Fiction televisiva

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Miniserie tv)

La fiction televisiva, a cui si fa riferimento anche come fiction TV o semplicemente fiction, è il macro-genere di programmi televisivi caratterizzati dalla narrazione di eventi di fantasia, non reali.[1]

Il termine fiction, derivato dal latino fingere e generalmente usato per indicare qualsiasi opera narrativa frutto di fantasia, è un anglicismo accolto nella lingua italiana a partire dagli anni 1960, diffusosi nei decenni seguenti grazie al successo in Italia delle soap opera importate dagli Stati Uniti.[2] In precedenza le fiction venivano invece prevalentemente chiamate teleromanzi o sceneggiati televisivi e, come il resto dei programmi televisivi dell'epoca, avevano anche la funzione di elevare il grado d'istruzione di una popolazione ancora in buona parte analfabeta, costituendo una sorta di incrocio tra il teatro e una specie di scuola nazionale.[2]

Contrapposta al macro-genere della non-fiction, la fiction televisiva si suddivide in tre principali categorie con strutture narrative, durate e collocazione nei palinsesti differenti: film TV, serie e serial.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La fiction televisiva nasce non molto tempo dopo l'avvio delle prime trasmissioni televisive alla fine degli anni trenta, prendendo piede dopo la fine della seconda guerra mondiale, tra la fine degli anni quaranta e i primi anni cinquanta. La prima forma di fiction era il "teledramma" o "sceneggiato" (in inglese live anthology drama, single play, teleplay o teledrama), costituito da una rappresentazione di derivazione teatrale trasmessa in diretta. Inizialmente si trattava prevalentemente di adattamenti di spettacoli di Broadway, testi teatrali classici o romanzi, ma presto iniziarono a assere frequenti anche produzioni originali; tra i contenitori che li trasmettevano Kraft Television Theatre, Goodyear Television Playhouse e Studio One.[3] Anche per una questione di necessità, caratterizzati da set ristretti e copioni che si affidavano alla bravura degli attori presi in prestito dal teatro, si contrapponevano alle spettacolarizzazioni dei film di Hollywood costituendo quindi una sorta di rivincita della cultura teatrale, anche se la trasmissione in diretta restava uno dei punti di maggiore attrattiva.[3]

La diretta, non dettata da esigenze tecnologiche, comportava un ritmo lento, con i tipici tempi teatrali: per permettere i cambi scena la telecamera indugia su inquadrature fisse in cui è assente l'azione o è di irrilevante importanza. Le ambientazioni si trovano sempre all'interno degli studi televisivi perché le telecamere necessitano di un'illuminazione della scena molto curata, negli esterni forniscono ancora scarse prestazioni. Ciò comporta anche una impostazione interpretativa e recitativa profondamente diversa rispetto alla fiction più moderna. Date le lunghissime sequenze prive di interruzioni, gli attori, infatti, dovevano necessariamente essere in possesso di solide esperienze e tecniche teatrali. In tal senso, molti sceneggiati di quell'epoca, rivisti oggi, se da un lato appaiono per l'appunto dilatati in ritmi molto lenti, dall'altro rivelano spesso, nelle performance degli attori, anche quelli non protagonisti, un livello interpretativo molto elevato e raffinato.

Dalla seconda metà degli anni cinquanta la trasmissione in diretta viene pian piano abbandonata: registrare su pellicola era meno difficoltoso e offriva nuove opportunità di guadagno con le ri-distribuzioni nazionali e internazionali.[3] Dai teledrammi si passa quindi a una serie televisiva che pur mantenendo una struttura episodica si affida a ambientazioni e protagonisti fissi, sempre con lo scopo di produrre più episodi possibile per riempire i palinsesti, la cui produzione non è più gestita direttamente dalle emittenti ma delegate alle case di produzione cinematografiche. Uno dei maggiori successi di questo periodo è I Love Lucy. Agli inizi degli anni sessanta, con l'aumentare dei costi di produzione, diminuisce il tipico numero di episodi prodotti all'anno per una stessa serie, passando da una trentina-quarantina ai 22-24 per stagione, standard rimasto in vigore nei decenni successivi. A questo periodo risale anche la nascita della "stagione televisiva" così come intesa anche in senso moderno, che ricalca la durata della stagione scolastica andando da settembre a maggio, lasciando i mesi estivi, quando il pubblico medio davanti i teleschermi diminuisce, alle repliche o a programmi più a basso costo.[3]

Per quanto riguarda i serial, dagli anni cinquanta iniziarono ad essere rappresentati in televisione diverse soap opere già trasmesse via radio, tra cui la longeva Sentieri. Si trattava di un genere tuttavia secondario, relegato alla fascia del day time, anche se a partire dagli anni sessanta iniziò a trovare popolarità nel Regno Unito e, alla fine degli anni settanta, trovò gloria in prima serata anche negli Stati Uniti con il successo internazionale di Dallas.[3] Dagli anni ottanta le potenzialità del racconto "seriale" iniziarono quindi ad essere sfruttate anche per le serie televisive del prime time e storyline che si sviluppavano lungo più episodi o stagioni divennero sempre più frequenti.

Le fiction seriale, la cui diffusione è riconducibile al feuilleton ottocentesco, prima della televisione era già ampiamente utilizzata nel mondo letterario, al cinema e alla radio.[4] I motivi del successo secondo alcuni osservatori si possono ricondurre al grado di rassicurazione che offre allo spettatore: se una puntata è apprezzata è probabile si apprezzi anche la successiva, mentre la visione di un film è più frequentemente una sorta di scommessa. La ripetizione diventa quindi un elemento di fidelizzazione, mentre nel caso dei serial subentra la curiosità nel seguire l'evolversi della trama; altro punto forte è la capacità di immedesimarsi in certi personaggi e ambienti o lo sviluppo di un vero e proprio legame affettivo con il proprio protagonista preferito.[4]

Tipologia[modifica | modifica wikitesto]

In Italia chiamate anche telefilm, le fiction televisive si suddividono principalmente in film per la televisione, serial e serie.[5]

Film per la televisione[modifica | modifica wikitesto]

Il film per la televisione (o film TV) è un film pensato per la distribuzione televisiva, generalmente dalla durata minore rispetto una tipica opera cinematografica. Può essere anche parte di una serie, mantenendo almeno un elemento in comune tra un'opera e l'altra (ad esempio stesso protagonista o stessa ambientazione), purché abbia una trama prevalentemente auto-conclusiva.[6]

Serial televisivo[modifica | modifica wikitesto]

I serial televisivi sono caratterizzati da un elevato numero di "puntate", le quali si caratterizzano per una narrazione aperta (senza conclusione) e uno stile di ripresa in cui primeggiano primi piani e dialoghi ad effetto.[5]

Sono sotto-categorie dei serial le telenovelas, molto popolari nel Sud America, contraddistinte da un arco narrativo chiuso sviluppato in un numero di puntate solitamente predeterminato, e le soap opera, più diffuse nel Nord America, in cui si riscontra invece un arco narrativo aperto, con un numero di puntate potenzialmente infinito. Altre differenze sono individuabili nelle modalità di programmazione o nelle ambientazioni (le soap opera sono spesso ambientate nel mondo dell'alta borghesia statunitense, mentre le telenovelas prediligono scenari più popolari o "coloniali").[5] Tra le produzioni asiatiche vi rientrano i drama coreani.

Serie televisiva[modifica | modifica wikitesto]

La serie televisiva è un'opera composta da "episodi", ovvero segmenti narrativi con trame prevalentemente chiuse, personaggi solitamente fissi e set ricorrenti.

Se inizialmente le prime serie TV degli anni cinquanta e sessanta si caratterizzavano da una struttura narrativa esclusivamente "episodica", cioè con trame diverse per ogni episodio, nel tempo, in particolare dagli anni ottanta, si è assistiti a una transizione verso opere che sempre più frequentemente includevano anche una trama "orizzontale", la quale coinvolgeva i protagonisti nell'arco di più episodi, includendo quindi elementi tipici dei serial. Alcuni commentatori pertanto parlano di "serie episodiche classiche" o di "serie classiche" per distinguere la forma originariamente più comune di serie televisiva (con episodi autonomi) dalle più recenti serie con una più o meno marcata trama orizzontale, da Milly Buonanno chiamate anche "serie serializzate" per sottolineare la commistione di generi.[3] Quando una serie presenta episodi (o, per estensione, stagioni) che in comune non hanno neanche personaggi e ambientazioni, si parla invece di serie antologiche.

Sono esempi di "serie episodiche classiche" Perry Mason, Magnum, P.I., Charlie's Angels, Colombo, La signora in giallo, M*A*S*H, I Robinson, Vita da strega, La famiglia Bradford e Star Trek. In questo tipo di opere i tratti essenziali dei personaggi sono stabiliti nel primo episodio e rimangono sostanzialmente inalterati per tutta la durata della serie. Nelle serie serializzate, come nei serial, i caratteri dei personaggi evolvono invece nel corso della serie.[4] Un esempio di opera che affianca una trama verticale (ovvero una "narrazione episodica" auto-conclusiva per ogni episodio) a una trama orizzontale (ovvero una "narrazione seriale" sviluppata su più episodi) è Dr. House - Medical Division, in cui la trama verticale, interna al singolo episodio, corrisponde al caso clinico da risolvere, mentre quella orizzontale riguarda l'evolversi delle relazioni tra i vari personaggi. Non mancano anche serie che vedono la completa o quasi assenza di una trama verticale, distinguendosi comunque dai serial per la programmazione e tematiche affrontate; un esempio è Lost, la cui trama si sviluppa ininterrottamente per sei stagioni, episodio dopo episodio.

In Italia alcune fonti parlano anche di "serie all'italiana" per evidenziare le opere prodotte durante la transizione dagli sceneggiati alle serie televisive più moderne di stampo statunitense; tali opere avevano generalmente un protagonista unico e le storie si esaurivano in 6-8 parti di circa 90 minuti.[7]

Riguardo ai generi, una macro-suddivisione distingue le commedie, in particolare le sit-com, caratterizzati da episodi dalla durata di circa 25 minuti e contesti narrativi generalmente comuni (un luogo di lavoro, di studio o un ambiente domestico), oltre che dalla comicità e velocità dei dialoghi, dalle serie a sfondo drammatico, con episodi di circa 50 minuti, ricadenti in generi di derivazione cinematografica (polizieschi, thriller, western...).[5]

Ulteriori tipi e classificazioni[modifica | modifica wikitesto]

Ulteriori tipologie di fiction sono costituite dalle miniserie televisive, che, a metà tra un serial e un film TV, presentano un arco narrativo chiuso suddiviso in un numero limitato di puntate, e le webserie, mini-fiction pensate esclusivamente per la diffusione via internet, con web-episodi detti "webisodi" generalmente di breve durata.

Riguardo lo sviluppo dell'arco narrativo delle fiction alcuni studiosi come Milly Buonanno hanno proposto anche una suddivisione tra opere non seriali, cioè non suddivisi in segmenti (i film TV), opere a serialità debole, con un numero di puntate o episodi limitato (è il caso delle miniserie e talvolta di serie, tra cui quelle antologiche), e opere a serialità forte, con un'elevata frammentazione narrativa (è il caso dei serial e spesso delle serie TV).[8]

Riguardo l'impiego dell'animazione, si distingue invece tra fiction animate (cartoni occidentali e anime) e opere live action. Altre classificazioni sono basate sull'origine geografica: oltre telenovelas e soap-opera, associate rispettivamente ai paesi latini e agli Stati Uniti, anche se poi esportate anche altrove, tra le produzioni orientali si possono distinguere ad esempio il dorama, il drama cinese, il drama coreano, il drama taiwanese, ecc.

Generi narrativi[modifica | modifica wikitesto]

I generi sono gli stessi degli altri tipi di fiction, generalmente associabili ai generi cinematografici, anche se non mancano categorie più tipiche del medium televisivo.

In particolare nei paesi anglosassoni, le fiction vengono suddivise in due macro-categorie: le comedy, di cui la sit-com è il formato più popolare, e i drama, opere a sfondo più drammatico articolabili in svariati sotto-generi.[4][5][7]

Le commedie mirano a divertire lo spettatore. Possono assumere varie forme e declinazioni (parodia, satira, commedia nera...) o legarsi ad altri generi, come il drammatico (commedia drammatica), il fantascientifico (commedia fantascientifica) o il sentimentale (commedia romantica).

La sit-com, abbreviazione di situation comedy (commedia di situazione), è la forma di commedia più diffusa, contraddistinta da episodi generalmente auto-conclusivi con dialoghi veloci, situazioni spesso poco realistiche, e ambientazioni comuni e ristrette. In inglese sono definite domestic-comedy quelle ambientate in contesti domestici.

Il genere drammatico è invece costituito da trame con risvolti tragici, o comunque più "seri" o a più alta intensità emotiva, anche se può includere elementi comici di alleggerimento.

Tra i vari sotto-generi, riscontrabili sia tra le opere drammatiche sia tra le fiction più improntate alla commedia, si possono evidenziare le opere incentrate sulla famiglia (family drama), a tema adolescenziale (teen drama), ambientate in epoche passate (in costume, o period drama), incentrate su eventi storici reali (storiche), raffiguranti ambienti criminali o storie di cronaca nera (crime drama, generalmente poliziesche e di gangster), incentrate su vicende legali (giudiziarie, chiamate courtroom-drama quando il tribunale è la location principale), su vicende mediche (di genere medico, o medical drama, definite anche ospedaliere, hospital-drama in inglese, se ambientate in ospedale). In inglese si parla anche di detective-drama per le storie con protagoniste le indagini di un detective e school-drama per quelle ambientate in contesti scolastici.

Il poliziesco è molto popolare tra le serie televisive, in particolare nella forma procedurale, con un caso diverso da risolvere per ogni episodio. Altri generi principali sono l'azione, l'avventura, il giallo, il thriller, la fantascienza, il fantasy, l'horror, il religioso e il western.

Glossario tecnico[modifica | modifica wikitesto]

Si riportano di seguito alcuni termini tecnici ricorrenti nell'universo della fiction televisiva.[7]

  • Arena: complesso delle ambientazioni, anche concettuali, in cui si svolge la serie, definendo i limiti entro cui si "spingono" i soggetti dei diversi episodi.
  • Backstory: indica la storia pregressa dei protagonisti rispetto le vicende narrate.
  • Bibbia (bible in inglese): documento preparato durante la pre-produzione dell'opera che raccoglie i profili dei personaggi, le descrizioni dei set e le principali linee narrative che dovrà seguire l'opera.
  • Caso di puntata (o plot episodico): il caso (ad esempio medico o poliziesco) affrontato in un singolo episodio, termine usato per distinguerlo dall'eventuale trama orizzontale
  • Cliffhanger: un colpo di scena o un punto culminante ad alta intensità emotiva utilizzato come espediente della narrazione per mantenere alto l'interesse dello spettatore dopo la fine di un episodio o una puntata (in attesa della trasmissione del nuovo) o all'interno di un episodio (o puntata) prima di una prevista pausa pubblicitaria.
  • Collection: raccolta di fiction, generalmente film TV, con uno o più elementi essenziali in comune e quindi distribuiti come parte di uno stesso "ciclo" o una stessa serie; può trattarsi anche di opere realizzate autonomamente e distribuite insieme in un secondo momento.
  • Concept: storia base, progettuale, dell'opera, generalmente successiva alla produzione/acquisizione del soggetto.
  • Crossover: episodio in cui compaiono uno o più personaggi di una o più altre serie, con una trama che si può sviluppare in più episodi di tutte o parte le fiction coinvolte.
  • Docu-drama (o docu-fiction): documentario che sfrutta tecniche proprie della fiction, con ricostruzioni interpretate da attori. Affine è il termine faction, incontro tra fact e fiction, usato talvolta per indicare opere che mischiano finzione e realtà.
  • Episodio: frammento narrativo di una serie televisiva caratterizzato da una trama auto-conclusiva, a volte affiancata da una trama che prosegue in episodi successivi.
  • Episodio pilota (anche chiamato semplicemente pilota o pilot): è il primo episodio di una serie o di un serial (in tal caso chiamato puntata pilota), di grande importanza per presentare i personaggi e impostare tonalità e stile che la fiction manterrà anche nei segmenti successivi.
  • Episodio stand-alone: episodio scollegato dalla trama orizzontale degli episodi, come può essere uno speciale in occasione di una certa ricorrenza (es. natalizio).
  • Fandom: comunità di persone unita dall'interesse e la passione in comune verso un oggetto o un fenomeno, in tal ambito una fiction o un genere di fiction.
  • Falso documentario (o mockumentary): fiction che utilizza il linguaggio documentaristico pur narrando eventi di fantasia.
  • Fiction kolossal: termine usato principalmente negli anni novanta per indicare opere realizzate con un grande impiego di risorse materiali e finanziarie.
  • Fiction-mania: termine usato per sottolineare una tendenza o una passione superiore alla media verso le fiction.
  • Film pilota: film televisivo con una trama prevalentemente auto-conclusiva realizzato come potenziale primo episodio di una serie televisiva o primo elemento di una serie di film.
  • Midseason replacement: programma televisivo destinato ad essere distribuito nella seconda parte della stagione televisiva di un'emittente.
  • Minifiction (o microfiction, o fiction interstiziale): fiction composta da episodi di pochi minuti (fino a dodici), come nel caso delle webserie.
  • Miniserie: fiction che narra una storia unica come fosse un film ma frammentata nell'arco di più puntate come un serial; le puntate sono in numero limitato (generalmente da due fino a una decina o poco più).
  • Originale: aggettivo usato per identificare una fiction basata su una storia originale, cioè non derivata da un'altra opera.
  • Pitch: presentazione, generalmente orale, di un progetto per una nuova fiction ai dirigenti di un'emittente.
  • Prime time serial (o prime time soap, o supersoap): per identificare un serial, tipicamente una soap opera, trasmessa in prima serata, adottando la programmazione di una serie televisiva; generalmente le soap opera sono infatti prodotti pensati per riempire il day-time.
  • Personaggio regolare o fisso (regular in inglese): aggettivo riferito a un personaggio o a un attore che ricorre nella maggior parte o in tutti gli episodi (o puntate) di una fiction almeno per un certo periodo di tempo, solitamente almeno una stagione. Si distingue dai personaggi e membri del cast ricorrenti (recurring in ingliese) e dalle guest star, che compaiono solo in una parte degli episodi o comunque per un periodo di tempo e/o con importanza minore.
  • Serie antologica (anthology in inglese): serie con episodi (o stagioni) che presentano personaggi e ambienti diversi, completamente autonomi.
  • Serie di culto (o cult serial): come per i film di culto, è una fiction che ha generato un largo seguito (fandom).
  • Serie serializzata (anche detta serie seriale, serie a incastro, serial drama o serialized drama in inglese): serie televisiva che presenta elementi dei serial, e in particolare una marcata trama orizzontale sviluppata su più episodi o stagioni; si differenzia dalla serie episodica (o serie episodica classica) che invece presenta quasi esclusivamente trame verticali.
  • Shortcom (o striscia): sit-com con segmenti narrativi di breve durata, realizzate in poco tempo e dette anche instant comedy.
  • Spin-off: opera derivata da un'altra opera pre-esistente.
  • Story editor: figura professionale che revisiona le sceneggiature prodotte.
  • Puntata: frammento narrativo dei serial e delle miniserie caratterizzato da una trama aperta destinata a proseguire nelle puntate successive (fino all'ultima della fiction).
  • Stagione: insieme di puntate o episodi di una fiction distribuite in un delimitato periodo temporale.
  • Story line: sinonimo di linea narrativa.
  • Syndication: praticamente che si riferisce della cessione dei diritti di ri-trasmissione di un programma televisivo ad altre emittenti rispetto l'emittente originale o direttamente alla vendita dei diritti per la prima trasmissione a una rete di emittenti locali invece di una singola nazionale.
  • Teaser: sorta di prologo dell'episodio con scene accattivanti tipicamente inserito prima della sigla di una serie televisiva. Teaser è anche il nome di brevi filmati promozionali assimilabili ai trailer.
  • Teleromanzo: nei primi decenni della televisione indicava uno sceneggiato adattato da un romanzo, quindi non originale.
  • Trama orizzontale (continuing story, running plot o continuity in inglese): trama che si sviluppa nell'arco di più episodi o stagioni.
  • Trama verticale (anthology plot in inglese): trama che si sviluppa e conclude all'interno di un singolo episodio.
  • Unità di programmazione (broadcasting unit in inglese): indica il segmento di cui si compone la fiction, corrisponde all'episodio, alla puntata o all'intero film in caso di opere non seriali.
  • Upfront: presentazione dei nuovi palinsesti di un'emittente televisiva.
  • Walk-and-talk: tecnica di riprese usata per riprendere due o più personaggi in movimento ma allo stesso tempo impegnati in un fitto dialogo.
  • Webserie: fiction concepita specificatamente per la fruizione via internet, generalmente una minifiction.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Fiction, in Enciclopedia del cinema, Treccani. URL consultato il 19 settembre 2017.
  2. ^ a b Gabriella Alfieri, L’italiano “seriale” della fiction televisiva, in Lingua italiana, Treccani. URL consultato il 19 settembre 2017.
  3. ^ a b c d e f Gianluigi Rossini, La serie classica: istituzioni televisive e forme narrative, in Beetween, novembre, 2014.
  4. ^ a b c d La fiction seriale tv, in Cinescuola. URL consultato il 20 settembre 2017.
  5. ^ a b c d e Aldo Grasso, La fortuna di un nome, la fortuna di un genere, in Dizionario dei telefilm, Garzanti, 2004.
  6. ^ telefilm, in Vocabolario Treccani. URL consultato il 19 settembre 2017.
  7. ^ a b c Marcello Aprile e Debora de Fazio, Glossario (PDF), in Osservatorio delle serie televisive. URL consultato il 20 settembre 2017.
  8. ^ Milly Buonanno, Narrami o diva. Studi sull'immaginario televisivo, Liguori, 1994.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Marcello Aprile e Debora De Fazio (a cura di), La serialità televisiva. Lingua e linguaggio nella fiction italiana e straniera, Galatina, Congedo, 2010, ISBN 978-88-8086-917-7.
  • Luca Bandirali e Enrico Terrone, Filosofia delle serie tv. Dalla scena del crimine al trono di spade, Udine, Mimesis, 2013, ISBN 978-88-575-1292-1.
  • Milly Buonanno, Le formule del racconto televisivo: la sovversione del tempo nelle narrative seriali, Milano, Sansoni, 2002, ISBN 88-383-1922-7.
  • Leopoldo Damerini e Fabrizio Margaria, Dizionario dei telefilm, Milano, Garzanti, 2004, ISBN 88-11-60024-3.
  • Federico di Chio, American Storytelling. Le forme del racconto nel cinema e nelle serie tv, Carocci, 2016, ISBN 978-88-430-7933-9.
  • Aldo Grasso (a cura di), Enciclopedia della televisione, 3ª ed., Milano, Garzanti, 2008, ISBN 88-11-50526-7.
  • Giorgio Grignaffini, I generi televisivi, Roma, Carocci, 2004, ISBN 88-430-2915-0.
  • Pierpaolo Panico, Inforemediation. Contemporaneità e informazione ri-mediata nella serialità televisiva, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2010, ISBN 978-88-498-2903-7.
Televisione Portale Televisione: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di televisione