l'Espresso

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l'Espresso
Stato Italia Italia
Lingua italiano
Periodicità settimanale
Genere stampa nazionale
Formato magazine
Fondazione 1955
Sede Via Cristoforo Colombo n.90, Roma
Editore Gruppo Editoriale L'Espresso
Diffusione cartacea 216.008 (72%)[1] (dicembre 2013)
Resa 81.723 (28%)[1] (dicembre 2013)
Direttore Bruno Manfellotto
Sito web http://espresso.repubblica.it/
 

l'Espresso (già L'Espresso e L'espresso) è una rivista italiana fondata nel 1955. Si definisce nella testata «settimanale di politica, cultura ed economia». Appartiene al Gruppo Editoriale L'Espresso S.p.A., società quotata in borsa e il cui maggior azionista e presidente è Carlo De Benedetti. Esce il venerdì.

Da agosto 2010 il direttore è Bruno Manfellotto, che ha sostituito Daniela Hamaui (passata al timone dei periodici de la Repubblica).

Cronologia[modifica | modifica sorgente]

Le inchieste celebri[modifica | modifica sorgente]

Come il quotidiano la Repubblica, sempre edito da De Benedetti, l'Espresso è storicamente vicino alle posizioni di centro-sinistra, anche se non ha mai lesinato critiche a tale schieramento.[senza fonte] In questo senso L'Espresso si è fatto portavoce di diverse battaglie civili, quali quella per l'approvazione in Italia della legge sul divorzio e per il "no" al successivo referendum abrogativo del 1974 promosso dalle forze cattoliche; quella a favore della legge 194 sull'interruzione volontaria di gravidanza, con una copertina scandalo dove si vedeva una donna nuda e incinta in croce; la campagna contro il presidente della Repubblica Italiana Giovanni Leone, che sfociò nelle sue dimissioni, quella contro il monopolio RAI e quella sulla moralizzazione della vita pubblica a proposito della cosiddetta Tangentopoli.

Verso l'inizio degli anni novanta, ha avuto risonanza nei mass media una polemica riferita alla presenza sistematica sulle copertine della rivista del corpo femminile nudo che, ad opinione di molti detrattori, aveva come unico scopo quello di attirare l'attenzione del pubblico. Si invoglia all'acquisto, ma tali immagini hanno all'interno ben poca o nessuna attinenza con gli argomenti trattati dalla rivista. L'uso del nudo femminile in copertina è stato abbandonato a partire dal 2002.

Le rubriche[modifica | modifica sorgente]

Per molti anni, appuntamenti fissi del settimanale sono stati quelli relativi al cinema (la cui rubrica è stata tenuta da Alberto Moravia), all'architettura (Bruno Zevi), alla televisione (Sergio Saviane), alla letteratura (Enzo Siciliano), e al costume (Il lato debole di Camilla Cederna).

Dal 2001, l'ultima pagina del giornale ospita in alternanza quindicinale due rubriche: La bustina di Minerva (nata nel 1985), una rubrica di divagazioni, firmata da Umberto Eco, e Il vetro soffiato, una rubrica di ragionamenti, di Eugenio Scalfari.

La «Slangopedia»[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Slangopedia.

Dal 2001 sul sito web della testata è presente la sezione Slangopedia, un vocabolario on-line di espressioni gergali e giovanili della lingua italiana, curato da Maria Simonetti ed aggiornato con nuove segnalazioni ogni due settimane. Sempre sul sito è presente la sezione Chiesa.it, curata da Sandro Magister, che ha raggiunto fama internazionale con la recensione che le ha dedicato la rivista americana Foreign Policy. Molto curata anche la sezione Style&Design del sito, con contributi e audiogallerie realizzati appositamente per il web.

Direttori[modifica | modifica sorgente]

Le firme[modifica | modifica sorgente]

Per l'Espresso hanno nel passato scritto giornalisti ed editorialisti molto noti nel mondo dell'informazione, fra questi Giampaolo Pansa, Giorgio Bocca, Enzo Biagi, Peter Gomez e Edmondo Berselli; tra le firme attuali più note si ricordano Eugenio Scalfari, Umberto Eco, Lirio Abbate, Michele Serra, Stefano Bartezzaghi, Marco Travaglio, Massimo Riva, Alessandro Gilioli, Massimo Cacciari, Gianni Vattimo, Umberto Veronesi, Luigi Zingales, il vaticanista Sandro Magister, lo scrittore Roberto Saviano e l'economista Jeremy Rifkin.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Dati dicembre 2013 di Accertamenti Diffusione Stampa
  2. ^ La Storia siamo noi - Giovanni Leone, Rai.it, 20 giugno 2009. URL consultato il 2 marzo 2011.
  3. ^ Il settimanale non uscì l'8 luglio per uno sciopero.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • AA.VV. L'Espresso 1955-1980. Pomezia, Editoriale L'Espresso, 1981; (testi di D. Corbi, Umberto Eco, A. Gambino, Eugenio Scalfari e altri).
  • Massimo Veneziani. Il caso de "L'Espresso" in Controinformazione. Stampa alternativa e giornalismo d'inchiesta dagli anni sessanta a oggi. Roma, Castelvecchi, 2006. pp. 177–183. ISBN 9788876151446.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]