Eugenio Soncini

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Eugenio Soncini

Eugenio Soncini (Milano, 21 luglio 1906Milano, 27 febbraio 1993) è stato un architetto italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Eugenio Soncini si laureò in ingegneria[1] presso l'allora Regio Istituto Tecnico Superiore (il futuro Politecnico di Milano) nel 1929. La sua carriera e le sue opere si articolano in due fasi distinte: prima e dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Anni trenta e quaranta: lo Studio Ponti-Fornaroli-Soncini[modifica | modifica wikitesto]

Come neolaureato inizia la pratica nello studio di Emilio Lancia, per conto del quale segue la realizzazione del Palazzo e Torre Rasini a Milano. Conosce così, e inizia a collaborare, con Gio Ponti, che a sua volta collaborava da tempo con Lancia ed era con lui co-autore del Palazzo e della Torre. La collaborazione risulta così felice che dopo pochi mesi Eugenio lascia Lancia ed entra nello studio di Ponti, dapprima come semplice collaboratore, poi, dal 1933, come socio a tutti gli effetti: nasce così lo Studio Ponti-Fornaroli-Soncini[2].

Gli anni seguenti sono quelli in cui Ponti sviluppa quelli che lui chiama i grandi temi: "Milano gli offre le grandi occasioni private: dal progettare domestico (le case tipiche o Domus[3]) al progettare per l'industria (primo Palazzo Montecatini) al progettare ospedaliero (clinica Columbus); [...] Roma gli offre le grandi occasioni pubbliche: i primi grandi concorsi perduti (Palazzo del Littorio[4], Ministero degli Esteri[5]); [...] Padova gli dà l'occasione del memorabile Liviano[6]; [...] infine Vienna lo riconduce alla domesticità (con gli arredi di Palazzo Fürstenberg[7])."[8]

Eugenio segue il suo maestro in tutti questi interventi. "Non è causale che le tematiche che affronta a fianco di Ponti siano proprio quelle più significative e ricorrenti della sua produzione architettonica matura: la residenza, l'edilizia commerciale e quella ospedaliera. Non è facile stabilire quale sia stato l'apporto di Eugenio nella creazione delle numerose architetture a cui ha lavorato con Ponti: mancano scritti che lo documentino. Ma è ragionevole supporre che tra i due sia nato un rapporto di scambio reciproco, che ha permesso all'uno di accogliere i suggerimenti di natura più tecnica e all'altro di assimilare l'essenza della poetica pontiana e di trarre insegnamento dalla sua esperienza. A riprova di ciò sta il fatto che, dopo solo tre anni di collaborazione, Ponti offre a Eugenio di diventare suo socio."[9] Così Ponti ed Eugenio collaborano a stretto contatto: "il primo ideava, schizzava di getto sul foglio l'idea, l'altro progettava concretamente con successive correzioni e revisioni fino alla versione definitiva".[10]

Tra le tante opere di questo periodo, per il contributo apportatovi da Eugenio, ricordiamo:

"L’interazione tra architettura e ingegneria, tra arte e tecnica, tra forma e funzione raggiungono una completa espressione."[13]
"È stato l'occasione speciale che ha messo alla prova il cervello di Ponti e il suo Studio."[2]
"Lo schema di una clinica tipo, che ha a sud le camere, nel baricentro le comunicazioni verticali (scale, ascensori) e il reparto operatorio innestato a nord."[14]

L'ultimo lavoro è il progetto di concorso per il Ministero degli Esteri del '39, che rappresenta la tappa conclusiva, il momento culminante: un lavoro, anche notturno, estenuante, febbrile, per progettare al fianco di Ponti un complesso architettonico fondato sull'idea della grande decorazione spettacolare, all'antica.[5]

Questi anni di formazione concreta, e di crescita e maturazione professionale, spingono progressivamente Eugenio verso la propria autonomia progettuale e creativa, ma l'evoluzione viene sospesa dalla guerra.

La Torre Tirrena in Piazza Liberty, Milano
Il Palazzo della Galbani, in via Fabio Filzi, Milano
La Casa di Cura La Madonnina, in via Quadronno, Milano
Il Palazzo La Serenissima in via Turati, Milano

Anni cinquanta e sessanta: lo Studio Eugenio ed Ermenegildo Soncini[modifica | modifica wikitesto]

Personalità esuberante e volitiva, alla fine della guerra Eugenio inizia a sentire restrittivo il connubio con Ponti. Così, quando nel 1947 il fratello Ermenegildo si laurea in Architettura, coglie l’occasione per lasciare Ponti e aprire un suo studio indipendente (lo Studio Eugenio ed Ermenegildo Soncini) nella Palazzina Sessa a Milano.

Tutti i temi che Eugenio ha appreso da Ponti ritornano nei lavori del suo studio: sperimentazione sui materiali, valore d’immagine, impiantistica d’avanguardia e moderna dotazione tecnica, accurata razionalizzazione del sistema distributivo, ricerca di dialogo con le preesistenze ambientali, sincerità espressiva e semplificazione formale. E soprattutto l'idea della progettazione globale (dalla scala architettonica e strutturale a quella degli arredi).[15] Di questi "insegnamenti fa tesoro per la realizzazione della Clinica Capitanio, che progetta nel 1946, in totale autonomia da Ponti, e tuttavia ancora molto pontiana. A essa seguiranno molti altri edifici ospedalieri e non, in un crescendo di acquisizioni tecniche ed elaborazioni formali, che si diversificarono sempre più."[16] La libertà che il suo nuovo studio gli offriva gli consente di orientarsi progressivamente verso modelli che con la poetica pontiana nulla hanno a che vedere: quelli americani e internazionali. "Ma senza tradire mai la lezione di Ponti."[16]

Tra le sue opere più significative in ordine cronologico ricordiamo:

"L'architettura è espressione diretta degli elementi costruttivi: il ritmo, scandito dai pilastri a vista e dalle fasce marcapiano, è incalzante."[17] "Non vi sono murature d'ambito, in quanto il pannello della finestra va da pilastro a pilastro e da pavimento a soffitto [...] l'adozione di tramezze mobili in legno di rovere consente di variare a piacere le dimensioni degli uffici."[18]
"Grande attenzione è stata posta nello studio del rapporto funzione-tecnologia e nella ricerca di soluzioni tecniche all'avanguardia."[19]
Il nome è significativo: per circa un decennio, prima della costruzione del Grattacielo Pirelli, fu il simbolo del rinnovo e della ripresa di Milano dopo l'ultimo conflitto mondiale[20]. Anche perché fu costruito con un materiale tipicamente italiano (il calcestruzzo armato) e perché era allora il grattacielo più alto del mondo costruito con quella tecnica.[21]
È anche noto come Torre Breda e fu progettato assieme a L. Mattioni[22]
"Una torre in lastre di cristallo verde-azzurro, che non muta aspetto neppure quando le veneziane sono abbassate."[24] I grandi saloni privi di pilastri sono il primo esempio di solai corrugati prefabbricati di grande luce; furono realizzati con P.L. Nervi [25]
  • l’Ospedale di Circolo di Saronno (1954-1955)
L'impostazione generale e i servizi che i progettisti applicarono a questa struttura pubblica erano stati sino ad allora prerogativa esclusiva delle migliori case di cura private: "si è [così] voluto dare anche ai più umili un conforto riservato normalmente ai più abbienti".[26]
  • il Palazzo dell'Istituto Romano di Beni Stabili (IRBS) (1956-1964)
  • la Torre Tirrena (1956-1957)
"La chiara architettura di questo edificio, il cui significato è dovuto essenzialmente al gioco delle strutture, deve la sua caratteristica più saliente ai pilastrini binati costituenti la partitura verticale delle fronti".[27] "Essi creano un effetto di chiaroscuro contrastante con le superfici vetrate e non sono rettilinei, bensì si sdoppiano con raccordi obliqui alla sommità e alla base dell'edificio."[28]
"Il problema di ottenere la funzionalità, nel rispetto del passato."[30]
"L’edificio era[31] caratterizzato dal colore brunito delle strutture metalliche di facciata, dai vetri fumé del sistema a courtain walls che lo rendevano moderno, tecnologicamente avanzato e sperimentale"[29] alla sua epoca: è infatti "un edificio in acciaio e vetro, quando nello stesso periodo il calcestruzzo armato era il sistema costruttivo dominante in Italia."[32]

Per una descrizione dettagliata si rimanda alle pagine dedicate alle singole opere; per gli indirizzi delle stesse si veda nel seguito la sezione Opere.

L'attività professionale di Eugenio e del suo studio termina nel 1973. Per problemi di salute Eugenio si ritira completamente, si dedica alla pittura e non segue più il dibattito architettonico. Muore nel 1993.[33]

Stile[modifica | modifica wikitesto]

"L'opera dei fratelli Soncini deve molto ai maestri del Movimento Moderno. L’attenzione costante ai fenomeni architettonici internazionali, permise loro di creare architetture all’avanguardia, non solo da un punto di vista tecnologico, ma anche da quello compositivo formale, senza, tuttavia, cadere mai nella trappola dell’International Style: l'indifferenza al sito e alla storia del luogo in cui l’opera sorge. Al contrario, i Soncini fecero dell’attenzione per il sito e per le preesistenze ambientali un canone fondamentale del proprio metodo progettuale."[34] Carlo de Carli commenta: “È caratteristica dei Soncini la passione a una metodologia nell’impostazione e nello sviluppo di un problema. Le loro soluzioni, derivanti da una lunga analisi, appaiono assolutamente finite, senza dubbi, felici o non felici, ma dichiarate, esposte coraggiosamente alla critica di tutti.”[35] Hanno "il coraggio di compiere scelte determinate, come quella di accostare una torre, un’architettura essenzialmente strutturale e altamente tecnologica, a degli edifici storici (si pensi alla Torre Tirrena e al Palazzo della Compagnia di Assicurazione di Milano) o di costruire un grattacielo che con la sua altezza sfida e supera le guglie del Duomo."[34]

P. Portoghesi così definisce i Soncini: "Esponenti del Razionalismo in una versione prima classicista e poi rigorosamente tecnologica".[36]

La loro ricerca formale e tecnologica si muove nel lessico della facciata continua (curtain-wall). Non a caso Franco Gerosa, nel memoriale dedicato a Eugenio[33] alla sua morte, ritiene che la "sua opera più completa, il suo raggiungimento più significativo [sia il palazzo La Serenissima, che] ricorda le scelte di Mies van der Rohe per il Seagram Building a New York" e addirittura ritrova segni architettonici delle loro opere (le costolature che si biforcano della Torre Tirrena, 1956) in architetture americane posteriori (le Twin Towers di Minoru Yamasaki del 1974).

I Soncini non si limitarono all'architettura, ma spesso progettarono anche l'arredo, come ad esempio nelle cliniche Capitanio e La Madonnina."[37]

"In una storia dell'architettura idealisticamente connotata su pochi protagonisti, su opere d'eccezione, certamente non ci sarebbe spazio per i Soncini, come non ci sarebbe spazio per tanti altri. In una storia, invece, che voglia ricostruire un'ideazione culturale [...] lo studio Soncini acquista un'importanza incredibile, perché ci aiuta a capire quei meccanismi attraverso cui si è costruita la storia di Milano".[38]

Pubblicazioni[modifica | modifica wikitesto]

Come attesta la sua biblioteca personale, Eugenio partecipò al clima culturale milanese di fine guerra, alla tensione morale e al tentativo di rifondazione dell’attività professionale tra cultura e tecnica, ma la sua attività si collocò, volutamente, nel campo esclusivo della prassi architettonica e rifuggì ogni coinvolgimento nelle complesse dinamiche del dibattito teorico. Il suo contributo personale al processo di ricostruzione milanese si espresse attraverso le sue numerosissime architetture e non per mezzo di saggi o articoli.[39][40] Anche in seguito mantenne questa impostazione. Sorge allora spontanea una domanda: perché i Soncini non pubblicarono nulla? "Il motivo è che non sapevano gestire la loro immagine, [né erano interessati a farlo], allora era una cosa abituale"[41], risponde F. Gerosa.

Incarichi[modifica | modifica wikitesto]

Per l'esperienza accumulata nella progettazioni di ospedali, Eugenio fu membro del Consiglio superiore di sanità del Ministero della Sanità nel triennio 1961-63[42].

L'archivio e la biblioteca[modifica | modifica wikitesto]

Il suo archivio e la sua biblioteca sono stati donati dagli eredi al Centro Alti Studi sulle Arti Visive (CASVA) del Comune di Milano nel 2017, affinché siano conservati, valorizzati e resi consultabili dal pubblico.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

(come Studio Ponti-Fornaroli-Soncini)

1935 Albergo Paradiso del Cevedale, in Val Martello, Merano

1935 Casa Buffa, in Viale Regina Margherita 42, Milano

1935 Casa Sissa, in Corso Italia 9, Milano

1935 Ville De Bartolomeis, a Bratto, Presolana

1935/38 Palazzo Montecatini , in Via Moscova, Milano

1935 Casa, in Via Ceradini, Milano

1935 Palazzo per uffici Ledoga-Lepetit, in Via C. Tenca 32, Milano

1935 Case Signorili, in Via G. Modena, Via Cicognare, Via De Togni, Milano

1936 Progetto della Villa La Favorita, per G. Marzotto a Valdagno, Vicenza

1936 Casa Laporte, in Via Brin 12, Milano

1937 Domus Alba, in Via Goldoni 63, Milano

1939 Partecipazione al concorso per il progetto del Ministero degli Affari Esteri, Roma

1939 Casa d'Italia, nel Palazzo del Principe Fuestenberg, a Vienna

1939 Palazzo Ferrania (ora FIAT), in Corso Matteotti, ang. Via S. Pietro all'Orto, Milano

1939 Palazzo Eiar (ora RAI), in Corso Sempione 27, Milano

1939 Palazzo Donini[43], in Piazza S. Babila, Milano

1939 Progetto per il Palazzo Marzotto, Corso Vittorio Emanule, Milano

1938/48 Clinica Columbus, in Via Buonarroti 48, Milano

1940 Palazzina Salvatelli, in Piazza delle Muse, Roma

1940 Casa, in Via Appiani 19, Milano

1940 Progetto per Palazzo INA, in Via Manin, Milano

1943 Progetto per lo Stabilimento Mondadori, a Rho, Milano

1944 Casa Garzanti, in Via della Spiga 28, Milano (progettato come Studi Tecnici di Architettura Riuniti: Ponti, Bosisio, Gho, Soncini)

1945 Palazzo e Albergo delle Ferrovie Nord, Milano

(come Studio Eugenio ed Ermenegildo Soncini)

1946 Stadio con tribuna, a Lomazzo

1946/47 Palazzo per uffici Michelin, in Corso Sempione 66, Milano

1946/48 Palazzo del Marchese Casati Stampa di Soncino, in Via Torino 61/63, Milano

1946/48 Palazzo Trevie, in Via De Amicis 28, angolo Via Cesare Correnti e Via Camminadella, Milano

1948/50 Palazzo della SKF Italia., in Via Turati 4, Milano

1948/50 Sede della Società Condor, a Rho (Milano)

1949 Hotel du Lac, sul Lago di Lugano, a Porto Ceresio

1949/50 Casa di cura Capitanio, in Via Mercalli 28, Milano

1950/51 Raffineria di petrolio e prodotti chimici (per la Società Condor), a Pantenedo di Rho (Milano)

1952/54 Grattacielo di Milano (noto anche come Torre Breda) progettato con L. Mattioni, in Piazza della Repubblica, Milano

1953/55 Palazzi per la Riunione Adriatica di Sicurtà (RAS), in Via Turati 3, Milano

1954 Padiglione per la Breda, Sesto S. Giovanni, Milano

1954/55 Opera Sociale Femminile, in Via Ippocrate, Milano

1954/55 Palazzo Galbani , in Via F. Filzi 25, Milano (con G. Pestalozza e L. Nervi)

1954/55 Palazzetto ad uffici, in Via Unione, Milano

1954/55 Ospedale di Circolo di Saronno, Varese

1955/56 Albergo Ambrosiano e Opera della Cardinal Ferrari, in Via S. Sofia 9, Milano

1956/57 Torre Tirrena, in Piazza Liberty 4, Milano

1956/64 Palazzo per l'Istituto Romano di Beni Stabili (IRBS), in Via Meravigli, Milano

1957/58 Scuole elementari, nel Comune di Rovello Porro, Saronno (Varese)

1957/59 Casa di cura La Madonnina[29], in Via Quadronno 29/31, Milano

1958 Hotel del Centro, in Via Broletto 16, Milano

1958/60 Chiesa, a Chak Chumbra, Pakistan

1958/60 Chiesa, a Caquetà, Columbia

1958/65 Palazzo della Compagnia di Assicurazione di Milano, in Via del Lauro 5/7, Via Bossi, Milano

1958/65 Grande complesso Ente Opere Sociali Don Bosco, a Sesto S. Giovanni (Milano)

1959 Fabbrica di aeroplani, in Argentina

1959 Progetti per Scuole convitto Istituto di Assistenza per Minorenni, per conto dell’Ente Comunale Assistenza (ECA), Milano

1960/62 Casa di abitazione con negozi ed uffici, in Viale Gian Galeazzo 25, angolo Via Aurispa, Milano

1960/63 Gruppi di fabbricati in Via Chiusa, Via Disciplini (per conto della I.R.B.S.), Milano

1960/64 Clinica De Luca, Castelnuovo Daunia (Foggia)

1961/62 Palazzina Crosti, in Via Buonarroti 41, Milano

1961/63 Palazzo per uffici IRBS, in Via Bordoni, Milano

1961/63 Sede della Società Malinverno, in Via Custodi, Milano

1963 Gruppi di fabbricati residenziali, in Via De Amicis, angolo Via Torino, Via C. Correnti, Via Camminadella, Milano

1963/64 Palazzo per uffici della Società Cagisa, in Piazza IV Novembre, Milano

1963/65 Serie di case di abitazione, in Via Correggio, Milano

1963/65 Casa di Cura Sant'Anna, Imperia

1963/66 Istituto S. Ambrogio, in Via Melchiorre Gioia, Milano

1965 Clinica privata, ad Istanbul

1965 Casa, in Via Roentgen, Milano

1965/66 Serie di case, in Viale Bligny, Via S. Croce, Milano

1966/68 Palazzo La Serenissima, in Via Turati 25/27, angolo Cavalieri 4, Milano

1968/70 Serie di case, in Via Gian Galeazzo, in Via Morosini e Spartaco, Milano

1968/70 Due Palazzi ad uffici (per il Lloyd Internazionale di Roma), in Corso Europa e Corsia dei Servi, Milano

1969/71 Hotel Principe & Savoia Residence, in Piazza della Repubblica, Milano

1970 Casa, in Corso Vercelli con fronte passante in Via Mauri con galleria di collegamento, Milano

1970/71 Sede de La Pace, Compagnia di Assicurazioni, in Piazza Cavour, Milano

1970/72 Opera Pro Giovani Operai (Maria Belloni), in Viale Fulvio Testi 285, Milano

1970/73 Aerhotel, viale Luigi Sturzo 41/45, Milano

1972 Progetto Convitto IDAM, per conto dell’ECA, Milano

1973 Municipio di Rovello Porro, Saronno (Varese)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ A quel tempo il Politecnico di Milano conferiva solo la laurea in Architettura.
  2. ^ a b L.L. Ponti, pag. 87, 1990
  3. ^ Domus, su gioponti.org.
  4. ^ Palazzo del Littorio, su gioponti.org.
  5. ^ a b Ministero degli Esteri, su gioponti.org.
  6. ^ Liviano, su gioponti.org.
  7. ^ Palazzo Füstenberg, su gioponti.org.
  8. ^ G. Arditi e C. Serrauto, 1994
  9. ^ A. Kordalis e N. Tommasi, pag. 50, 1996
  10. ^ Testimonianza di Mariele Sessa Soncini, moglie di Eugenio, in A. Kordalis e N. Tommasi, pag. 52, 1996
  11. ^ Palazzo Montecatini, su ordinearchitetti.mi.it. URL consultato il 26 marzo 2020.
  12. ^ Palazzo Montecatini, su gioponti.org. URL consultato il 26 marzo 2020.
  13. ^ G. Arditi e C. Serrato, pag. 79, 1994
  14. ^ G. Ponti, pag. 13-14, 1949
  15. ^ A. Kordalis e N. Tommasi, pag. 58, 1996
  16. ^ a b A. Kordalis e N. Tommasi, pag. 60, 1996
  17. ^ A. Kordalis e N. Tommasi, pag. 98, 1996
  18. ^ Pagani, pag. 176, 1954
  19. ^ P. Bottoni, 1954, pag. 182
  20. ^ Nel 1956, l'immagine del Grattacielo di Milano assurge a simbolo del rinnovamento della città sulla sopracopertina del volume edito dal Comune di Milano per celebrare i primi dieci anni di ricostruzione.
  21. ^ G. Alfonsi e G. Zucconi, 1985, pag. 40
  22. ^ La torre fu progettata da Eugenio ed Ermenegildo Soncini e Luigi Mattioni. I progettisti sono citati in quest'ordine nell’articolo scritto da Mattioni (Il grattacielo di Milano) in Edilizia Moderna, n. 56, 1955. Purtroppo molte pubblicazioni li pongono erroneamente in ordine alfabetico o attribuiscono l’opera al solo Mattioni.
  23. ^ Palazzo Galbani, su lombardiabeniculturali.it. URL consultato il 26 marzo 2020.
  24. ^ R. Pedio, p. 593, 1962.
  25. ^ L. Nervi, pag. 24-25, 1963
  26. ^ E. Paoli, pag. 70, 1955
  27. ^ Vitrum, pag. 2, 1960
  28. ^ C. De Carli, pag. 311, 1958
  29. ^ a b c La Clinica Madonnina, su ordinearchitetti.mi.it. URL consultato il 26 marzo 2020.
  30. ^ E. Guicciardi e U. Balzani, pag. 154, 1963
  31. ^ era, perché nel 2012 le facciate furono modificate
  32. ^ La Serenissima, su ingenio-web.it. URL consultato il 4 aprile 2020.
  33. ^ a b Franco Gerosa, Addio a Soncini, in il Giornale dell'Ingegnere, 10 . 1 giugno 1993.
  34. ^ a b A. Kordalis e N. Tommasi, pag. 229, 1996
  35. ^ C. De Carli, pag. 309, 1958
  36. ^ P. Portoghesi, 1969
  37. ^ A. Kordalis e N. Tommasi, pag. 51, 1996
  38. ^ F. Irace, intervista del 10 luglio 1996, in A. Kordalis e N. Tommasi, pag. 633-34, 1996
  39. ^ A. Kordalis e N. Tommasi, pag. 95-96, 1996
  40. ^ Un'unica eccezione: la partecipazione alla scrittura, con Bosisio et al. di Verso la casa esatta, pubblicato a Milano da Editrice Italiana nel 1945
  41. ^ Testimonianza di Franco Gerosa del 16 luglio 1996, in A. Kordalis e N. Tommasi, pag. 634, 1996
  42. ^ Ministero della Sanità, Consiglio Superiore della Sanità, Triennio 1961-62, Componenti, Tip. Regionale, Roma, 1962
  43. ^ Palazzo Donini, su lombardiabeniculturali.it.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Albergo in Val Martello, Alto Adige, 1935

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Casa Laporte, in Via Brin 12, Milano 1936

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G. Arditi - C. Serrauto, Giò Ponti: venti cristalli di architettura, Il Cardo, Venezia 1994

Palazzo Ferrania (ora FIAT), in Corso Matteotti ang. Via S. Pietro all'Orto, Milano 1939

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Palazzo Donini, in Piazza San Babila, Milano 1939

Giunta Prov. Amm. di Milano, Memoria illustrativa delle tre successive convenzioni dirette alla ricostruzione del lato orientale di Piazza San Babila, Milano 1940

Clinica Columbus, in Via Buonarroti 48, Milano 1938/48

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G. Arditi e C. Serrauto, Giò Ponti: venti cristalli di architettura, Il Cardo, Venezia 1994

Palazzina Salvatelli, in Piazza delle Muse, Roma

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Palazzo per uffici Michelin, in Corso Sempione 66, Milano 1946/48

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Palazzo Trevie, in Via De Amicis 28, angolo via Correnti e via Camminadella, Milano 1946/48

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Palazzo della SKF Italia, in Via Turati 4, Milano 1948/50

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C. Villa, Rivestimento a lastre di pietra: edificio per uffici in Milano, in "Documenti di Architettura, Composizione e Tecnica Moderna", pagg. 911-913, 1958

Casa di cura Capitanio, in Via Mercalli 28, Milano 1949/50

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red., Clinique Santa Capitanio, Milano, in "L'Architecture d'Aujourd'Hui, pagg. 26-27, 1953

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Grattacielo di Milano (noto anche come Torre Breda), in Piazza della Repubblica, Milano 1952/54

C. Bassi - F. Berlanda e G. Boschetti, Nuclei di scale nel Grattacielo di Milano, in "Documenti di Architettura, Composizione e Tecnica Moderna", pagg. 794-5, 1954

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L. Mattioni, L'inedito grattacielo di Milano, Tipografia R. Scotti, Milano 1956

P. Bottoni, Milano oggi, Edizioni Milano Moderna, Milano 1957

P. Peters, Wohnhochhäuser, Callwey Ed., Monaco 1959

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M. Grandi, A. Pracchi, Milano. Guida all'architettura moderna, Zanichelli, 1980. ISBN 8808052109.

G. Alfonsi e G. Zucconi, Luigi Mattioni. Architetto della ricostruzione, Electa, Milano 1985 ISBN 8843511742.

F. Ogliari, Una città tra le nuvole: Milano di sopra, Silvana Editoriale, Milano 1986

E. Triunveri, Grattacielo di Milano, in Sapienza tecnica e Architettura, Milano-Pavia 1950-1980, (a cura di A. Bugatti e L. Crespi), Alinea Editore, Milano 1997

Opera Sociale Femminile, in Via Ippocrate, Milano 1954/55

R. Aloi, Nuove architetture a Milano, pagg.113-116, Hoepli, Milano 1959

Palazzo Galbani, in Via F. Filzi 25, Milano 1954/55

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M. Grandi e A. Pracchi, Milano. Guida all'architettura moderna, Bologna, Zanichelli, 1998 [1980], p. 326, ISBN 88-08-05210-9.

Ospedale di Circolo di Saronno, Varese, 1954/55

E. Paoli, L'ospedale Circolo a Saronno (Varese), in "Gli edifici ospedalieri", in "Vitrum", n. 3, 1954

E. Paoli, L'ospedale Circolo a Saronno (Varese), in "Gli ingressi", in "Vitrum", nº 6, s. d.

Albergo Ambrosiano e Opera della Cardinal Ferrari, in Via S. Sofia 9, Milano 1955/56

red., Fabbricato per Hotel e scuola, in "Vitrum", n. 101, pagg. 42-47, 1958

R. Aloi, Nuove architetture a Milano, Hoepli, Milano 1959

Torre Tirrena, in Piazza Liberty 4, Milano 1956/57

C. De Carli, La torre Tirrena a Milano, in "L'Architettura", n. 35, pagg. 308-313, 1958

R. Aloi, Nuove architetture a Milano, Hoepli, Milano 1959

red., Edificio a torre, in "Vitrum", n. 117, pag. 2-7, 1960

Palazzo per l'Istituto Romano di Beni Stabili (IRBS), in Via Meravigli, Milano 1956/64

C. Conti, Palazzo per uffici e abitazioni, in "Edilizia Moderna", n. 67, pagg. 105-110, 1959

Clinica La Madonnina, in Via Quadronno 29/31, Milano 1957/59

Relazione descrittiva della Casa di Cura La Madonnina in Via Quadronno a Milano, settembre 1961

R. Pedio, Casa di cura La Madonnina, in "L'Architettura cronache e storia", n. 9, pagg. 582-591, 1962

Palazzo della Compagnia di Assicurazione di Milano, in Via del Lauro 5/7, Milano 1958/65

M. Guerci, Tipologia delle strutture, Tamburini, Milano 1961

E.Guicciardi - U. Balzani, La nuova casa della " Milano", Milano 1963

red., Parsol verde nella vecchia Milano, in "Trasparenze", n. 1, 1970

Fabbrica di aeroplani, in Argentina, 1959

R. G. Angeli, Fabbrica di aeroplani in Sudamerica, in "Documenti di Architettura, Composizione e Tecnica Moderna", pagg. 5-12, 1949

Palazzo La Serenissima, in Via Turati 25/27, angolo via Cavalieri 4, Milano 1966/68

E. & E. Soncini, Relazione tecnica sull’edificio della Serenissima, Milano, 14 Aprile 1969

red., La Serenissima a Milano, in "Trasparenze", n. 3, 1970

Opera Pro Giovani Operai (Maria Belloni), in Viale Fulvio Testi 285, Milano 1970/72

red., Casa del Giovane Lavoratore, in "Vitrum", n. 65, pag. 6, 1955

Aerhotel, Viale Luigi Sturzo 41/45, Milano 1970/73

red., Aerhotel Executive a Milano, in "Trasparenze", n. 15-16, 1970/73

Albergo sul lago di Varese, Varese, s.d.

C. Pagani, Architettura italiana oggi, pag. 208-209, Hoepli, Milano 1955

Opera complessiva

P. Portoghesi (a cura di), Dizionario enciclopedico di Architettura e Urbanistica, Istituto Ed. Romano, Roma 1969

A. Kordalis, N. Tommasi, Eugenio ed Ermenegildo Soncini tra sperimentalismo e rigore tecnologico negli anni della Ricostruzione, tesi di laurea (relatore L. Crespi, co-realtore E. Triunveri), Facoltà di Architettura, Politecnico di Milano, Milano 1996

Francesca Rosa, Soncini Eugenio, ad vocem, Allgemeines Künstler ‐ Lexicon, De Gruyter Saur, München, CV, 2019, 24

F. Irace, Soncini Eugenio, Soncini Ermenegildo, in C. Olmo (a cura di), Dizionario dell'architettura del XX sec., vol. VI, pp. 183-184, Istituto Della Enciclopedia Italiana, Torino, 2000 ISBN 978-8842210481

Unica pubblicazione di Eugenio Soncini

Bosisio, Libera, Ponti, Pozzi, Soncini, Vaccaro, Villa, Beretta, Verso la casa esatta, I, Editrice Italiana, Milano 1945

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