Basilica di San Frediano
| Basilica di San Frediano | |
|---|---|
| Stato | |
| Regione | Toscana |
| Località | Lucca |
| Coordinate | 43°50′46.16″N 10°30′16.67″E |
| Religione | cattolica di rito romano |
| Titolare | San Frediano |
| Arcidiocesi | Lucca |
| Consacrazione | 1147 |
| Stile architettonico | romanico |
| Inizio costruzione | 560, 1112 |
| Completamento | XII secolo |
| Sito web | www.sanfredianolucca.com/ |
La basilica di San Frediano è uno dei più antichi luoghi di culto cattolico di Lucca, in stile romanico, ed è situata nella piazza omonima. Da questa basilica si snoda la sera del 13 settembre la processione per la Santa Croce. Nel novembre del 1957 papa Pio XII l'ha elevata alla dignità di basilica minore.
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Fin dal VI secolo esisteva in questo luogo un edificio religioso dedicato ai tre santi leviti Vincenzo, Stefano e Lorenzo. La costruzione di questa prima chiesa si fa risalire allo stesso San Frediano, presbitero irlandese che fu eletto vescovo di Lucca tra il 560 e il 588. Gli scavi effettuati sotto l'attuale basilica hanno confermato la presenza dell'antico edificio.
Intorno alla chiesa si raccolsero sacerdoti diocesani che formarono una comunità di canonici. Durante la dominazione longobarda la chiesa e la canonica furono ampliate. Alla fine dell'VIII secolo la chiesa fu dotata di una cripta che accolse il corpo di San Frediano. Nel 1104 papa Pasquale II confermò i canonici affidandoli al clero di San Giovanni in Laterano.
Nel 1112 iniziò, ad opera del Priore Rotone, la riedificazione dell'edificio che fu consacrato nel 1147 da papa Eugenio III. Il progetto prevedeva una chiesa a tre navate con abside, priva di transetti e anche di cripta, secondo le nuove tendenze connesse alla riforma gregoriana, con la facciata posta a oriente, diversamente dalla regola agostiniana che la voleva orientata ad occidente.
Nel XII secolo la chiesa era più bassa di quella che oggi vediamo; il rialzamento della navata centrale e costruzione del soffitto a capriate lignee data al XIII secolo e venne concluso con l'ornamentazione a mosaico della parte superiore della facciata (secoli XIII-XIV).
Tra il secolo XIV e il XVI furono aperti ai lati delle navate laterali numerose cappelle per la devozione e la sepoltura privata. Ciò comportò la dilatazione della facciata oltre gli spazi delle navate laterali.
Tra la fine del XV secolo e l'inizio del successivo la basilica fu interessata da una serie di interventi decorativi vòlti a rinnovare in senso rinascimentale l'interno della chiesa, dapprima realizzati da Matteo Civitali e dagli artisti a lui legati, poi proseguiti da maestri emiliani, da Amico Aspertini in primis.
Dopo le soppressioni napoleoniche arrivarono in chiesa la grande lunetta di Mattia della Robbia e l'ancona marmorea scolpita da Giovanni Baratta (inizio del XVIII secolo).
Descrizione
[modifica | modifica wikitesto]Facciata
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La facciata (XII secolo) è in pietra levigata ed è verticalmente pentapartita, a livello della navata centrale, delle due navate laterali e delle due fasce di cappelle laterali. I tre portali sono delimitati da pilastri, sormontati da un architrave (di cui solo quello centrale decorato con motivi vegetali) ed archetti ciechi. A livello centrale troviamo una loggetta con semicolonnine sormontate da capitelli di vario tipo che racchiudono due monofore.
Al di sopra troviamo il mosaico (secoli XIII-XIV). con l'Ascensione di Cristo tra angeli alla presenza degli Apostoli, in origine posti ai lati della Madonna la cui immagine è andata distrutta per l'apertura della monofora centrale. La parte superiore mostra il segno di un artefice colto e aggiornato su recenti esperienze bizantine, da collocare in ambiente romano, mentre la zona inferiore sembra dovuta ad un artefice locale della bottega dei pittori Berlinghieri. L'influenza romana si può riconoscere anche dalla iconografia, determinata dalla raffigurazione di Cristo in Mandorla, e di Pietro e Paolo in rilievo rispetto agli altri apostoli.
Oltre alle tre sopraccitate monofore centrali si trovano quattro oculi in posizione più laterale.
Campanile
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Il campanile, vicino all'abside, è stato costruito in varie epoche: il basamento in pietra scura è anteriore al XII secolo mentre la parte più alta in pietra chiara è stata rifatta nel XIII secolo, con la presenza su ogni lato di monofore, bifore, due registri di trifore e due di quadrifore (raddoppiati su due lati). A due livelli le finestre sono sormontati da fasce di archetti ciechi. Una merlatura ghibellina è presente in cima su tutti e quattro i lati.
Nella torre campanaria sono presenti 6 campane, di cui una fuori concerto, fuse da vari fonditori in diversi secoli. Due campane, di note Do#4 e Si3, sono state fuse dalla Fonderia Lorenzo Lera di Lammari (paese nei pressi di Lucca) nel 1804. La campana "Mezzaterza" di nota La3 è stata fusa dai fonditori lucchesi Giovanni Battista e Francesco Azzi nel 1679, la campana "Terza" di nota Sol#3 è stata fusa dalla Fonderia Ecat di Mondovì nel 2020, copia della precedente fusa nel 1223 da Giovanni pisano, la quale è presente all'interno della Basilica. La campana "Mezzana" di nota Fa#3 è stata fusa nel 1401 da Nicola e Luca di Bondi di Cortona e la campana "grossa" di nota Mi3 è stata fusa dal fonditore genovese Vincenzo Giovardo nel 1605. Possono essere sia azionate elettricamente sia suonate a mano, dai suonatori di campane lucchesi. Di recente, nel 2020, un lungo restauro ha permesso alle campane il sistema manuale, dopo decenni di elettrificazione.
Architettura interna
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Nonostante i consistenti interventi che si sono succeduti nel corso dei secoli, l'aspetto medievale della basilica è ancor oggi preminente (secoli XII-XIII). Le tre navate sono spartite da colonne, per buona parte di spoglio, importate da Roma, e stessa provenienza hanno molti dei capitelli. Questi sostengono arcate a tutto sesto. La navata centrale è molto alta, anche per l'intervento di innalzamento del XIII secolo, ed è sormontata da un soffitto a capriate lignee, dello stesso periodo. la navata centrale termina con un'abside, mentre quelle laterali sono a fondo piatto. Il transetto è assente. Molte cappelle sono state aperte lateralmente nei secoli XIV-XVI creando l'illusione che la basilica sia in realtà a cinque navate.
L'architettura della Basilica di San Frediano ben rappresenta le caratteristiche del romanico lucchese prima che le influenze della vicina Pisa, in particolare del Duomo di Buscheto, e le maestranze provenienti dal nord dell'Italia ne cambino i caratteri tradizionali. La chiesa presenta ancora una semplice pianta basilicale di tipo paleocristiano, con cortine murarie lisce, senza aggetti o complesse articolazioni di arcate, e gli elementi architettonici sono ancora tutti di tradizione romana, come i colonnati architravati della facciata e dell'abside, le finestre a nicchia, i capitelli compositi appositamente scolpiti. Queste stesse caratteristiche si ritrovano - in uno stadio ancora più puro - nella vicina chiesa di Sant'Alessandro, che ingloba i resti di un edificio precedente in cui ogni elemento, dai tracciati proporzionali alla qualità delle murature, dalla disposizione dei materiali di spoglio agli inusuali capitelli corinzieggianti, è esclusivamente di tradizione antica.
Controfacciata e navata centrale
[modifica | modifica wikitesto]In controfacciata, sotto il monumentale organo troviamo, ai lati del portale principale, due affreschi, in origine corredati da altari poi soppressi. Quello con la Visitazione di Ansano Ciampanti, fu realizzato nel 1503 su commissione del barbiere Bartolomeo da Sillico. L'altro, coevo, raffigura la Madonna col Bambino e i santi Giovanni Battista, Agata, Margherita e Sebastiano, è probabilmente la prima opera dipinta da Amico Aspertini a Lucca, commissionata dal fabbro Salvatore di Tomeo, in cui una visibile influenza peruginesca e del Francia appare già ravvivata da alcune eccentricità[1].
Sulla parete destra della navata centrale è riportato in alto un affresco cuspidato che raffigura il Martirio dei santi Lorenzo, Vincenzo e Stefano. È una delle più antiche testimonianze della pittura medievale a Lucca risalendo alla prima metà del XII secolo. Su due colonne rimangono due affreschi raffiguranti Sant'Elena e Santo Stefano che sono però più tardi (XIV secolo).
Navata destra
[modifica | modifica wikitesto]A destra si apre una navatella, di parziale lunghezza, nella quale si trova una delle testimonianze più significative della scultura romanica lucchese è il fonte battesimale, anch'esso del XII secolo, scolpito da tre artisti differenti anonimi: il cosiddetto Maestro delle storie di Mosè, che ha scolpito quattro dei sei pannelli della vasca, Maestro Roberto, un maestro bizantino che ha scolpito i rimanenti due pannelli e il Maestro degli Apostoli e dei Mesi, un artista fiorentino che ha lavorato all'elemento centrale.
Nella parete di controfacciata e nella prima lunetta a destra sono due affreschi trecenteschi raffiguranti rispettivamente San Pietro e altri santi e, nella lunetta, la Madonna col Bambino tra i santi Zita e Riccardo. La seconda lunetta è ornata da una terrecotta invetriata raffigurante l'Annunciazione attribuita a Fra' Mattia della Robbia mentre più avanti è un'altra statuetta di scuola robbiana di San Bartolomeo, entrambe della prima metà del XVI secolo.
La navatella permette all'accesso a due cappelle: La cappella del Soccorso e La cappella di Santa Zita. La prima cappella è cinquecentesca e venne consegnata nel 1509 a Eufrosina Compagni che commissionò a Giuliano da Pisa l'affresco dell'altare principale con la Madonna del Soccorso, dipinto tra 1510 e 1513. Sull'altare della parete destra è presente un altro affresco con la Madonna del Riposo, staccato dal vicino chiostro e databile tra XIII e XIV secolo. Sulla parete opposta sono presenti resti di colonne e capitelli romanici e le tombe dei Guidiccioni (XIII secolo). La seconda cappella, già della famiglia Fatinelli, risale al XIV secolo e fu realizzata nell'area del cimitero nel quale santa Zita fu sepolta nel 1278. Il sacello fu completamente rinnovato nel XVII secolo. Paolo Guidotti dipinse una tela che rappresenta Santa Zita e il povero (1611-1612) e nella seconda metà del secolo Francesco del Tintore completò le decorazioni con cinque tele che rappresentano i Miracoli di Santa Zita. Sotto la tela del Guidotti è custodito il corpo incorrotto della santa.
All'esterno delle cappelle, addossato alla testata della navatella opposta all'ingresso, si trova quello che resta (la cornice centinata e la predella) dell'altare del Sacramento scolpito da Matteo Civitali tra 1483 e 1489 per il presbiterio, nel quale alloggiava un tabernacolo eucaristico. Il manufatto, che presenta capitelli a mensola e nel basamento rilievi con calici eucaristici, fu qui trasferito nel 1575 per essere riutilizzato come cornice per il fonte battesimale.
Nella navata, la prima cappella che vi si affaccia è quella di San Biagio, dedicata oggi anche al Preziosissimo Sangue, che presenta, all'altare, una pala marmorea di Giovanni Baratta, del terzo o quarto decennio del secolo XVIII, raffigurante una Gloria d'Angeli che sorreggono una teca, proveniente dall'altare del Sacramento della chiesa di San Ponziano e qui trasferita nel 1837. Oggi vi è contenuta la reliquia del Preziosissimo Sangue trovata, secondo la tradizione, nel simulacro del Volto Santo[2]. Sotto l'altare è collocato un sarcofago di breccia rosa con le spoglie del vescovo Corrado. L'altare era corredato fino all'Ottocento da una tela di Giovanni Domenico Ferrucci con il Miracolo di San Biagio, oggi comunque ancora in chiesa. Sulla parete destra è ancora una Natività di Pietro Sorri e sulla parete sinistra un'altra pala con la Deposizione, di Paolo Guidotti, caratterizzata da un evidente naturalismo, un'intensa espressività ed un forte interesse per gli esperimenti di lume artificiale che tra primo e secondo decennio si stavano svolgendo a Roma. Proprio da lì il pittore probabilmente inviò il dipinto nel 1610-1611 circa, del quale si ignora la originaria destinazione, forse legata alla committenza dei Guinigi[3].
La seconda cappella, dei Sandei o dell'Annunziata, fu eretta nel XIV secolo usufruendo di una stanza del già preesistente monastero, nella parte alta vi sono resti di affreschi coevi; sull'altare troneggia la tela secentesca dell'Annunciazione di Gaspare Mannucci; a destra vi è la tela San Michele, firmata da Camillo Ciai, fiorentino, e datata 1665; a sinistra Sant'Apollonia martire, tela firmata da Girolamo Scaglia e datata 1646. In un armadio reliquiario si conserva l'urna lignea, di bottega lucchese del secolo XVIII, contenente sei ossa di san Cesario di Terracina (il santo tutelare degli imperatori romani), ritrovata nel 2009 da Michelangelo Giannotti, vicario generale della Diocesi di Lucca. Il reliquiario di San Cesario è esposto alla venerazione dei fedeli solo il 1º novembre sull'altare della cappella dell'Annunziata.
In fondo alla navata destra si aprono due cappelle che formano un unico ambiente: a destra è la cappella Micheli o del Santissimo Sacramento, al cui altare è un'ancona lignea dipinta con la Dormitio Virginis e l'Assunzione della Vergine, commissionata da Bonaventura Micheli in ottemperanza alle volontà testamentarie del padre Niccolao, morto nell'anno 1500. La pala, eseguita da Masseo Civitali, nipote di Matteo Civitali, forse nel primo decennio del Cinquecento, è un'opera mista di scultura e pittura, nella quale si trovano analogie con le robbiane nei volumi definiti e netti rivestiti di campiture di colore, di lustri e di dorature, in un senso astrattivo più vicino ad esempi liguri che toscani. Il fondo dipinto con la figurina di san Tommaso ed il paesaggio più naturalistico slontanante nell'azzurro atmosferico, rivela invece un'altra mano, quella di Michelangelo di Pietro Membrini[4].
Per l'altare della seconda cappella, quella della famiglia Stiatta, Maddalena Stiatta commissionò nel 1511 a Francesco Francia una pala con l'Immacolata Concezione, terminata entro il 1517 ed attualmente conservata a Villa Guinigi. Oggi vi si vede un affresco staccato del vicino cimitero e chiostro raffigurante la Crocifissione, risalente alla fine del XIII secolo.
Presbiterio e cappelle laterali
[modifica | modifica wikitesto]Sulla testata della navata destra tela di Pietro Sorri con Martirio di Santa Fausta (1595 ca). Da notare, sulla destra dell'altare, il Monumento funebre a Lazzaro Papi (Pontito, 1763 - Lucca, 1835) di Luigi Pampaloni; il Papi fu poeta, storico, letterato, e ricoprì tutta una serie di importanti incarichi pubblici, sia sotto il governo napoleonico, sia sotto il governo provvisorio lucchese, nonché sotto i Borboni.
L'altare maggiore della basilica è cinquecentesco e reca la tomba con il corpo di San Frediano. Intorno ad esso si possono vedere resti dell'antico pavimento cosmatesco del XII secolo. Nella parete di fondo dell'abside, al centro, è un affresco raffigurante l'Annunciazione con un ostensorio che rivela la posizione del menzionato altare del Sacramento del Civitali, attribuibile probabilmente ad Amico Aspertini.
Sulla testata della navata sinistra tela con Miracolo di San Cassiano di Aurelio Lomi (1595 ca). Alla sua sinistra monolito che, secondo la tradizione, fu trasportato da San Frediano per l'altare dell'antica chiesa paleocristiana. Più indietro la lastra tombale che, sempre secondo la tradizione, ricoprì la tomba di san Frediano.
Navata sinistra
[modifica | modifica wikitesto]Nei primi decenni del XV secolo fu costruita e decorata la cappella della famiglia Trenta, aperta verso la navata sinistra, per la quale Jacopo della Quercia realizzò un polittico con la Madonna col Bambino e i Santi Lorenzo, Girolamo e Frediano (1422) e le due tombe terragne di Lorenzo Trenta e della consorte. Al lato opposto della cappella si trova la scultura in legno policromo con la Vergine Annunciata di Matteo Civitali (databile alla fine del nono decennio del XV secolo), proveniente probabilmente dalla cappella Sandei, dedicata all'Annunziata[5].

Nella navata laterale sinistra si apre anche la cappella della Croce, o di Sant'Agostino, che Pasquino Cenami ristrutturò a partire dal 1505 e fece decorare tra 1506 e 1508 circa. Amico Aspertini affrescò l'ambiente con temi evangelici, episodi della vita di sant'Agostino e soggetti della storia ecclesiastica locale. Fra questi vanno ricordati la Divisione del fiume Serchio da parte di San Frediano, la Natività, il Trasferimento del Volto Santo a Lucca e la Deposizione dalla Croce. Amico Aspertini affrescò anche una Sacra conversazione. Nel 1508 è documentata la commissione, da parte del Cenami, al fabbro Michele da Ciciana, della cancellata oggi perduta. La cappella era completata da un altare ligneo intagliato da Masseo Civitali, nipote di Matteo, di cui rimangono due statue raffiguranti Sant'Agostino e San Frediano, oggi collocate nella cappella di San Biagio[6].
Più vicina all'ingresso è la cappella Buonvisi, eretta nel 1510 da Benedetto Buonvisi per la quale incaricò Masseo Civitali per gli arredi lignei e commissionò a Francesco Francia la pala d'altare oggi alla National Gallery di Londra. La cappella fu nuovamente decorata fra il XVIII e il XIX secolo con il rinnovamento del mobilio e della decorazione pittorica: Stefano Tofanelli dipinse per l'altare una tela con Sant'Anna che adora Gesù Bambino, del 1796, mentre a destra è la Natività di Maria di A. Cecchi, e a sinistra il Transito di Sant'Anna di B. Rocchi[7].
In una delle cappelle è sepolto il corpo di san Riccardo, nobile sassone giunto a Lucca in pellegrinaggio con tre dei suoi figli e qui morto. La sua tomba è oggetto di venerazione soprattutto nel mondo anglosassone.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Maurizia Tazartes, Committenza popolare in San Frediano di Lucca, in "Ricerche di storia dell'arte", nn. 13-14 (1981), pagg.111 - 118.
- ↑ U. Nicolai, La insigne reliquia del Preziosissimo Sangue che si venera nella Basilica di San Frediano in Lucca, II ed., Lucca 1980.
- ↑ Michele Nicolaci, Aggiornamenti e nuove proposte per Paolo Borghese Guidotti tra Roma e Lucca, in Artisti e committenti lucchesi del Seicento a Roma, a cura di Stefan Albl, Sybille Ebert-Schifferer, Michele Nicolaci, Milano 2018, pagg. 41 - 42.
- ↑ Massimo Ferretti, Masseo Civitali, Dormitio Virginis e assunzione della Madonna, in "Matteo Civitali e il suo tempo. Pittori, scultori e orafi a Lucca nel tardo Quattrocento", catalogo della mostra, Cinisello Balsamo, 2004, pagg. 506 - 508.
- ↑ Massimo Ferretti, Matteo Civitali, Annunciata, in "Matteo Civitali e il suo tempo. Pittori, scultori e orafi a Lucca nel tardo Quattrocento", catalogo della mostra, Cinisello Balsamo, 2004, pagg. 362 - 363.
- ↑ Massimo Ferretti, Masseo Civitali, Sant'Agostino; San Frediano, in "Matteo Civitali e il suo tempo. Pittori, scultori e orafi a Lucca nel tardo Quattrocento", catalogo della mostra, Cinisello Balsamo, 2004, pagg. 493 - 495.
- ↑ A. Tosi, Aspetti della pittura lucchese durante il principato, in "Il principato napoleonico dei Baciocchi (1805-1814): riforma dello stato e società", catalogo della mostra, Lucca 1986, pp. 302 - 312.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Maria Teresa Filieri, Il rinnovamento delle chiese lucchesi alla fine del Quattrocento, in "Matteo Civitali e il suo tempo. Pittori, scultori e orafi a Lucca nel tardo Quattrocento", catalogo della mostra, Cinisello Balsamo 2004, pp. 207-235.
- AA. VV., Basilica di san Frediano, Itinerario spirituale-storico-artistico, Editore Comunità Cristiana del Centro Storico di Lucca, Lucca, 2016.
Voci correlate
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Wikimedia Commons contiene immagini o altri file sulla basilica di San Frediano
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Sito ufficiale, su sanfredianolucca.com.
- (EN) Basilica di San Frediano, su Structurae.
- Basilica di San Frediano, su BeWeB, Ufficio nazionale per i beni culturali ecclesiastici della Conferenza Episcopale Italiana.
- Basilica di San Frediano, su catalogo.beniculturali.it, Ministero della cultura.
- La scheda su toscana.it, su web.rete.toscana.it.
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