Delitto di Cogne

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Il delitto di Cogne fu un caso di omicidio[1] avvenuto nel 2002 in una villetta di Montroz, frazione di Cogne, in danno di un bambino di tre anni, Samuele Lorenzi.

Il 21 maggio 2008 la Corte di Cassazione riconobbe definitivamente come colpevole del delitto la madre del piccolo, Annamaria Franzoni.

Il caso ebbe una rilevanza mediatica notevole principalmente grazie al talk show Porta a Porta condotto da Bruno Vespa e alla apparente decisione della difesa di utilizzare il mezzo televisivo per ottenere l'appoggio dell'opinione pubblica che, almeno nelle prime fasi del processo che seguì, di fatto si divise fra innocentisti e colpevolisti.

La Valleille sopra Lillaz, Cogne
La Valleille sopra Lillaz, Cogne

Indice

[modifica] Il delitto di Cogne nei fatti

La mattina del 30 gennaio 2002, intorno alle 8, Il 118 ricevette una telefonata di Annamaria Franzoni che chiese concitatamente aiuto, affermando di aver appena rinvenuto il figlio di tre anni, Samuele Lorenzi, nel proprio letto matrimoniale con i segni di una grave emorragia.

La Franzoni avvisò anche il medico di famiglia, la d.ssa Ada Satragni, che intervenuta per prima, ipotizzò una causa naturale, un aneurisma cerebrale.

Ma ai soccorritori del 118 sopraggiunti in elicottero, anche per via dello stato dei luoghi, balenò il dubbio che il piccolo fosse stato in realtà aggredito. Vennero perciò avvisati i carabinieri, che compirono poi i primi sopralluoghi nella villetta.

In seguito alla morte del piccolo e all'esame autoptico, che rivelò come causa reale una serie di colpi sferrategli con un corpo contundente alla testa, quaranta giorni dopo il delitto Annamaria Franzoni fu iscritta nel registro delle notizie di reato con l'accusa di omicidio.

Al termine del processo di primo grado, nel 2004, la Franzoni fu condannata con rito abbreviato alla pena di 30 anni di reclusione.

La colpevolezza venne poi ribadita nel giudizio d'appello, conclusosi il 27 aprile 2007 con una sentenza che ne ridusse la pena a 16 anni; ciò grazie alla concessione delle attenuanti generiche, che furono ritenute equivalenti all'aggravante della commissione del fatto nei confronti del proprio discendente.

I legali della Franzoni proposero quindi ricorso in Cassazione; in attesa del pronunciamento la donna rimase libera: i giudici esclusero la sussistenza di esigenze cautelari (pericolo di fuga, di inquinamento delle prove, di reiterazione del reato).

La difesa di Annamaria Franzoni passò, in ordine cronologico, ai celebri avvocati Carlo Federico Grosso (luminare italiano e professore universitario), Carlo Taormina (parlamentare e politico italiano), e infine, dopo l'abbandono della difesa da parte di Taormina per protesta, a un legale d'ufficio, Paola Savio.

[modifica] Le indagini

Nonostante i numerosissimi sopralluoghi nella villetta le indagini non portarono mai al ritrovamento dell'arma del delitto. Si ipotizzerà in seguito che si trattasse di un mestolo di rame o di altri oggetti, ma al riguardo non maturerà alcuna certezza.[2]

L'accusa e la motivazione della prima sentenza si fondarono prevalentemente sulla perizia eseguita con l'aiuto del luminol sulle tracce di sangue. Ne vennero rilevate sopra il pigiama della Franzoni, che lo avrebbe indossato al momento del delitto. Secondo l'accusa, inoltre, la Franzoni fu l'unica persona che avrebbe potuto commettere l'omicidio all'ora indicata dai risultati delle indagini.

Secondo la difesa, la casacca e i pantaloni del pigiama non sarebbero stati indossati dall'assassino, bensì giacevano sul piumone del letto. In secondo luogo, viene affermato che l'assassino, vedendo la Franzoni uscire per accompagnare il figlio maggiore alla fermata dello scuolabus, si sarebbe intrufolato nella villa, inizialmente solo per fare un dispetto alla mamma del bambino, e trovandosi inaspettatamente il piccolo nel letto, sarebbe stato preso dall'agitazione e avrebbe colpito Samuele una serie di volte, per poi fuggire. Tutto questo in meno di otto minuti - un lasso di tempo coerente con la dinamica dei fatti dichiarati dall'accusa stessa.

Altri elementi dell'accusa furono tratti da comportamenti e conversazioni tenuti dalla Franzoni successivamente al delitto: così, ad esempio, una sua frase intercettata dai carabinieri il 6 marzo 2002 ("Non so cosa mi è succ...", subito corretta in "Non so cosa gli è successo").

Nel luglio 2004, Annamaria Franzoni e il marito Stefano Lorenzi sporsero denuncia contro un vicino di casa, Ulisse Guichardaz, indicandolo come il "vero assassino".

L'uomo venne ripetutamente interrogato nel corso degli anni, e fornì sempre la stessa versione. Tale versione e il relativo alibi vennero infine ritenuti attendibili dagli inquirenti alla fine del primo processo. A seguito dell'accusa i coniugi Lorenzi vennero quindi indagati per calunnia.

Nel processo d'appello l'uomo non fu più chiamato in causa. Emersero, invece, pesanti allusioni nei confronti di un'altra vicina, Daniela Ferrod, con cui pare che Annamaria Franzoni avesse avuto qualche screzio in passato.[senza fonte]

Le perizie effettuate dai RIS e gli alibi dei sospettati hanno sempre condotto al loro scagionamento.

[modifica] La vicenda giudiziaria

Nel 2004 Annamaria Franzoni venne condannata in primo grado con rito abbreviato a 30 anni di reclusione.

Lo svolgimento di indagini difensive da parte dell'avvocato Carlo Taormina tramite suoi consulenti condusse alla produzione di prove la cui genuinità venne messa in dubbio e sfociò in un nuovo processo (il cosiddetto Cogne bis) per calunnia e frode processuale. In tale processo sono imputate undici persone, fra cui la Franzoni, Lorenzi e Taormina.

Il 27 aprile 2007 la Corte d'Assise d'appello condanna l'imputata a 16 anni di reclusione; la riduzione della pena, rispetto alla sentenza di primo grado, è dovuta alla concessione delle attenuanti generiche.

Il 21 maggio 2008 la Cassazione confermò la sentenza d'appello. La sera stessa la Franzoni fu arrestata dai carabinieri a Ripoli Santa Cristina e condotta in carcere. A fine luglio 2008 escono le motivazioni della sentenza, una cinquantina di cartelle[3].

[modifica] Annamaria Franzoni

Annamaria Franzoni (San Benedetto Val di Sambro, 23 agosto 1971) è coniugata con Stefano Lorenzi, perito elettrotecnico. La coppia ha avuto tre figli:

La donna fu individuata da subito come principale indiziata dell'omicidio. La sua personalità nel primo processo, fu oggetto di rilievi psicologici e psichiatrici da parte di esperti. La Franzoni rifiutò poi di sottoporsi ad una seconda perizia psichiatrica, che venne comunque eseguita ma soltanto sulla base di documenti audiovisivi.

Le ultime perizie psichiatriche effettuate attribuirono alla Franzoni una personalità affetta da "nevrosi isterica", cioè portata alla teatralità e alla simulazione perché incapace di elaborare in modo maturo le problematiche della quotidianità.

La Franzoni stessa continuò a rigettare ogni ipotesi di infermità mentale totale o parziale, incluse le condizioni che sarebbero in grado di spiegare, secondo alcuni esperti,[senza fonte] l'amnesia rispetto all'atto omicida e l'incapacità di riconoscersene responsabile.

Nella sentenza d'appello l'imputata venne di fatto ritenuta pienamente sana di mente al momento del delitto. Nelle motivazioni della sentenza, rese note il 19 ottobre 2007, si legge infatti: "La Corte non può non tenere conto del fatto che Anna Maria Franzoni ha sofferto di un reale disturbo, che rientra nel novero delle patologie clinicamente riconosciute (degne anche di trattamento terapeutico), ma che nel sistema giuridico-penale vigente non costituisce di per se stesso infermità che causa vizio di mente".

Con il sostegno della famiglia, la Franzoni si proclamò sempre innocente e tentò di indicare un responsabile alternativo.

[modifica] La campagna mediatica

In seguito al clamore suscitato dalla vicenda, si sviluppò in Italia una grande attenzione mediatica attorno al caso giudiziario, e una profonda spaccatura nell'opinione pubblica fra innocentisti e colpevolisti.[senza fonte]

Da alcune parti[senza fonte] si ritenne che l'enorme campagna mediatica fu in qualche modo voluta o strumentalizzata dalla famiglia Franzoni, con l'obiettivo di mettere in difficoltà gli organi inquirenti impedendo loro di svolgere le indagini con la dovuta riservatezza.

[modifica] Il delitto di Cogne in televisione

Numerose furono le apparizioni televisive della Franzoni, dal Maurizio Costanzo Show a Porta a Porta e Buona Domenica. Alcuni[senza fonte] fra i colpevolisti parlarono di una vera e propria strategia di difesa comprendente un uso consapevole dei media come strumento per coinvolgere e manipolare la pubblica opinione.

Fu, infatti, al Maurizio Costanzo Show che Anna Maria Franzoni dichiarò di essere incinta di un altro figlio, il piccolo Gioele. La Franzoni, dopo l'arresto definitivo ha ricevuto migliaia di lettere solidali su iniziativa di un detenuto del carcere di Busto Arsizio Nicola Costantini, oggi libero residente nel bresciano.

[modifica] "La verità"

Annamaria Franzoni scrisse un libro nel 2006, con la collaborazione di Gennaro De Stefano (inviato della rivista italiana Gente), intitolato La verità.

Pubblicato da Edizioni Piemme (ISBN 88-384-8938-6) non aggiunse nulla a quanto già si sapeva all'epoca.

Di fatto fu più che altro un libro-intervista, in cui De Stefano diede ulteriormente alla Franzoni la possibilità di raccontare la propria versione dei fatti.

[modifica] Il web e il Delitto di Cogne

Su vari forum e siti Internet circolarono notizie forse frutto della stessa campagna mediatica creata e delle discussioni televisive.[senza fonte]

Venne in particolare ipotizzata la parentela di Annamaria con Flavia Franzoni, economista e consorte di Romano Prodi.

Il marito della Franzoni e padre del piccolo Samuele, Stefano Lorenzi, e il suocero Mario Lorenzi vennero collegati addirittura con il SISMI.[senza fonte]

Di nessuno dei due fatti si trova notizia su fonti ufficiali, e non sono citati né da agenzie di cronaca né da altre fonti giornalistiche.

[modifica] Note

  1. ^ Un "infanticidio" (salvo quello commesso dalla donna nelle particolari circostanze del parto), nel diritto penale italiano, non è altro che un omicidio comune (art. 575). La natura di infante della vittima è invece considerato un'aggravante, ma un muta da sé il nome tecnico al reato.
  2. ^ CronacaQui.it, 30 luglio 2008
  3. ^ Fonte: La repubblica, 30.07.2008, "Cogne: sentenza della Cassazione - la Franzoni uccise lucidamente

[modifica] Bibliografia

  • Pino Corrias. Nella villetta di Cogne, dove nessun ingranaggio fa una serratura, in Luoghi comuni. Dal Vajont a Arcore, la geografia che ha cambiato l'Italia. Milano, Rizzoli, 2006. pp. 165-185. ISBN 9788817010801.

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