Palazzo dell'Arte

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Palazzo dell'Arte
Parco Sempione (Milan), Wikimania 2016, MP 003.jpg
Veduta dal Parco Sempione
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneLombardia
LocalitàMilano
Indirizzoviale Emilio Alemagna 6
Coordinate45°28′19.92″N 9°10′24.78″E / 45.4722°N 9.17355°E45.4722; 9.17355Coordinate: 45°28′19.92″N 9°10′24.78″E / 45.4722°N 9.17355°E45.4722; 9.17355
Informazioni generali
CondizioniIn uso
Costruzione1931 - 1933
Inaugurazionegiugno 1933
Realizzazione
ArchitettoGiovanni Muzio
AppaltatoreFondazione Bernocchi
CostruttoreImpresa F.lli A. M. Ragazzi
ProprietarioComune di Milano
Proprietario storicoFondazione Bernocchi

Il Palazzo dell'Arte è l'edificio sede della Triennale di Milano sito in viale Emilio Alemagna 6 (all'epoca della costruzione viale Italia). Fu costruito in soli diciotto mesi fra il 1931 e la primavera del 1933 su progetto dell'architetto Giovanni Muzio.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Decorazione applicata sulla facciata del Palazzo dell'Arte in occasione della X Triennale di Milano. Foto di Paolo Monti, 1954.
Il progetto di Galmanini dello Scalone d'Onore della Triennale di Milano, 1947
X Triennale di Milano: allestimento del padiglione dell'industrial design interno a Palazzo dell'Arte su progetto di Achille Castiglioni. Foto di Paolo Monti, 1954.

L'edificio, realizzato grazie al lascito di oltre 7 milioni di lire del cavaliere del lavoro e senatore Antonio Bernocchi, venne progettato per essere sede delle esposizioni internazionali delle Arti decorative e industriali moderne e dell'Architettura moderna (le cosiddette Triennali, appunto) fino ad allora tenutesi all'ISIA di Monza, con cadenza biennale. La posizione del palazzo venne studiata per fare da completamento al complesso monumentale di Castello Sforzesco e di Parco Sempione che, proiettandosi verso l'Arco della Pace, ospitava anche altri interventi come l'edificio liberty dell'Acquario e la progettata Torre Littoria, che sarebbe stata inaugurata nel 1933 con la V Triennale di Milano. Alle funzioni espositive, la Triennale univa spazi di servizio (come uffici, magazzini e depositi) a saloni e corridoi per esposizioni temporanee, una biblioteca, un teatro per 1200 persone, un ristorante collegato alla terrazza giardino, un caffè ed alcuni atelier da affittare agli artisti ritenuti meritevoli. L'edificio era inoltre progettato per essere strettamente collegato anche allo spazio verde antistante, come denota il forte elemento del portico aggettante.

Il linguaggio architettonico scelto da Giovanni Muzio per l'edificio è uno stile classico che sottolinea il carattere monumentale dell'edificio. Prettamente razionalisti sono corpi come la scala di sicurezza sul lato nord, la torre degli ascensori, le passerelle di collegamento con la terrazza, le coperture e la terrazza a nord; le parti più in vista sono invece caratterizzate da soluzioni quali l'ordine gigante, l'arcata in serie, la scelta dell'impluvium interno (originariamente decorato da una fontana di Mario Sironi e una Donna seduta in pietra vicentina di Leone Lodi) ed altri tocchi classicheggianti. Sironi disegna anche l'imponente triportico della facciata e affresca la sala centrale del palazzo, mentre il resto degli interni sono lasciati volutamente grezzi, per lasciare il massimo spazio agli allestimenti delle varie mostre.

Nel 1933 il Palazzo di Muzio è suddiviso in tre settori: gli uffici, la zona espositiva, il Loisir nel quale trovano posto sia il Ristorante con la sala da concerti che altri spazi destinati alla fruibilita del pubblico. Sulla terrazza viene invece creata la sala Danzante e data in gestione, insieme al ristorante, alla Ditta F.lli Beretta.

Nel 1943, durante l'occupazione nazista in Italia, il Ristorante del palazzo viene adibito a circolo ricreativo per gli alti ufficiali tedeschi e la terrazza definitivamente chiusa (viene piazzata una batteria di contraerea). Il locale acquisisce il teutonico nome di Ballhaus (sala da danza in tedesco).

Nel 1947 il Palazzo torna a nuova vita e così anche il Ristorante, che torna al suo nome originario "Ristorante del Palazzo dell'Arte" e viene suddiviso in due sale da un enorme camino centrale raccogliendo in sé sia il ristorante che la sala da ballo con due piste separate.

Giochi di luce sul fianco dell'edificio

Il 1947 è un anno molto importante perché segna la riapertura della Triennale e il processo di normalizzazione della società italiana. Negli anni 50 lo spazio è in gestione alla CRTI, la compagnia di radio trasmissioni che ha nelle sale del Teatro (costruito proprio in quegli anni) la prima sala sperimentale delle trasmissioni televisive Italiane. Sarà proprio da quelle sale che verranno irradiate le prime trasmissioni di "Lascia o Raddoppia" di Mike Bongiorno.

Negli anni '60 il locale del Palazzo diventa il Piper di Milano. Personaggi come Patty Pravo, Lucio Dalla e altri grandi nomi della musica Italiana infiammano le notti Milanesi, ma è il 23 giugno del 1968 che il locale sorge agli onori della leggenda musicale con il concerto di Jimi Hendrix. Oltre 1000 persone assistono alla sua performance mentre una folla in delirio cerca di accedere ai locali.

Il restauro del 1984 ha aggiunto all'edificio originale le scale di sicurezza esterne.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Garnerone, Daniele, Palazzo dell'Arte (PDF), su Lombardia Beni Culturali, http://www.lombardiabeniculturali.it/, 2007.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Leonardo Fiori, Il Palazzo dell'Arte a Milano. Il concetto costruttivo, in Casabella, anno XLIV, nº 454, Milano, Electa, gennaio 1980, pp. 42-49.
  • Bruno Minardi, Una architettura del Novecento, in Casabella, anno XLIV, nº 454, Milano, Electa, gennaio 1980, pp. 50-55.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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