Suakin

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui.
Suakin
città
سواكن
Suakin – Veduta
Dati amministrativi
Stato Sudan Sudan
Stato (wilāya) Mar Rosso
Territorio
Coordinate 19°06′00″N 37°20′00″E / 19.1°N 37.333333°E19.1; 37.333333 (Suakin)Coordinate: 19°06′00″N 37°20′00″E / 19.1°N 37.333333°E19.1; 37.333333 (Suakin)
Abitanti 43 337 (2009)
Altre informazioni
Fuso orario UTC+3
Nome abitanti Dongolesi
Localizzazione
Mappa di localizzazione: Sudan
Suakin

Suakin oppure Sawakin (arabo: سواكنSawákin) è un porto nel Sudan del Nord-Est, sulla costa occidentale del Mar Rosso. Nel 1983 aveva una popolazione di 18.030 abitanti che nel 2009 e diventata di ben 43.337 abitanti[1]. Originariamente era il porto primario della regione, ma adesso è secondo a Port Sudan, situato circa 45 km a nord. La vecchia città, costruita in corallo, è in rovina. Ci sono traghetti giornalieri per la città di Gedda in Arabia Saudita.

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

Sawakin (سواكن) è una parola di origine araba che significa "abitanti" oppure "fermità". Una leggenda rimanda ad un'altra leggenda nella quale il Re Salomone vi fa imprigionare tutti i jinn (personaggi della mitologia musulmana simili ma inferiori agli angeli).

Il nome, nella lingua begia, di Suakin era U Suk, dalla parola araba suq' che vuol dire "mercato"[2].

Storia[modifica | modifica sorgente]

Antichità[modifica | modifica sorgente]

È molto probabile che Suakin sia il Porto di Buona Speranza dell'Età Tolemaica, in latino Limen Evangelis, descritto come un'isola circolare all'interno di una baia di forma oblunga[3]. In Età Tolemaica e Romana il porto principale, invece era il porto di Berenice situato a nord della costa. Con la crescita del califfato islamico invece le rotte commerciali si spostarono sulla costa del Higiaz e del Golfo Persico.

Medioevo[modifica | modifica sorgente]

Con il collasso degli Abbasidi e l'avvento dei Fatimidi tutto questo cambiò e i porti principali divennero quelli di Quseir e Aydhab con rotte commerciali verso l'India ed il trasporto di pellegrini verso la Mecca. I primi riscontri storici di Suakin si ebbero nel X secolo da al-Hamdani il quale disse che era già una città antica. Al tempo, Suakin, era già un agglomerato Begio che incominciò a crescere con l'abbandono del porto di Badi, situato più a sud. Con le Crociate e le Invasioni Mongole l'incremento delle rotte commerciali in questa regione si fece sentire, con mercanti veneziani che iniziarono a stanziarsi nelle città di Suakin e Massaua nel XIV secolo.[senza fonte]

Suakin

Uno dei sovrani di Suakin, Ala al-Din al-Asba'ni, fece pratica di pirateria attaccando le navi che passavano al largo delle coste.Nel 1264 il Mammalucco, Baybars governatore del Qus,con il suo generale Ikhmin Ala al-Din attaccò con il supporto della città di Aydhab. Al-Asba'ani fu costretto a scappare dalla città. Fu probabilmente a causa di questo evento che più tardi il Re Davide di Nubia decise di attaccare a sua volta Assuan. La continua ostilità tra le due città è provata dal fatto che, dopo che il Sultano Barsbay distrusse la città di Aydhab nel 1426, i profughi che migrarono a Suakin invece che a Dongola furono tutti uccisi[4].

Come i Nubiani e gli Etiopi i Begi erano originariamente cristiani nonostante la formale sottomissione ai Mammalucchi nel 1317. O.G.S. Crawford crede che la città rimase cristiana fino al XIII secolo. Immigrati da Banu Kanz gradualmente trasformarono la fede della città in mussulmana. Documenti di ibn Battuta registrano che il sultano di Suakin, al-Sharif Zayd ibn Abi Numayy ibn 'Ajlan, che era il figlio di un sharif della Mecca, seguendo le leggi inerenti all'erdità della zona, ereditò la sovranità, della zona, dalla sua zia materna di stirpe Begia[5].

Sovranità Ottomana e Britannica[modifica | modifica sorgente]

Suakin nel 1928

Nel 1517 il porto fu conquistato dal sultano Ottomano Selim I. Dopo un breve periodo di permanenza dei Funj, diventò la residenza permanente dei pascià della provincia ottomana di Habes, la quale includeva Arqiqo e Massaua situata nell'odierna Eritrea. Sotto i Turchi, Suakin perse molti abitanti visto che gli esploratori portoghesi scoprirono e perfezionarono una nuova rotta commerciale circumnavigando l'Africa: quando gli Ottomani furono incapaci di fermare questo commercio lungo la nuova rotta i mercanti incominciarono ad abbandonare la città.

Un certo commercio continuò con il Sultanato di Sennar, ma nel XVIII e IXX secolo il viaggiatore Svizzero vide che due terzi delle abitazioni erano oramai in rovina[6]. Il khedivè Isma'il ricevette Suakin dagli Ottomani nel 1865 e cercò di rivitalizzarla costruendo nuove case, mulini, moschee, ospedali ed anche una chiesa per gli immigrati di fede copta. Ma la fallita guerra tra l'Egitto e l'Etiopia condusse alla rivolta Mahdista contro il colonialismo inglese. Lord Herbert Kitchener usò Suakin come il suo quartier-generale e sopravvisse a un lungo assedio, ma, dopo la sconfitta Mahdista i Britannici, invece di ricostruire la vecchia città, preferirono costruirne una nuova chiamata Port Sudan. Nel 1922 gli ultimi mercanti lasciarono Suakin per sempre[7].

I tipici edifici di Suakin[modifica | modifica sorgente]

Una descrizione dettagliata, così come planimetria e schizzi di questi edifici possono essere trovati nel libro "Gli edifici di corallo di Suakin" di Jeanne-Pierre Greenlaw, Kegan Paul international ISBN 0-7103-0489-7.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ World Gazeteer
  2. ^ Berg, Robert: Suakin: Time and Tide. Saudi Aramco World.
  3. ^ Berg, Robert: Suakin: Time and Tide. Saudi Aramco World.
  4. ^ Dahl, Gudrun & al: "Precolonial Beja: A Periphery at the Crossroads." Nordic Journal of African Studies 15(4): 473–498 (2006).
  5. ^ Dahl, Gudrun & al: "Precolonial Beja: A Periphery at the Crossroads." Nordic Journal of African Studies 15(4): 473–498 (2006).
  6. ^ Berg, Robert: Suakin: Time and Tide. Saudi Aramco World.
  7. ^ Berg, Robert: Suakin: Time and Tide. Saudi Aramco World.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]