Cesareo di Terracina

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San Cesareo Diacono e Martire
ICONA SAN CESARIO DIACONO E MARTIRE DI TERRACINA.jpg

Sanctus Caesarius, Diaconus et Martyr Terracinae in Campaniae

Nascita I secolo
Morte II secolo
Venerato da Chiesa cattolica
Santuario principale Cattedrale di Terracina
Ricorrenza 1º novembre e 3 novembre
Attributi Vangelo, palma e sacco
Patrono di santo tutelare degli imperatori romani d'Occidente e d'Oriente, fin dalla prima età cristiana; il diacono è invocato contro gli annegamenti, le inondazioni dei fiumi (soprattutto il Tevere, il Panaro, il Clanio, il Garza (torrente); per la difesa dai fulmini, da calamità telluriche e meteorologiche, e per la buona riuscita del parto cesareo (taglio cesareo)

Cesareo, o Cesario (Nordafrica, I secoloTerracina, II secolo), è stato un diacono e martire della Chiesa. Secondo la tradizione era di origini nordafricane (figlio di cittadini romani discendenti dalla rinomata Gens Iulia, stanziata a Cartagine durante la riorganizzazione dei territori africani da parte di Giulio Cesare) e si sarebbe trasferito a Terracina all'epoca dell'imperatore Marco Ulpio Nerva Traiano.

Agiografia[modifica | modifica wikitesto]

La leggenda vuole che mentre era in viaggio alla volta di Roma per diffondere il Vangelo, a causa di un naufragio giunse a Terracina, una città situata all'estremità meridionale dell'Agro Pontino, dove si sarebbe imbattuto in Luciano, un giovane destinato ad essere sacrificato in una cerimonia del 1º gennaio.

Secondo la Passio, ossia il racconto del martirio del santo, ogni anno era consuetudine immolare al dio Apollo il ragazzo più bello della città, il quale - dopo essere stato esaudito in tutti i suoi desideri e nutrito con prelibati cibi per circa otto mesi - doveva indossare magnifiche armi, montare su un cavallo riccamente bardato, salire fino alla sommità del Monte Sant'Angelo e gettarsi nel vuoto con il recalcitrante cavallo per schiantarsi contro le rocce e perire tra le onde insieme alla sua cavalcatura; il suo sacrificio avrebbe assicurato al suo nome fama e gloria immortale ed ottenuto la salvezza dei suoi concittadini. Il sacerdote pagano incaricato al sacrificio umano si chiamava Firmino, il quale avrebbe approfittato dello stato di ignoranza dei suoi cittadini per convincerli a compiere questa sanguinaria azione.

Quando il diacono Cesario vide per la prima volta Luciano (il nome deriva dal latino Lucianus e significa "nato dalla luce", una chiara allusione ad Apollo, divinità della luce), chiese alla folla cosa significasse tutto questo splendore di cui questi era circondato, e riuscito a sapere la storia di questa antica usanza, si indignò per questa barbarie ed aspettò il giorno stabilito per la cerimonia facendo veglie, digiuni e preghiere.

San Cesario diacono ed i suoi compagni naufragano a Terracina

Arrivato il 1° gennaio, Luciano avrebbe sacrificato una scrofa per la salvezza dei suoi cittadini nel Templum Apollinis[1], dal quale sarebbe partita la solenne processione che lo avrebbe condotto verso il monte.

Predicazione dei SS. Cesario diacono e Giuliano presbitero

Nonostante i vari tentativi di Cesario al fine di interrompere il barbaro rito, il giovane Luciano si sarebbe gettato dall'alto del monte ed il diacono, dopo questa visione sconvolgente, avrebbe rivolto dure parole ai terracinesi: "Sventura allo stato e ai principi che si rallegrano delle sofferenze e si pascono di sangue! Perché dovete perdere le vostre anime per le vostre imposture ed essere sedotti dagli artifici del demonio?", ed avendo protestato contro questa folle tradizione presso il falso sacerdote Firminio, venne arrestato con l'accusa di lesa maestà e condotto da un console (Consularis Campaniae) di nome Leonzio, che gli ordinò di sacrificare al dio Apollo (la questione del sacrificio umano è la prima cosa inattendibile da un punto di vista storico; del tutto improbabile nel periodo imperiale: l’ultimo sacrificio umano risale alla fine del III sec. a.C., durante la II guerra punica e dopo il disastro di Canne. Inoltre, sotto l'imperatore Traiano non esisteva il Consolare della Campania; questa carica è della metà del II sec. d. C.. Bisogna, però, tener presente che la Passione di San Cesario è stata scritta nell'epoca bizantina ed il narratore ha preso personaggi e circostanze appartenenti a tradizioni posteriori in quanto non intendeva raccontare vicende verosimili. Pertanto, l'opera non ha un carattere realistico ma fortemente simbolico).

Il console Leonzio avrebbe deciso di condurre Cesario davanti al tempio di Apollo: se il diacono avesse rinnegato la sua fede in Cristo ed offerto incenso e preghiere alla loro divinità pagana, sarebbe stato lasciato in libertà e perdonato sulla base del suo pentimento (è probabile che l’ignoto redattore della Passio S. Caesarii abbia letto la lettera inviata a Plinio il Giovane da Marco Ulpio Nerva Traiano, nella quale l’imperatore asseriva che non vi doveva essere nessuna ricerca attiva dei cristiani, ma, in caso di denuncia, essi avrebbero dovuto sacrificare agli dei per non essere condannati a morte).

Il tempio al quale venne condotto il diacono tuttavia sarebbe crollato travolgendo il sacerdote Firminio (in pratica, la popolazione di Terracina aspettava dal diacono un segno tangibile della potenza del Dio cristiano; se tale prodigioso evento avveniva si sarebbe convertita ed avrebbe rinnegato le loro divinità pagane: in realtà, questo episodio tende a spiegare in modo simbolico la trasformazione, sostituzione e cristianizzazione del cosiddetto Templum Apollins in basilica di S. Cesario, a partire dal V secolo).

Trascorso un anno di dura prigionia, Cesario fu condotto nel luogo centrale della città, il Foro Emiliano, dove il console Leonzio si sarebbe improvvisamente convertito e sarebbe morto dopo aver ricevuto i sacramenti da un presbitero di nome Giuliano.

San Cesario diacono assiste al sacrificio del giovane Luciano

Il corpo di Leonzio sarebbe stato salvato dalla sua famiglia e sepolto in “Agro Varano”, nelle vicinanze della città, il giorno 30 ottobre (la Chiesa cattolica venera il console Leonzio di Terracina come santo e confessore).

Il suo successore alla carica, un certo Lussurio, primo cittadino del luogo, avrebbe quindi condannato Cesario e Giuliano ad essere gettati nel mare di Terracina chiusi in un sacco (poena cullei). Era il 1º novembre (Kalendae Novembrīs) dell'anno 107 d.C..

Lussurio, in viaggio verso Roma, sarebbe morto per il morso di un serpente, come predetto da Cesario, poco prima di essere condannato: “L'acqua, nella quale sono stato rigenerato, mi riceverà come suo figlio che ha trovato in essa una seconda nascita: oggi mi renderà martire con Giuliano, mio Padre, che una volta mi fece cristiano. Quanto a te, Lussurio, oggi stesso morirai con un morso di un serpente, affinché tutti i paesi sappiano che Dio vendicherà il sangue dei suoi servi, e delle vergini che facesti perire tra le fiamme”[2].

Lussurio sarebbe stato figlio di console romano e fratello di un certo Aureliano, che ritroviamo anche negli Atti dei SS. Nereo e Achilleo (ascrivibili al V - VI secolo).

San Cesario diacono fa crollare il tempio di Apollo in Terracina

Secondo la tradizione, Cesario e Giuliano sarebbero stati gettati dall'alto della guglia del Pisco Montano, uno sperone roccioso separato dal Monte Sant'Angelo, sulla cui vetta domina il Tempio di Giove Anxur.

I corpi dei due martiri annegati, rigettati a riva, furono sepolti dal monaco Eusebio, che rimase a pregare presso la loro tomba, dove sarebbero accorsi molti che si convertirono e furono battezzati dal presbitero Felice (è improbabile la presenza di un monaco al tempo dell'imperatore Marco Ulpio Nerva Traiano: i primi monaci vennero a Roma a metà del quarto secolo. I monaci benedettini sono stati sempre legati alla cura, alla sistemazione e alla suddivisione del corpo del diacono Cesario, e soprattutto hanno contribuito a diffondere ed intensificare il suo culto nel mondo donando "ex ossibus S.Cæsarii" a moltissime chiese; forse il personaggio Eusebio nasce proprio per omaggiare questi religiosi che vivevano secondo la regola di San Benedetto).

San Cesario diacono converte il console Leonzio

Eusebio e Felice furono a loro volta arrestati dal figlio del console Leonzio, che li avrebbe fatti decapitare e gettare in un fiume. I loro corpi sarebbero quindi stati sepolti presso la tomba già esistente dal presbitero, Quarto da Capua (secondo la tradizione, San Quarto era un presbitero capuano, fratello di San Quinto, vescovo di Capua, che avrebbe abitato a Terracina, precisamente nella Valle, dove vi sono gli antichi beni del Capitolo, chiamati "Le Prebende". Sarebbe stato martirizzato con il vescovo Quinto sulla via Latina, nei pressi di Roma. Lo storico Ferdinando Ughelli, nell'opera "Italia Sacra", ha ipotizzato che San Quarto sia stato anche vescovo di Terracina. Secondo lo storico ed agiografo Mons. Lanzoni, il Quarto seppellitore sarebbe il Quartus stesso ricordato con Cesario al 4 novembre nel Martirologio Geronimiano, e ripetuto al 5 novembre sotto Capua. Il Lanzoni si domanda perché il nome Eusebius non si legge al 1° novembre con Cesario, Giuliano e Felice. Probabilmente il narratore ha preso quel nome dagli elogi del 6,7 e 8, dove si legge "Sant'Eusebio sotto Nicodemia", il quale però non fu un monaco di Terracina ed un martire; secondo alcuni eruditi egli sarebbe il famoso Eusebio vescovo di Nicodemia del IV secolo. Il nostro narratore, credendolo un martire dei primi secoli, ne avrebbe fatto prima un compagno e, successivamente, un seppellitore dei SS. Cesario e Giuliano. Il Felix (Felice presbitero) che si legge al 1° novembre con Cesario non può con certezza identificarsi. Secondo il Lanzoni, potrebbe essere il Felix martire africano (di Toniza o d'altro luogo) oppure il famoso Felice presbitero nolano; questi due santi, però, non ebbero alcuna relazione con Terracina e non vissero al tempo del nostro diacono).

Datazione del martirio[modifica | modifica wikitesto]

Martirio dei SS. Cesario diacono e Giuliano presbitero: poena cullei (dal latino «pena del sacco») sul Pisco Montano di Terracina

Caesarius di Terracina è un personaggio storico, un diacono la cui esistenza può essere documentata variamente, ma assolutamente mai posta in discussione. Il martire è menzionato nel "Martirologio Geronimiano" (un documento della prima metà del V secolo, in cui è redatto l'elenco più antico dei martiri cristiani della Chiesa latina), nel quale la sua festa è segnata al giorno 1° novembre e al 21 aprile.

Nel "Martirologio Romano" il diacono Cesario è commemorato al 1° novembre (giorno che coinciderebbe con la data della sua morte, Dies Natalis, ossia la nascita al Cielo) con un breve elogio tratto dalla Passione[3].

Solitamente, però, la sua festa liturgica è spostata al giorno 3 novembre oppure alla prima domenica di novembre al fine di non farla coincidere con la Solennità di tutti i Santi.

La biografia del diacono è affidata ad una Passio pervenutaci secondo quattro redazioni: "minima, parva, maior, maxima"[4]. La Passio parva è la più antica, ascrivibile al V-VI secolo. In queste quattro Passiones, il periodo del martirio di Cesario è posto in periodi storici differenti, a partire dall'età neroniana fino ad arrivare all'età domizianea. Generalmente si prende in considerazione la Passio maxima che pone il martirio in età traianea in quanto, secondo tale redazione, Cesario avrebbe dato sepoltura alle vergini Flavia Domitilla, Eufrosina e Teodora, martirizzate a Terracina all'inizio del I secolo d.C.[2]

Una parte della moderna critica storica sposta la data del martirio di Cesario al 250 d.C., durante la persecuzione di Traiano Decio (249 - 251). Secondo lo studioso Rosario Malizia, questa datazione, in assenza di prove storiche e in presenza di un racconto leggendario come il nostro, rimane un'ipotesi come un'altra e quindi senza alcuna pretesa di maggiore verosimiglianza rispetto alla versione tradizionale, che pone il martirio di Cesario nelle prime fasi delle persecuzioni contro i cristiani.

Appare molto severo il giudizio di Mons. Francesco Lanzoni che questa Passione, eccetto l'autenticità del martirio di Cesario in Terracina in un anno imprecisabile, abbia “poco o niun fondamento[5]”.

Culto nel mondo[modifica | modifica wikitesto]

Altare maggiore della Basilica di Santa Croce in Gerusalemme, Roma: urna di basalto contenente parte considerevole del corpo di S. Cesario diacono e martire. Foto Daniela Matarazzo

Fin dalla prima età cristiana, Cesario di Terracina fu il santo scelto per il suo nome a consacrare alla fede di Cristo i luoghi che già appartennero ai Cesari pagani[6]. Il nome Cesario significa “devoto a Cesare” ed è legato, quindi al grande condottiero romano, Caio Giulio Cesare, e agli imperatori romani in quanto il loro appellativo era appunto Cesare. Infatti, a partire dal IV secolo, Caesarius Diaconus fu eletto come santo tutelare (protettore) degli imperatori romani.

Per queste motivazioni il culto del diacono Cesario è diffuso in tutto il mondo, intensificato attraverso le varie traslazioni delle sue reliquie; il martire è venerato in Italia, Spagna, Francia, Corsica, Germania, Stati Uniti d'America, Inghilterra, Filippine, Portogallo, Russia, Grecia, Belgio, Polonia, Croazia e Slovacchia[7].

Sul primitivo sepolcro di Cesario, in un terreno posto nella Valle di Terracina, lungo la via Appia, venne eretta una basilica[8]ad corpus dedicata a Santa Maria ad Martyres, nel medioevo conosciuta come "San Cesareo alle Prebende".

Sanatio Gallae et translatio S. Caesarii Romam[modifica | modifica wikitesto]

Secondo il racconto "Sanatio Gallae et translatio S. Caesarii Romam" (componimento leggendario del VI-VII sec.), tra l'anno 375 e il 379 d.C. le spoglie mortali di San Cesario diacono e martire furono traslate, con l'assistenza di papa Damaso intro Romanum Palatium, in optimo loco, imperiali cubicolo, ossia nella Domus Augustana di Roma sul colle Palatino - nel sito di Villa Mills, distrutta - per volontà dell'imperatore Valentiniano I, dopo la miracolosa guarigione della figlia Galla Placidia sulla sua tomba a Terracina. Secondo tale narrazione, Galla sarebbe stata invasa dal demonio a causa del suo rifiuto di cedere l’area di un giardino nel quale la fanciulla andava a giocare con le sue compagne. Su quell'area doveva essere costruita una chiesa dedicata a San Lorenzo. I suoi genitori la mandarono nell’isola di Chio, nel mar Egeo, sulla tomba di Sant’Isidoro che ogni giorno faceva miracoli proprio per i vessati dal demonio. Ma Galla non guarì e ritornando per "littora Campaniae", ossia i lidi della Campania, arrivò a Terracina, dove il Vescovo Felice, vietando al corteo imperiale l'ingresso in città, la condusse sulla tomba di San Cesario e così pregò: "Signore, Dio Onnipotente, che desti la vita a questa fanciulla, rendi il suo spirito alla pristina salute; salvata per l'intercessione di questo Martire, con mente pura, possa rendere il suo debito per la chiesa di San Lorenzo". Dopo tre giorni di penitenza e preghiera da parte del Vescovo, un bellissimo giovane che indossava una stola apparve in sogno alla fanciulla e le disse: "Il fuoco dei peccati si estingue non diversamente se non per mezzo di una sorgente di lacrime. Perciò, sappi che tu sei stata salvata dal pianto del vescovo Felice" e poiché questa cercava di sapere chi fosse, dichiarò di chiamarsi Cesario. Subito dopo, come se gettasse un serpente dalla sua bocca, si rivolse a colui che era in lei e disse: "Affonda con tutta la fretta possibile in questo profondo mare" e facendo un segno sulla sua bocca e orecchie, subito sparì; Galla immediatamente guarì[9]. La fanciulla, appena ritornò in sé, raccontò tutto al Vescovo, il quale offrì subito all'alba un sacrificio al Signore. L'imperatore e l'imperatrice - grati al santo per il miracolo ricevuto - vennero a Terracina a prelevare le spoglie dei SS. Cesario e Giuliano (lasciando, però, alla chiesa terracinese alcune ossa del diacono), ponendole sulla lettiga sulla quale era stata trasportata la figlia ammalata, appositamente decorata con oro e avorio, e le portarono solennemente a Roma, accolte da papa Damaso e da grande folla[7].

Cesario, il santo tutelare degli imperatori d'Occidente e d'Oriente[modifica | modifica wikitesto]

Papa Damaso avrebbe intuito perfettamente quale doveva essere il ruolo della Chiesa nel collegamento e nell’inserimento tra il potere papale e quello imperiale: per poter attuare questo progetto, egli doveva prendere possesso del luogo più importante che deteneva il potere politico a Roma, il Palatino. In questo periodo storico si sviluppò una forte polemica tra Sant’Ambrogio, vescovo di Milano, e Quinto Aurelio Simmaco, uno dei più autorevoli esponenti del Senato, strenuo difensore della tradizione pagana. Simmaco tentò di riesumare i culti pagani, ma in questa sua opera trovò l’opposizione del vescovo Ambrogio, convinto assertore della superiorità del Cristianesimo su ogni altra religione. Papa Damaso, colpendo indirettamente Quinto Aurelio Simmaco, avrebbe fatto traslare il corpo di San Cesario da Terracina a Roma affinché l’imperatore avesse avuto un santo tutelare di nome Caesarius.  Le spoglie del diacono furono traslate a Roma insieme a quelle del compagno di martirio, San Giuliano: se invertiamo i nomi dei due santi e togliamo i suffissi, abbiamo “Julius Caesar”; in questo periodo nel Palatino poteva entrare solo chi deteneva l’appellativo di Cesare[7].

All'interno di questo palazzo imperiale venne eretto un oratorio in onore del martire chiamato “San Cesareo in Palatio”. Esso fu il primo luogo di culto cristiano, regolarmente ed ufficialmente costituito sul Palatino: fu il segno palese della consacrazione cristiana del palazzo imperiale perché sostituì il larario domestico degli imperatori pagani ed ebbe vero e proprio carattere di cappella palatina[10]. Secondo il Grisar, il nome dell'oratorio di S. Cesario sembra sia stato scelto, secondo il gusto dell'epoca, per l'eco che conteneva del nome di Cesare e dell'abitazione dei Cesari, così quindi il titolo di San Cesario anche da solo annunciava il nuovo carattere cristiano della potenza dei Cesari[11].

Nel 603 l’imperatore bizantino Foca inviò a Roma - secondo l'uso di ogni successione imperiale - un’icona che lo raffigurava insieme alla moglie Leonzia[12]. Nel palazzo del Laterano, allora sede papale, il 25 aprile dello stesso anno, papa Gregorio Magno accolse l’icona di Foca e di Leonzia ed ordinò che fosse fatta ascendere sul Palatino, molto probabilmente attraversando Roma in processione, per essere conservata e riposta nell’oratorio del loro santo tutelare, San Cesario martire, all’interno del palazzo imperiale, nell’ambiente destinato a larario - ossia la parte della casa riservato al culto domestico, costituita da un sacrario o da un’edicola, dove vi erano anche le immagini degli antenati - affacciato sul peristilio superiore della Domus Augustana. Ebbe carattere di cappella palatina finché il palazzo svolse funzioni di dimora imperiale[13]

Nel XIII secolo, andato in rovina l'oratorio di San Cesareo in Palatio, una parte considerevole del corpo del diacono fu traslata nella Basilica romana di Santa Croce in Gerusalemme dove tuttora riposa nell'urna di basalto dell'altare maggiore.

A San Cesario venne dedicata, nell'VIII secolo, una chiesa sulla via Appia, "San Cesareo de Appia" a Roma[14], titolo cardinalizio, l'unica chiesa superstite delle sette dedicate al diacono nella città di Roma ("San Cesareo in Palatio"; "San Cesareo dei Corsi"; "San Cesareo de Arenula"; "San Cesareo in Laterano"; "San Cesareo presso San Paolo"; "SS. Salvatore e Cesareo in Onda"[15]), dove il 26 giugno 1967 Karol Wojtyła, il futuro papa Giovanni Paolo II, fu creato e pubblicato cardinale.

Il 21 aprile e il 1° novembre: le antiche feste di San Cesario a Roma[modifica | modifica wikitesto]

Durante l’età imperiale la festa di San Cesario venne stabilita per il giorno 21 aprile, data della fondazione di Roma (Dies Natalis Romae): questa data acquisì un valore pregno di significato, soprattutto per la funzione di propaganda imperiale a cui adempiva. Successivamente, la festa di San Cesario fu trasferita al 1° novembre con l'arrivo degli occidentali, che scelsero questa data in ricordo della "Festa degli Eletti" presso i Celti: una solenne processione partiva dalla Chiesa dei Santi Cosma e Damiano e si dirigeva sul Palatino in onore del diacono Cesario e degli imperatori[7].

Iconografia[modifica | modifica wikitesto]

Nell'arte Cesario di Terracina è generalmente raffigurato come un giovane imberbe, vestito di un camice, una lunga tunica bianca con le maniche, al quale è sovrapposta una dalmatica - abito proprio dei diaconi - che può presentare decorazioni fitomorfe dorate. Gli attributi iconografici di San Cesario diacono e martire sono: la palma del martirio, il Vangelo ed il sacco. Nella mano destra regge la palma, nella sinistra il Vangelo, e spesso ai suoi piedi è raffigurato un angioletto che reca in mano un sacco[16].

Reliquie del diacono Cesario nel mondo[modifica | modifica wikitesto]

Ritrovamento del corpo di San Cesario diacono e martire sulla spiaggia di Terracina

Le traslazioni delle ossa di San Cesario diacono e martire, avvenute nel corso dei secoli da parte di santi, Padri della Chiesa, papi, imperatori, re, vescovi e duchi, hanno contribuito alla storia della cristianizzazione di Roma e del mondo intero. Tutte le reliquie del corpo del santo, sparse in tutto il mondo, sono inventariate nel libro “Ex ossibus S. Caesarii: Ricomposizione delle reliquie di San Cesario diacono e martire di Terracina”; un progetto che nasce dalla necessità di conoscerle, preservarle e valorizzarle, reso possibile grazie alla collaborazione di tutti gli Uffici per i Beni Culturali ecclesiastici delle Diocesi italiane, dell'Ufficio Nazionale per i Beni Culturali ecclesiastici e l'edilizia di culto, delle Soprintendenze per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici. Sono state fondamentali le collaborazioni con i seguenti studiosi: il Prof. Gino Fornaciari, Professore di Paleopatologia e Archeologia Funeraria, e della Dr.ssa Simona Minozzi, specialista in osteoarcheologia, della Divisione di Paleopatologia dell’Università di Pisa, per aver identificato i resti scheletrici del santo conservati a Lucca e a Terracina, ed avanzato proposte per quanto concerne l'età dell'individuo attraverso la visione del processo di saldatura o fusione delle estremità delle ossa; la dott.ssa Cristina Martinez-Labarga, Ricercatore del Centro di Antropologia molecolare per lo studio del DNA antico, Dipartimento di Biologia dell’Università degli Studi di Roma "Tor Vergata", per aver identificato varie ossa del santo; il Prof. Rosario Malizia, segretario della Sede di Terracina dell'Archeoclub d'Italia, per aver evidenziato i riscontri storici ed archeologici; la Prof.ssa Daniela Pergreffi, docente di Illustrazione presso l'Accademia di Belle Arti di Napoli per aver permesso la nascita del progetto.

reliquiario di San Cesario diacono e martire e nuova icona del santo nella Cattedrale dell'Immacolata Concezione, Manila (Filippine)
Il cardinale Luis Antonio Tagle accanto al reliquiario di San Cesario diacono e martire e alla nuova icona del santo; Baptistry of St. John the Baptist, Cattedrale dell'Immacolata Concezione, Manila (Filippine)

Il corpo di San Cesario diacono e martire fu seppellito in un cimitero ubicato in un area denominata "Agro Varano", poco prima di entrare in Terracina, perché secondo la legge romana non si potevano tenere i corpi dei defunti all'interno del perimetro della città. La presenza dei resti mortali del martire a Terracina richiamò schiere di pellegrini sulla sua tomba: nacque così il culto delle reliquie come memoria e venerazione. Secondo i Bollandisti, tra il 375 e il 379 sarebbe avvenuta la traslazione del corpo di San Cesario da Terracina a Roma: l’imperatore Valentiniano I avrebbe lasciato solo alcune ossa del santo alla Chiesa di Santa Maria ad Martyres. Successivamente queste reliquie di San Cesario furono traslate dalla suddetta chiesa, ubicata extra urbem Terracinam, alla Cattedrale, edificata tra V e VI secolo sui resti del cosiddetto tempio di Apollo, posto sul lato nord - ovest del Foro Emiliano. La Chiesa di Terracina celebra la memoria della traslazione delle reliquie di San Cesario il giorno 7 febbraio.

Nella Cattedrale di San Cesareo di Terracina si conserva un braccio reliquiario argenteo, donato da Mons. Pomponio de Magistris nel XVI secolo, contenente due porzioni ossee "pars brachii S. Cæsarii", ed un reliquiario ad urna, in ottone argentato, dorato (donato dal cardinale Giacomo Antonelli nel XVIII sec.), che contiene due tibie del giovane diacono. Secondo il Prof. Gino Fornaciari, le ossa apparterrebbero ad un giovane adulto (proposta avanzata attraverso la visione del processo di fusione delle estremità delle ossa, che avviene al termine dell’accrescimento scheletrico. Pertanto se la saldatura non fosse completa, come nel caso in esame, si tratterrebbe di ossa appartenenti ad un giovane individuo).

Nell'Alto Medioevo una porzione del braccio del santo fu traslata nel Sancta Sanctorum di Roma - cioè la cappella privata del papa, vescovo di Roma, fino agli inizi del XIV secolo - collocata nella cassa di legno di papa Leone III[17], e riposta nel vano sotto l'altare che conserva "l'Acheropita Lateranense", ossia l'immagine del SS. Salvatore.

Alcune reliquie del santo furono traslate in Inghilterra: il re Edgardo I, detto il "Pacifico" (943 - 975), e il Duke Adelwinus donarono delle porzioni ossee di St. Caesarius deacon and martyr all’Abbazia di Glastonbury, le quali furono collocate accanto alla tomba dell’abate John of Kent[18].

Reliquia di San Cesario diacono e martire che si conserva nella Cattedrale dei SS. Cosma e Damiano di Essen (Germania). Nella foto è presente Msgr. Thomas Zander

La Cattedrale di San Pietro di Exeter, nella contea del Devon, possedeva alcuni frammenti ossei del santo e un pezzetto della sua veste: "Ossa sancti Cesarii martiris et de ueste eiusdem"[19].

Ai primi di maggio dell'anno 972, papa Giovanni XIII donò al Vescovo Wigfrid de Verdun (Francia) reliquie di S. Cesario diacono per la fondazione dell'Abbazia di San Paolo di Verdun.

L’Abbazia benedettina di San Michele di Cuxa (Francia, nei Pirenei Orientali) possedeva una ciocca di capelli di “Saint Césaire diacre et martyr” (“Insunt reliquiae ex capillis Sancti Caesarii Diaconi juxta urbem Terracinam sepulti”).

Il 1° novembre dell’anno 1198, nell’Abbazia di Cella Sanctae Mariae (Altzella Abbey), un monastero cistercense presso Nossen, in Sassonia (Germania), il Vescovo Theoderico della Diocesi di Misnensi consacrò l’altare maggiore dedicandolo alla Vergine Maria: in esso depose molte reliquie, tra cui anche “reliquiis sanctorum Cesarii & Juliani”.

Per quanto concerne le reliquie delle vesti di San Cesario diacono e martire, alcuni frammenti furono donati anche alla Certosa di Serra San Bruno, un monastero certosino situato vicino all'omonima cittadina in provincia di Vibo Valentia, in un reliquiario multiplo[20]. Sarebbe stato il papa Urbano II (1088 - 1099) a donare queste reliquie al re Ruggero il Normanno e da questi lasciate all’eremo calabrese.

Reliquia di San Cesario diacono e martire conservata nel Tesoro della Collegiata di S. Pietro e S. Alessandro nel Museo del Capitolo della Canonica di Aschaffenburg (Germania)
Braccio reliquiario di San Cesario diacono e martire, fine del XII sec., conservato nel Kunstgewerbemuseum di Berlino. Nella foto è presente la direttrice del museo, Dr. Sabine Thümmler

Nel mese di maggio del 1070 Annone II arcivescovo di Köln ottenne dal papa Alessandro II, porzioni del braccio di San Cesario che furono donati alla nuova Cappella di St. Jacobus (San Giacomo) di Colonia, in Germania, ed incastonati in due reliquiari: “Item brachium argenteum cum reliquiis Sancti Cesarii – Item reliquie Sancti Cesarii cum argenteis pedibus”[21]. Successivamente alcuni frammenti ossei del braccio furono donati anche al duomo di St. Peter und Maria di Colonia. E' interessante notare che cinque anni prima della traslazione della porzione del braccio del santo in Germania, nel 1065, l'arcivescovo Annone consacrò l'altare maggiore della Basilica di St. Maria Im Kapitol (Santa Maria in Campidoglio a Colonia) ed in esso depose molte reliquie di santi, tra cui alcuni frammenti ossei di San Cesario di Terracina[22].

Nel Kunstgewerbemuseum (Museo delle Arti Applicate) di Berlino, sito nel Kulturforum, si conserva un prezioso “Armreliquiar des Hl. Caesarius von Terracina” ossia il braccio-reliquiario del diacono Cesario, in argento sbalzato, inciso, in parte dorato, filigrana dorata, pietre e vetri preziosi, realizzato verso la fine del XII sec.[23], che contiene una porzione ossea del braccio di San Cesario diacono e martire. Il reliquiario è considerato una donazione di Enrico XII di Baviera, detto Enrico il Leone, in tedesco Heinrich der Löwe (1129 -1195), un rappresentante della dinastia dei Guelfi, Duca di Sassonia e di Baviera. In "Il Fuoco" Gabriele D’Annunzio descrive la visita al Museo e menziona questo braccio di S. Cesario: "[…] Cose in esilio, divenute profane, non pregate, non adorate più"[24].

La Cattedrale dei SS. Cosma e Damiano di Essen (Germania) possiede una reliquia di Hl. Cäsarius Diakon, traslata dall'Italia durante il Medioevo[25].

Nel Tesoro della Collegiata di S. Pietro e S. Alessandro nel Museo del Capitolo della Canonica di Aschaffenburg, una città extracircondariale della Baviera, si conserva una reliquia di Hl. Caesarius Diakon, prelevata dall'abbazia imperiale di Sant'Albano di Magonza pochi anni prima della sua distruzione, incastonata nel "Calendario delle Reliquie", di artista ignoto del 1530 ca.

Il team dell'Abbazia di Glastonbury (Inghilterra) con l'icona di San Cesario diacono e martire

Nel 1138 il papa Innocenzo II ordinò ai monaci di San Cesareo in Palatio di donare a Bernardo, abate di Chiaravalle, l'intero capo di San Cesario diacono e martire. Bernardo chiese di avere solo un dente del santo in quanto non voleva privare il monastero di un tesoro così importante; i monaci si misero subito all’opera per esaudire la sua richiesta, ma non riuscirono ad estrarlo dalla mandibola né con ferri né con coltelli. Bernardo, vedendo questo miracolo, disse: “Padri miei, bisogna fare orazione perché se San Cesario non dovesse acconsentire di darci il dente, noi non l’avremmo mai; preghiamo dunque che ci conceda questa reliquia”. Così fecero e, finita la preghiera, l’abate francese riuscì ad estrarre il dente con solo due dita[26]. Bernardo ritornò festoso con questa preziosa reliquia nel suo monastero in Francia a rinchiudersi nella sua cara solitudine, dove godeva la pace del Signore[27].

Una parte considerevole del corpo di San Cesario si trova, dal XIII secolo, nella Basilica di Santa Croce in Gerusalemme di Roma, nella vasca di basalto nero, posta sotto la mensa dell’altare maggiore. La vasca di età romana fu posta sotto la mensa del nuovo altare maggiore, eretto nel 1743 per volere di Benedetto XIV. Sulla fronte verso l'abside della vasca vi è un’epigrafe che recita: "HIC JACENT CORPORA SANCTORUM CÆSARY ET ANASTASY MARTYRUM".

Nell'altare del coro interno del Monastero di San Paolo fuori le Mura in Roma si conserva una reliquia "Ex ossibus S. Caesarii Diac.".

Nel Monastero di Santa Lucia in Selci di Roma (lipsanoteca del Vicariato) si conservano frammenti ossei del giovane diacono in due piccoli cofanetti trasparenti.

Nella Cappella Papale del Sancta Sanctorum di Roma è custodita una reliquia del braccio di San Cesario diacono e martire. Nella foto è presente il rettore del Santuario della Scala Santa, P. Francesco Guerra. Fotografia: Bruno Brunelli
Il reliquiario di San Cesario diacono e martire conservato nel Museu Frederic Marès di Barcellona; nella foto è presente il direttore del Museo, Josep Maria Trullén

Nell'Oratorio di San Filippo Neri di Roma si conserva un reliquiario multiplo in argento, in cui è incastonato un frammento osseo di S. Cesareo levita e martire, con cartiglio in latino “S. Caesarii L. M.”.

Il 19 giugno del 1612 alcuni frammenti ossei del braccio di San Cesario diacono e martire furono donati alla Parrocchia di San Cesario di Cesa (Caserta); attualmente queste particelle ossee si trovano incastonate in tre preziosi reliquiari: nel busto reliquiario ligneo di San Cesario (1612), in legno di pero scolpito, dipinto e dorato, attribuito ad anonimo scultore di bottega napoletana; nel busto reliquiario argenteo di San Cesario (1760), in argento sbalzato e cesellato, opera di Luca Baccaro, argentiere napoletano; e nel braccio reliquiario argenteo di San Cesario (XIX sec.), in argento sbalzato e cesellato di bottega napoletana.

Busto reliquiario ligneo di San Cesario diacono e martire, esposto su un trono marmoreo nella Cappella di San Cesario, sul lato destro del transetto della Parrocchia San Cesario in Cesa (Caserta)

D. Ettore Marulli (1692 - 1763), Duca di San Cesario in Terra d'Otranto, nel 1724 ottenne dall'abate di San Ponziano di Lucca una reliquia del diacono Cesario, una parte dell'omero sinistro (gomito), per la sua Parrocchia di Santa Maria delle Grazie in San Cesario di Lecce, dove tutt'ora si conserva in un armadio a muro sul lato destro dell'altare privilegiato di San Cesario.

Nella sacrestia della Basilica di San Cesario sul Panaro (Modena) si conserva la mandibola inferiore del santo, incastonata in un reliquiario ad ostensorio in argento.

Nella Chiesa di San Giuseppe nel comune di San Cesareo (Roma), in una vetrina a muro collocata nella Cappella del SS. Sacramento, si conserva un reliquiario ad ostensorio di San Cesareo diacono e martire, contenente un frammento osseo del santo traslato dalla Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma nel 1997[28].

Nella Parrocchia di San Cesario Martire di Cava de' Tirreni si conserva una reliquia del diacono (un minuto frammento osseo), incastonata in un artistico reliquiario ligneo con teca in oro, ottenuta dalla comunità di San Cesario di Lecce il 3 aprile 2011.

Il vescovo Richard Joseph Malone ed il Vicario Generale Msgr. David S. Slubecky accanto alla reliquia e all'icona di San Cesario diacono e martire, Cattedrale di San Giuseppe in Buffalo (New York)

Nel Museo Parrocchiale di Arte Sacra "Giovanni Battista Tosio" della Chiesa Cattedrale di Sant'Andrea in Asola, si conservano due bracci reliquiari speculari (fine sec. XVII - metà sec. XVIII), di ignoto intagliatore lombardo, sono in legno di pioppo intagliato, modanato, dorato e dipinto, gesso, vetro e ferro battuto, contenenti porzioni ossee del diacono Cesario e del suo compagno di martirio, il presbitero Giuliano.

Nel Museo Diocesano di Monreale (Palermo) si conservano dei frammenti ossei di San Cesario diacono, avvolti nella stoffa rossa originaria della donazione, incastonati in un reliquiario multiplo a tabella, in argento sbalzato e cesellato, opera di anonimo argentiere palermitano del 1669[29].

Reliquiario di San Cesario diacono e martire che si conserva nel Museo Diocesano di Monreale (Palermo). Nella foto è presente la dott.ssa Anna Manno e il dott. Vincenzo Boris Fortezza

Nell'antica Chiesa di San Cesario di Nave (Brescia) si conserva un reliquiario ad ostensorio ligneo contenente un frammento osseo del diacono Cesario[30].

Nella Parrocchia dei SS. Pietro e Cesareo di Guardea (Terni), in un armadio nella sagrestia, si conserva un reliquiario argenteo contenente un frammento osseo di San Cesareo diacono e martire.

Nella Basilica di Sant'Erasmo di Veroli (Frosinone), si conserva un reliquiario multiplo ad ostensorio (secolo XVIII) che contiene un frammento osseo di S. Cesario con il cartiglio identificativo "S. Caesarii L. M.".

Nella Cattedrale di Santa Maria Annunziata di Udine si conserva una preziosissima croce pettorale che contiene frammenti ossei di San Cesario diacono e martire e di san Felice di Valois. Questa croce fu donata a monsignor Emanuele Lodi, vescovo di Udine dal 1819 al 1845, dall'imperatore Ferdinando I d'Austria il giorno 19 settembre 1844[31].

Nel Museo di San Fedele a Milano si conserva la collezione delle reliquie dei santi dei 365 giorni dell'anno del calendario cattolico. In una capsula in metallo dorato del "Die 1 novembris" sono incastonati frammenti ossei dei SS. Cesario e Giuliano: "S. Caesarii Ma." e "S. Juliani P.M.".

Nell'altare maggiore della Chiesa di Sant'Elena, nel complesso della Cattedrale di Verona, si conserva una reliquia di S. Cesario diacono: verso l’842-847 il patriarca di Aquileia Andrea consacrò questo edificio e ripose nell'altare maggiore le reliquie di molti santi, ricordate da una lapide sul pavimento, tra cui quelle dei "S(an)c(t)i Sebastiani et Cesarii".

Reliquia di San Cesario diacono e martire che si conserva nella Saint Anthony’s Chapel in Pittsburgh, Pennsylvania. Nella foto è presente il parroco Fr. James Orr

Nella Basilica Cattedrale di Santa Maria Assunta di Padova, in Veneto, esisteva anticamente un culto per San Cesareo diacono: il vescovo Ildebrandino Conti nel 1339 commissionò un reliquiario d'argento molto costoso ed elaborato per conservare un frammento della Vera Croce; in esso inserì anche reliquie di molti santi martiri padovani, vescovi e diaconi, tra cui quella di San Cesario. Infatti, in una delle annotazioni che Ildebrandino Conti appose sul suo messale, oggi conservato nella Biblioteca Capitolare di Padova, vi è scritto: "Item Sancti Gregorii, Sancti Blasii martirum, Sancti Medardi confessoris, Sancti Geminiani, Sancti Cornelii martirum, Sancti Cesarii dyaconi et martiris…"[32].

La Basilica di San Gregorio Maggiore a Spoleto, nella provincia di Perugia, conserva reliquias beatorum martyrum Cesari, Sebastiani et Fabiani a beatissimo Joanne, romanae sedis pontifice, nobis collatas[33].

La Basilica Cattedrale di San Feliciano di Foligno, nella provincia di Perugia, possiede 27 reliquiari o custodie. Nel duodecimo vi sono frammenti ossei di San Cesareo levita e martire.

Secondo lo studioso Antonio di Paolo Masini, nel 1666 nella Diocesi di Bologna si conservavano reliquie di San Cesario diacono e martire nella Basilica di San Paolo Maggiore (Padri Barnabiti) e nella Basilica di San Martino Maggiore. Nel Monastero di Sant'Agnese in Bologna si conservava un osso grande del santo diacono[34].

Reliquia di San Cesario diacono e martire che si conserva nella St. Martha Church in Morton Grove (Illinois). Nella foto è presente il parroco Father Dennis O'Neill ed il diacono John Herbert

Entrando dall’ingresso principale della Basilica di Maria Ausiliatrice di Torino, a destra, una scala conduce alla Cripta o “Cappella delle Reliquie”: in essa si conserva un reliquiario a capsula contenente reliquie di S. Cesario con cartiglio in latino "S. Caesarii Diac. M." (n° 2743).

Nella Chiesetta di San Cesareo in Fara in Sabina, in provincia di Rieti, (proprietà della famiglia Tosoni-Polidori) si conserva un reliquiario multiplo, in legno dorato, contenente un minuscolo frammento osseo di San Cesario diacono con sottostante cartiglio "S. Cæsar Di.M.".

Il Museo Diocesano Hofburg di Bressanone, un comune della provincia autonoma di Bolzano, in Trentino-Alto Adige, conserva due reliquiari - calendari che contengono 365 reliquie, una per ogni giorno dell’anno. Al giorno 1° novembre vi è un frammento osseo di S. Cesario diacono e martire.

Il Museu Frederic Marès di Barcellona possiede un prezioso reliquiario - calendario, in legno intagliato, nel cui interno vi sono le reliquie dei santi dei 365 giorni dell'anno. Al 1° novembre vi è un frammento osseo di San Cesáreo diácono e mártir.

Il Real Monasterio de Santa Maria de Poblet, in Catalogna, conserva un reliquiario - calendario, in legno scolpito, molto simile a quello di Barcellona (da cui Poblet dista circa cento chilometri), che contiene un frammento osseo di San Cesário diácono al giorno 1° novembre.

Il Museo de El Carmen in Messico possiede un prezioso reliquiario - calendario, in legno intagliato, nel cui interno vi sono le reliquie dei santi dei 365 giorni dell'anno. Al 1° novembre vi è un frammento osseo di San Cesáreo diácono e mártir.

Nel Musée européen de la Visitation in Moulins (Francia) si conservano tre "Calendriers reliquaires romain", in legno scolpito, molto simili a quelli di Barcellona e Poblet, che contengono frammento ossei di St. Césaire diacre et martyr al giorno 1° novembre, con cartiglio in latino "November/ 1 S. Cæsarei D.M.".

La Parrocchia di St. Michael in Netcong, in New Jersey, possiede una reliquia del santo (un frammento osseo), incastonata in un reliquiario ad ostensorio argenteo.

La Saint Anthony’s Chapel in Pittsburgh, Pennsylvania, conserva un prezioso calendario reliquiario in cui vi è un frammento osseo di St. Cesario deacon and martyr al giorno 1° novembre, con sottostante cartiglio in latino "S. Caes. D. M.".

La St. Martha Church in Morton Grove (Illinois) conserva un reliquiario a calendario realizzato a Roma nel 1810 per la Cattedrale di Ravenna; al giorno 1° novembre vi è un frammento osseo di St. Cesario deacon con il cartiglio che reca il testo in latino: "S. Cæsarii diac."[35].

Nella sagrestia della St. Joseph Cathedral in Buffalo (New York) si conserva un raro "Tapestry" (arazzo) contenente 365 reliquie di santi, tra cui una del diacono Cesario (al 1 november vi è un minuscolo frammento osseo di St. Cesario deacon).

Nella Cathedral of the Immaculate Conception in Manila (Filippine), si conserva un reliquiario – calendario; al giorno 1° novembre vi è un frammento osseo di San Cesario Diakono at Martir con sovrastante cartiglio in latino "November 1/ S. Caes. D. M.". Questo reliquiario si trova al lato sinistro del Baptistry of St. John the Baptist, in una teca lignea a muro con due sportelli[7].

Le sei ossa di Lucca[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2009 Mons. Michelangelo Giannotti, vicario generale e rettore della basilica di San Frediano in Lucca, ritrova il reliquiario contenente sei ossa integre di san Cesario, identificate attraverso il cartiglio in latino "Ossa sex S. Cæsarii Diac. M.". Secondo la tradizione, queste reliquie sarebbero state donate dal papa Alessandro II all'antico monastero di San Ponziano di Lucca nell'XI secolo. Il 1º novembre 2010, in occasione della Solennità di tutti i Santi, l'urna di san Cesario diacono e martire è stata esposta alla venerazione dei fedeli nella cappella dell'Annunziata della basilica di San Frediano di Lucca dove tuttora è conservata in un armadio-reliquiario[36].

Da un punto di vista storico, occorre rilevare che nel 1062 il papa Alessandro II insediò nella Basilica romana di Santa Croce in Gerusalemme i Canonici Regolari di S. Frediano di Lucca, che la abbandonarono durante il periodo del papato avignonese (1309 - 1377)[37]. Quindi, è probabile che questa congregazione di chierici sia legata alla traslazione delle ossa da Roma a Lucca. Infatti, abbiamo un’antichissima testimonianza sul culto di San Cesario di Terracina nella Diocesi di Lucca: in un codice messale attribuito alla Chiesa dell’antico monastero di San Ponziano di Lucca e datato tra 1095 e 1160, troviamo menzionata la festa del diacono Cesario. L’epigrafe marmorea, murata nella Chiesa di San Ponziano (attualmente sede della Scuola IMT Alti Studi Lucca) nell'anno 1727, elenca le reliquie più importanti in essa possedute; quella di S. Cesario è menzionata al primo posto: S. CÆSARII DIACONI ET MART. CORPUS/ SS. HIPPOLYTI ET FAUSTÆ CAPITA/ AC OSSA SS. LAURENTII, CASSIANI, ET ANTHIMI/ ALIORUMQ MARTYRUM EXUVIÆ/ QUI STOLAS DEALBAVERUNT IN SANGUINE AGNI/ HOC IN LOCULO TEMPLI XPTI SANGUINE INSIGNIS/ STOLAM IMMORTALITATIS EXPECTANT/ D. NICOLAUS SESTI ABBAS/ IN SACRAM ÆDEM DENUO ERECTAM/ HÆC TEMPLA SPIRITUS SANCTI INTULIT/ ANNO D. MDCCXXVII. E’ necessario aver presente che non si fa distinzione tra il tutto o una parte del corpo umano; il termine corpus vuol indicare che si tratta veramente delle ossa del santo indipendentemente che sia del suo corpo intero o di una parte. Dalle ossa del diacono Cesario conservate a Lucca, nel corso dei secoli, furono estratte piccole reliquie e donate ad alcuni edifici di culto della Diocesi di Lucca: alla Chiesa di Santa Maria Corteorlandini (dove alcuni frammenti del braccio, con cartiglio in latino “S. Cæsarii Mart.”, si conservano in un reliquiario multiplo a teca sotto l’altare maggiore), al Monastero della Certosa (dove alcuni minuti frammenti “ex oss. S. Cæsarii diacon. Mart. Tarracinæ 1 nov.” si conservano in un reliquiario multiplo) e alla Chiesa di San Senzio, sconsacrata[7].

Studi sull'età dell'individuo ed indagini sulle reliquie di Lucca[modifica | modifica wikitesto]

Reliquiario San Cesario Diacono e Martire - Basilica di San Frediano in Lucca

Nell'anno 2017 le sei ossa integre del santo, conservate nella Basilica di San Frediano di Lucca, sono state esaminate visivamente esclusivamente su base fotografica dal prof. Gino Fornaciari, Professore di Paleopatologia ed Archeologia Funeraria, e dalla Dr.ssa Simona Minozzi, specialista in osteoarcheologia dell’Università di Pisa. Nella parte superiore della teca vi sono tre ossa lunghe, disposte in modo orizzontale e legate tra loro con un nastro rosso; partendo dal fondo vi sono: l'omero di destra quasi completo, al centro vi è l'omero di sinistra, mancante della porzione prossimale; infine, vi è il femore di sinistra, che mostra ancora i segni di saldatura lungo la testa femorale. Al centro vi è la scapola di sinistra, al lato sinistro vi è l'osso coxale di sinistra del bacino, con morfologia maschile, al lato destro un secondo osso coxale del bacino probabilmente di destra. Tutte le ossa presentano le epifisi saldate ad eccezione del femore, nel quale è ancora visibile la linea di fusione della testa. La fusione delle estremità delle ossa avviene al termine dell’accrescimento scheletrico. Quindi, ammesso che le ossa appartengano ad un unico individuo, potrebbero essere di un individuo in età giovanile tra i 20 ed i 25 anni[38].

Il busto reliquiario argenteo di Cesa[modifica | modifica wikitesto]

Busto-reliquiario argenteo di San Cesario diacono e martire a Cesa
Busto-reliquiario argenteo di San Cesario diacono e martire, opera dell'argentiere Luca Baccaro, 1760, conservato nella Parrocchia di San Cesario in Cesa (Caserta)

Nella Parrocchia di San Cesario di Cesa si conserva un busto reliquiario di San Cesario diacono e martire (1760), in argento sbalzato e cesellato, opera di Luca Baccaro, argentiere napoletano; si caratterizza per una forma aperta e dinamica, poggia su una pedagna mistilinea dorata, tagliata negli spigoli, riccamente decorata con elementi a doppia voluta. La testa del santo, leggermente inclinata verso destra, presenta una capigliatura a ciocche ondulate che incorniciano un volto giovane ed imberbe dall'espressione volitiva. Il diacono indossa una dalmatica sovrapposta ad un camice a collo stretto e ad un piccolo amitto a sbuffo che protegge il collo. E' possibile scorgere anche una parte del cingolo, indossato sopra il camice, all’altezza della vita, ed il manipolo sull'avambraccio sinistro. Vi è un grande attenzione per l'andamento morbido delle pieghe del panneggio della dalmatica, riccamente decorata con eleganti motivi floreali eseguiti a sbalzo, che si palesa in modo eclatante sulla parte anteriore del busto. Il paramento sacro, cadendo realisticamente fuori della pedagna, copre una parte della finestrella che contiene il reliquiario ovale a capsula del santo, in cui vi sono incastonati alcuni frammenti ossei del martire, con sottostante cartiglio in latino "Ex ossibus S. Cæsarii Diaconi et Martyris". Il diacono reca nella mano destra la palma del martirio e nella sinistra il Vangelo. Solitamente indossa una stola diaconale in tessuto di seta rosso con ricami vegetali in filo oro. Sul capo è applicata un'aureola raggiata in argento sbalzato. Sul busto è presente il bollo del maestro argentiere Luca Baccaro, sigla L. B. in campo rettangolare, ed il marchio NAP con corona. La statua, attualmente in deposito, si espone e si porta in processione solo in occasione della festa del santo, che si celebra annualmente nella settimana successiva al 19 giugno, con solennità civili e religiose. La domenica, giorno principale della festa, dopo la prima solenne messa del mattino è possibile assistere al rito della vestizione della statua con tre fasce di seta rossa ricoperte da oggetti in oro (gioielli, monili, ex voto raffiguranti parti anatomiche), una parte del "tesoro" che nel corso dei secoli i cesani hanno donato al Patrono[7].

Il busto reliquiario di Napoli[modifica | modifica wikitesto]

Busto reliquiario di San Cesario diacono e martire della chiesa di Santa Brigida, Napoli
Busto reliquiario di San Cesario diacono e martire che si conserva nella Chiesa di Santa Brigida, Napoli. Foto Daniela Matarazzo

Nella Chiesa di Santa Brigida a Napoli, ubicata nel centro storico, si conserva un busto reliquiario di San Cesareo Diacono e martire, di cm 76.0 x 50.0 x 20.0 (hxlxp) e realizzato da una bottega napoletana del sec. XIX in legno scolpito e dorato; su una base mistilinea a gradini modanati è raffigurato il santo, a mezza figura, come un giovane imberbe con capigliatura folta ed ondulata; non indossa i paramenti liturgici ma l'abito civile e non sono presenti i tipici attributi iconografici. Il busto è avvolto da un drappo - al cui bordo è presente la frangia - che parte dalle spalle del santo e termina con un nodo nella parte anteriore della base. La reliquia è inserita in una piccola teca posta nella parte centrale, sul petto del busto, incastonata in una capsula plumbea: si tratta di un minuscolo frammento osseo del santo con sottostante cartiglio in latino "S. Cesarei D. M.". E' conservato in un armadio, ricoperto dagli ex voto, collocato nel corridoio di accesso alla sagrestia; viene solennemente esposto il 1° novembre in occasione della Solennità di tutti i Santi. Questo busto reliquiario era stato erroneamente catalogato come "San Cesare Martire" nell'inventario dei beni storici e artistici della Diocesi di Napoli, sicuramente a causa di una scorretta traduzione dell'iscrizione sul cartiglio identificativo. Dopo mesi di intense ricerche - grazie all’interessamento di P. Tommaso Galasso, parroco della Chiesa di Santa Brigida, di P. Antony Seelan Mariannan e del prof. Tino d'Amico[39] - si è provveduto a correggere l'errore. La traslazione della reliquia di San Cesario Diacono a Napoli è legata ai Padri Lucchesi (Congregazione dei Chierici Regolari della Madre di Dio), i quali presero possesso della Chiesa di Santa Brigida nel 1637 (a quel tempo nella città di Lucca si conservavano otto ossa integre del santo terracinese; molto probabilmente questo minuscolo frammento osseo fu estratto dalla reliquia "ex brachio" del diacono che si conserva nella Chiesa di Santa Maria Corteorlandini di Lucca, affidata nel 1580 ai Chierici Regolari della Madre di Dio[7]. A pochi passi dalla Chiesa di Santa Brigida, della terrazza che fiancheggia la via Cesario Console (ammiraglio del Ducato di Napoli, detto anche “Cesario di Napoli”, IX sec.), si eleva, dominando il mare, la statua di Cesare Augusto, offerta dal Duce alla Città di Napoli nel 1936. Anche nella città partenopea il culto del diacono Cesario sarebbe servito per sostituire e cristianizzare il culto pagano dei divi Cesari.

Patronati nel mondo[modifica | modifica wikitesto]

San Cesario di Terracina è invocato contro gli annegamenti, alludendo alla modalità di esecuzione del suo martirio (poena cullei); contro le inondazioni dei fiumi, soprattutto il Tevere (la Chiesa di San Cesareo de Arenula a Roma era situata nei pressi del Tevere, nel Rione Regola, edificata presso "l'Onda" in riferimento alle innumerevoli inondazioni del Tevere che interessarono in passato la zona[40]); il Panaro (il paese di San Cesario sul Panaro prende il nome dal patrono, San Cesario di Terracina, e dalla presenza del fiume Panaro, in passato sempre impetuoso e pericoloso[41]), il Clanio (il tempietto paleocristiano di San Cesario in Marcianise sorgeva a ridosso del fiume Clanio[42]; in passato le acque di questo fiume sono state impetuose, tanto da inondare più volte nelle epoche antiche l'agro di Acerra, di Aversa e di Atella) e il torrente Garza (nel comune di Nave, in provincia di Brescia, la sua Chiesa è ubicata sulla sponda sinistra del torrente Garza, che è sempre stato in passato impetuoso e pericoloso).

Il giovane diacono è invocato anche per la difesa dai fulmini, da calamità telluriche e meteorologiche (soprattutto nel comune di San Cesario di Lecce, dove, verso la fine del XIX secolo, un fulmine colpì la statua in pietra leccese sul prospetto della chiesa madre: la scultura non crollò, ma ebbe soltanto una parte del viso sfregiata[43]), e per la buona riuscita del parto cesareo (il termine "taglio cesareo", secondo la tradizione, deriva dal nome di Giulio Cesare, il quale sarebbe nato mediante il taglio - dal latino caedere, "tagliare", "recidere" - del ventre materno[44]. Con l'avvento del cristianesimo, San Cesario diacono fu scelto per sostituire il culto di Giulio Cesare a causa del suo nome; per questa motivazione il nuovo Cesare cristiano - contrapposto al Cesare pagano - è invocato per la buona riuscita del parto non fisiologico).

San Cesario diacono e martire è patrono delle città di:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dufourcq Albert, Etude sur les Gesta martyrum romains, vol.1, Fontemoing, Paris 1900
  2. ^ a b Caesarius Diaconus, testi e illustrazioni di Giovanni Guida, [s.l.: s.n.], 2015
  3. ^ Martirologio Romano: 1 novembre - A Terracina, in Campania, il natale di San Cesario Diacono, il quale, straziato per molti giorni in prigione, poi, insieme a san Giuliano Prete, fu messo in un sacco e precipitato nel mare.
  4. ^ De Smedt C., Van Hoof G. e De Backer J., Acta sanctorum novembris, tomus I, Parisiis, 1887.
  5. ^ Lanzoni Francesco, A proposito della Passione di San Cesario di Terracina in “Rivista di archeologia cristiana”, 1 (1924), pp. 146-148
  6. ^ Lugli Giuseppe, Forma Italiae, Regio I, Latium et Campania, I, Ager Pomptinus, Pars I, Anxur-Terracina, Roma 1926
  7. ^ a b c d e f g h Ex ossibus S. Caesarii: Ricomposizione delle reliquie di San Cesario diacono e martire di Terracina, testi ed illustrazioni di Giovanni Guida, [s.l.: s.n.], 2017
  8. ^ La basilica ricevette doni da papa Leone IV (847-855): Le Liber pontificalis, ed. L. Duchesne, Paris 1886, II, p. 122
  9. ^ Sanatio Gallae et translatio S. Cesarii Romam (BHL 1517), AASS Nov. I, pp. 126-129
  10. ^ Michele Stefano de Rossi, Orazio Marucchi e Mariano Armellini, Nuovo bullettino di archeologia cristiana, Spithöver, 1906.
  11. ^ Grisar Hartmann, Roma alla fine del mondo antico: secondo le fonti scritte e i monumenti, II, Desclée, 1943
  12. ^ Bertolini Ottorino, Roma di fronte a Bisanzio e ai Longobardi, L. Cappelli, 1941
  13. ^ Morganti Giuseppe, Gli Orti farnesiani, Mondadori Electa, 1999
  14. ^ Le Liber pontificalis, ed. L. Duchesne, Paris 1886, II, p. 122
  15. ^ Ferruccio Lombardi, Roma: Le Chiese scomparse, Palombi Editori, 1996.
  16. ^ Boesch Gajano S., Gioacchino G., Ermini Pane L., I santi patroni del Lazio: La provincia di Latina, Roma 2003
  17. ^ Salomoni Generoso, Memorie sacre della cappella di Sancta Sanctorum e della scala del palazzo di Pilato detta volgarmente la Scala Santa, Roma 1775
  18. ^ Carley James P., Riddy Felicity, Arthurian Literature XVI, Boydell & Brewer, Cambridge 1998
  19. ^ Conner Patrick W., Anglo-Saxon Exeter: A Tenth-century Cultural History, Boydell & Brewer, 1993
  20. ^ Kartäuserliturgie und Kartäuserschrifttum: internationaler Kongress vom 2. bis 5. September 1987, Volume 3, Institut für Anglistik und Amerikanistik, Universität Salzburg, 1989
  21. ^ Franz Bock, Das heilige Köln: Beschreibung der mittelalterlichen Kunstschätze in seinen Kirchen und Sakristeien aus dem Bereiche des Goldschmiedehandwerkes und der Paramentik, Weigel, 1859
  22. ^ Kracht Hans-Joachim, Torsy Jakob, Reliquiarium Coloniense, Franz Schmitt, Siegburg 2003.
  23. ^ Junghans Martina, Die Armreliquiare in Deutschland vom 11. bis zur Mitte des 13. Jahrhunderts, Universität Bonn 2002
  24. ^ D'Annunzio Gabriele, Il Fuoco, in Prose di romanzi, II, Milano, A. Mondadori, 1964.
  25. ^ Erzbischöfliches Diözesanmuseum Paderborn, Für Königtum und Himmelreich, Schnell & Steiner, 2009
  26. ^ Petrina Gaspare Antonio, La storia cronologica di S. Bernardo Abate di Chiaravalle, Mairesse, 1737
  27. ^ Le-Nain Pierre, Essai de l'histoire de l'ordre de Citeaux, IV, Muguet, Paris 1696
  28. ^ Ronci Remo, La vita di parrocchia nei ricordi di un parroco, Tipografia Ciociara, Paliano 2012
  29. ^ Sciortino Lisa, Monreale: il Sacro e l’Arte, Plumelia Edizioni, Palermo 2011
  30. ^ Scazzola Francesca, La Chiesa di San Cesario a Nave: la scultura altomedioevale, Brescia 2008
  31. ^ Someda De Marco Carlo, Il Duomo di Udine, Arti grafiche friulane, Udine 1970
  32. ^ Cioni Elisabetta, Scultura e smalto nell'oreficeria senese dei secoli XIII e XIV, Spes, 1998
  33. ^ Boesch Gajano Sofia, Pani Ermini Letizia,Toscano Bruno, La Basilica di San Gregorio Maggiore a Spoleto, Silvana, 2002
  34. ^ Masini Antonio, Bologna perlustrata, vol.3, Benacci, Bologna 1666
  35. ^ O’Neill Dennis B., Relics in the Shrine of All Saints at St. Martha of Bethany Church in Morton Grove, Illinois, Trafford Publishing 2015
  36. ^ Ritrovati nella Diocesi di Lucca i resti di San Cesario, pupia.tv.
  37. ^ Besozzi Raimondo, La storia della Basilica di Santa Croce in Gerusalemme, Roma 1750
  38. ^ Ex ossibus S. Caesarii: Ricomposizione delle reliquie di San Cesario diacono e martire di Terracina, testi ed illustrazioni di Giovanni Guida, [s.l.: s.n.], 2017
  39. ^ (IT) NAPOLI RISCOPRE CESARIO DIACONO E MARTIRE, in LaRampa.it, 1° aprile 2017. URL consultato il 07 agosto 2017.
  40. ^ Luitpold Frommel Christoph, L'antica basilica di San Lorenzo in Damaso: indagini archeologiche nel Palazzo della Cancelleria (1988-1993), De Luca, 2009
  41. ^ Richeldi Ferruccio, San Cesario sul Panaro, Editrice Teic, Modena 1982
  42. ^ Pezzella Franco, Atella e gli atellani nella documentazione epigrafica antica e medievale, Istituto di Studi Atellani, 2002
  43. ^ San Cesario di Lecce: Storia, arte, architettura, Congedo Editore, Galatina 1981
  44. ^ Plinio il Vecchio, Nat. Hist. VII, 47

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

  • De Smedt C. -Van Hoof G. - De Backer J., Acta sanctorum novembris, tomus I, Parisiis 1887.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Caesarius Diaconus, testi e illustrazioni di Giovanni Guida, [s.l.: s.n.], 2015
  • Ex ossibus S. Caesarii: Ricomposizione delle reliquie di San Cesario diacono e martire di Terracina, testi ed illustrazioni di Giovanni Guida, [s.l.: s.n.], 2017
  • Moralità cristiane in ossequio di San Cesario diacono, e martire protettore di Terracina, Stamperia di Antonio de' Rossi, Roma 1753
  • Lanzoni Francesco, A proposito della Passione di San Cesario di Terracina in “Rivista di archeologia cristiana”, 1 (1924), pp. 146-148.
  • Longo Pietro, S. Cesario: proposte per la datazione del suo martirio, studio inedito, 1984.
  • Antonelli Agostino, Il martirio di San Cesario diacono patrono di Terracina: polimetro, Tip. B. Morini, Roma 1861.
  • Grassia Luigi, Vita e Martirio del Gran Levita africano San Cesario, Aversa 1912.
  • Albertini Alberto, Notizie intorno la vita di S. Cesario Diacono M. con pratiche devote ad onore del santo e memorie storiche relative al castello di S. Cesario sul Panaro, Verderi, Borgo S. Donnino 1884.
  • Contatore Domenico Antonio, De Historia Terracinensi Libri Quinque, Romae 1706.
  • Altobelli Pietro, I Santi martiri terracinesi. Titolo e progetto di una chiesa nuova nella Valle di Terracina, Fondi 1995.

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