenze tecnologiche, comportava un ritmo lento, con i tipici tempi teatrali: per permettere i cambi scena la telecamera indugia su inquadrature fisse in cui è assente l'azione o è di irrilevante importanza. Le ambientazioni si trovano sempre all'interno degli studi televisivi perché le telecamere necessitano di un'illuminazione della scena molto curata, negli esterni forniscono ancora scarse prestazioni. Ciò comporta anche una impostazione interpretativa e recitativa profondamente diversa rispetto alla fiction più moderna. Date le lunghissime sequenze prive di interruzioni, gli attori, infatti, dovevano necessariamente essere in possesso di solide esperienze e tecniche teatrali. In tal senso, molti sceneggiati di quell'epoca, rivisti oggi, se da un lato appaiono per l'appunto dilatati in ritmi molto lenti, dall'altro rivelano spesso, nelle performance degli attori, anche quelli non protagonisti, un livello interpretativo molto elevato e raffinato.

Dalla seconda metà degli anni cinquanta la trasmissione in diretta viene pian piano abbandonata: registrare su pellicola era meno difficoltoso e offriva nuove opportunità di guadagno con le ri-distribuzioni nazionali e internazionali.[3] Dai teledrammi si passa quindi a una serie televisiva che pur mantenendo una struttura episodica si affida a ambientazioni e protagonisti fissi, sempre con lo scopo di produrre più episodi possibile per riempire i palinsesti, la cui produzione non è più gestita direttamente dalle emittenti ma delegate alle case di produzione cinematografiche. Uno dei maggiori successi di questo periodo è I Love Lucy. Agli inizi degli anni sessanta, con l'aumentare dei costi di produzione, diminuisce il tipico numero di episodi prodotti all'anno per una stessa serie, passando da una trentina-quarantina ai 22-24 per stagione, standard rimasto in vigore nei decenni successivi. A questo periodo risale anche la nascita della "stagione televisiva" così come intesa anche in senso moderno, che ricalca la durata della stagione scolastica andando da settembre a maggio, lasciando i mesi estivi, quando il pubblico medio davanti i teleschermi diminuisce, alle repliche o a programmi più a basso costo.[3]

Per quanto riguarda i serial, dagli anni cinquanta iniziarono ad essere rappresentati in televisione diverse soap opere già trasmesse via radio, tra cui la longeva Sentieri. Si trattava di un genere tuttavia secondario, relegato alla fascia del day time, anche se partire dagli anni sessanta iniziò a trovare popolarità nel Regno Unito e, alla fine degli anni settanta, trovò gloria in prima serata anche negli Stati Uniti con il successo internazionale di Dallas.[3] Dagli anni ottanta le potenzialità del racconto "seriale" iniziarono quindi ad essere sfruttate anche per le serie televisive del prime time.

Tipologia[modifica | modifica wikitesto]

In Italia chiamate anche telefilm, le fiction televisive si suddividono principalmente in film per la televisione, serial e serie.[4]

Film per la televisione[modifica | modifica wikitesto]

Il film per la televisione (o film TV) è un film pensato per la distribuzione televisiva, generalmente dalla durata minore rispetto una tipica opera cinematografica. Può essere anche parte di una serie, mantenendo almeno un elemento in comune tra un'opera e l'altra (ad esempio stesso protagonista o stessa ambientazione), purché abbia una trama prevalentemente auto-conclusiva.[5]

Serial televisivo[modifica | modifica wikitesto]

I serial televisivi sono caratterizzati da un elevato numero di "puntate", le quali si caratterizzano per una narrazione aperta (senza conclusione) e uno stile di ripresa in cui primeggiano primi piani e dialoghi ad effetto.[4]

Sono sotto-categorie dei serial le telenovelas, molto popolari nel Sud America, contraddistinte da un arco narrativo chiuso sviluppato in un numero di puntate solitamente predeterminato, e le soap opera, più diffuse nel Nord America, in cui si riscontra invece un arco narrativo aperto, con un numero di puntate potenzialmente infinito. Altre differenze sono individuabili nelle modalità di programmazione o nelle ambientazioni (le soap opera sono spesso ambientate nel mondo dell'alta borghesia statunitense, mentre le telenovelas prediligono scenari più popolari o "coloniali").[4] Tra le produzioni asiatiche vi rientrano i drama coreani.

Serie televisiva[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Serie televisiva.

La serie televisiva è un'opera composta da "episodi", ovvero segmenti narrativi con trame prevalentemente chiuse, personaggi solitamente fissi e set ricorrenti.

Se inizialmente le prime serie TV degli anni cinquanta e sessanta si caratterizzavano da una struttura narrativa esclusivamente "episodica", cioè con trame diverse per ogni episodio, nel tempo, in particolare dagli anni ottanta, si è assistiti a una transizione verso opere che sempre più frequentemente includevano anche una trama "orizzontale", la quale coinvolgeva i protagonisti nell'arco di più episodi, includendo quindi elementi tipici dei serial. Alcuni commentatori pertanto parlano di "serie episodiche classiche" o di "serie classiche" per distinguere la forma originariamente più comune di serie televisiva (con episodi autonomi) dalle più recenti serie con una più o meno marcata trama orizzontale, da Milly Buonanno chiamate anche "serie serializzate" per sottolineare la commistione di generi.[3] Quando una serie presenta episodi (o, per estensione, stagioni) che in comune non hanno neanche personaggi e ambientazioni, si parla invece di serie antologiche.

Sono esempi di "serie episodiche classiche" Perry Mason, Magnum, P.I., Charlie's Angels, Colombo, La signora in giallo, M*A*S*H, I Robinson, Vita da strega, La famiglia Bradford e Star Trek. Un esempio di opera che affianca una trama verticale (ovvero una "narrazione episodica" auto-conclusiva per ogni episodio) a una trama orizzontale (ovvero una "narrazione seriale" sviluppata su più episodi) è invece Dr. House - Medical Division, in cui la trama verticale, interna al singolo episodio, corrisponde al caso clinico da risolvere, mentre quella orizzontale riguarda l'evolversi delle relazioni tra i vari personaggi. Non mancano anche "serie serializzate" che vedono la completa o quasi assenza di una trama verticale, distinguendosi comunque dai serial per la programmazione e tematiche affrontate; un esempio è Lost, la cui trama si sviluppa ininterrottamente per sei stagioni, episodio dopo episodio.

Riguardo ai generi, una macro-suddivisione distingue le commedie, in particolare le sit-com, caratterizzati da episodi dalla durata di circa 25 minuti e contesti narrativi generalmente comuni (un luogo di lavoro, di studio o un ambiente domestico), oltre che dalla comicità e velocità dei dialoghi, dalle serie a sfondo drammatico, con episodi di circa 50 minuti, ricadenti in generi di derivazione cinematografica (polizieschi, thriller, western...).[4]

Ulteriori tipi e classificazioni[modifica | modifica wikitesto]

Ulteriori tipologie di fiction sono costituite dalle miniserie televisive, che, a metà tra una serie e un film TV, presentano un arco narrativo chiuso suddiviso in un numero limitato di puntate, e le webserie, pensate esclusivamente per la diffusione via internet, con web-episodi detti "webisodi" generalmente di breve durata.

Riguardo lo sviluppo dell'arco narrativo delle fiction alcuni studiosi come Milly Buonanno hanno proposto anche una suddivisione tra opere non seriali, cioè non suddivisi in segmenti (i film TV), opere a serialità debole, con un numero di puntate o episodi limitato (è il caso delle miniserie e talvolta di serie, tra cui quelle antologiche), e opere a serialità forte, con un'elevata frammentazione narrativa (è il caso dei serial e spesso delle serie TV).

Riguardo l'impiego dell'animazione, si distingue invece tra film e serie animate (cartoni occidentali e anime) e opere live action.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Fiction, in Enciclopedia del cinema, Treccani. URL consultato il 19 settembre 2017.
  2. ^ a b Gabriella Alfieri, L’italiano “seriale” della fiction televisiva, in Lingua italiana, Treccani. URL consultato il 19 settembre 2017.
  3. ^ a b c d e f Gianluigi Rossini, La serie classica: istituzioni televisive e forme narrative, in Beetween, novembre, 2014.
  4. ^ a b c d Aldo Grasso, La fortuna di un nome, la fortuna di un genere, in Dizionario dei telefilm, Garzanti, 2004.
  5. ^ telefilm, in Vocabolario Treccani. URL consultato il 19 settembre 2017.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Marcello Aprile e Debora De Fazio (a cura di), La serialità televisiva. Lingua e linguaggio nella fiction italiana e straniera, Galatina, Congedo, 2010, ISBN 978-88-8086-917-7.
  • Federico di Chio, American Storytelling. le forme del racconto nel cinema e nelle serie tv, Carocci, 2016
  • Aldo Grasso (a cura di), Enciclopedia della televisione, 3ª ed., Milano, Garzanti, 2008, ISBN 88-11-50526-7.
  • Giorgio Grignaffini, I generi televisivi, Roma, Carocci, 2004, ISBN 88-430-2915-0.
  • Pierpaolo Panico, Inforemediation. Contemporaneità e informazione ri-mediata nella serialità televisiva, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2010, ISBN 978-88-498-2903-7.
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