Palazzo dell'Arte

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Palazzo dell'Arte
Triennale di Milano, Italy (9471509235).jpg
Palazzo dell'Arte, facciata principale
Ubicazione
Stato Italia Italia
Regione Lombardia
Località Milano
Indirizzo viale Emilio Alemagna 6
Coordinate 45°28′19.92″N 9°10′24.78″E / 45.4722°N 9.17355°E45.4722; 9.17355Coordinate: 45°28′19.92″N 9°10′24.78″E / 45.4722°N 9.17355°E45.4722; 9.17355
Informazioni
Condizioni In uso
Costruzione 1933 - 1935
Realizzazione
Architetto Giovanni Muzio
Proprietario Comune di Milano
Proprietario storico Antonio Bernocchi

Il Palazzo dell'Arte è l'edificio sede della Triennale di Milano sito in viale Emilio Alemagna 6 (all'epoca della costruzione viale Italia). Fu realizzato nel 1935 dall'architetto Giovanni Muzio[1].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Decorazione applicata sulla facciata del Palazzo dell'Arte in occasione della X Triennale di Milano. Foto di Paolo Monti, 1954.
X Triennale di Milano: allestimento del padiglione dell'industrial design interno a Palazzo dell'Arte su progetto di Achille Castiglioni. Foto di Paolo Monti, 1954.

L'edificio, realizzato grazie al lascito di oltre 7 milioni di lire del cavaliere del lavoro e senatore Antonio Bernocchi, venne progettato per essere sede delle esposizioni internazionali delle Arti decorative e industriali moderne e dell'Architettura moderna (le cosiddette Triennali, appunto) fino ad allora tenutesi all'ISIA di Monza, con cadenza biennale. La posizione del palazzo venne studiata per fare da completamento al complesso monumentale di Castello Sforzesco e di Parco Sempione che, proiettandosi verso l'Arco della Pace, ospitava anche altri interventi come l'edificio liberty dell'Acquario e la Torre Branca. Alle funzioni espositive, la Triennale univa spazi di servizio (come uffici, magazzini e depositi) a saloni e corridoi per esposizioni temporanee, una biblioteca, un teatro per 1200 persone, un ristorante collegato alla terrazza giardino, un caffè ed alcuni atelier da affittare agli artisti ritenuti meritevoli. Infatti, oltre alla Triennale, il palazzo ospita dalla sua apertura anche una sala da ballo/ristorante conosciuta dal 1971 come Old Fashion Cafe e riconosciuta quale Bottega storica dal Comune di Milano e come Negozio di rilevanza storica dalla Regione Lombardia. L'edificio era inoltre progettato per essere strettamente collegato anche allo spazio verde antistante, come denota il forte elemento del portico aggettante.

Il linguaggio architettonico scelto da Giovanni Muzio per l'edificio è uno stile classico che sottolinea il carattere monumentale dell'edificio. Prettamente razionalisti sono corpi come la scala di sicurezza sul lato nord, la torre degli ascensori, le passerelle di collegamento con la terrazza, le coperture e la terrazza a nord; le parti più in vista sono invece caratterizzate da soluzioni quali l'ordine gigante, l'arcata in serie, la scelta dell'impluvium interno (originariamente decorato da una fontana di Mario Sironi e una Donna seduta in pietra vicentina di Leone Lodi) ed altri tocchi classicheggianti. Sironi disegna anche l'imponente triportico della facciata e affresca la sala centrale del palazzo, mentre il resto degli interni sono lasciati volutamente grezzi, per lasciare il massimo spazio agli allestimenti delle varie mostre[2].

Nel 1933 il Palazzo di Muzio è suddiviso in tre settori: gli uffici, la zona espositiva, il Loisir nel quale trovano posto sia il Ristorante con la sala da concerti che altri spazi destinati alla fruibilita del pubblico. Sulla terrazza viene invece creata la sala Danzante e data in gestione, insieme al ristorante, alla Ditta F.lli Beretta.

Nel 1943, durante l'occupazione nazista in Italia, il Ristorante del palazzo viene adibito a circolo ricreativo per gli alti ufficiali tedeschi e la terrazza definitivamente chiusa (viene piazzata una batteria di contraerea). Il locale acquisisce il teutonico nome di Ballhaus (sala da danza in tedesco)[3].

Nel 1947 il Palazzo torna a nuova vita e così anche il Ristorante, che torna al suo nome originario "Ristorante del Palazzo dell'Arte" e viene suddiviso in due sale da un enorme camino centrale raccogliendo in sé sia il ristorante che la sala da ballo con due piste separate. Da quel momento in poi quella è la struttura dominante di quello che oggi è conosciuto come Old Fashion Cafe.

Giochi di luce sul fianco dell'edificio

Il 1947 è un anno molto importante perché segna la riapertura della Triennale e il processo di normalizzazione della società italiana. Negli anni 50 lo spazio è in gestione alla CRTI, la compagnia di radio trasmissioni che ha nelle sale del Teatro (costruito proprio in quegli anni) la prima sala sperimentale delle trasmissioni televisive Italiane. Sarà proprio da quelle sale attigue all'odierno Old Fashion che verranno irradiate le prime trasmissioni di "Lascia o Raddoppia" di Mike Bongiorno.

Negli anni '60 il locale del Palazzo diventa il "PIPER" di Milano. Personaggi come Patty Pravo, Lucio Dalla e altri grandi nomi della musica Italiana infiammano le notti Milanesi, ma è il 23 giugno del 1968 che il locale sorge agli onori della leggenda musicale con il concerto di Jimi Hendrix. Oltre 1000 persone assistono alla sua performance mentre una folla in delirio cerca di accedere ai locali. Dopo la parentesi Piper (che sarà chiuso a causa dell'occupazione studentesca della Triennale del 1968) il locale riapre nel 1969 come "Wanted Saloon". Purtroppo la gestione è fallimentare e il Saloon chiude in meno di un anno a causa di una violenta sparatoria tra clienti.

Nel 1970 viene ristrutturato e chiamato Old Fashion. Il nome deriva da un famoso Long drink molto in voga in quegli anni che veniva servito in Tumbler basso (chiamato anche Old Fashioned Glass). È un Dancing che tra alterni momenti di gloria e cadute di stile arriva fino al 1988 quando, a scadenza di contratto, riceve lo sfratto dal Comune di Milano. Nel 1995 (dopo oltre 3 anni di ristrutturazioni) nasce Old Fashion Cafe il primo locale metropolitano a dotarsi di un importante ristorante oltre che di ben due sale per ballare. Nato dai disegni dell'architetto Daniele Beretta l'Old Fashion si discosta da tutte le discoteche anche per quella vena artistica che accompagna il suo debutto. Opere di maestri come Bruno Cassinari, Musella, Umberto Mastroianni, fanno bella mostra di sé nei saloni e tra gli archi del giardino. È tuttora in piena attività.

Il restauro del 1984 ha aggiunto all'edificio originale le scale di sicurezza esterne.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Leonardo Fiori, Il Palazzo dell'Arte a Milano. Il concetto costruttivo, in Casabella, anno XLIV, nº 454, Milano, Electa, gennaio 1980, pp. 42-49.
  • Bruno Minardi, Una architettura del Novecento, in Casabella, anno XLIV, nº 454, Milano, Electa, gennaio 1980, pp. 50-55.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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