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Delizia di Belriguardo

Coordinate: 44°45′09.73″N 11°45′20.61″E
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«…Non voria per cosa del mondo esser manchato de venire perché ho veduto tanto grande casa, tanto bella et bene intesa et cussì ornata de picture excellentissime, che non credo ch’el mondo abia una simile…»
Delizia di Belriguardo
Ingresso principale
Localizzazione
StatoItalia (bandiera) Italia
LocalitàVoghiera
IndirizzoVia Provinciale, 274
Coordinate44°45′09.73″N 11°45′20.61″E
Informazioni generali
CondizioniIn uso
CostruzioneXV secolo
Usopolo museale
Realizzazione
AppaltatoreNiccolò III d'Este
ProprietarioComune di Voghiera
CommittenteEste

La Delizia di Belriguardo, più propriamente Castello di Belriguardo, era la reggia estiva della corte estense: essendo stata costruita nel 1435 e terminata due anni dopo, risulta essere la prima residenza estiva di una signoria in Europa. Si trova nel territorio di Voghiera, Strada Provinciale n. 274, a circa 15 km da Ferrara. È stata anche definita la Versailles degli estensi. L'edificio è sede del Museo civico di Belriguardo il quale ospita sezioni con reperti archeologici del territorio e altre dedicate all'arte rinascimentale e moderna.[1][2][3][4]

Stato della Delizia prima dei restauri. Così appariva nel 1974 in un servizio fotografico di Paolo Monti.

La Reggia di Belriguardo fu voluta dal marchese Niccolò III d'Este e venne utilizzata come residenza estiva di tutta la corte estense e come villa di rappresentanza. La posa della prima pietra risale al 1435, anche se la struttura subì continue rivisitazioni ed ampliamenti nel corso degli anni, ad opera dei successivi duchi di casa d'Este. Vi soggiornò sovente Lucrezia Borgia.[1][2][3][4] L'edificio venne forse costruito dietro suggerimento di Filippo Brunelleschi[5] e la sua particolarità è quella di presentare un ingresso stretto sotto il torrione, il primo cortile porticato su tre lati ed il secondo su tutti e quattro i lati. Corrisponde alla pianta di una villa greco-orientale edificata secondo il gusto tardo medievale. Tra palazzi e giardini, Belriguardo in origine aveva una superficie complessiva di almeno quaranta ettari. Nella seconda metà del XVI secolo a Belriguardo ha dimorato Torquato Tasso, il quale visse diversi anni sia qui, dove amava ritirarsi, sia a Ferrara dove risiedeva la corte.[1][2][3][4]

Immagini della Delizia di Belriguardo
Museo Civico di Belriguardo, sezione Archeologica.
Finestra gotica
Sala della Vigna, particolare.
Sala della Vigna, particolare.
Sala della Vigna, particolare.
Camino in cotto nel Castello di Monselice proveniente dalla Delizia di Belriguardo.

La magnificenza della Delizia di Belriguardo subì un brusco arresto quando gli Este, con la devoluzione, abbandonarono Ferrara nel 1598. Belriguardo fu lasciata in enfiteusi a proprietari terrieri del luogo che la utilizzarono principalmente come fattoria, trasformando in stalle e granai le sale affrescate dai maggiori maestri del Cinquecento ferrarese. Tutto ciò che c'era di prezioso ma ormai inutile all'allora nuovo utilizzo del complesso fu venduto.[1][2][3][4]

Belriguardo è giunta sino ad oggi malgrado progressivi crolli, riadattamenti e demolizioni dovuti al frazionamento in numerose abitazioni private. Si accede al primo giardino attraverso la grande torre centrale del primo edificio, sulla cui sommità vi è il balcone, dov'è presente un bassorilievo con due angeli che portano il simbolo estense, e dal quale gli Este osservano gli spettacoli nella peschiera sottostante alimentata dall'acqua del fiume Sandalo. Nonostante quanto rimasto, la lettura del complesso originale risulta talmente compromessa da non essere quasi più individuabile. I resti dell'antica struttura ancora visibili oggi sono, oltre la torre d'ingresso, le sei finestre gotiche della fine del Quattrocento nella parte centrale del complesso e la Sala della Vigna nella parte di edifici adiacente il secondo grande cortile: la Sala è l'unico ambiente che ha restituito qualche testimonianza dell'antico splendore attraverso i suoi affreschi.[1][2][3][4]

Nella cultura di massa

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  1. 1 2 3 4 5 6 Delizia di Belriguardo, su ferraradeltapo-unesco.it. URL consultato il 4 giugno 2023.
  2. 1 2 3 4 5 Delizia di Belriguardo, su ferraraterraeacqua.it. URL consultato il 4 giugno 2023.
  3. 1 2 3 4 5 Museo civico di Belriguardo, su beniculturali.it. URL consultato il 4 giugno 2023.
  4. 1 2 3 4 5 Delizia di Belriguardo, su castelliemiliaromagna.it. URL consultato il 4 giugno 2023.
  5. Maria Teresa Sambin De Norcen, I miti di Belriguardo, in Nuovi antichi: committenti, cantieri, architetti 1400-1600, Electa, 2004, pp. 39-40.
  6. Delizia di Belriguardo, su assassinscreed.fandom.com. URL consultato il 18 giugno 2021.
  7. Museo Civico di Belriguardo, su bbcc.regione.emilia-romagna.it. URL consultato il 28 ottobre 2025.
  8. Le sezioni del museo, su bellobelriguardo.wordpress.com. URL consultato il 29 ottobre 2025.
  • Ugo Malagù, Guida del Ferrarese, Verona, Giacometti, 1967, pp. 524–529, SBN RAV0057626.
  • Fiorenzo Artioli, Gli Estensi e la delizia di Belriguardo, Vigarano Mainarda, Grafica Ferrarese, 1988.

Approfondimenti

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Voci correlate

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Altri progetti

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Collegamenti esterni

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