Torre Tirrena

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Torre Tirrena
Milano torre Tirrena piazza.jpg
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneLombardia
LocalitàMilano
Indirizzopiazza del Liberty 4
Coordinate45°27′56.16″N 9°11′40.85″E / 45.4656°N 9.19468°E45.4656; 9.19468Coordinate: 45°27′56.16″N 9°11′40.85″E / 45.4656°N 9.19468°E45.4656; 9.19468
Informazioni generali
CondizioniIn uso
Costruzione1956-1957
Stilemoderno
Usocommercio, uffici, residenze
Altezza46,50 m
Piani11 più il terreno
2 interrati
Realizzazione
ArchitettoEugenio Soncini, Ermenegildo Soncini
IngegnereCesare Fermi
CostruttoreLodigiani

La Torre Tirrena è un edificio del centro di Milano, sito in piazza del Liberty 4, ad uso residenziale e terziario.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La costruzione di un edificio a torre, affacciantesi su una nuova piazza da aprirsi a nord del corso Vittorio Emanuele, venne prevista dal piano particolareggiato di ricostruzione del centro di Milano, adottato in attuazione del piano regolatore generale del 1953.[1]

L'edificio fu progettato dagli architetti Eugenio ed Ermenegildo Soncini e costruito dal 1956 al 1957.[2]

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Si tratta di un edificio a torre, con struttura portante in calcestruzzo armato, alto 46,50 m.[3]

L'edificio conta dieci piani oltre al terreno, a cui si aggiungono l'attico e due piani interrati; il piano terreno e il primo ospitano attività commerciali, quelli dal secondo al quarto uffici, e quelli dal quinto all'attico appartamenti.[3]

L'aspetto esterno della facciata principale è fortemente caratterizzato dalla presenza dei pilastri strutturali, posti esternamente, che creano un effetto di chiaroscuro constrastante con le superfici vetrate; i pilastri non sono rettilinei, bensì si sdoppiano con raccordi obliqui alla sommità e alla base dell'edificio. I progettisti idearono tale struttura per distaccarsi dal modello classico di edificio a griglia modulare, a favore di una forma conclusa e bloccata. Questo schema strutturale, progettato dall'ingegnere Cesare Fermi, richiese un grande impegno tecnico a causa dell'esilità dei pilastri.[3]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Corso Vittorio Emanuele e “Racchetta” da S. Babila al Verziere, in Urbanistica, anno XXV, 18-19, Torino, Istituto Nazionale di Urbanistica, marzo 1956, pp. 82-85.
  2. ^ Giuliana Gramigna e Sergio Mazza, Milano. Un secolo di architettura milanese dal Cordusio alla Bicocca, Milano, Hoepli, 2001, p. 301, ISBN 88-203-2913-1.
  3. ^ a b c De Carli (1958), p. 311

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]