Falso documentario

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Con falso documentario o mockumentary, parola inglese che nasce dalla crasi di mock, (fare il verso) e documentary (documentario[1]) e che potrebbe essere tradotta da un neologismo quale docucelia (dall'unione di documentario e cèlia), si indicano le opere di un particolare genere cinematografico o televisivo nelle quali eventi fittizi e di fantasia sono presentati come reali attraverso l'artificio del linguaggio documentaristico. Il mockumentary non va però confuso con film documentari nei quali, per necessità dovute alla mancanza di documenti visivi, è indispensabile ricostruire con la finzione una parte o la totalità degli eventi narrati. Ad esempio un filmato che ricostruisse una lotta fra due dinosauri, se basato su dati scientifici oggettivi, benché oggettivamente "falso", dato che non esistevano telecamere al tempo dei dinosauri, resta un documentario, poiché il suo scopo rimane l'offerta di una vera informazione. Il mockumentary infatti si caratterizza per la volontà, più o meno palese, di ingannare lo spettatore. Il fine quasi mai è malevolo. Lo scopo del mockumentary può essere far riflettere lo spettatore sul rapporto tra verità e finzione nella comunicazione contemporanea, di aggiungere intensità drammatica e facilitare il coinvolgimento di chi guarda, oppure puramente umoristico.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Un mockumentary si presenta come un documentario, ovvero per taglio e stile come se riprendesse aspetti della realtà, ma è in realtà un prodotto di fiction. È un genere ampiamente sfruttato dagli autori di parodie e satira, ma negli ultimi anni sta avendo particolare successo applicato al genere horror, per il fattore di interesse che psicologicamente, in maniera naturale, attira lo spettatore. Far credere che una storia spaventosa e fantascientifica sia reale, e per di più che quello a cui si sta assistendo non sia una semplice ricostruzione del reale, ma l'effettivo svolgersi di quei fatti reali, crea nello spettatore un senso di angoscia e dubbio.

Una delle tecniche più utilizzate nel genere è quella del "video ritrovato" (in inglese: found footage), che a seconda delle esigenze creative può caratterizzare l'intero film (vedi Rec, UFO Abduction, Cloverfield, The Blair Witch Project - Il mistero della strega di Blair, The Gallows - L'esecuzione, The Visit) o una parte (vedi Non aprite quella porta, Cannibal Holocaust, Il quarto tipo): un video realizzato spesso da amatori e in cui vengono mostrate le avventure da loro vissute. Un'altra tecnica, meno usata, è quella della realizzazione di articoli di giornale riguardanti fatti e personaggi della trama (vedi Le colline hanno gli occhi, Wrong Turn - Il bosco ha fame). Più complessa da realizzare, ma molto efficace è la realizzazione di falsi cinegiornali d'epoca, i quali rappresentano talvolta brevi falsi documentari inseriti in lungometraggi di genere mockumentary (come ad esempio fa Woodi Allen nel suo Zelig).

Tra gli iniziatori del genere è Peter Watkins, che con The War Game (1965) ha raccontato in stile documentaristico un attacco nucleare sull'Inghilterra, aggiudicandosi l'Oscar proprio come miglior documentario. Tra i capolavori umoristici del genere si annoverano il già citato Zelig di Woodi Allen e This is Spinal Tap di Rob Reiner. Altri autori di mockumentary di una certa fama sono Peter Greenawey (Le Cadute) e Kim Ki-duk (Arirang).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Anna Antonini, Chiara Tognolotti, Mondi possibili: un viaggio nella storia del cinema d'animazione. Il principe costante, 2008 ISBN 9788889645093. p. 301

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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