Flavia Domitilla (figlia di Domitilla minore)

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Santa Flavia Domitilla
Pomarancio, Santa Domitilla e i santi Nereo e Achilleo, 1598-1599 ca, Roma, Chiesa dei Santi Nereo e Achilleo.
Pomarancio, Santa Domitilla e i santi Nereo e Achilleo, 1598-1599 ca, Roma, Chiesa dei Santi Nereo e Achilleo.

Vergine e martire

Nascita Roma
Morte post 95, Ponza o, meno probabile, Pandateria
Venerata da Chiesa cattolica
Santuario principale chiesa dei Santi Nereo e Achilleo, Roma
Ricorrenza 7 maggio
Attributi Rappresentata come una giovane nelle vesti di nobile con una corona e un ramo di palma e, talvolta, un libro. È generalmente affiancata dai santi Nereo e Achilleo.

Flavia Domitilla, figlia di Domitilla minore (Roma, I secoloVentotene, 7 maggio 95-100), era la nipote dell'imperatore romano Domiziano. In virtù della sua fede cristiana e del martirio subito, è venerata dalla Chiesa cattolica come santa.

Biografia e agiografia[modifica | modifica wikitesto]

Flavia Domitilla nacque nella dinastia degli imperatori Flavi della Roma antica, figlia di Flavia Domitilla minore (a sua volta figlia del futuro imperatore Vespasiano e di Flavia Domitilla Maggiore sorella del futuro imperatore Domiziano) e di Quinto Petilio Ceriale, intorno all'anno 60.
All'età di soli 9 anni perse la madre Flavia Domitilla minore, crescendo da sola negli ambienti del Consolato romano fino a sposare un suo cugino, figlio di Tito Sabino il fratello maggiore del nonno Vespasiano, il console Tito Flavio Clemente

In aggiunta, Flavia Domitilla avrebbe anche dovuto fare da allevatrice a due nipoti dell'allora imperatore Domiziano. Altre fonti dicono che sarebbero stati i figli naturali della stessa Domitilla e di Clemente, forse successivamente adottati dall'Imperatore stesso.[1] Una iscrizione conservata oggi nella basilica dei Ss. Nereo e Achilleo conferma queste ultime affermazioni, precisando che Flavia Domitilla era “neptis“ nipote di Vespasiano, padre di Domiziano e moglie del console san Tito Flavio Clemente. Lo scrittore Svetonio dichiarò che Domiziano designò i figli di Clemente come suoi successori, nonostante la loro giovane età, prima della caduta dei loro genitori, e li ribattezzò coi nomi di Tito e di Vespasiano.[2]

Quando l'imperatore Domiziano, forte sostenitore del paganesimo, nonché restauratore di molti templi romani dedicati soprattutto a Giove e Giunone, iniziò le prime persecuzioni ai cristiani, Flavia Domitilla rinnegò gli dèi pagani e si oppose fermamente alle pratiche di adorazione. Domiziano la fece quindi deportare all'isola di Ponza dove dovette soffrire, secondo San Girolamo, un lungo martirio.

Altre fonti invece, come quelle dello storico Cassio Dione, riporterebbero la sua morte a Ventotene[3]:

« Domiziano fece uccidere, insieme a molti altri, il console Flavio Clemente, sebbene fosse un suo cugino ed avesse sposato Flavia Domitilla, che era anch'essa parente dell'Imperatore. Entrambi vennero accusati di ateismo, e di ciò anche altri, sviatisi dietro i costumi dei Giudei, ebbero condanna, chi di morte, chi di confisca. Domitilla venne soltanto relegata a Pandateria (Ventotene). »

Secondo il Talmud, sia Domitilla che il marito si convertirono al Giudaismo, dopo aver incontrato il Rabbi Akiba ben Joseph. La tradizione cristiana invece la vuole fermamente convertita al Cristianesimo, quindi inserita nel Martirologio Romano.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Quintiliano, Institutio Oratoria, IV, 1, 2.
  2. ^ Svetonio, Vita di Domiziano, 12.
  3. ^ Cassio Dione, Storia romana (Cassio Dione), LXVII, 13-14.

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