Cesareo di Terracina

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
San Cesareo Diacono e Martire
ICONA SAN CESARIO DIACONO E MARTIRE DI TERRACINA.jpg

S. Caesarius diaconus, martyr Terracinae

Nascita I secolo
Morte II secolo
Venerato da Chiesa cattolica
Santuario principale Cattedrale di Terracina
Ricorrenza 1º novembre e 3 novembre
Attributi Vangelo, palma e sacco

Cesareo, o Cesario (Nordafrica, I secoloTerracina, II secolo), è stato un diacono e martire della Chiesa. Secondo la tradizione era di origini nordafricane e si sarebbe trasferito a Terracina all'epoca dell'imperatore Claudio.

Agiografia[modifica | modifica wikitesto]

La leggenda vuole che mentre era in viaggio per Roma, a causa di un naufragio giunse a Terracina dove si sarebbe imbattuto in Luciano, un giovane destinato ad essere sacrificato in una cerimonia del 1º gennaio: avendo protestato contro quest'uso presso il sacerdote pagano Firminio, venne arrestato e condotto da un console di nome Leonzio, che gli ordinò di sacrificare al dio Apollo. Il tempio al quale venne condotto tuttavia sarebbe crollato travolgendo il sacerdote Firminio. Trascorso un anno di dura prigionia, Cesario fu condotto al Foro della città, dove il console Leonzio si sarebbe improvvisamente convertito e sarebbe morto dopo aver ricevuto i sacramenti da un presbitero di nome Giuliano. Il suo successore alla carica, un certo Lussurio, primo cittadino del luogo, avrebbe quindi condannato Cesario e Giuliano ad essere gettati in mare chiusi in un sacco. Lussurio, in viaggio verso Roma, sarebbe morto per il morso di un serpente, come predetto da Cesario, poco prima di essere condannato: “L'acqua, nella quale sono stato rigenerato, mi riceverà come suo figlio che ha trovato in essa una seconda nascita: oggi mi renderà martire con Giuliano, mio Padre, che una volta mi fece cristiano. Quanto a te, Lussurio, oggi stesso morirai con un morso di un serpente, affinché tutti i paesi sappiano che Dio vendicherà il sangue dei suoi servi, e delle vergini che facesti perire tra le fiamme”. I corpi dei due martiri annegati, rigettati a riva, furono sepolti dal monaco Eusebio, che rimase a pregare presso la loro tomba, dove sarebbero accorsi molti che si convertirono e furono battezzati dal presbitero Felice. Eusebio e Felice furono a loro volta arrestati dal figlio del console Leonzio, che li avrebbe fatti decapitare e gettare in un fiume. I loro corpi sarebbero quindi stati sepolti presso la tomba già esistente dal presbitero, Quarto da Capua. Il Santo è generalmente raffigurato come un giovane imberbe, vestito di un camice, una lunga tunica bianca con le maniche, al quale è sovrapposta una dalmatica - abito proprio dei diaconi - che può presentare decorazioni fitomorfe dorate. Gli attributi iconografici di San Cesario diacono e martire sono: la palma del martirio, il Vangelo ed il sacco. Nella mano destra regge la palma, nella sinistra il Vangelo, e spesso ai suoi piedi è raffigurato un angioletto che reca in mano un sacco.[1]

Culto[modifica | modifica wikitesto]

Secondo il racconto "Sanatio Gallae et translatio S. Caesarii Romam", nell'anno 375 d.C. le spoglie mortali di San Cesario diacono e martire furono traslate nella Domus Augustana di Roma (Villa Mills sul Palatino) per volontà dell'imperatore Valentiniano I, dopo la miracolosa guarigione della figlia Galla Placidia sulla sua tomba a Terracina. All'interno di questo palazzo imperiale venne eretto un oratorio in onore del martire chiamato “San Cesareo in Palatio”. Nel XIII secolo, andato in rovina quest'oratorio, parte delle reliquie del santo furono traslate nella basilica romana di Santa Croce in Gerusalemme dove tuttora riposano nell'urna di basalto dell'altare maggiore. A san Cesario venne dedicata, nell'VIII secolo, un'altra chiesa sul Palatino, "San Cesareo de Appia" a Roma[2], titolo cardinalizio[3], e altre chiese e monasteri. Sul suo primitivo sepolcro, in un terreno posto nella Valle di Terracina, lungo la via Appia, venne eretta una basilica[4]ad corpus dedicata a Santa Maria ad Martyres, nel medioevo conosciuta come "San Cesareo alle Prebende".

Il 19 giugno 2012 la comunità di Cesa ha celebrato il IV centenario dell'arrivo della reliquia del braccio del santo.

Le reliquie di Lucca[modifica | modifica wikitesto]

Reliquiario San Cesario Diacono e Martire - Basilica San Frediano Lucca

Nel 2009 Mons. Michelangelo Giannotti, vicario generale e rettore della chiesa di San Frediano in Lucca, ritrova il reliquiario contenente parte del corpo di san Cesario, identificato attraverso il cartiglio in latino "Ossa sex S. Cæsarii Diac. M.". Queste reliquie erano state donate dal papa Alessandro II all'antico monastero di San Ponziano di Lucca nell'XI secolo. Nell'urna sono presenti sei ossa integre: un osso della spalla (la scapola) le due ossa del bacino (ossa iliache) e tre ossa dell'arto inferiore (il femore, la tibia e il perone). Il 1º novembre 2010, in occasione della Solennità di tutti i Santi, l'urna di san Cesario diacono e martire è stata esposta alla venerazione dei fedeli nella cappella dell'Annunziata della basilica di San Frediano di Lucca dove tuttora è conservata in un armadio-reliquiario[5].

Patronati[modifica | modifica wikitesto]

San Cesario è patrono delle città di:

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ San Cesario diacono e martire, 107-2007 : XIX centenario del martirio, 2007
  2. ^ Liber Pontificalis[senza fonte].
  3. ^ Papa Giovanni Paolo II fu creato cardinale col titolo della chiesa di San Cesareo.
  4. ^ La basilica ricevette doni da papa Leone IV (847-855: Liber Pontificalis[senza fonte].
  5. ^ Al via la festa patronale di san Cesario dal sito dell'Associazione culturale "L'alambicco di San Cesario" di San Cesario di Lecce - URL consultato il 9 novembre 2012

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]