Oleksandr Zavarov

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Aleksandr Zavarov
Oleksandr Zavarov.jpg
Zavarov nel 2009
Dati biografici
Nazionalità URSS URSS
Ucraina Ucraina (dal 1991)
Altezza 171 cm
Peso 70 kg
Calcio Football pictogram.svg
Dati agonistici
Ruolo Allenatore (ex centrocampista)
Ritirato 1998 - giocatore
Carriera
Giovanili
1968-1977 Zorja Zorja
Squadre di club1
1977-1979 Zorja Zorja 23 (7)
1980-1981 SKA Rostov SKA Rostov 64 (13)
1982-1983 Zorja Zorja 30 (10)
1983-1988 Dinamo Kiev Dinamo Kiev 136 (36)
1988-1990 Juventus Juventus 60 (7)
1990-1995 Nancy Nancy 133 (23)
1995-1998 CO Saint-Dizier CO Saint-Dizier  ? (17)
Nazionale
1979
1985-1990
URSS URSS U-20
URSS URSS
1+ (1+)
41 (6)
Carriera da allenatore
1995-2003 CO Saint-Dizier CO Saint-Dizier
2003-2004 Wil Wil
2004 Astana 1964 Astana 1964
2005 Metalist Metalist
2006-2010 Arsenal Kiev Arsenal Kiev
2012- Ucraina Ucraina Assistente
2012 Ucraina Ucraina
Palmarès
UEFA European Cup.svg Europei di calcio
Argento Germania Ovest 1988
1 Dati relativi al solo campionato.
Il simbolo → indica un trasferimento in prestito.
Statistiche aggiornate al 2012

Oleksandr Anatolijovyč Zavarov in ucraino: Олександр Анатолійович Заваров? (Vorošilovgrad, 20 aprile 1961) è un allenatore di calcio ed ex calciatore sovietico, dal 1991 ucraino, di ruolo attaccante.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Soprannominato Sacha,[1][2][3][4][5][6][7] come lo chiamavano a Kiev,[8] Zavarov è sposato con Olga, ha due figli, uno nato nel 1982, Oleksandr.[9] A Zavarov piaceva giocare a scacchi e leggere libri.[5][10][11][12] Figlio di operai, ha due fratelli, uno anch'egli operaio e l'altro conducente d'autobus.[10] È un cristiano ortodosso[5] ed è diplomato in educazione fisica.[11] Arrivato a Torino, va ad abitare nella casa che era di Ian Rush, calciatore juventino appena ceduto al Liverpool.[13][14]

Aveva imparato l'inglese, ma durante gli anni l'ha in gran parte dimenticato.[11] Nonostante abbia giocato per un paio d'anni in Italia, non si è mai sforzato d'imparare l'italiano:[15][16] aveva assunto un'interprete che traduceva per lui.[15][17] Anche a causa di ciò ci furono spesso incomprensioni tra il sovietico e il tecnico Dino Zoff, è anche per questo non riesce a integrarsi mai né nel club né nella città torinese:[1][15][18][19][20][21] Disadattato,[22][23] Zavarov non era mai riuscito infatti a uscire dal calcio e dallo stile di vita sovietico.[24] Durante la seconda stagione torinese, la società bianconera acquista il connazionale Sergei Aleinikov, soprattutto per far ambientare al meglio Zavarov, inizialmente i due diventano amici ma dopo poche settimane quest'ultimo prende distacco anche dal sovietico di origini bielorusse.[6][22]

Nel 2012 si è occupato dell'organizzazione dell'Europeo in Polonia e Ucraina.[18]

Caratteristiche tecniche[modifica | modifica wikitesto]

« Come Maradona, Zavarov ha una tecnica incredibile, può decidere una partita in qualsiasi momento, sa organizzare il gioco e difendersi. »
(Lobanovski su Zavarov nel 1987.[25])

Centrocampista offensivo,[3][26] trequartista[16] o fantasista talentuoso,[10][16][25][27] gioca spesso nel ruolo di regista, pur non essendo classificabile tecnicamente come tale[8] e con la Nazionale sovietica è un centravanti arretrato,[28] «fonte principale del gioco sovietico».[28] Alla Juventus, Zoff lo schiera spesso a centrocampo in veste di regista ma il sovietico non si trova nel ruolo.[29] È un giocatore di qualità,[30] tecnico, dal buon dribbling, capace di fare finte di corpo, rapidi campi di direzione, che corre, inventa gioco, bravo a smistare i palloni[8][25][26][31] ma non un costante realizzatore.[12][32] Abbastanza debole in fase difensiva[5] e dotato di un buon lancio lungo,[5][17] in Italia si rivela essere lento, impacciato, poco propositivo e un mediocre realizzatore/rifinitore,[33] incapace anche di fare movimenti senza palla, soprattutto atti allo smarcamento.[17]

Grazie ai suoi piedi e alla sua intelligenza tattica, era uno dei migliori interpreti del "calcio laboratorio" (o "laboratorio Lobanovski"[34] o "calcio del duemila" [33]) giocato dalla Dinamo Kiev di Valeri Lobanovski,[1][7][24][25][35] tanto che lo stesso Lobanovski lo paragona a Maradona.[25]

Esploso nel 1986 e confermatosi calciatore di alto livello durante Euro 1988,[30] dalle grandi potenzialità[20] e da aspettative anche più grandi,[8] al suo approdo alla Juventus è considerato un «campione»,[36][37] un «fuoriclasse»,[9][12][26][38][39][40][41] un fenomeno.[24][32][42][43][44] Doveva essere il leader della Juventus,[5][6][26] ma finisce per essere un «corpo estraneo alla squadra, solitario».[6]

Calciatore triste,[17][45][46] dal carattere timido,[9][16] introverso,[16][23] distaccato.[6][18]

È uno degli idoli di Andriy Shevchenko, uno dei migliori calciatori ucraini di sempre.[35]

Carriera[modifica | modifica wikitesto]

Giocatore[modifica | modifica wikitesto]

Club[modifica | modifica wikitesto]

Dopo aver esordito con lo Zorja, in prima divisione sovietica, si trasferisce al Rostov, rientra al suo primo club nel 1982, giocando nella seconda categoria dell'URSS. Nel 1983 è acquistato dalla Dinamo Kiev: con quest'ultima società vince sei titoli nazionali in cinque anni, tra cui due campionati sovietici consecutivi e la Coppa delle Coppe nel 1986, affermandosi tra i capocannonieri dell'edizione e segnando nell'occasione anche un gol in finale agli spagnoli dell'Atlético Madrid (3-0). In seguito a queste eccellenti prestazioni, nel 1986 è votato sia calciatore sovietico sia calciatore ucraino dell'anno. Giocando e segnando anche ai Mondiali messicani, è inserito nella lizza per il Pallone d'oro del 1986, classificandosi al sesto posto: qualche anno dopo, il vincitore del Pallone d'oro e suo connazionale Igor Belanov, dichiara che Zavarov meritava di vincerlo al posto suo, avendogli servito parecchi assist.[10] In un sondaggio indetto nel gennaio 1987 dai giornalisti sovietici, Zavarov è giudicato superiore a Belanov.[25]

Conclude l'esperienza sovietica con 66 gol in 253 incontri di campionato, alla media di 1 rete ogni 4 partite.

Nell'estate del 1988 per portare Zavarov in Italia, si deve negoziare sia con la Dinamo Kiev sia con il ministero dello sport perché i calciatori sono stipendiati dallo Stato, quindi dipendono da esso.[1] Approdato in Italia, il primo agosto annuncia in una conferenza stampa d'esser stato acquistato dalla Juventus, anticipando la società e l'allenatore Zoff.[39] Una settimana più tardi, il suo acquisto è ufficializzato e l'operazione costa 7 miliardi di lire[47] ($ 5 milioni, dei quali 2 vanno al ministero dello sport, 2 alla Dinamo Kiev, 1 allo Stato).[48] Firma un triennale,[42] divenendo il primo calciatore sovietico a militare nel campionato italiano.[47][49] Per concludere l'affare il club bianconero mobilita anche la FIAT.[6][38][49] Inoltre, l'ingaggio accordato nel contratto va al governo sovietico che in seguito passa a Zavarov uno stipendio mensile di 1,2 milioni di lire (circa 600 euro odierni, uno dei più bassi stipendi di tutto il calcio professionistico italiano).[5][48] Per contratto la società gli fa avere una Fiat Tipo.[14]

Zavarov in azione coi colori della Juventus sul finire degli anni ottanta

Zavarov arriva senza troppo clamore[9] in un momento difficile per la società juventina, poiché in seguito al ritiro di Michel Platini il club torinese sta cercando un degno erede,[1][16][18][20][24] anche perché quello designato, Marino Magrin, non sembra all'altezza di tale compito, tant'è che Giampiero Boniperti non gli assegna nemmeno il numero 10 che era di Platini e che gli spetterebbe, giocando nello stesso ruolo del francese, preferendo dargli l'8, che era stato dello stesso Boniperti in passato.[4] Al suo arrivo, dopo aver ereditato il numero 10, inizialmente dichiara «lui è stato un grandissimo giocatore, io non lo sono, forse lo diventerò, farò il possibile»[9] ma in seguito cambia idea e afferma di essere anche migliore del francese,[50] ma ben presto le prestazioni che offre sul campo cominciano a dargli torto.[1] Acquistato tardi per essere inserito nella lista per le competizioni UEFA, Zavarov deve aspettare fino ai quarti di finale, a marzo, per poter sperare di giocare in Europa.[11]

A causa della sua militanza nella Dinamo, Zavarov è ribattezzato dalla stampa Alessandrino di Kiev o l'uomo di Kiev[5][12][21][33] e anche come lo Zar (di Luhansk),[51][52] per via del suo passato allo Zorja.

Accolto calorosamente dai tifosi,[11][53] il 14 settembre seguente, il sovietico debutta in casa nella sfida di Coppa Italia contro l'Ascoli (0-2), rendendosi decisivo in negativo nella sconfitta bianconera, realizzando un'autorete che consente agli ospiti di passare in vantaggio dopo un quarto d'ora: cinque minuti dopo è costretto al cambio[54] per infortunio,[31] uscendo al posto di Antonio Cabrini. Si riprende in tempo per la partita contro il Brescia in Coppa Italia: sigla una doppietta,[1] confermando di essere un degno erede di Platini,[31] poi al debutto in campionato va in gol il 16 ottobre 1988 in Juve-Cesena (2-0).[3] Secondo il giornalista Gigi Riva, a fine stagione Zavarov sarà, assieme a Lothar Matthäus, lo straniero più positivo del torneo.[26] Il 12 novembre successivo, Arrigo Sacchi lo convoca per un incontro della Nazionale di Lega contro la Polonia a Milano (2-2), ma il sovietico si rifiuta di andare, dichiarando di essere infortunato,[55] perché nella precedente partita contro il Milan, il tecnico rossonero l'aveva schernito.[56]

Parte sottotono nella sfida contro il Napoli di Maradona (persa 3-5), giocando bene nella seconda frazione di gioco, dove riesce a fornire un assist con un passaggio filtrante (per Roberto Galia, 1-3), riuscendo poi a segnare anche il gol del parziale 2-3.[57] Nella settimana seguente, la Juventus affronta e batte il Lecce (1-0), ma Zavarov si distingue per l'espulsione rimediata a pochi minuti dal termine per un fallo di reazione su Roberto Miggiano.[58] Nei giorni seguenti il sovietico subisce un brusco crollo di condizione,[1][21] anche a causa del fatto che era abituato a giocare in un campionato solare (da gennaio a ottobre) e quindi non si era mai riposato e il fisico aveva sorretto finché aveva potuto,[46] nonostante anche in seguito continui a dichiarare che sta bene fisicamente.[59] Il bilancio in questi suoi primi tre mesi è già molto deludente, inoltre si rivela allergico alle conferenze stampa e ai giornalisti, rilasciando di sovente dichiarazioni spaesate.[33]

Nella seconda parte della stagione, il tecnico bianconero schiera Zavarov prima da regista, poi da trequartista, poi da attaccante aggiunto e infine ritornando al ruolo di regista. Gioca in maniera decente solo contro il Pescara (1-1).[60] Nel mese di marzo, il sovietico comincia a soffrire maggiormente il calcio e lo stile di vita italiano rispetto ai primi mesi, complici alcune incomprensioni.[61] Dopo avergli confermato la fiducia, pian piano nel corso della stagione, Zoff finisce per lasciare spesso e volentieri il sovietico in panchina.[62] Alla sua prima stagione bianconera, è poco incisivo sotto porta[33] e a fine stagione la dirigenza juventina, considerando la stagione di Zavarov fallimentare,[63] cerca di piazzarlo in prestito all'Hellas Verona o al Bologna[64] e in un secondo momento sembra che il sovietico debba arrivare assieme al connazionale Aleinikov tra le file del Genoa.[65]

Nonostante fosse già pronto un contratto per il prestito a Bologna, Zavarov resta alla Juve per un'altra stagione[66] e gli è affiancato il connazionale Sergei Aleinikov. Ritorna ad allenarsi per qualche giorno con la Dinamo Kiev.[67] Alla sua seconda stagione alla Juventus decide che il numero 10 pesa troppo (dalla prima stagione il paragone con Platini lo condiziona negativamente)[12] e si fa dare il 9: oggi Zavarov è considerato il peggior numero 10 della storia bianconera.[4] Il dieci finisce sulle spalle di Giancarlo Marocchi.[68] Dopo le buone prestazioni nel precampionato[69][70] decide la prima sfida europea della stagione bianconera, segnando lo 0-1 contro il Górnik Zabrze.[71] In seguito a qualche giornata decente (va in gol contro Ascoli, Udinese e il Taranto in Coppa Italia), Zavarov ha un nuovo calo di forma nel novembre 1989,[72] ma nonostante ciò, Zoff si ritiene soddisfatto per quanto mostrato dal sovietico nei primi mesi della sua seconda stagione.[73]

Il 10 gennaio 1990 decide la sfida valida per il terzo turno di Coppa Italia contro il Pescara (0-1)[74] e nella settimana seguente va in gol contro la Fiorentina (2-2). Verso la fine di febbraio si stira il retto femorale destro in allenamento, dovendo stare fuori dai terreni di gioco per almeno un mese.[75] Verso metà marzo ritorna ad allenarsi in gruppo,[76] ma a inizio aprile non si è ancora ripreso totalmente, rischiando d'aver già terminato la stagione in anticipo.[77] Nell'aprile 1990 le sofferenze (psicologiche più che fisiche)[6] di Zavarov si fanno più acute e il pretesto per andarsene da Torino sarebbe un pestone rifilatogli da Maradona qualche settimana prima nella sfida a Napoli.[6] Già ad aprile si sa che Zavarov verrà ceduto e che probabilmente la Juventus dovrà pagare l'anno che gli resta nel contratto (circa $ 2.000, più una buonuscita di circa 100 milioni di lire).[6] Segna ancora contro Udinese (1-1) e nell'ultima partita di campionato a Lecce (2-3): a fine stagione conquista il double vincendo da comparsa Coppa Italia e Coppa UEFA, ma nell'arco delle due stagioni disputate con i colori della Juventus, complessivamente delude le grandi aspettative create attorno a se.[2][3][4][22][23][34][37][78][79][80][81][82][83]

Totalizza 13 gol in 76 partite tra campionato e Coppe con la società italiana.

Nel 1990 è ceduto in Francia, nel Nancy, altra squadra di Platini di cui doveva essere l'erede,[1] arrivando ai francesi proprio grazie alla mediazione di Le Roi,[7] anche perché il padre di quest'ultimo, Aldo Platini, è un dirigente nel club.[84] Gioca nel Nancy sino alla metà del decennio con risultati discreti, anche se migliori rispetto al suo periodo in Italia.[1] Si trasferisce al Saint-Dizier, in quinta divisione francese, di cui veste la maglia fino al 1998 per poi intraprendere la carriera da allenatore.

Oggi è considerato come uno dei più grandi flop (o bidoni) del calcio italiano[1][24][85][86][87][88] e uno dei peggiori acquisti nella storia della Juventus.[4]

Nazionale[modifica | modifica wikitesto]

Zavarov in azione con la maglia dell'Unione Sovietica nel corso dei Mondiali del 1990

Conta 41 presenze e 6 reti con la nazionale sovietica, messe assieme tra il 1985 e il 1990. In questo periodo è uno dei calciatori fondamentali della Nazionale.[28] Con la maglia dell'URSS fu finalista a Euro '88, battuto dall'Olanda, e prese parte ai mondiali di Messico '86 e Italia '90.

Esordisce il 7 agosto 1985 contro la Romania (2-0), realizzando il suo primo gol con l'URSS nei Mondiali 1986 contro il Canada (0-2).

Allenatore[modifica | modifica wikitesto]

Dopo aver appeso gli scarpini al chiodo, tenta di fare l'imprenditore, con successi così scarsi che decide di ritornare nel mondo del calcio, per fare l'allenatore.[7] Dopo aver fatto l'allenatore-giocatore in quinta divisione francese,[7] nell'agosto 2003 si trasferisce al Wil, dov'è chiamato dal presidente, il suo connazionale e Pallone d'oro 1986, Igor Belanov, che ha appena rilevato la società, terzultima in classifica nella prima divisione svizzera.[34] Zavarov però non ha la licenza per allenare e la federcalcio svizzera gli da un permesso fino al 31 dicembre 2003.[34] Scaduto il permesso, nel 2004 resta nel Wil e diviene direttore sportivo, lasciando la panchina a Joachim Müller.[34] In seguito allena i kazaki dell'Astana, le giovanili dell'FK Mosca e le giovanili del Nancy (lavorando anche in una brasserie nei pressi di Nancy).[34] Nel gennaio 2005 è ufficializzato il suo passaggio sulla panchina del Metalist.[89] Nella stagione seguente passa all'Arsenal Kiev, ottenendo la salvezza alla prima stagione. Nel 2010, dopo aver perso 8 incontri su 10, si dimette dall'incarico. Dal 2012 è nello staff tecnico della Nazionale ucraina.

Palmarès[modifica | modifica wikitesto]

Club[modifica | modifica wikitesto]

Competizioni nazionali[modifica | modifica wikitesto]

Dinamo Kiev: 1985, 1986
SKA Rostov: 1981
Dinamo Kiev: 1984-1985, 1986-1987
Dinamo Kiev: 1985, 1986
Juventus: 1989-1990

Competizioni internazionali[modifica | modifica wikitesto]

Dinamo Kiev: 1985-1986
Juventus: 1989-1990

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j k Gaetano Mocciaro, Zavarov, il precursore sovietico che guadagnava 2 milioni di lire al mese in TMW.com, 18 luglio 2013. URL consultato il 25 novembre 2014.
  2. ^ a b Rinat Dasaev, il cust ode della perestrojka in La Repubblica, 7 giugno 2012. URL consultato il 24 novembre 2014.
  3. ^ a b c d Il gol? Facciamolo esotico, costa meno in Il Corriere della Sera, 11 dicembre 2001. URL consultato il 25 novembre 2014.
  4. ^ a b c d e Simone Bianco, La chimera di Magrin in Il Corriere della Sera, 28 giugno 2013. URL consultato il 25 novembre 2014.
  5. ^ a b c d e f g h Licia Granello, Parlaci di te uomo di Kiev in La Repubblica, 28 settembre 1988. URL consultato il 25 novembre 2014.
  6. ^ a b c d e f g h i Marco E. Ansaldo, 'Fatemi tornare nella mia Kiev' in La Repubblica, 11 aprile 1990. URL consultato il 24 novembre 2014.
  7. ^ a b c d e Giampietro Agus, ricordate Zavarov? insegna calcio in Francia in La Gazzetta dello Sport, 4 marzo 1998. URL consultato il 25 novembre 2014.
  8. ^ a b c d Oleksandr ZAVAROV, Ilpalloneracconta.blogspot.it, 26 aprile 2014. URL consultato il 26 novembre 2014.
  9. ^ a b c d e Gianni Mura, Zavarov arriva con un sì in La Repubblica, 12 agosto 1988. URL consultato il 25 novembre 2014.
  10. ^ a b c d Gianni Mura, Dietro Zavarov affari italiani in La Repubblica, 1° agosto 1988. URL consultato il 25 novembre 2014.
  11. ^ a b c d e Licia Granello, 'Sono venuto a studiarvi' in La Repubblica, 10 settembre 1988. URL consultato il 27 novembre 2014.
  12. ^ a b c d e Due campioni da scoprire in La Repubblica, 30 settembre 1988. URL consultato il 27 novembre 2014.
  13. ^ Rush-Juve, un felice divorzio in La Repubblica, 20 agosto 1988. URL consultato il 27 novembre 2014.
  14. ^ a b Rui Barros finto piccolo 'segno perché ci provo' in La Repubblica, 14 ottobre 1988. URL consultato il 27 novembre 2014.
  15. ^ a b c Roberto Perrone, stranieri, non capisco e non mi adeguo in La Repubblica, 31 agosto 1992. URL consultato il 24 novembre 2014.
  16. ^ a b c d e f Zavarov, un talento rimasto incompiuto in Il Corriere dello Sport, 26 aprile 2011. URL consultato il 26 novembre 2014.
  17. ^ a b c d Lo chiamavano Sacha il bidone in La Repubblica, 12 settembre 1989. URL consultato il 25 novembre 2014.
  18. ^ a b c d Gaetano Mocciaro, ESCLUSIVA TJ - Sergej Alejnikov: "Io, la Juve e il sistema sovietico. Vinsi al primo anno ma fui costretto ad andarmene. Il calcio di oggi è malato, bisogna fare qualcosa" in Tuttojuve.com, 5 aprile 2012. URL consultato il 25 novembre 2014.
  19. ^ Giancarlo Padovan, Il Mondiale offre i primi consigli per gli acquisti in Il Corriere della Sera, 7 giugno 2002. URL consultato il 25 novembre 2014.
  20. ^ a b c Sergio Rizzo, Alexander Zavarov, Treccani. URL consultato il 26 novembre 2014.
  21. ^ a b c Zavarov 'voi italiani contate solo i gol...' in La Repubblica, 21 dicembre 1988. URL consultato il 27 novembre 2014.
  22. ^ a b c Marco E. Ansaldo, 'Zavarov ha fallito ma non tutti i sovietici sono disadattati' in La Repubblica, 12 aprile 1990. URL consultato il 24 novembre 2014.
  23. ^ a b c Candido Cannavò, Anni ottanta in La vita e altri giochi di squadra, Rizzoli, 2010, ISBN 978-88-586-1786-1. URL consultato il 26 novembre 2014.
  24. ^ a b c d e Gaetano Mocciaro, Iakovenko, la storia gioca contro gli ucraini in Italia. Con un'eccezione in TMW.com, 23 maggio 2012. URL consultato il 25 novembre 2014.
  25. ^ a b c d e f Luca Argentieri, Nuovi maestri all'opera in La Repubblica, 27 gennaio 1987. URL consultato il 27 novembre 2014.
  26. ^ a b c d e Gigi Riva, Da Zavarov a Matthaeus ecco i grandi guastafeste in La Repubblica, 8 ottobre 1988. URL consultato il 27 novembre 2014.
  27. ^ Emanuele Gamba, Paperon Capello guarda già al 2018 e al Mondiale in casa in La Repubblica, 17 giugno 2014. URL consultato il 26 novembre 2014.
  28. ^ a b c Fabrizio Bocca, È una partita a scacchi in La Repubblica, 21 giugno 1988. URL consultato il 27 novembre 2014.
  29. ^ Bianconero muove prima in La Repubblica, 31 dicembre 1988. URL consultato il 27 novembre 2014.
  30. ^ a b Andrea Schianchi e Giulio Di Feo, Il trampolino di lancio Zavarov, Rooney, Villa quando l' Euro fa volare in La Gazzetta dello Sport, 4 giugno 2012. URL consultato il 25 novembre 2014.
  31. ^ a b c Lucia Granello, La Juve rinasce con Zavarov e trova subito gioco e velocità in La Repubblica, 29 settembre 1988. URL consultato il 25 novembre 2014.
  32. ^ a b 'Zoff, quanti errori' in La Repubblica, 3 febbraio 1990. URL consultato il 27 novembre 2014.
  33. ^ a b c d e Marco E. Ansaldo, Cercando il vero Zavarov in La Repubblica, 1° marzo 1989. URL consultato il 25 novembre 2014.
  34. ^ a b c d e f Fabio Licari, La Svizzera di Belanov in La Gazzetta dello Sport, 23 gennaio 2004. URL consultato il 25 novembre 2014.
  35. ^ a b Gabriella Mancini, Lo Shevchenko segreto in La Gazzetta dello Sport, 27 ottobre 2000. URL consultato il 25 novembre 2014.
  36. ^ Lobanovsky, il rivoluzionario in Il Corriere della Sera, 14 maggio 2002. URL consultato il 25 novembre 2014.
  37. ^ a b Mario Gherarducci, fu proprio fra Urss e Jugoslavia la prima euro finale nel 1960. un solo titolo all'Italia, Gullit e Van Basten campioni uscenti in Il Corriere della Sera, 17 gennaio 1992. URL consultato il 24 novembre 2014.
  38. ^ a b Zavarov mister Juve in La Repubblica, 9 agosto 1988. URL consultato il 25 novembre 2014.
  39. ^ a b 'Non per vendetta ma solo per soldi' in La Repubblica, 1° agosto 1988. URL consultato il 27 novembre 2014.
  40. ^ Gianni Mura, 'Il mio Milan arriverà' in La Repubblica, 9 agosto 1988. URL consultato il 27 novembre 2014.
  41. ^ Supercoppa targata Est in tv Steaua contro Dinamo in La Repubblica, 24 febbraio 1987. URL consultato il 27 novembre 2014.
  42. ^ a b 'Zavarov alla Juve tre anni' in La Repubblica, 24 agosto 1988. URL consultato il 25 novembre 2014.
  43. ^ Licia Granello, In fila per un sovietico la Juve vuole Protassov in La Repubblica, 2 luglio 1988. URL consultato il 27 novembre 2014.
  44. ^ 'Quello stile ormai a pezzi' in La Repubblica, 12 agosto 1988. URL consultato il 27 novembre 2014.
  45. ^ Alessio Calfapietra, La triste parabola di Aleksandr Zavarov in TMW.com, 5 giugno 2007. URL consultato il 25 novembre 2014.
  46. ^ a b Marco E. Ansaldo, Il triste Zavarov già lo aspetta 'Serghej guadagnerà più di me...' in La Repubblica, 2 agosto 1989. URL consultato il 24 novembre 2014.
  47. ^ a b Calciatori ‒ La raccolta completa Panini 1961-2012, Vol. 5 (1988-1989), Panini, 4 giugno 2012, p. 10.
  48. ^ a b '7 miliardi per Zavarov' in La Repubblica, 25 agosto 1988. URL consultato il 27 novembre 2014.
  49. ^ a b Alberto Costa, Russia, la nuova superpotenza in Il Corriere della Sera, 26 giugno 2008. URL consultato il 24 novembre 2014.
  50. ^ Gian Antonio Stella, Da Kennedy a Fidel Castro Il signor Fiat in cento battute, 25 gennaio 2003. URL consultato il 25 novembre 2014.
  51. ^ Zavarov, un triste tramonto: licenziato e anche ubriaco in Il Sole 24 ORE. URL consultato il 26 novembre 2014.
  52. ^ Zavarov gli risponde 'io gioco per la squadra' in La Repubblica, 18 novembre 1998. URL consultato il 27 novembre 2014.
  53. ^ Per Zavarov 2000 tifosi al 'Combi' in La Repubblica, 11 settembre 1988. URL consultato il 27 novembre 2014.
  54. ^ Licia Granello, solo venti minuti con Zavarov in La Repubblica, 15 settembre 1988. URL consultato il 27 novembre 2014.
  55. ^ Convocato da Sacchi, Zavarov si dà malato in La Repubblica, 8 novembre 1988. URL consultato il 27 novembre 2014.
  56. ^ A lezione da Mr. Sacchif in La Repubblica, 18 novembre 1988. URL consultato il 27 novembre 2014.
  57. ^ Gianni Brera, Primi errori firmati Zoff in La Repubblica, 22 novembre 1988. URL consultato il 27 novembre 2014.
  58. ^ Zavarov s'è pentito 'datemi solo un turno' in La Repubblica, 29 novembre 1988. URL consultato il 27 novembre 2014.
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