Gianfranco Funari

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Gianfranco Funari
Fotografia di Gianfranco Funari
Nazionalità Italia Italia
Genere Cabaret
Periodo di attività 1973-1980
Etichetta King Universal, Ciao Records
Album pubblicati 1
Studio 1
Live 0
Raccolte 0

Gianfranco Funari (Roma, 21 marzo 1932Milano, 12 luglio 2008) è stato un opinionista, conduttore televisivo e cabarettista italiano, autodefinitosi il giornalaio più famoso d'Italia. Si rese celebre con uno stile comunicativo particolare, intenso, caratterizzato da un linguaggio molto diretto, caustico e spesso, necessariamente, volgare. Trattava temi politici e di attualità riuscendo a creare spesso polemiche e rappresentando il bersaglio di critiche e di attacchi da più parti.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nacque in una famiglia un tempo benestante essendo stato suo bisnonno il cocchiere ufficiale di papa Pio IX[1]; la sua azienda con i cavalli e le carrozze andò però distrutta a causa di un'esondazione del fiume Tevere e la famiglia Funari divenne perciò poverissima. Il padre era un tipografo romano di idee socialiste e la madre Laura una casalinga. Come primo impiego lavorò presso la Manetti & Roberts, in seguito presso una ditta di acque minerali in qualità di rappresentante e successivamente, grazie ad un incontro fortuito con un ispettore esperto di gioco d'azzardo, si appassionò al mondo dei casinò e decise di lavorare come croupier prima a Saint-Vincent (dove prestava servizio anche suo fratello maggiore come comandante della tenenza dei Carabinieri di Aosta) e poi per undici anni a Macao, diventando il direttore di una casa da gioco.

Gli inizi come cabarettista[modifica | modifica sorgente]

Dopo alcune esibizioni amatoriali come cabarettista in vari locali romani come Il Giardino dei Supplizi e il Sette per Otto, nel 1967 fu notato da Oreste Lionello, che gli propose di entrare nei suoi spettacoli, e dall'entourage di Mina, che lo fece approdare al Derby di Milano, dove debuttò il 30 aprile 1969 interpretando dei monologhi di satira di costume.

Il 1970 fu l'anno del debutto televisivo con la partecipazione al programma La domenica è un'altra cosa condotto da Raffaele Pisu, cui fece seguito il programma di Castellano e Pipolo Foto di gruppo (1974), condotto dallo stesso Pisu. Per la seconda rete, nel 1975, conduce, insieme a Minnie Minoprio e il Quartetto Cetra, la trasmissione "Più che altro un varietà". Nel 1976 condusse insieme a Claudio Lippi il programma televisivo Per una sera d'estate.

Gianfranco Funari in una foto degli anni settanta

Del 1973 è l'incisione discografica di un singolo con due canzoni: Io faccio niente e A 80 anni è vietato morire il 14 agosto e dell'LP Ma io non canto... faccio finta! per la King Universal.

Nel 1978 scrisse un romanzo, Famiglia svendesi, e l'anno seguente recitò nel film di Domenico Paolella Belli e brutti ridono tutti.

Conduttore TV: i talk show di attualità[modifica | modifica sorgente]

« [In televisione] per essere eccezionali bisogna mascherarsi da normali, abbassarsi al gradino più basso, corteggiare senza pudore le casalinghe[2]»

Come conduttore di programmi di attualità debuttò sul piccolo schermo a Telemontecarlo nel 1980, con la trasmissione Torti in faccia (che qualche anno più tardi proporrà a Bruno Voglino, dirigente RAI, senza riceverne un riscontro positivo), con una formula innovativa che proponeva contenziosi verbali fra categorie di semplici cittadini, formula che ripropose con successo Aboccaperta il quale andò in onda dal 1981 al 1983 sulla rete monegasca. Successivamente verrà spostato nella seconda serata del venerdì di Rai 2 poiché Funari venne chiamato dal capostruttura Giovanni Minoli all' azienda di stato. Il programma andrà in onda sulla seconda rete nazionale dal 1984 al 1987. Prima del passaggio conduce nell' autunno dell' 83 Campanile cena e nella prima parte del 1985 anche il programma domenicale Jolly goal sempre su Rai 2.

Nel 1987 Funari sposò in seconde nozze Rossana Seghezzi, ballerina della Scala (da cui si separerà nel 1997) e inaugurò le trasmissioni nella fascia meridiana di Rai 2 la trasmissione Mezzogiorno è, che andrà avanti per tre stagioni, fino a quando, a causa dell'invito fatto a La Malfa e non gradito dai vertici dell'azienda, fu allontanato; riprese ad arringare il pubblico mettendo i politici alla gogna, sulla stessa falsariga e secondo il suo stile ormai delineato, con Mezzogiorno italiano su Italia 1 (1991-1992). In precedenza per la RAI aveva condotto anche Improvvisando assieme a Ramona Dell'Abate e a Giorgio Mastrota, programma andato in onda nell'estate e all'inizio dell'autunno 89.

In quegli anni inventò un nuovo modo di fare pubblicità, "sposando" letteralmente il prodotto (salumi, pigiami), che Funari portava in trasmissione all'interno dei programmi.[3] Ciò fu poi vietato dalle più stringenti normative sugli spot entrate in vigore nel 1995. Ma indubbiamente Funari fu « il maestro incontrastato nell'esercizio dell'evocazione del desiderio mangereccio attraverso un'immagine elettronica. Nessuno come lui riuscì ad imporre l'acquisto immediato di cibo con un solo schiocco di lingua ».[4]

Fu testimonial dal 1988 al 1990 per la carne in gelatina Manzotin, e dal 1992 al 1995 per il quotidiano nazionale L'Indipendente (da lui anche diretto, con scarsa fortuna, nel 1994), oltre ad essere stato sempre nei primissimi anni '90 testimonial dell'Innocenti.

Nel periodo di Mani Pulite, la critica politica dei programmi di Funari si fece molto più serrata, attaccando ancora di più i partiti coinvolti negli scandali. Successivamente su questi temi intervistò ad Hammamet Bettino Craxi, condannato in contumacia.

Gli imitatori
Funari visto da Corrado Guzzanti.

Il più noto imitatore di Gianfranco Funari è stato Corrado Guzzanti, che nel corso dei programmi trasmessi dalla Rai Pippo Chennedy Show (1997) e L'ottavo nano (2001) ne realizzò una caricatura particolarmente intrisa di vis ironica.Un'altra famosa imitazione di Funari era quella dell'attore Sergio Vastano, che lo interpretò nel 1990 nei panni di inviato di Striscia la notizia. Inoltre veniva imitato da Joe Violanti sull'emittente radiofonica Radio Dimensione Suono durante una trasmissione mattutina. Il Funari degli ultimi anni fu imitato con successo da Teo Teocoli.

Le caratteristiche di Funari maggiormente prese di mira dagli imitatori sono state il suo marcato accento romanesco e, soprattutto, la vistosa dentatura. Gli enormi bianchissimi denti, ostentati sempre in ampi sorrisi in diretta, avevano destato il sospetto che il conduttore portasse la dentiera. Inizialmente Funari, con molto garbo e sempre sorridendo, aveva smentito, ma in seguito, durante un'intervista doppia con Luciano Rispoli per il programma satirico Le Iene in onda su Italia 1, alla domanda «Porti la dentiera?» mentre Rispoli negava battendo i denti a titolo dimostrativo, Funari si era tolto spudoratamente la dentiera mostrandola ai telespettatori, affrontando la restante parte dell'intervista senza la dentiera, completamente sdentato, per poi rimettersela, sempre ripreso dalle telecamere.

L'allontanamento dalle TV nazionali[modifica | modifica sorgente]

A causa di alcuni dissapori con Berlusconi (spinto da Bettino Craxi a censurare il conduttore)[5], Funari fu costretto a lasciare anche la Fininvest, alla quale intentò una causa per inadempimenti contrattuali presso la Pretura del Lavoro di Monza[6]: il suo contratto sarebbe scaduto il 30 settembre 1992[7], ma Mezzogiorno italiano era stato sospeso dal 21 luglio precedente[6], cosicché le ultime 63 puntate previste erano state annullate[6].

Inizialmente avrebbe dovuto firmare un contratto con la RAI, per condurre due programmi al sabato su Raitre[8]: il primo nella consueta fascia di mezzogiorno[8], l'altro, che avrebbe dovuto intitolarsi appunto Sabato con Funari[9], in prima serata[8] a partire dal 3[9] o dal 10 ottobre 1992[8]. Fu definito un accordo nell'agosto precedente con il direttore di rete Angelo Guglielmi[8], ma la dirigenza del servizio pubblico ruppe le trattative[9]; secondo alcune fonti fu l'allora direttore generale Gianni Pasquarelli in persona, a determinare il mancato ritorno in Rai del conduttore romano[9].

Rimasto disoccupato, Funari tentò di fare concorrenza al duopolio pubblico e privato, con Zona franca[10], in onda su 75 emittenti locali dell'intero territorio nazionale[10], che trasmettevano il programma in leggera differita l'una dall'altra per evitare i limiti imposti dalla legge Mammì, su idea dello stesso presentatore romano[10]. La trasmissione era prodotta dal conduttore e da Sandro Parenzo[10], responsabile della realizzazione delle videocassette[10], all'interno delle quali era montata ogni puntata e già inserite le interruzioni pubblicitarie[10], da distribuire all'improvvisato network[10].

Dopo la vittoria della causa contro R.T.I.[7] ottenne un risarcimento di oltre un miliardo e mezzo di lire[6], a fronte delle sue richieste iniziali di circa 10 miliardi per danni[7], quindi fu reintegrato in Mediaset.

Stavolta fu "collocato" su Retequattro, dove a partire dal 18 ottobre 1993[10] ricominciò con le strisce giornaliere Funari news e Punto di svolta (1993-1995[11]), inframezzate dall'edizione delle 19:00 del Tg4 [10], nonché il programma del sabato sera L'originale sulla stessa rete (1994-1995)[11].

Dopo la breve parentesi alla direzione del quotidiano L'Indipendente (1994[10]) tornò alla televisione con il suo debutto su Odeon Tv e Cinquestelle, per cui condusse Funari live e L'edicola di Funari. Fu il primo esperimento in Italia di una diffusione satellitare in diretta su circuiti televisivi minori. Nella stagione 1995-1996 tornò in Rai con Napoli capitale, un talk-show politico diretto da Anna La Rosa che ebbe vita breve.

Di nuovo senza contratto, Funari riprese Zona Franca, di cui conservò il formato: la diffusione del programma era sempre basata su un circuito di piccole emittenti locali. Ad Antenna 3 Lombardia conobbe Morena Zapparoli, che sarebbe diventata sua terza moglie il 24 aprile 2004.[12]

Nel 1997 decise di candidarsi a sindaco di Milano con una sua Lista Funari, ma all'ultimo momento rinunciò al progetto, nonostante il buon riscontro ottenuto nei sondaggi.

Il successivo 27 dicembre[13] subì un delicato intervento al cuore, che minò la sua salute ma non la sua verve polemica[13]: celebre rimane il suo attacco alla sanità pubblica, al cui vertice ministeriale dell'epoca risiedeva Rosy Bindi[14], durante un intervento telefonico di quest'ultima il 21 febbraio 1998[9], nel corso della trasmissione Per tutta la vita (Rai Uno), condotta da Fabrizio Frizzi[9].

Dal 2000 al 2007[modifica | modifica sorgente]

Nel settembre del 2000, Funari tornò a Mediaset nella sua fascia oraria prediletta, il mezzogiorno: divenne infatti ospite fisso del talk show A tu per tu, in onda su Canale 5 e condotto da Antonella Clerici e Maria Teresa Ruta, per poi divenirne, dopo l'abbandono della Clerici avvenuto due mesi dopo la partenza del programma, il nuovo presentatore divenendo così protagonista assoluto del programma, a scapito anche dell'altra conduttrice Maria Teresa Ruta che venne in pratica relegata a fare la semplice opinionista, tornando così a rivolgersi al suo pubblico preferito, le casalinghe, ma senza riuscire ad ottenere lo stesso successo avuto negli anni passati; la trasmissione registrò infatti ascolti poco soddisfacenti e fu cancellata dopo una sola stagione televisiva.

Funari tornò così sui circuiti televisivi minori come quello di Odeon TV e Cinquestelle, dove realizzò diverse trasmissioni, tra cui Extra Omnes e Virus, con buoni ascolti. Mandò in onda, tra l'altro, nel 2006, un'intervista esclusiva di Morena Zapparoli a Piergiorgio Welby, la cui battaglia per l'eutanasia fu appoggiata dal conduttore, che partecipò successivamente anche ad eventi per ricordarlo.[15]

Negli anni del nuovo millennio, Funari intervenne più volte a dibattiti sulla storia della televisione, della quale è considerato una vera e propria leggenda.

Nel 2005 fu spesso ospite a Markette e Matrix. In quest'ultimo programma, condotto da Enrico Mentana, avviò una polemica con Michele Santoro per la sua partecipazione a Rockpolitik. Considerandosi anch'esso un epurato, non accettò il vittimismo del giornalista. Ma si lanciò anche in memorabili battute: «Nei cinque anni di governo, Berlusconi ha pensato ai cazzi propri e a quelli degli italiani. I suoi je so riusciti, i nostri un po' meno!», ed ancora «Nella mia carriera televisiva mi son fatto due scopate, Rai e Mediaset, per il resto tutte pippe». Nella trasmissione di LA7 invece, entrò in polemica con l'avvocato Carlo Taormina, all'epoca difensore di Annamaria Franzoni: «Son contento di non aver fatto il giudice, perché se mi fossi trovato di fronte l'avvocato Taormina, avrei dato al suo assistito l'ergastolo, anche se questo fosse stato innocente». Taormina si sentì offeso e Piero Chiambretti organizzò una puntata riparatrice, che si concluse con la pace tra i due.

Nell'estate del 2005 registrò per Italia 1 un programma chiamato La commedia divina, con la partecipazione di Anna Falchi. La trasmissione non andò mai in onda, ma alcuni spezzoni sono stati mostrati durante lo speciale di Studio Aperto andato in onda il giorno della sua scomparsa.

Nel dicembre dello stesso anno fece ancora parlare di sé con il suo appello lanciato durante l'intervista-verità di Paolo Bonolis, nel corso di una puntata del talk-show Il senso della vita: «Ho fatto cinque bypass, tutt'e due le coronarie e tra poco tocca all'arteria femorale. Io ormai la vita me la so' giocata, ma voi ragazzi, vi prego, non fumate. Non fumate!»[16].

Sempre nel corso di quella puntata disse commosso queste parole rivolto a sua moglie: «Mi auguro di poter morire con tanta serenità, da poter sottrarre a mia moglie con un sorriso il dolore che le darò quando morirò.»

Nel 2007 Funari pubblicò un calendario curato da Marco Falorni, "marzo 2007 - febbraio 2008, anno secondo GF", in cui mese per mese ripercorreva con Marco Travaglio e Giancarlo Caselli gli scandali che hanno colpito l'Italia in questi ultimi anni.

Funari apparve anche come attore in film per il cinema (Simpatici e antipatici di Christian De Sica nel 1998, Nessun messaggio in segreteria, di Paolo Genovese e Luca Miniero nel 2005), in fiction televisive (Lo sbirro di Pasquale Squitieri) e in opere teatrali (Candido soap opera musical, diretto da Andrea Liberovici e liberamente tratto dal Candido di Voltaire[17]). Recitò infine nei cortometraggi Re Lear - otto Flashback e 500 mila leoni, entrambi diretti da Andrea Liberovici su testo di Aldo Nove. Nel secondo, di cui era unico protagonista, venivano raccontati gli ultimi momenti di vita di Johnny Weissmuller, l'attore che negli anni trenta aveva interpretato Tarzan e che morì il 20 gennaio 1984 di edema polmonare nella sua casa di Acapulco, con accanto Maria Bauman, sua moglie dal 1963. Questo cortometraggio fu premiato al festival di Locarno.[18]

Breve ritorno in Rai[modifica | modifica sorgente]

Funari tornò in video su circuiti nazionali nell'aprile del 2007, il sabato sera in prima serata su Rai Uno, con la trasmissione Apocalypse Show, uno spettacolo che univa lo show alla denuncia sociale, ideato da Diego Cugia ed incentrato su un'ipotetica, prossima apocalisse ecologica. I co-conduttori erano la showgirl spagnola Esther Ortega, Fabio De Luigi, imitatore e showman reso celebre dalla Gialappa's Band, invece la valletta era Oksana Andersson. La trasmissione era stata lanciata da un promo che, citando una famosa scena del film di Federico Fellini Amarcord, vedeva il conduttore arrampicato su un albero gridare in dialetto romanesco:

« VOJO RAIUUUUUUUNOOOOOOOOOO »

Gli ascolti bassi della prima puntata segnarono già una brusca battuta d'arresto all'entusiasmo per il ritorno di Funari su una rete RAI. La settimana seguente la trasmissione ottenne il più basso tasso d'ascolti registrato da Rai Uno in prima serata e l'autore Diego Cugia e i presentatori Fabio De Luigi ed Esther Ortega abbandonarono il programma, che cambiò nome in "Vietato Funari". La terza puntata registrò un ulteriore calo di share, ma nonostante ciò il direttore della rete Fabrizio Del Noce decise comunque di non chiudere lo show e di farlo giungere fino alla quinta e ultima puntata.

A fine 2007 Gianfranco Funari condusse su Odeon TV i suoi due ultimi programmi, "La storia siamo io" e "Funari Late show".

La malattia e la morte[modifica | modifica sorgente]

All'inizio del 2008, Funari viene ricoverato all'ospedale San Raffaele di Milano dove, dopo essere andato in coma diabetico e per 2 volte in coma farmacologico, a causa dell'insorgere di gravissime complicazioni polmonari si è spento all'alba del 12 luglio all'età di 76 anni.

Le esequie si sono celebrate nella chiesa di San Marco di Milano. La bara è stata ricoperta da fiori di girasole e al suo interno, come chiesto da Funari, sono stati posti tre pacchetti di sigarette, un accendino, alcune fiches, e un telecomando per la televisione.[19]

La salma è stata tumulata nel Cimitero Monumentale di Milano. Nel novembre del 2013 la rivista Oggi denuncia con un articolo lo stato di abbandono in cui versa la tomba di Funari, ancora priva di lapide. Il 18 dicembre 2013 la lapide, finalmente, è stata collocata. Su di essa, per volontà espressa dallo stesso Funari, sono state apposte le citazioni "Ho smesso di fumare" e "Manco da qui taccio!".

Discografia[modifica | modifica sorgente]

45 giri[modifica | modifica sorgente]

LP[modifica | modifica sorgente]

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

Libri[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ La Rai? Datela a me farà soldi a palate, quotidiano la Repubblica del 17/06/1994, p.11
  2. ^ Tratto da Aldo Grasso, Il bel paese della TV - Viaggio nell'Italia delle emittenti locali - In abbinamento a Il Corriere della Sera, 2004
  3. ^ Pippo Baudo, intervista a SkyTG24 del 12 luglio 2008
  4. ^ Gianluca Nicoletti, Ectoplasmi. Tipi umani nell'universo TV, Bologna, Baskerville, 1994, p. 49.
  5. ^ «Potevo essere sindaco: mi ritirai perché amavo la moglie di un ministro» - Corriere della Sera
  6. ^ a b c d pag.33 del Corriere della sera del 19/3/1993, vd. Archivio Storico Corriere della sera [1].
  7. ^ a b c pag.33 de la Repubblica del 19/3/1993, vd. Archivio la Repubblica [2].
  8. ^ a b c d e pag.27 de la Repubblica del 29/8/1992, vd. Archivio Storico la Republica [3].
  9. ^ a b c d e f pag.21 de l'Unità del 12/9/1992, vd. Archivio Storico Unità [4].
  10. ^ a b c d e f g h i j dati ricavati dalla scheda di G. Funari sul sito Storia Radio Tv.it [5].
  11. ^ a b dati ricavati dal sito Web Alice [6].
  12. ^ Gianfrancofunari.com
  13. ^ a b pag.38 del Corriere della sera del 10/1/1998, vd. Archivio Storico Corriere della sera [7].
  14. ^ pag.1 de l'Unità del 22/2/1998, vd. Archivio Storico Unità [8].
  15. ^ Roma Città - La metropoli in diretta
  16. ^ L'intervista clou a Bonolis: ´Sto morendo, spero con serenit‡ª - Corriere della Sera
  17. ^ http://www.direonline.it/portal/page/categoryItem?contentId=87593
  18. ^ Funari attore drammatico
  19. ^ Girasoli e Dylan per l’addio a Funari Corriere della Sera 14/07/2008

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Massimo Emanuelli, Gianfranco Funari. Il "giornalaio" più famoso d'Italia, Milano, Greco & Greco, 2009. ISBN 978-88-7980-468-4.
  • Aldo Grasso, Il bel paese della TV. Viaggio nell'Italia delle emittenti locali, Milano, Corriere della Sera, 2004.
  • Aldo Grasso, La TV del sommerso. Viaggio nell'Italia delle TV locali, Milano, Oscar Mondadori, 2006. ISBN 88-04-56194-7.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]