Livio Zanetti

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Livio Zanetti (Bolzano, 1924Roma, 10 agosto 2000) è stato un giornalista italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Bolzano nel 1924 da famiglia di origine pavese, Livio Zanetti fece i suoi studi al Collegio Ghisleri di Pavia. Laureato in filosofia, insegnò per qualche tempo nei licei prima di intraprendere la carriera di giornalista.

Trasferitosi a Milano, entrò nella redazione di «Cinema Nuovo», dove conobbe Tullio Kezich. Scrisse in quegli anni, un libretto su Marilyn Monroe (1955) molto prima che l'attrice statunitense diventasse un mito. Lavorò poi all'Etas Kompass, dove conobbe Carlo Caracciolo che diventerà poi l'editore dell'Espresso. Livio Zanetti entra all'«Espresso» nel 1957 da semplice redattore, poi è inviato prediletto di Arrigo Benedetti (è in Sardegna per fare reportages sul banditismo; vola in Vietnam a raccontare la guerra), poi capo redattore e in questa qualità cura i fascicoli dell'Espresso Colore, vere e proprie monografie che venivano allegate al settimanale, che all'epoca usciva in bianco e nero e in formato lenzuolo.

Diventato direttore responsabile nel 1970, Zanetti accompagna il passaggio dell’Espresso dal formato lenzuolo al tabloid, con impennate nelle tirature che ne faranno uno dei settimanali più letti e più autorevoli d’Europa. Il settimanale si fa promotore di diverse battaglie, come quelle sul divorzio (nel 1974) e sull’aborto nel (1981). Lasciata la direzione del settimanale nel 1984, Zanetti fu per qualche anno presidente dei periodici culturali editi da L’Espresso ed editorialista della «Stampa».

Nel 1990 fu chiamato a dirigere il Giornale radio uno della Rai. Negli anni successivi unificò le tre redazioni dei giornali radio dell'ente pubblico. Nel 2000, poco prima di morire, Zanetti stava preparando un grande libro sulla storia dell'Espresso di cui restano lunghi e interessanti colloqui con Carlo Caracciolo, Eugenio Scalfari, Umberto Eco e molti altri.

Grande appassionato lettore di narrativa e di saggi, Livio Zanetti si definiva “uno storico mancato”. Ma Leonardo Sciascia disse di lui che era il più colto dei direttori.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

L'intensa ed instancabile attività e la passione giornalistica non lasciava molto tempo a Zanetti per scrivere libri. Ne resta comunque uno, dedicato al presidente più amato dagli italiani, Sandro Pertini. È un ritratto affettuoso, ma non compiacente, dal titolo Pertini sì, Pertini no (1985).

Note[modifica | modifica wikitesto]


Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

La notizia della morte di Zanetti su Repubblica

Predecessore Direttore de L'espresso Successore
Gianni Corbi 12 aprile 1970 - 1º luglio 1984 Giovanni Valentini
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