Palazzo di Giustizia (Milano)

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Palazzo di Giustizia
Palazzo di Giustizia di Milano.jpg
Palazzo di Giustizia, Milano. Ottobre 2009
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneLombardia Lombardia
LocalitàMilano
IndirizzoVia Freguglia 1
Coordinate45°27′41.31″N 9°12′04.86″E / 45.461475°N 9.20135°E45.461475; 9.20135Coordinate: 45°27′41.31″N 9°12′04.86″E / 45.461475°N 9.20135°E45.461475; 9.20135
Informazioni generali
CondizioniIn uso
Costruzione1932-1940
StileStile Novecento
Usotribunale
Altezza38 m[1]
Realizzazione
Costo120 milioni di lire[1]
ArchitettoMarcello Piacentini

Il palazzo di Giustizia di Milano, sede del tribunale, è un edificio civile sito in via Freguglia 1. Fu costruito tra il 1932 e il 1940 sotto la direzione dell'architetto Marcello Piacentini[1]. Per la sua costruzione furono abbattute la chiesa di San Filippo Neri e il convento delle Schiave di Maria[senza fonte], ma l’edificio occupa grossolanamente l’area dove sorgeva la caserma Principe Eugenio di Savoia.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Occupa un'area quadrilatera di circa 30.000 mq, un enorme volume che si eleva su una pianta a forma di trapezio, aperta da otto cortili di differente ampiezza. [2]

Elevato su quattro piani e due piani ammezzati, l'accesso ai vari settori è garantito da sei scaloni e nove ascensori, cui si aggiungono numerose scale secondarie. Il visitatore deve essere guidato da piantine e cartelli, se non vuole perdersi nel labirinto delle scale e corridoi.

Preceduta da una monumentale gradinata, la facciata principale si apre su un triplice portale di accesso al grande vestibolo di smistamento, alto venticinque metri.[2]

Imponenti frasi latine riguardanti i principi della Giurisprudenza dominano l'ingresso principale e i due avancorpi sulla facciata principale:

Al sommo dell'Avancorpo di sinistra:

  • "Iurisprudentia est divinarum atque humanarum / rerum notitia iusti atque iniusti scientia" (La Giurisprudenza è la scienza degli affari divini e umani, dei fatti giusti e ingiusti)

Al sommo dell'Ingresso principale:

  • "IUSTITIA / Iuris praecepta sunt haec: honeste vivere / alterum non laedere, suum cuique tribuere" (GIUSTIZIA / I precetti del diritto sono questi: vivere onestamente / non ledere l'Altro, attribuire a ciascuno il suo)

Al sommo dell'Avancorpo di destra:

  • "Sumus ad iustitiam nati neque opinione / sed natura constitutum est ius" (Siamo chiamati alla giustizia fin da quando siamo nati e sulla natura si fonda il diritto, non sull'opinione)

Stile e influenze[modifica | modifica wikitesto]

Lo stile in cui è realizzato è chiamato "Stile Novecento", teorizzato da Margherita Sarfatti intorno al 1920. Caratteristica tipica di questo stile era infatti il "ritorno all'ordine" (nome con cui questo stile è conosciuto nel resto del mondo): è facilmente ravvisabile nella monumentalità dell'opera. Altra caratteristica tipica dello stile è la sintesi, presente in un pronao assai semplificato. Non si può definire Razionalista in quanto non è affatto proporzionato. Si adatta allo scopo per cui l'edificio è stato concepito: è il Tempio della Giustizia.

Il palazzo ispirò anche altre costruzioni: ad esempio, fu preso a modello da Francesco Leoni, nel 1937, per il progetto del nuovo Palazzo di Giustizia di Forlì, città che allora, in quanto "Città del Duce", costituiva una vetrina delle realizzazioni del Regime.

Opere d'arte[modifica | modifica wikitesto]

Il palazzo milanese internamente fu decorato con diversi mosaici, altorilievi, affreschi e sculture che, ispirate alla tradizione artistica romana, dovevano illustrare la storia della Giustizia.

  • Carlo Carrà, "Giustiniano che ammira la giustizia", affresco, 1938.
  • Giovanni Colacicchi, "Zaleuco, giudice di Locri ", olio su faesite
  • Achille Funi, "Mosè con le tavole della legge", affresco, 1936-39.
  • Leone Lodi, cinque bassorilievi sovrapporte in marmo: "Sant'Ambrogio", "I Visconti", "La fondazione dei Fasci" (andato distrutto dopo il 25 aprile).
  • Arturo Martini, "La Giustizia fascista", marmo, 1936-37.
  • Piero Marussig, "La Giustizia", mosaico.
  • Enzo Morelli, "Giustizia divina e umana trionfante", aula della cancelleria generale, affresco, 1938-39
  • Siro Penagini, "Mosè che detta le leggi", affresco, 1937.
  • Romano Romanelli, "La Giustizia di Traiano", alto rilievo, 1939.
  • Attilio Selva, "La Giustizia", marmo e porfido.
  • Gino Severini, "I dieci comandamenti", mosaico.
  • Mario Sironi, "La Giustizia armata con la legge", mosaico, 1936.
  • Mario Tozzi, "Il Paradiso Perduto", affresco, 1938.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c La storia del Palazzo di Giustizia di Milano (PDF), su www.giustiziamilano.it, Giustizia a Milano, periodico mensile di giurisprudenza milanese. URL consultato il 9 aprile 2015.
  2. ^ a b Scheda del Palazzo di Giustizia Milano (MI), su http://www.lombardiabeniculturali.it/. URL consultato il 23 feb 2018.

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