Stefan Edberg

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Stefan Edberg
Stefan Edberg Båstad sweden 20070708.jpg
Dati biografici
Nazionalità Svezia Svezia
Altezza 188 cm
Peso 77 kg
Tennis Tennis pictogram.svg
Dati agonistici
Ritirato 1996
Hall of Fame (2004[1])
Carriera
Singolare1
Vittorie/sconfitte 806 - 270 (74.9%)
Titoli vinti 42
Miglior ranking 1° (13 agosto 1990)
Risultati nei tornei del Grande Slam
Australia Australian Open V (1985, 1987)
Francia Roland Garros F (1989)
Regno Unito Wimbledon V (1988, 1990)
Stati Uniti US Open V (1991, 1992)
Altri tornei
Tour Finals V (1989)
Olympic flag.svg Giochi olimpici Bronzo (giochi olimpici di Seoul)
Doppio1
Vittorie/sconfitte 283 - 153
Titoli vinti 18
Miglior ranking 1 (9 giugno 1986)
Risultati nei tornei del Grande Slam
Australia Australian Open V (1987, 1996)
Francia Roland Garros F (1986)
Regno Unito Wimbledon SF (1987)
Stati Uniti US Open V (1987)
Altri tornei
Olympic flag.svg Giochi olimpici Bronzo (giochi olimpici di Seoul)
Palmarès
1984 1985 1987 1994 Coppa Davis Svezia Svezia
1 Dati relativi al circuito maggiore professionistico.
 

Stefan Bengt Edberg (Västervik, 19 gennaio 1966) è un ex tennista svedese.

Ha partecipato ai Giochi Olimpici di Los Angeles dove il tennis non era ancora uno sport ufficiale ma solo un torneo dimostrativo e ha vinto la competizione sconfiggendo in finale Francisco Maciel. Conferma di meritare una medaglia quattro anni dopo alle Olimpiadi di Seul vincendo la medaglia di bronzo sia in singolare che in doppio. Fece inoltre parte della squadra svedese che vinse quattro Coppe Davis, competizione nella quale disputò 7 finali, la più recente nel 1996 quale ultimo atto della sua carriera professionistica.

Tra gli avversari di alto livello con cui Edberg si misurò durante la sua carriera di vertice, figurano il tedesco Boris Becker, contro il quale disputò tre finali consecutive a Wimbledon, e lo statunitense Jim Courier, con cui si alternò al 1º posto del ranking tra il 1992 e il 1993.

Nel 1990 ricevette la Medaglia d'oro dello Svenska Dagbladet, il premio assegnato dal quotidiano Svenska Dagbladet al miglior sportivo svedese dell'anno.

Per tutta la sua carriera, Edberg è stato rispettato e ben voluto da colleghi e giornalisti, ed è un giocatore noto anche per la sua correttezza, che gli è valsa per ben 5 anni la conquista dello Sportsmanship award (Premio sportività), messo in palio dall'ATP per il giocatore più corretto della stagione. Dal 1996, anno in cui Edberg ha abbandonato l'attività agonistica, questo premio porta il suo nome.

Carriera[modifica | modifica wikitesto]

L'ascesa[modifica | modifica wikitesto]

Edberg si mise in luce fin dalla categoria giovanile under 18. Dopo aver vinto il torneo dell'Avvenire nel 1982, l'anno successivo, a 17 anni, realizzò il Grande Slam juniores, vincendo gli Australian Open, il Roland Garros, Wimbledon e Flushing Meadows. Ancora oggi è l'unico giocatore della storia ad aver ottenuto questo traguardo giovanile.

In quello stesso anno passò al professionismo. Sulle sue spalle la pesante eredità di un illustre conterraneo come Björn Borg e il confronto con un altro giovane svedese, Mats Wilander, già vincitore di Slam.

Nel 1984 arrivò il primo trionfo in un torneo ATP, ottenuto a Milano, alle spese proprio di Mats Wilander in finale. Non fu l'unico acuto della sua prima stagione ad alti livelli. Alle Olimpiadi di Los Angeles il tennis era ancora uno sport dimostrativo, ma Edberg sbaragliò tutti senza lasciare per strada nemmeno un set e regalò l'oro alla Svezia.

Bisognerà però attendere il dicembre del 1985 per vederlo trionfare la prima volta nel Grande Slam sull'erba australiana di Kooyong. In finale batté ancora una volta Mats Wilander. Ma di quella edizione è rimasta negli annali soprattutto la straordinaria semifinale vinta contro il numero uno del mondo Ivan Lendl in una battaglia terminata 9-7 al quinto set.

All'Australian Open Edberg concesse il bis nel 1987, questa volta battendo in una finale molto dura l'idolo di Casa Pat Cash. L'anno precedente, Stefan aveva vinto a Gstaad il primo dei suoi tre titoli sulla terra battuta, raggiungendo a soli 20 anni il notevole traguardo di aggiudicarsi almeno un torneo su tutte le superfici (cemento, terra rossa, erba e sintetico).

Ma è per Wimbledon che passa la gloria tennistica. Proprio sull'erba di Londra Stefan si era rivelato al grande pubblico nel 1983, quando perse al secondo turno per 8-6 al quinto set contro il connazionale Erik Sundstrom. In una conferenza stampa di quella edizione del torneo, si era presentato ai giornalisti in un inglese ancora imperfetto, affermando di essere figlio di uno Swedish criminal (intendendo che suo padre lavorava nella crime police svedese).

Cinque anni dopo, nel 1988, Stefan poté alzare la coppa più prestigiosa. L'inizio del torneo fu contrassegnato da vittorie piuttosto agevoli, fino alla semifinale, quando Edberg si trovò di fronte il talentuoso Miloslav Mečíř, cui cedette i primi due set. Quando sembrava che Mecir fosse ormai sicuro della finale, lo svedese risorse dalle proprie ceneri: approfittando di un calo di tensione dell'avversario, che fu incapace di trasformare una sola delle 12 palle-break conquistate (fu allora che Gianni Clerici, commentando il match per la televisione privata Tele+, giocando sul soprannome che lui stesso aveva affibbiato al giocatore slavo, pronunciò la profetica frase "Tanto va il Gatto al break..."), Edberg vinse il terzo set e poi il quarto, per prevalere infine al quinto per 6-4. La sua prima finale sul Centre Court londinese lo oppose al rivale di sempre, Boris Becker, che si era fatto largo verso la finale superando nei quarti il campione in carica, Pat Cash, e poi Ivan Lendl, accreditato della testa di serie n. 1. La finale, a causa della pioggia, si concluse il lunedì: Edberg vinse in quattro set[2], vendicando la sconfitta subita tre settimane prima nella finale del torneo del Queen's.

Il 1989 fu la sua stagione più sfortunata. Agli Australian Open si ritirò prima del match contro Thomas Muster nei quarti di finale a causa di un infortunio alla schiena rimediato negli ultimi punti di un match a senso unico contro Pat Cash. A Parigi disputò forse il suo miglior torneo sulla terra battuta, smentendo quanti riluttavano a considerarlo competitivo su una superficie che non agevolava il suo stile di attaccante, e giunse in finale. Nella prima settimana di giocò dispose facilmente sia del terraiolo Jimmy Arias al terzo turno, che del croato Goran Ivanišević. Negli ottavi di finale, era atteso dall'argentino Alberto Mancini, che aveva appena vinto il torneo di Montecarlo su Becker e quello di Roma, superando Andre Agassi. Molti credevano che i colpi arrotati di Mancini avrebbero irretito il gioco d'attacco dello svedese, che invece giocò un match impeccabile: Edberg insistette sul rovescio dell'avversario con il proprio colpo migliore e, accentuando la rotazione del servizio in modo da ottenere rimbalzi molto alti, che spingevano il rivale fuori dal campo, ebbe vita facile nei turni di battuta. Ne scaturì un agevole successo in tre set. La semifinale propose il classico confronto con Becker, che infine fu sconfitto in cinque partite, in un match che definitivamente sfatò il mito negativo della debolezza psicologica di Edberg. In finale, però, incappò in una delle partite più strane e rocambolesche della sua carriera: in vantaggio per 2 set a 1 contro il diciassettenne Michael Chang, andò avanti di un break anche nel quarto set e sciupò altre dieci palle-break, prima di farsi rimontare e superare al quinto. Il Roland Garros è rimasto l'unico trofeo importante a non entrare nel suo palmarès.

Fu amara anche l'erba londinese. In un torneo che vide schierate ai quarti di finale 6 delle 8 prime teste di serie, Edberg accedette all'atto conclusivo battendo nei quarti Tim Mayotte e John McEnroe in semifinale, entrambi in tre soli set. In finale, tuttavia, sciorinò una prestazione clamorosamente abulica. Sommerso dal gioco potente di Boris Becker, perse a zero il set iniziale, per poi riprendersi lentamente nel secondo, fino a che non riuscì a strappare il servizio al Tedesco, andando a servire per il set: avanti per 40-0, sbagliò prima una semplicissima volée e fu poi superato da un improbabile lungolinea di dritto in corsa di Becker che rientrò all'incrocio delle righe. Cedette il servizio e il successivo tie-break non ebbe storia: perseguitato dal ricordo delle occasioni appena sprecate, Edberg racimolò solo un punto e finì per perdere in tre set. La rivincita lo svedese se la prese nel Masters di fine anno, vinto in finale proprio sul tedesco (n. 2 del mondo), dopo aver battuto in semifinale Ivan Lendl (n. 1).

Gli anni migliori[modifica | modifica wikitesto]

Il biennio 1990-91 fu quello della consacrazione: un Edberg al top tecnicamente e fisicamente espresse il suo tennis migliore. Nel 1990 alternò nel Grande Slam prestazioni eccellenti a risultati deludenti. In Australia soltanto un infortunio lo fermò in finale contro Ivan Lendl quando era in vantaggio di un set e stava per servire per il secondo. A Parigi, invece, Stefan non riuscì a ripetere la bella prova dell'anno precedente e i suoi sogni si infransero al primo turno contro l'astro nascente del rosso, Sergi Bruguera. Pronto riscatto sull'amata erba inglese di Wimbledon: Stefan fece fatica a trovare la forma e rischiò l'eliminazione al terzo turno contro Mansdorf. Uscito indenne da una battaglia chiusasi 9-7 al quinto set, ritrovò il suo tennis e arrivò in finale al terzo appuntamento in tre anni con Boris Becker. Nei primi due set non ci fu partita, ma Becker recuperò e arrivò addirittura a condurre di un break nel quinto. Sfoderando quella grinta che in molti gli negavano, però, Edberg ribaltò ancora il match e si aggiudicò la bella per 6-4 nel set decisivo.

Da lì in poi ingranò la quinta. Sul cemento americano vinse tre tornei consecutivi portando a 21 la sua striscia di vittorie. Una serie positiva che gli valse per la prima volta in carriera la conquista dello scettro di numero 1, sancita il 12 agosto del 1990, mantenuto per 72 settimane complessive. Chiuse peraltro due annate consecutive (1990 e 1991) in prima posizione. La striscia si interruppe a Stoccolma in finale, dove subì dal rivale di sempre Becker una delle sconfitte più sonore della sua carriera. Dopo la vittoria al Paris Masters di Bercy la settimana successiva (grazie al ritiro di Boris Becker nel primo set della finale) giunse al match decisivo anche alle ATP Finals, che per la prima volta si giocavano a Francoforte. Ma qui a sconfiggerlo fu uno straordinario ragazzo ventenne di Las Vegas, Andre Agassi.

Stefan iniziò il '91 determinato a centrare tutte le prove del Grande Slam. In Australia e a Wimbledon però fu ancora una volta sfortunato. A Melbourne perse in semifinale una maratona con Ivan Lendl, dopo aver sprecato malamente due match point. Stessa cattiva sorte sull'erba inglese, dove avanzò fino alla semifinale senza perdere nemmeno un set, per poi lasciare il passo al tedesco Michael Stich, che avrebbe vinto il torneo, causando una notevole sorpresa: Edberg vinse il primo set per 6-4 e parve sul punto di aggiudicarsi anche il secondo, quando sbagliò un facile smash, consegnando il tie-break al futuro vincitore dei Championships. Perse anche i successivi due tie-break e, pur tenendo sempre il servizio e vincendo sei punti in più del suo avversario, fu costretto a rinunciare alla quarta finale consecutiva contro Becker.

La pronta riscossa arrivò a Flushing Meadows, lo Slam che fino ad allora gli aveva dato le minori soddisfazioni e dove addirittura l'anno prima, da testa di serie n. 1, era stato eliminato al primo turno da Alexander Volkov: Edberg divenne così il secondo giocatore a passare dall'onta della sconfitta al primo incontro al successo l'anno seguente. Nel torneo che vide il trentanovenne Jimmy Connors issarsi da una wild card fino alla semifinale, lo svedese giocò, per sua stessa ammissione, il miglior tennis della carriera[3], mortificando Chang negli ottavi e Lendl nella semifinale, prima di essere niente di meno che perfetto nello showdown contro Courier, annichilito con il punteggio di 6-2 6-4 6-0. Edberg nel match ottenne 51 punti sui 66 giocati al servizio e 68 sulle 94 discese a rete, il tutto condito da 36 colpi vincenti e solo 18 errori non forzati. Dopo una stagione avara di successi, avendo perso la finale dell'Australian Open contro Courier e ceduto il passo nei quarti a Andrij Medvedev al Roland Garros e a Goran Ivanišević a Wimbledon, non senza sorpresa, Edberg bissò il titolo a Flushing Meadow l'anno successivo. Diversamente dal torneo precedente, quando aveva largamente dominato, Edberg conquistò il suo secondo US Open (nonché sesto e ultimo Slam della carriera) al termine di una campagna durissima, che lo vide disputare ben 19 set negli ultimi quattro incontri. Negli ottavi prevalse al quinto set su Richard Krajicek, così come gli occorsero cinque partite per avere ragione di Lendl, battuto infine al tie-break dell'ultimo set dopo aver sciupato tre palle del match nel quarto. In semifinale, Edberg trovò di nuovo sulla sua strada Michael Chang e questa volta riuscì a superarlo dopo un incontro altalenante e infarcito di errori, durante il quale i giocatori espressero un tennis a tratti scadente, che tuttavia entusiasmò il pubblico per i continui cambiamenti di copione. L'incontro, come meglio precisato più avanti, è passato alla storia come il più lungo mai giocato nel torneo. In finale, Edberg si trovò di fronte un assai più riposato Pete Sampras, che in semifinale non aveva avuto bisogno di più di quattro set per sbarazzarsi di Jim Courier, testa di serie n. 1: contro molte previsioni, lo sconfisse abbastanza facilmente, giocando il suo classico tennis d'attacco. Quella finale fu la dimostrazione che non sempre l'assenza di alternative tattiche e un più ristretto ventaglio di opzioni tecniche rappresentano un handicap: fu proprio il suo gioco a una dimensione (Edberg era sempre costretto ad attaccare, data l'impossibilità di reggere il confronto da fondo campo) a rivelarsi un vantaggio psicologico per lo svedese, la cui mente fu liberata dai dubbi e dalle incertezze che infine affondarono Sampras, indeciso se insistere sui colpi di rimbalzo o se contrastare l'avversario a rete, due scelte opposte che il proprio bagaglio tecnico gli consentiva di perseguire con ragionevoli e comparabili speranze di successo.

Il declino[modifica | modifica wikitesto]

L'anno successivo iniziò la fase discendente della carriera di Stefan Edberg. Forse appagato dai successi già ottenuti, oltre che dal matrimonio e dalla paternità, Stefan non riuscì più a ripetere le vittorie degli anni precedenti. Il 1993 si aprì con la finale agli Australian Open, persa come nel 1992 da Jim Courier. Ma a fine stagione, Edberg si ritrovò con il bottino di un solo torneo vinto, peraltro sulla superficie più ostica, la terra rossa di Madrid. Ancora più deludente fu il 1994, in cui, per la prima volta dal 1986, non riuscì a raggiungere nemmeno una finale nei tornei del Grande Slam. Parziale consolazione gli venne solo dalla vittoria in Coppa Davis a Mosca, in finale sulla Russia. Nel 1995 uscì dai top-ten, dopo dieci anni consecutivi di permanenza. Fu proprio in quell'anno che Stefan pensò per la prima volta al ritiro dall'attività agonistica, dopo un match perso al secondo turno di Wimbledon contro il belga Dick Norman.

Poco prima dell'inizio della stagione 1996, Edberg annunciò che quello sarebbe stato il suo ultimo anno nel Tour professionistico. Dopo aver iniziato l'anno al numero 30 della classifica ATP ed essere scivolato fino al 54, Edberg ritrovò sprazzi del suo bel tennis per risalire fino al quattordicesimo posto. Curiosamente e inaspettatamente, la sua ultima presenza al Roland Garros gli permise di vendicarsi di Michael Chang, che 7 anni prima gli aveva impedito di aggiungere il torneo parigino al suo già ricco palmarès: in un incontro di terzo turno, Edberg prima fu sopraffatto dal più giovane contendente e poi sfoderò il gioco dei suoi anni migliori, prevalendo infine al tie-break del quarto set.

L'anno dell'addio fu una passerella che lo vide ricevere riconoscimenti e standing ovation in ogni torneo. A livello agonistico rimangono da ricordare soprattutto l'ultima sfida persa contro il rivale di sempre Boris Becker nella finale del Queen's e la Coppa Davis sfumata nell'ultimo match della finale contro la Francia.

Allenatore[modifica | modifica wikitesto]

Il 27 dicembre 2013 Roger Federer annuncia la collaborazione con Stefan Edberg. Edberg entrerà a fare parte del team di Federer a partire dall'Australian Open 2014 per almeno 10 settimane.

Curiosità e record[modifica | modifica wikitesto]

L'incontro di semifinale vinto da Stefan Edberg su Michael Chang nell'edizione degli U.S. Open 1992 con il punteggio di 6-7(3), 7-5, 7-6(3), 5-7, 6-4 in 5 ore e 26 minuti, rimane il match più lungo della storia dei champioships americani ed il settimo nella storia dei tornei del Grande Slam.

Edberg, assieme a John McEnroe, è l'unico giocatore dell'era open ad essere stato n.1 del ranking sia in singolare che in doppio (anche se in periodi differenti).

Il suo servizio (un mix di eleganza e tecnica) è divenuto il logo ufficiale dell'Australian Open.

Stile e caratteristiche tecniche[modifica | modifica wikitesto]

Il rovescio a una mano di Edberg

Edberg fece il suo ingresso nel circuito professionistico nel bel mezzo della Swedish invasion, la straordinaria leva di campioni, grandi e buoni giocatori che, sulle orme del mito nazionale Björn Borg, colonizzarono il tennis mondiale a partire dagli anni ’80. A differenza, però, dei connazionali Wilander, Nyström, Svensson, Järryd, Pernfors e dei molti altri che sciamarono con buoni risultati per i tornei di tutto il mondo, e che più o meno erano fedeli repliche dell’invincibile capostipite anche nello stile di gioco, fatto di grande solidità da fondo campo e nei colpi di rimbalzo, Edberg si distaccò dai canoni dominanti e divenne l’ultimo rappresentante in ordine di tempo del puro ed elegante gioco d’attacco, che aveva stabilito gli standard estetici del tennis per tutto il dopoguerra e fino all’avvento dei regolaristi degli anni ‘70. Dal punto di vista tecnico, Edberg beneficiò della decisiva intuizione del suo primo maestro, Percy Rosberg, che lo indusse in giovanissima età a lasciare il tradizionale rovescio bimane (autentico must della nutrita pattuglia svedese), per un classicissimo colpo a una mano, che Edberg sapeva indistintamente portare con un leggero top-spin, piatto o in back, e che assecondava assai meglio la sua indole di attaccante. Il rovescio diventò il suo marchio di fabbrica, sia da fondo campo, usato come efficacissimo passante o come profondissimo colpo di approccio (specialmente con rotazione retrograda), sia a rete, sviluppandosi forse nella più perfetta volée rovescia della storia del tennis, prima responsabile della luminosa carriera di Edberg. In particolare la sua volée bassa rimane un colpo insuperato, sia come efficienza, che come bellezza del gesto.

La tensione verso la rete era supportata da un servizio eccellente, non straordinariamente potente e veloce come quello dei suoi antagonisti Becker, Lendl o Sampras, né tantomeno di specialisti quali Ivanišević o Rusedski, ma eccezionalmente profondo, preciso e difficilmente governabile dal ribattitore. Il tratto peculiare della battuta di Edberg (anche della seconda palla, che perciò risultava spesso altrettanto letale della prima) era infatti la capacità di ottenere rimbalzi altissimi ed effetti compositi, dovuti a una pronunciata torsione del busto nella fase di caricamento del servizio, almeno fino a quando i ricorrenti infortuni alla schiena lo costrinsero a un movimento meno estremo. Il modo di servire, l’immediata uscita dal movimento di battuta con un balzo nel campo e la rapidità nello scendere a rete completavano il suo corredo di perfetto attaccante: la dinamica del servizio lo proiettava subitaneamente in avanti e l’esplosività delle gambe faceva il resto, consentendogli di effettuare la prima (e a volte definitiva) volée molto vicino alla rete. Per questa caratteristica, molto più spesso degli altri giocatori del suo livello, Edberg commetteva qualche fallo di piede di troppo. Una volta nei pressi della rete, Edberg sfoderava un impareggiabile gioco di volo, semplice, pulito, essenziale. Soprattutto la volée di rovescio non lasciava scampo: alta in lungolinea, velocissima in diagonale, dolce quando stretta e corta, o in avanzamento, a volte scavata da terra, si meritò la qualifica di miglior prima volée del circuito. Edberg ne cavava sempre il massimo, grazie a una straordinaria sensibilità e allo spiccatissimo senso della posizione, all’elasticità delle caviglie e delle ginocchia, ai piccoli passi ad alta frequenza con cui manteneva sempre la migliore aderenza al suolo e l’equilibrio del corpo. Quando poi la risposta dell’avversario era bassa e gli cadeva tra i piedi, Edberg si produceva nel suo vero capolavoro: in uscita dal servizio, in piena corsa, con la racchetta che sfiorava il suolo, lo svedese manteneva equilibrio e compostezza, e colpiva la palla con un leggero taglio all’indietro, per non perderne il controllo, e la spediva a pochi centimetri dalla linea di fondo, magari in uno dei due angoli, rovesciando in un istante il tema tattico e costringendo l’avversario a un passante difficilissimo. Meno sicuro era il suo gioco sul lato destro del corpo. Specialmente da fondo campo, il dritto era a malapena un colpo di contenimento, che nelle giornate peggiori offriva all’avversario una facile breccia nell’edificio tennistico dello svedese e si perdeva facilmente oltre la linea di fondo quando veniva portato per scendere a rete. Più efficace era quando Edberg lo colpiva d’incontro; specialmente sull’erba, diventava così un passante abbastanza affidabile.

Infine, Edberg si distingueva per il costante fair-play e la massima signorilità della condotta: mai un’imprecazione fuori posto, mai una protesta veemente, mai un gesto irriguardoso. L’unica concessione allo sfogo dell’emotività era il pugno che solcava l’aria in segno di esultanza e di autoincitamento, cui Edberg si lasciò sempre più spesso andare con l’avanzare degli anni e della carriera. Non a caso, come detto sopra, vinse per cinque anni il premio alla sportività che l’ATP assegnava al tennista più corretto della stagione e che dopo il suo ritiro gli è stato intitolato.

A causa della sua correttezza e della personalità mite, Edberg fu per lungo tempo considerato uno scarso combattente, almeno a paragone dei suoi più fieri rivali, Becker, Lendl o Courier, cui veniva accreditata ben maggiore tempra agonistica, forse per il comportamento perennemente iracondo o per le plateali manifestazioni di giubilo e sconforto, cui sovente si abbandonavano. Tuttavia, lo svedese smentì più volte questo luogo comune, vincendo incontri apparentemente compromessi o trionfando al termine di maratone fisiche e nervose. Fu addirittura capace di vincere numerosi e importanti match, pur essendo indietro di un break nel quinto set: rimarchevoli esempi di questo record, sono il match contro Mečíř nel 1988 a Wimbledon, la semifinale contro Becker al Roland Garros del 1989 o sempre contro il tedesco la finale di Wimbledon del 1990; nel 1992, agli US Open, lo fece addirittura per tre volte consecutive (contro Krajicek, contro Lendl e poi contro Chang), prima di vincere il torneo.

Finali nel Grande Slam (16)[modifica | modifica wikitesto]

Singolare (11)[modifica | modifica wikitesto]

Vinte (6)[modifica | modifica wikitesto]

Anno Torneo

Superficie

Avversario in finale Punteggio
1985 Australian Open Erba Svezia Mats Wilander 6–4, 6–3, 6–3
1987 Australian Open (2) Erba Australia Pat Cash 6–3, 6–4, 3–6, 5–7, 6–3
1988 Wimbledon Erba Germania Boris Becker 4–6, 7–6(2), 6–4, 6–2
1990 Wimbledon (2) Erba Germania Boris Becker 6–2, 6–2, 3–6, 3–6, 6–4
1991 U.S. Open Cemento Stati Uniti Jim Courier 6–2, 6–4, 6–0
1992 U.S. Open (2) Cemento Stati Uniti Pete Sampras 3–6, 6–4, 7–6, 6–2

Perse (5)[modifica | modifica wikitesto]

Anno Torneo Superficie Avversario in finale Punteggio
1989 Open di Francia Terra Stati Uniti Michael Chang 6–1, 3–6, 4–6, 6–4, 6–2
1989 Wimbledon Erba Germania Boris Becker 6–0, 7–6, 6–4
1990 Australian Open Cemento Cecoslovacchia Ivan Lendl 4–6, 7–6, 5–2 ritirato
1992 Australian Open Cemento Stati Uniti Jim Courier 6–3, 3–6, 6–4, 6–2
1993 Australian Open Cemento Stati Uniti Jim Courier 6–2, 6–1, 2–6, 7–5

Doppio (5)[modifica | modifica wikitesto]

Vinte (3)[modifica | modifica wikitesto]

Anno Torneo Superficie Partner Avversari in finale Punteggio
1987 Australian Open Erba Svezia Anders Järryd Australia Peter Doohan
Australia Laurie Warder
6–4, 6–4, 7–6
1987 U.S. Open Cemento Svezia Anders Järryd Stati Uniti Ken Flach
Stati Uniti Robert Seguso
7–6, 6–2, 4–6, 5–7, 7–6
1996 Australian Open (2) Cemento Cecoslovacchia Petr Korda Stati Uniti Alex O'Brien
Canada Sébastien Lareau
7–5, 7–5, 4–6, 6–1

Perse (2)[modifica | modifica wikitesto]

Anno Torneo Superficie Partner Avversari in finale Punteggio
1984 U.S. Open Cemento Svezia Anders Järryd Australia John Fitzgerald
Cecoslovacchia Tomáš Šmíd
7–6, 6–3, 6–3
1986 Open di Francia Terra Svezia Anders Järryd Australia John Fitzgerald
Cecoslovacchia Tomáš Šmíd
6–3, 4–6, 6–3, 6 – 7, 14-12

Titoli nel singolare (42)[modifica | modifica wikitesto]

In carriera Stefan Edberg ha vinto un totale di 41 tornei, ai quali vanno aggiunti una medaglia d'oro (1984) e una di bronzo (1988) alle Olimpiadi e 4 Coppe Davis conquistate con la nazionale svedese (1984, 1985, 1987 e 1994). Ha inoltre conquistato 18 titoli in doppio con diversi partner, tra i quali i più duraturi sono stati Anders Järryd e Petr Korda. Ha vinto in carriera un totale di $20,630,941 di montepremi.

Anno Torneo Finalista Punteggio
1984 Milano Mats Wilander 6-4 6-2
1985 Memphis Yannick Noah 6-1 6-0
1985 San Francisco Johan Kriek 6-4 6-2
1985 Basilea Yannick Noah 6-7 6-4 7-6 6-1
1985 Australian Open Mats Wilander 6-4 6-3 6-3
1986 Gstaad Roland Stadler 7-5 4-6 6-1 4-6 6-2
1986 Basilea Yannick Noah 7-6 6-2 6-7 7-6
1986 Stoccolma Mats Wilander 6-2 6-1 6-1
1987 Australian Open Pat Cash 6-3 6-4 3-6 5-7 6-3
1987 Memphis Jimmy Connors 6-3 2-1 rit.
1987 Rotterdam John McEnroe 3-6 6-3 6-1
1987 Tokyo (outdoor) David Pate 7-6 6-4
1987 Cincinnati Boris Becker 6-4 6-1
1987 Tokyo (indoor) Ivan Lendl 6-7 6-4 6-4
1987 Stoccolma Jonas Svensson 7-5 6-2 4-6 6-4
1988 Rotterdam Miloslav Mečíř 7-5 4-6 6-1 4-6 6-2
1988 Wimbledon Boris Becker 4-6 7-6 6-4 6-2
1988 Basilea Jakob Hlasek 7-5 6-3 3-6 6-2
1989 Tokyo (outdoor) Ivan Lendl 6-3 2-6 6-4
1989 Masters New York Boris Becker 4-6 7-6 6-3 6-1
1990 Indian Wells Andre Agassi 6-4 5-7 7-6 7-6
1990 Tokyo (outdoor) Aaron Krickstein 6-4 7-5
1990 Wimbledon Boris Becker 6-2 6-2 3-6 3-6 6-4
1990 Los Angeles Michael Chang 7-6 2-6 7-6
1990 Cincinnati Brad Gilbert 6-1 6-1
1990 Long Island Goran Ivanišević 7-6 6-3
1990 Paris Masters Boris Becker 3-3 rit.
1991 Stoccarda (indoor) Jonas Svensson 6-2 3-6 7-5 6-2
1991 Tokyo (outdoor) Ivan Lendl 6-1 7-5 6-0
1991 Queen's Londra David Wheaton 6-2 6-3
1991 US Open Jim Courier 6-2 6-4 6-0
1991 Sydney Brad Gilbert 6-2 6-2 6-2
1991 Tokyo (indoor) Derrick Rostagno 6-3 1-6 6-2
1992 Amburgo Michael Stich 5-7 6-4 6-1
1992 New Haven MaliVai Washington 7-6 6-1
1992 US Open Pete Sampras 3-6 6-4 7-6 6-2
1993 Madrid Sergi Bruguera 6-3 6-3 6-2
1994 Doha Paul Haarhuis 6-3 6-2
1994 Stoccarda (indoor) Goran Ivanišević 4-6 6-4 6-2 6-2
1994 Washington Jason Stoltenberg 6-4 6-2
1995 Doha Magnus Larsson 7-6 6-1

premi[modifica | modifica wikitesto]

1990

La vita fuori dal campo[modifica | modifica wikitesto]

Stefan Edberg è sposato dal 18 aprile 1992 con Annette Olsen, modella svedese ed ex fidanzata di Mats Wilander. Ha due figli: Emilie, nata nel luglio del 1993, e Christopher, nato nel febbraio 1997. Qualche anno dopo il ritiro dal tennis, Stefan si è trasferito da Londra (città in cui aveva la residenza e che amava molto) a Växjö, in Svezia, paese d'origine della moglie. Oggi, l'ex campione conduce una vita tranquilla, è proprietario di una tenuta nella foresta svedese e vende legname all'industria della carta. Possiede, insieme ad altri soci, la società di management CASE, di cui è il direttore. Concede rarissime esibizioni, prevalentemente in nord Europa. Nel maggio 2008 ha annunciato di voler partecipare ad alcune tappe del "Tour of Champions", il circuito tennistico comunemente noto come "Senior Tour", che comprende altri big della racchetta andati in pensione. Dal 2010, Stefan ricopre il ruolo di "Director of Tennis and Advisor" per la Cascade Resort Tennis Academy di Lagos, in Portogallo.Edberg dall'Australian open del 2014 è ufficialmente uno degli allenatori di Roger Federer.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ International Tennis Hall of Fame - Stefan Edberg tennisfame.com
  2. ^ Edberg angelo.- la Repubblica, 5 luglio 1988
  3. ^ Courier gets bested by Edberg. URL consultato l'11 agosto 2009.

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