Arthur Rimbaud

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« Io dico che bisogna esser veggente, farsi veggente. Il Poeta si fa veggente attraverso una lunga, immensa e ragionata sregolatezza di tutti i sensi»
(A. Rimbaud, dalla Lettera del Veggente)
Carjat, Ritratto di Rimbaud, ottobre 1871

Jean Nicolas Arthur Rimbaud (Charleville-Mézières, 20 ottobre 1854Marsiglia, 10 novembre 1891) è stato un poeta francese.

Indice

[modifica] Biografia

[modifica] La famiglia

Arthur Rimbaud nacque nella cittadina di Charleville, nelle Ardenne, al numero 12 di rue Napoléon (poi rue Bérégovoy). Il padre Frédéric (1814-1878) era un capitano dell'esercito che partecipò alla guerra d'Algeria e nel 1854 fu decorato con la Legion d'onore.[1] La madre Vitalie Cuif era figlia di proprietari terrieri di Roche, villaggio nei pressi di Attigny. Ebbero cinque figli - Frédéric (1853), Arthur, Victorine (1857, vissuta solo un mese), Vitalie (1858) e Isabelle (1860). Dopo la nascita dell'ultima figlia Frédéric Rimbaud, già poco presente in casa per i suoi doveri militari, abbandonò la famiglia ritirandosi a Digione.

Dopo la partenza del marito, Vitalie visse con i figli in una modesta casa di rue de Bourbon, a Charleville. Molto rigida e severa, le principali preoccupazioni erano la cura della rendita delle terre, l'educazione dei figli e la rispettabilità sociale. Proibiva ai bambini di giocare in strada con i figli di operai e tutte le domeniche la si poteva vedere, «busto eretto, corsetto nero e guanti di filaticcio», chiudere la fila della famiglia diretta in chiesa: «davanti le due bambine che si tenevano per mano, poi i due maschietti, Frédéric e Arthur, ciascuno con un ombrello di cotone blu».[2]

[modifica] Gli studi

La prima comunione nel 1866

Nel 1862 Arthur entrò da esterno all'Istituto Rossat. Durante l'anno scolastico scrisse una fantasia che ci è conservata: sogna di essere a Reims nel 1503, il padre è un ufficiale dell'esercito regio, «spesso in collera», la madre, diversamente dalla realtà, è «una donna dolce, calma, che non si spaventa di nulla». Quanto a sé, non gli piace studiare: la storia è un supplizio, i latini non sono forse nemmeno esistiti e il greco, «nessuno al mondo parla il greco!».[3]

Nella realtà Arthur era un allievo modello. Nella primavera del 1865 passò alla settima classe del collegio di Charleville, e in ottobre era già alla sesta classe. L'anno dopo fu autorizzato a frequentare la quarta classe. Nel 1869 il «Moniteur de l'Enseignement secondaire» pubblicò tre suoi componimenti in latino, Ver erat, L'Ange et l'enfant e il Jugurtha che ottenne il primo premio al Concorso accademico. Il 2 gennaio 1870 nella «Revue pour tous» comparvero i suoi primi versi francesi, Les Étrennes des orphelins, che rammentano L'Ange et l'enfant di Jean Reboul e Les Enfants trouvés di François Coppée. Jules Desdouets, il preside del collegio, disse allora di lui: «In questa testa non germina niente di ordinario. Diventerà il genio del Male o il genio del Bene».[4]

Da gennaio venne a insegnare nel collegio Georges Izambard, un giovane professore di retorica. Aveva solo cinque anni più di Rimbaud: ne divenne il confidente e gli fece conoscere Rabelais, Hugo, Banville e i parnassiani. Ora Rimbaud ha «tre dèi: Leconte de Lisle, Banville, Gautier»,[5] e la sua Invocation à Venus, traduzione del prologo lucreziano del De rerum natura stampata il 15 aprile dal «Bulletin de l'Académie de Douai», è un plagio di versi recenti di Sully Prudhomme.[6]

La passione per la poesia spinse Rimbaud, il 24 maggio 1870, a scrivere a Banville, «un discendente di Ronsard, un fratello dei nostri maestri del 1830», inviandogli tre poesie, Ophélie, Sensation e Soleil et chair,[7] sperando, con il suo appoggio, di vederle pubblicate nel mensile «Le Parnasse contemporain» dell'editore Lemerre. Si attribuisce 17 anni, «l'età delle speranze e delle chimere», dichiara di amare «tutti i poeti, tutti i buoni Parnassiani - poiché il poeta è un Parnassiano» e di adorare due dèe, «Musa e Libertà».[8] Non si conosce la risposta di Banville, ma i suoi versi non furono pubblicati.

La sua poesia intitolata À la musique, scritta nell'autunno 1870, mostra il suo malessere di vivere vicino a Charleville.

Le Figaro del 22 maggio 2008 ha reso pubblica la notizia del ritrovamento di un testo inedito di Rimbaud che risale al 1870, quando il poeta aveva solo sedici anni. S'intitola Il sogno di Bismarck e consiste in un'irriverente descrizione delle ambizioni del cancelliere tedesco; in particolare Rimbaud deride il suo "sogno" di conquistare la Francia.

Avendo risentito molto profondamente dell'esperienza della Comune, il poeta-bambino vuole raggiungere Parigi. Lo stesso giorno in cui Napoleone III e l'esercito imperiale entrano a Rethel, Rimbaud fugge da Charleville, in direzione di Parigi, dove vuole diventare giornalista. L'avventura è sventata dal bigliettaio controllore del treno su cui viaggia ed ha il suo compimento nella prigione di Mazas, dove il giovane viene violentato (episodio che segnerà la sua vita). In seguito ritorna a Charleville, ma non è che l'inizio di una lunga serie di fughe. Paul Verlaine dirà di lui che è un "viaggiatore cencioso".

Durante il suo soggiorno a Parigi abita nel febbraio-marzo 1871 presso Théodore de Banville. Ma già dal mese di maggio nella sua cosiddetta "Lettera del veggente", indirizzata a Paul Demeny, esprime la sua differenza e, nell'agosto 1871, nel suo poema parodistico, Ciò che dicono al poeta a proposito dei fiori, esprime una critica aperta alla poetica di Banville.

Caricatura di Rimbaud disegnata da Verlaine nel 1872.

In un poema violento, L'orgie parisienne ou Paris se repeuple, egli denuncia lassismo e vigliaccheria dei vincitori. Dopo la disfatta contro la Prussia nel 1871 (contraria al suo Sogno di Bismarck), la sua poesia si radicalizza sempre più, diviene sempre più sarcastica: Vénus Anadyomène ne è un esempio. La stessa scrittura si trasforma progressivamente, e Rimbaud comincia a odiare la poesia dei "parnassiani", e nella celebre Lettera a Paul Demeny o Lettera del veggente, egli afferma il suo rigetto della "poesia soggettiva".

È ugualmente in questa lettera che egli espone la sua propria ricerca della poesia: vuole farsi "veggente", tramite una "lunga, immensa e ragionata sregolatezza di tutti i sensi". È così che Rimbaud, l'allievo iperdotato, rifiuta di tornare al liceo, fugge, beve assenzio e fuma hashish. Chiamato da Verlaine, a cui ha inviato qualche lirica, comincia con lui una relazione intima e una vita di vagabondaggio.

Verlaine (all'estrema sinistra) e Rimbaud (il secondo da sinistra) rappresentati in un dipinto del 1872 di Henri Fantin-Latour.

Questa relazione tumultuosa termina con un insuccesso: nel 1873, i due amanti sono a Londra. Verlaine abbandona improvvisamente Rimbaud affermando di voler tornare dalla moglie, deciso a spararsi se ella non lo riaccetterà. Trasloca in un albergo a Bruxelles. Rimbaud lo raggiunge, persuaso che non avrà il coraggio di mettere fine ai suoi giorni. Nel momento in cui Arthur lo vuole lasciare, Verlaine, ubriaco, spara due colpi all'amico, ferendolo leggermente. Verlaine viene incarcerato a Mons. Rimbaud, invece, raggiunge la fattoria di famiglia a Roche, nelle Ardenne, dove scrive Una stagione all'inferno, di cui vengono distribuite poche copie.

Una stagione all'inferno è una biografia allucinata del percorso di Rimbaud. La scrittura caotica è attraversata senza posa da una molteplicità di voci interiori. Rimbaud vi grida la sua sofferenza, il suo dolore, la sua esperienza intima: ha compreso che non può "rubare il fuoco" solo per sé. Una "pazienza ardente" è indispensabile perché la disfatta non diventi definitiva. Ma voler dimenticare "l'Inferno", è tradire l'umanità. Tuttavia, nella solitudine atroce della città, la stanchezza soffoca il giovane poeta.

Ciclicamente afasico o attraversato da crisi di odio verso la Chiesa e la società del XIX secolo che rinchiude l'individuo, Rimbaud rende il lettore partecipe dei suoi smacchi amorosi, e si pensi alla sua relazione con Verlaine, ma anche del fatto che per lui "l'amore è da reinventare". Smacco anche nel suo processo di Spia: è un individuo che, solo, ha voluto dannarsi per ritrovare il vero senso della poesia.

I lavori scritti in seguito, ovvero tutte le sue Illuminazioni (composte nel 1874 e pubblicate per volere di Verlaine), chiudono l'attività poetica di Rimbaud all'età di 21 anni.

[modifica] L'avventura d'Africa

Rimbaud ad Harar
La tomba di Rimbaud a Charleville. L'epitaffio recita Priez pour lui ("Pregate per lui").

A ventiquattro anni abbandona il mondo della letteratura e dei salotti per vivere l'avventura come rimedio alla noia, vagando dapprima per l'Europa (a Cipro lavorò come sorvegliante in una cava) e in seguito verso paesi lontani dalla Francia (Yemen, Gibuti, Etiopia, Eritrea).

Arrivando ad Aden, recupera se stesso, come lavoratore manuale e semplice operaio. Il 7 agosto 1880 si sistema come caporeparto dei raccoglitori di caffè della società Bardey. In quel periodo, il porto di Mokha conosceva un fiorente commercio grazie al caffè.

Nel dicembre dello stesso anno arriva a Harar in Abissinia, la città dei 99 minareti. Diviene gerente di un banco commerciale e pratica il commercio dell'avorio, del caffè, delle pelli e dell'oro, che scambia con tessuti di Lione, casseruole e chincaglieria. Si lancia anche nel commercio di armi, dato che all'epoca la regione è agitata da numerosi conflitti. Di contrapposto, è incerto il suo coinvolgimento nel traffico di schiavi.

Tuttavia, ad Harar come altrove, Rimbaud s'annoia sempre, e, in una delle sue lettere alla famiglia, dice: «M'annoio molto, sempre; non ho mai conosciuto nessuno che si annoiasse così tanto come me».

Nel febbraio 1891 le condizioni del suo ginocchio destro, affetto da quello che inizialmente pensava che fosse artrite, peggiorarono fino a procurargli dolori lancinanti. In Aden, Rimbaud consulta un dottore inglese che diagnostica per errore una sinovite tubercolare e raccomanda immediata amputazione. Ricoverato a Marsiglia, Rimbaud perde la gamba il 27 maggio. La diagnosi post-operatoria fu cancro.

Dopo un breve soggiorno presso la sua famiglia a Charleville fu riammesso nello stesso ospedale di Marsiglia dove, tra sofferenze atroci e vegliato dalla sorella Isabelle, morirà il 10 novembre, all'età di trentasette anni. Venne sepolto nel cimitero cittadino di Charleville [9].

L'amico Verlaine riassumerà con una sola frase gli anni erranti di Rimbaud, «non ha fatto altro che viaggiare terribilmente e morire giovanissimo».[10]

[modifica] Rimbaud e le sue opere nella cinematografia e nella musica

  • Il poema L'Orgie Parisienne, Ou Paris Se Repeuple è musicato da Michael Nyman nel Michael Nyman Songbook (1992).
  • Dello stesso anno è The Pagan Book of Arthur Rimbaud, un film diretto da Jay Anania che indaga sul percorso interiore del poeta prima del suo incontro con Verlaine.
  • Ancora del 1995 è Arthur Rimbaud. L'homme aux semelles de vent, un telefilm in due puntate diretto da Marc Rivière per la televisione franco-canadese, con Laurent Malet nei panni del poeta. Vi si racconta in maniera romanzato il viaggio di Rimbaud in Africa.
  • Del 1996 è Rainbow pour Rimbaud, un film tratto da una novella di Jean Teulé, dove un giovane, sotto l'influenza dei poemi di Rimbaud, decide di viaggiare in Africa e incomincia ad identificarsi con il poeta. Il film è diretto da Laurent Bénégui e dallo stesso Teulé. Premio speciale della giuria a Cannes junior.
  • Del 1998 è il documentario Liberté libre sul viaggio del poeta dalla Francia al Corno d'Africa, diretto da Jean Philippe Perrot.

[modifica] Opere

La firma di Rimbaud
  • Premières proses
  • Poésies
  • Lettre du baron Petdechèvre
  • Derniers vers
  • Les déserts de l'amour
  • Proses évangéliques
  • Une saison en enfer
  • Illuminations
  • Album Zutique
  • Les Stupra
  • Lettres

[modifica] Edizioni francesi

  • Oeuvres, introduction, notices et notes par Suzanne Bernard, Paris, Garnier, 1960

[modifica] Edizioni italiane

  • Arthur Rimbaud, Poesie e prose, a cura di D. Grange Fiori, Milano, Mondadori Editore, 2004.

[modifica] Note

  1. ^ [1].
  2. ^ J.-M. Carré, La Vie aventureuse de Jean-Arthur Rimbaud, 1926, p. 8.
  3. ^ A. Rimbaud, Prologue, in Oeuvres, 1960, pp. 5-7.
  4. ^ J.-J. Lefrère, Arthur Rimbaud, 2001, p. 54.
  5. ^ E. Delahaye, Rimbaud, l'artiste et l'être moral, 1923, p. 105.
  6. ^ Scoperto solo nel 1932: cfr. A. Rimbaud, Vers de collège, introduzione di J. Mouquet, 1932.
  7. ^ Allora con il titolo Credo in unam.
  8. ^ A. Rimbaud, Oeuvres, cit., pp. 341-342.
  9. ^ Causa la sintomatologia riportata, vi sono tuttora alcune controversie al riguardo da causa del decesso: nell'estate del 1891 le condizioni di Rimbaud erano così migliorate che questi già riprogettava il ritorno in Africa, recupero incompatibile con la diagnosi di cancrena post-operatoria sovente ipotizzata
  10. ^ Paolo Merlini. «Scrittori senza fissa dimora». La Nuova Sardegna, 3 novembre 2007. URL consultato in data 16-4-2011.
  11. ^ Scheda su Arthur Rimbaud - Une biographie dell'Internet Movie Database.
  12. ^ Scheda.
  13. ^ Scheda.

[modifica] Bibliografia

  • Ernest Delahaye, Rimbaud, l'artiste et l'être moral, Paris, Messein, 1923
  • Ernest Delahaye, Souvenirs familiers à propos de Rimbaud, Verlaine, Germaine Nouveau, Paris, Messein, 1925
  • Jean-Marie Carré, La Vie aventureuse de Jean-Arthur Rimbaud, Paris, Plon, 1926
  • Arthur Rimbaud, Vers de collège, introduction et notes par J. Mouquet, 1932
  • Sergio Solmi, Rimbaud, Torino, Einaudi, 1974
  • Jean-Jacques Lefrère, Arthur Rimbaud, Paris, Fayard, 2001

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