Palazzo del Toro

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Palazzo del Toro
Milano palazzo del Toro vista.JPG
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneLombardia
LocalitàMilano
Indirizzopiazza San Babila 1-3
corso Matteotti 18-22
corso Vittorio Emanuele 37
Coordinate45°27′59.04″N 9°11′48.52″E / 45.466399°N 9.196812°E45.466399; 9.196812Coordinate: 45°27′59.04″N 9°11′48.52″E / 45.466399°N 9.196812°E45.466399; 9.196812
Informazioni generali
CondizioniIn uso
Costruzione1935-1939
Usoresidenziale, uffici, negozi, teatro
Altezza42 m
Piani11
Realizzazione
ArchitettoEmilio Lancia
IngegnereRaffaele Merendi

Il Palazzo del Toro è un grande edificio polifunzionale del centro di Milano, posto in piazza San Babila all'angolo con i corsi Matteotti e Vittorio Emanuele.

È adibito in parte a residenze e in parte ad uffici, e ospita fra l'altro la sede della società Toro Assicurazioni, che dà il nome al palazzo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La costruzione del Palazzo del Toro fu resa possibile dall'apertura della nuova piazza San Babila, realizzata negli anni trenta del XX secolo in seguito ad uno sventramento del centro storico di Milano[1] in cui venne, fra gli altri, demolita la storica Casa Mozzanica sotto alla quale si trovava la Galleria De Cristoforis, demolita insieme ad esso. Sull'area di Casa Mozzanica sorse il nuovo Palazzo del Toro.

Inizialmente sull'area venne previsto da Aldo Andreani un grande complesso edilizio in cui l'architettura del movimento moderno era combinata con elementi del futurismo italiano, del costruttivismo sovietico e dell'espressionismo tedesco; tuttavia il risultato fu giudicato troppo innovativo, e pertanto il committente, la compagnia assicurativa Toro & Excess, diede l'incarico a Emilio Lancia, architetto formatosi nell'ambiente novecentista[2].

Lancia, coadiuvato dall'ingegner Raffaele Merendi, progettò un edificio di imponenti dimensioni ma di impianto e disegno più tradizionali, in uno stile intermedio fra razionalismo e novecentismo, con accenti monumentali, che si stava affermando come stile ufficiale del tardo fascismo[2][3].

La costruzione iniziò nel 1935 e si concluse nel 1939[1][2][4][5].

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

L'edificio sorge su un lotto posto sul lato occidentale di piazza San Babila, compreso fra i corsi Matteotti e Vittorio Emanuele.

La sistemazione planimetrica determina una divisione in due parti del complesso: la facciata principale è quella convessa che fronteggia piazza San Babila, e senza soluzione di continuità corso Vittorio Emanuele, con un portico al piano terreno e un'ampia fascia finestrata continua ai piani superiori, dietro la quale sono posti gli uffici; lungo corso Matteotti invece la veste architettonica è più dimessa, e gli spazi interni sono adibiti a residenze[1][2]. All'interno del lotto, verso la chiesa di San Carlo, è posto un corpo interno più alto, anch’esso ad uso residenziale[6].

Il piano terreno, occupato da negozi, è interamente accessibile anche attraverso una galleria interna a “T”, che riprende in parte il tracciato dell'antica galleria de Cristoforis, sita nello stesso luogo e abbattuta per costruire il palazzo[1][2]. Nei sotterranei è sistemato un teatro (il Teatro Nuovo), accessibile dalla galleria interna[3].

La struttura portante è a pilastri in calcestruzzo armato, mentre il corpo interno è sostenuto da grandi portali, anch'essi nello stesso materiale, necessari per tenere libero lo spazio sottostante, adibito a sala teatrale[6].

La facciata principale, rivestita di materiali pregiati, è caratterizzata dalla grande fascia finestrata orizzontale, alta tre piani, forse ispirata alle opere di Erich Mendelsohn, ma ricondotta a un linguaggio più classico attraverso l'uso delle colonne. L'area d'angolo verso corso Matteotti utilizza un volume più pieno, che suggerisce la presenza di un elemento a torre, tuttavia solo accennato[1][2].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Burg, p. 170.
  2. ^ a b c d e f Folli, p. 192.
  3. ^ a b Grandi e Pracchi, p. 217.
  4. ^ Giuliana Gramigna e Sergio Mazza, Milano. Un secolo di architettura milanese dal Cordusio alla Bicocca, Milano, Hoepli, 2001, p. 189, ISBN 88-203-2913-1.
  5. ^ Grandi e Pracchi, p. 226.
  6. ^ a b Burg, p. 171.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Annegret Burg, Novecento milanese, Milano, Federico Motta Editore, 1991, pp. 170-171, ISBN 88-7179-025-1.
  • Maria Grazia Folli, Tra Novecento e razionalismo. Architetture milanesi 1920-1940, Milano, CLUP-Città Studi, 1991, pp. 192-195, ISBN 88-251-0008-6.
  • Maurizio Grandi e Attilio Pracchi, Milano. Guida all’architettura moderna, Bologna, Zanichelli, 1998 [1980], ISBN 88-08-05210-9.

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