Eccidio di Sant'Anna di Stazzema

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Eccidio di Sant'Anna di Stazzema
eccidio
Santanna mahnmal.JPG
Monumento ossario di Sant'Anna di Stazzema
TipoFucilazione di massa
Data12 agosto 1944
LuogoMulina, Sant'Anna (Stazzema), Valdicastello Carducci e Capezzano Monte (Pietrasanta)
StatoRepubblica Sociale Italiana Repubblica Sociale Italiana
Divisione 1Lucca Lucca
Coordinate43°58′27″N 10°16′25″E / 43.974167°N 10.273611°E43.974167; 10.273611Coordinate: 43°58′27″N 10°16′25″E / 43.974167°N 10.273611°E43.974167; 10.273611
ObiettivoCivili
ResponsabiliTedeschi della 16. SS-Panzergrenadier-Division "Reichsführer-SS" e collaborazionisti fascisti (guidano le SS al villaggio e alle case)
MotivazioneAtto terroristico premeditato
Conseguenze
Morti560
(130 bambini)
Mappa di localizzazione
Mappa di localizzazione: Toscana
Luogo dell'evento
Luogo dell'evento

L'eccidio di Sant'Anna di Stazzema fu un crimine di guerra nazifascista compiuto dai soldati tedeschi di tre compagnie della 16. SS-Panzergrenadier-Division "Reichsführer-SS", comandata dal Gruppenführer Max Simon[1] con l'ausilio di alcuni collaborazionisti italiani della RSI. All'alba del 12 agosto 1944 i reparti circondarono l'abitato di Sant'Anna (una frazione di Stazzema, LU), mentre un quarto si attestava più a valle, sopra il paese di Valdicastello, per bloccare ogni via di fuga. Nonostante agli inizi del mese Sant'Anna fosse stata dichiarata zona bianca dai tedeschi, in grado cioè di accogliere popolazione civile sfollata, in poco più di tre ore furono massacrate 560 persone, tra cui molti bambini[2].

Come accertò la magistratura militare italiana non si trattò di rappresaglia in risposta a una determinata azione del nemico, ma - come è emerso dalle indagini - si trattò di un atto terroristico premeditato e curato in ogni dettaglio per annientare la volontà della popolazione, soggiogandola grazie al terrore. L'obiettivo era quello di distruggere il paese e sterminare la popolazione per rompere ogni collegamento fra i civili e le formazioni partigiane presenti nella zona.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il contesto e la resistenza italiana[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Linea Gotica.

Con il crollo del fronte di Cassino le due armate tedesche in Italia si trovarono in una situazione precaria, sotto costante pressione delle armate alleate che risalivano rapidamente verso la pianura Padana. Impossibilitate a rispettare le disposizioni di Adolf Hitler che pretendeva di mantenere le posizioni «a tutti i costi», le forze tedesche si ritirarono lungo la linea difensiva fortificata precedentemente allestita sull'Appennino tosco-emiliano, che per motivi propagandistici venne ribattezzata da Linea Gotica al meno altisonante Linea Verde (Grüne Linie)[3].

In seguito all'ingresso degli alleati a Roma il 5 giugno 1944, la Wehrmacht ebbe un crollo militare e perse interamente la zona dell'Italia centrale tra Cassino e Perugia, e il comandante tedesco del fronte Sudovest, Albert Kesselring, cosciente dell'incompletezza della Linea Verde-Gotica, predispose una ritirata combattuta con l'obiettivo di stabilizzare il fronte nei pressi del lago Trasimeno per permettere il rafforzamento della linea fortificata sugli Appennini e nel frattempo rastrellare quanti più civili italiani possibili da far lavorare nella costruzione della stessa Linea Gotica. La stabilizzazione del fronte tentata da Kesselring sul Trasimeno fu breve, e il 4 luglio la zona d'operazione della 14ª Armata tedesca fu estesa alle provincie di Apuania (l'odierna provincia di Massa-Carrara), Lucca, Pistoia, Firenze e Arezzo. In questo contesto, un aspetto di fondamentale importanza strategica per Kesselring fu di impedire al movimento resistenziale di mettere in pericolo la costruzione della linea, che per forza di cose poteva essere presidiata da un numero esiguo di truppe e quindi era particolarmente vulnerabile agli attacchi partigiani[4]. Il pericolo rappresentato dai partigiani nelle montagne appenniniche era diventato così forte che al giudizio di Kesselring e dei comandi della Wehrmacht si doveva ormai parlare di movimento insurrezionale pianificato e impostato militarmente, che non poteva più essere qualificato con disprezzo come mero banditismo: si trattava invece di un nemico «che combatteva secondo i princìpi della guerriglia» alle spalle delle truppe al fronte e che era quasi impossibile contrastare efficacemente[5].

Per la costruzione della linea e il suo rafforzamento erano competenti i comandi di corpo d'armata schierati nei vari settori, che istituirono delle squadre d'ispezione che assieme all'Organizzazione Todt e i reparti del genio fortificazioni, dovevano coordinare la costruzione della linea difensiva. Nella zona della 14ª Armata - schierata dalla costa tirrenica della zona di Massa fino al passo del Giogo - il LXXV Corpo d'armata aveva la sua squadra d'ispezioni a Fivizzano, e a tale corpo ai primi di giugno venne assegnata la 16. SS-Panzergrenadier-Division "Reichsführer-SS" (16ª Divisione meccanizzata "Reichsführer"-SS") per la protezione della costa tra Carrara e Livorno e la lotta antipartigiana nelle Alpi Apuane[6]. Il generale Gustav-Adolf von Zangen incaricato della costruzione delle fortificazioni occidentali della linea Gotica, per contrastare il movimento partigiano concordò con Karl Wolff che l'Oberführer delle SS Friedrich Hildebrandt rendesse sicura la parte orientale mentre l'Oberführer Karl Heinz Bürger avrebbe assunto lo stesso incarico nella parte occidentale. Le SS proposero inoltre che la popolazione civile delle singole località fosse considerata responsabile della sicurezza di determinati obiettivi, e qualora questi fossero stati danneggiati, tutti gli abitanti delle relative località sarebbero stati giustiziati. Preoccupato dell'attività partigiana, von Zangen arrivò a chiedere un massiccio concentramento di truppe lungo la linea Gotica, in modo tale che fosse «preventivamente presidiata» in attesa che vi si attestassero i soldati di prima linea delle due armate che combattevano al fronte[7]. La mancanza di truppe a disposizione fece cadere nel vuoto la richiesta di von Zangen, il quale dovette constatare che a giugno i lavori di fortificazione sulle montagne di Carrara e sulla fondamentale postazione di monte Altissimo, a est di Carrara, furono interrotti a causa dell'intensa attività partigiana[8].

Le Alpi Apuane, che per la difesa tedesca rappresentavano un formidabile sbarramento naturale, ed erano di particolare importanza per la protezione del fianco occidentale della linea, si rivelarono particolarmente difficili da proteggere e controllare. Con l'aumentare dell'attività partigiana il 9 giugno il LXXV Corpo d'armata ordinò un ennesimo rastrellamento nella zona dall'entroterra di Rapallo e nella regione a nord-est di Massa tra monte Tambura e monte Pania della Croce (inclusa Stazzema) ad opera della 16ª Divisione meccanizzata "Reichsführer-SS", mentre la 19ª Divisione da campagna della Luftwaffe incaricata di rastrellare la zona di Castelnuovo di Val di Cecina e a nord di Follonica[9]. In particolare preoccupava i tedeschi che i partigiani controllassero le vie di comunicazione nelle retrovie del fronte: non soltanto mettevano in pericolo i rifornimenti e i punti nevralgici come fabbriche e centrali elettriche, ma avrebbero potuto creare problemi in caso di ripiegamento. Questi timori trassero nuovo alimento durante la perdita di Massa il 24 giugno in seguito all'avanzata alleata: in questo episodio i tedeschi lamentarono attacchi «delle bande alle spalle» e ciò indusse i comandi militari tedeschi ad attuare attorno alla Linea Gotica rastrellamenti condotti senza scrupoli[10].

Le azioni di rastrellamento nelle retrovie Apuane furono quindi ulteriormente intensificate a luglio 1944; dal 30 giugno al 7 luglio sotto il comando del generale Theodor von Hippel venne attuata l'operazione Wallenstein, nella quale furono impiegati 5-6000 uomini per rastrellare un'area attorno al massiccio montuoso tra Parma e La Spezia e chiudere i partigiani in una sacca delimitata dalle strade che collegavano Parma-Aulla-Fivizzano-Passo del Cerreto. Fu quindi progettata una seconda operazione a occidente della strada La Spezia-Parma per garantire la sicurezza della linea ferroviaria che collega le due città. L'azione, chiamata Wallenstein II, fu proseguita verso occidente per contrastare i partigiani attestati nella zona del monte Penna, ma al pari dell'azione precedente, si rivelò sostanzialmente fallimentare, perché dopo i rastrellamenti comparirono immediatamente i partigiani nelle zone[11].

Da metà giugno gli ordini superiori relativi alla lotta antipartigiana furono estremamente inaspriti. Il 17 giugno Kesselring emanò il nuovo «Regolamento per la lotta alle Bande partigiane» dove si mise in chiaro che l'esercito tedesco considerava le attività partigiane estremamente pericolose e per contrastare tale attività bisognava agire con estrema durezza, servendosi di tutti i mezzi a disposizione, ribadendo che sarebbe stata sua premura «proteggere i comandanti» che avessero esagerato nella scelta dei mezzi d'intervento nella repressione[12]. Il comandante superiore Sudovest esigeva che si reagisse con tempestività e brutalità alle azioni della Resistenza: nelle zone con elevato movimento delle bande occorreva «arrestare una percentuale di popolazione maschile», e nel caso in una località si fossero registrate azioni contro le truppe tedesche o danneggiamento di materiale militare, si sarebbe dovuto distruggere la località intera, i maschi maggiori di 18 anni sarebbero stati fucilati, mentre gli autori e i caporioni andavano «pubblicamente impiccati»[13]. I generali tedeschi in Italia applicarono alla lettera le disposizioni di Kesselring, e anzi le direttive del feldmaresciallo subirono ulteriori inasprimenti: a luglio venne ordinato che non fosse «avviato nessun procedimento giudiziario (né marziale)» a quegli esponenti della popolazione sospettati di proteggere i partigiani, costoro dovevano essere immediatamente fucilati, e stessa sorte fu riservata a eventuali prigionieri «appartenenti a bande». Il 30 luglio il decreto per la Bekämpfung von Terroristen und Saboteuren ("Lotta contro terroristi e sabotatori") esplicitò che qualunque persona fosse stata sorpresa a compiere atti a danneggiamento della Wehrmacht andava abbattuta sul posto senza fare prigionieri[14]. Con la trasmissione di questi ordini, di fatto le popolazioni dell'Appennino venivano considerati direttamente responsabili della comparsa dei partigiani nelle zone da loro abitate[15].

La situazione nella zona di Sant'Anna[modifica | modifica wikitesto]

Dalla fine del 1943 fino all'estate dell'anno successivo la popolazione di Sant'Anna di Stazzema e delle borgate limitrofe crebbe notevolmente per l'arrivo degli sfollati sospinti in queste terre dall'avanzamento del fronte bellico e dai continui bombardamenti degli anglo-americani[16] che colpivano la costa e le città. I tedeschi, tra l'altro, impegnati alla costruzione di una linea difensiva che dal mar Tirreno, lungo l'Appennino, doveva arrivare all'Adriatico, rastrellavano gli uomini per impiegarli nelle opere di fortificazione. Anche il territorio di Sant'Anna di Stazzema fu interessato dalla costruenda linea "Pietrasanta-Riegel"[17] che doveva collegarsi con la linea Verde-Gotica; quest'ultima, nell'inverno 1944-1945, avrebbe fermato l'avanzata degli eserciti alleati. Una direttiva emanata da Hitler il 2 giugno 1944[18] imponeva che per una profondità di 10 chilometri, al di qua e al di là della linea gotica, il territorio doveva essere sgombro da ogni insediamento civile; per cui a più riprese l'esercito tedesco ordinava il trasferimento dei civili verso Sala Baganza, in provincia di Parma[16].

Il quadro della situazione bellico-militare nell'estate del 1944 era piuttosto confuso e complesso. La Wehrmacht aveva fermato lungo la linea dell'Arno la precipitosa avanzata alleata dopo la liberazione di Roma; le brigate partigiane operavano sabotaggi e attentati a danno dei tedeschi, i quali reagivano con pesantissime rappresaglie a danno della popolazione civile. Civitella in Val di Chiana, Guardistallo, Padule di Fucecchio, San Terenzo Monti e Bardine, Fivizzano, sono solo alcune delle tante località che furono teatro di eccidi e di rastrellamento di civili, voluti da Kesselring per terrorizzare e troncare connivenze tra la popolazione e le bande partigiane. La formazione "Mulargia", che operava sui monti delle Apuane, a metà giugno si sciolse per dissidi interni, dando vita alla "Gino Lombardi" organizzata in tre compagnie, che successivamente formarono la "X bis brigata Garibaldi", composte da circa 120 uomini ciascuna. Queste si posizionarono una sul monte Gabberi, verso la foce di San Rocchino, un'altra vicino a Farnocchia e la terza tra Sant'Anna e la foce di Farnocchia.[19]

Il 26 luglio il comando germanico affisse sulla piazza della chiesa di Sant'Anna un manifesto a stampa ordinando a tutti gli abitanti di lasciare le loro abitazioni e di trasferirsi altrove, verso Valdicastello, in ottemperanza agli ordini di Hitler[18]. Il mancato adempimento a detti ordini (dovuto, secondo alcuni, a un volantino diffuso dai partigiani nei giorni precedenti la strage, con cui la popolazione sarebbe stata invitata a non obbedire all'ordine di evacuazione) ha destato nel dopoguerra varie polemiche. Lo storico Carlo Gentile osserva al riguardo che già da tempo l'esercito tedesco aveva cominciato a eseguire lo sgombero dei civili dalla costa della Versilia e delle Alpi Apuane, e tale ordine di sgombero era stato esteso alle zone interne nel luglio 1944. Tuttavia, continua Gentile, l'esecuzione dell'ordine risultò da subito «quasi impossibile», sia perché la popolazione opponeva resistenza passiva, sia perché la Wehrmacht non disponeva di truppe e mezzi sufficienti per far rispettare l'ordine. È vero che i tedeschi ordinarono alla popolazione montana di evacuare l'area, ma è anche vero che da parte tedesca «non ci fu un seguito di azioni coordinate di sgombero» e le relative direttive «caddero nel vuoto».

Per questo motivo, secondo la ricostruzione di Gentile, il volantino diffuso dai partigiani non può essere considerato come uno dei motivi della strage. «In realtà nella voluminosa documentazione tedesca non c'è nessuna traccia di operazioni di sgombero coordinate nei giorni della strage. Il nodo centrale non è tanto il fatto se i partigiani avessero o meno espressamente invitato la popolazione a disattendere l'ordine di evacuazione impartito dalle autorità occupanti, quanto il disinteresse dei comandi nazisti a mettere al sicuro i civili in una regione in cui la crescente presenza militare veniva a essere per loro un rischio sempre più grave»[20].

L'eccidio del 12 agosto 1944[modifica | modifica wikitesto]

All'inizio dell'agosto 1944 Sant'Anna di Stazzema era stata qualificata dal comando tedesco come "zona bianca", ossia una località adatta ad accogliere sfollati: per questo la popolazione, in quell'estate, aveva superato le mille unità. Inoltre, sempre in quei giorni, i partigiani avevano abbandonato la zona senza aver svolto operazioni militari di particolare entità contro i tedeschi. Nonostante ciò, all'alba del 12 agosto 1944, tre reparti di SS salirono a Sant'Anna, mentre un quarto chiudeva ogni via di fuga a valle sopra il paese di Valdicastello. Alle sette il paese era circondato. Quando le SS giunsero a Sant'Anna, gli uomini del paese si rifugiarono nei boschi per non essere deportati, mentre donne, vecchi e bambini, sicuri che nulla sarebbe capitato loro in quanto civili inermi, restarono nelle loro case.

In poco più di mezza giornata vennero uccisi centinaia di civili[21], di cui solo 350 poterono essere in seguito identificate; tra le vittime 65 erano bambini minori di 10 anni di età[22]. Dai documenti tedeschi peraltro non è facile ricostruire con precisione gli eventi: in data 12 agosto 1944, il comando della 14ª Armata tedesca comunicò l'effettuazione con pieno successo di un'"operazione contro le bande" da parte di reparti della 16. SS-Panzergrenadier-Divisione Reichsführer SS nella "zona 183", dove si trova il territorio del comune di S. Anna di Stazzema; l'ufficio informazioni del comando tedesco affermò che nell'operazione 270 "banditi" erano stati uccisi, 68 presi prigionieri e 208 "uomini sospetti" assegnati al lavoro coatto[23]. Una successiva comunicazione dello stesso ufficio in data 13 agosto precisò che "altri 353 civili sospettati di connivenza con le bande" erano stati catturati, di cui 209 trasferiti nel campo di raccolta di Lucca[23].

I nazisti rastrellarono i civili, li chiusero nelle stalle o nelle cucine delle case, li uccisero con colpi di mitra, bombe a mano, colpi di rivoltella e altre modalità di stampo terroristico. La vittima più giovane, Anna Pardini, aveva solo 20 giorni (23 luglio-12 agosto 1944). Gravemente ferita, la rinvenne agonizzante la sorella maggiore Cesira (Medaglia d’Oro al Merito Civile) miracolosamente superstite, tra le braccia della madre ormai morta. Morì pochi giorni dopo nell'ospedale di Valdicastello. Infine, incendi appiccati a più riprese causarono ulteriori danni a cose e persone.

Prima dell'eccidio di Sant'Anna di Stazzema, nel giugno dello stesso anno, SS tedesche, affiancate da reparti della X MAS, massacrarono 72 persone a Forno. Il 19 agosto, varcate le Apuane, le SS si spinsero nel comune di Fivizzano (Massa Carrara), seminando la morte fra le popolazioni inermi dei villaggi di Valla, Bardine e Vinca, nel comune di Fivizzano. Nel giro di cinque giorni uccisero oltre 340 persone, mitragliate, impiccate, financo bruciate con i lanciafiamme.

Nella prima metà di settembre, con il massacro di 33 civili a Pioppetti di Montemagno, in comune di Camaiore (Lucca), i reparti delle SS portarono avanti la loro opera nella provincia di Massa Carrara. Sul fiume Frigido furono fucilati 108 detenuti del campo di concentramento di Mezzano (Lucca), mentre a Bergiola i nazisti fecero 72 vittime. Avrebbero poi continuato la strage con il massacro di Marzabotto.

Le indagini[modifica | modifica wikitesto]

Bassorilievo sull'eccidio

Nell'estate del 1994, Antonino Intelisano (il procuratore militare di Roma), mentre cerca documentazione su Erich Priebke e Karl Hass, avvia un procedimento che porterà alla scoperta casuale, in uno scantinato della procura militare, di un armadio contenente 695 fascicoli «archiviati provvisoriamente», riguardanti crimini di guerra commessi da tedeschi e repubblichini. Tra questi viene trovata anche della documentazione relativa al massacro di Sant'Anna, per il quale verrà riaperta l'inchiesta che porterà a individuare alcuni dei responsabili.

Il procuratore militare di La Spezia Marco De Paolis (in seguito procuratore militare di Roma) grazie a indagini accurate riesce a individuare i responsabili di questo eccidio. È così che il 20 aprile 2004, davanti ai giudici del Tribunale Militare di La Spezia viene celebrato un processo per i responsabili di questo crimine. Sono passati dieci anni dalla scoperta dei fascicoli delle stragi "abbandonati" nell'armadio dello scantinato della procura militare di Roma, ma prima di de Paolis nessuno aveva pensato di fare indagini su questa e altra strage nazista di Sant'Anna.

Poiché tra soldati e ufficiali gli imputati sarebbero stati centinaia, fu deciso di rinunciare a processare i soldati - esecutori materiali dell'eccidio - per processare solo gli ufficiali che di quell'eccidio erano stati i veri responsabili, essendo stati loro a dare l'ordine del massacro.

Il giudice dell'udienza preliminare accolse quindi la richiesta del procuratore militare De Paolis di rinvio a giudizio per i tre ufficiali SS accusati di essere gli esecutori dell'eccidio. Tra i militari tedeschi accusati: Gerhard Sommer, 83 anni, comandante della 7ª compagnia del II battaglione del 35º reggimento Grenadieren (facente parte della 16. SS-Panzergrenadier-Division "Reichsführer-SS"), gli ufficiali Alfred Schöneberg, 83 anni, e Ludwig Heinrich Sonntag, 80 anni. Per altre due SS, Werner Bruß, 84 anni, e Georg Rauch, 83 anni, fu richiesto il non luogo a procedere, mentre per Heinrich Schendel, 82 anni, il Gup rinviò gli atti al pubblico ministero fissando il termine massimo di 5 mesi per ulteriori indagini.

Il 22 giugno 2005 il procuratore De Paolis chiede la condanna all'ergastolo per dieci tra ex ufficiali e sottufficiali tedeschi. Il tribunale militare di La Spezia accoglie la richiesta. Al momento della sentenza i dieci erano tutti ultraottantenni.

Il processo e le condanne[modifica | modifica wikitesto]

La ricostruzione degli avvenimenti, l'attribuzione delle responsabilità e le motivazioni che hanno originato l'eccidio sono state possibili grazie al processo svoltosi al Tribunale militare di La Spezia, conclusosi nel 2005 con la condanna all'ergastolo per dieci SS colpevoli del massacro; sentenza confermata in Appello nel 2006 e ratificata in Cassazione nel 2007. Nella prima fase processuale si è svolto, grazie al pubblico ministero Marco De Paolis, un imponente lavoro investigativo, cui sono seguite le testimonianze in aula di superstiti, di periti storici e persino di due SS appartenute al battaglione che massacrò centinaia di persone a Sant'Anna.

L'8 novembre 2007 vennero confermati dalla Corte di cassazione gli ergastoli all'ufficiale Gerhard Sommer e ai sottufficiali nazisti Georg Rauch e Karl Gropler. La Cassazione si è espressa contro la richiesta di rifare il processo in quanto i soldati delle SS sentiti come testimoni dovevano essere considerati coimputati e quindi le loro testimonianze non valide.[24] La sentenza rigetta questa tesi e conferma che l'eccidio è stato un atto terroristico premeditato.[25] Su iniziativa parlamentare del deputato Carlo Carli e altri, con legge 15 maggio 2003, n. 107, viene istituita, ai sensi dell'articolo 82 della Costituzione, una commissione parlamentare di inchiesta per indagare sulle anomale archiviazioni "provvisorie" e sull'occultamento dei 695 fascicoli (compresi quelli relativi alla strage di Sant'Anna di Stazzema) contenenti denunzie di crimini nazifascisti.

Il 1º ottobre 2012 la Procura di Stoccarda ha archiviato l'inchiesta per la strage nazista. L'organo giudiziario tedesco ha deciso l'archiviazione innanzitutto perché, secondo i magistrati, non sarebbe più possibile stabilire il numero esatto delle vittime: nella regione si trovavano anche numerosi rifugiati di guerra provenienti da altre zone. I reati di omicidio e concorso in omicidio per l'eccidio non sono prescritti; tuttavia, secondo la Procura tedesca, sarebbe stato necessario, per l'emissione di un atto di accusa, che venisse comprovata per ogni singolo imputato la sua partecipazione alla strage. E ciò non è stato ritenuto possibile dagli inquirenti tedeschi. Secondo la magistratura tedesca, inoltre, non sarebbe possibile accertare se la strage sia stata effettivamente un atto premeditato contro la popolazione civile, in quanto (sempre secondo la Procura di Stoccarda) è possibile che gli obiettivi dell'azione militare siano stati solo la lotta antipartigiana e il rastrellamento di uomini da deportare ai lavori forzati in Germania. Tale decisione, che è in contrasto con le risultanze processuali della magistratura italiana, ha suscitato incredulità e sdegno fra i sopravvissuti alla strage e prese di posizione contrarie da parte di vari esponenti politici in Italia[26][27].

La famiglia Tucci[modifica | modifica wikitesto]

Un episodio simbolico dell'eccidio fu il massacro della famiglia di Antonio Tucci, ufficiale di marina che lavorava a Livorno, ma originario di Foligno, che aveva condotto la sua famiglia a Sant'Anna di Stazzema reputandola luogo sicuro. In questa strage morirono gli otto figli (la cui età andava dai pochi mesi ai 15 anni) e la moglie. Si salvò solo lo stesso Antonio Tucci, che quel giorno era lontano da casa e rientrò il giorno successivo; secondo alcuni testimoni, l'uomo, in preda alla disperazione, cercò di gettarsi tra le fiamme che ancora ardevano nella piazzetta del paese per morire assieme ai suoi cari e fu necessario trattenerlo con la forza.[28]

Il 25 aprile 2004 il Comune di Foligno, durante la festa della Liberazione, rendendo omaggio alle vittime della Resistenza e degli eccidi, ha intitolato una piazza del centro cittadino a Don Minzoni; in mezzo alla piazza è stato realizzato un monumento che comprende una fontana a forma di clessidra, nel cui fascione centrale sono scolpiti in bronzo alcuni episodi a ricordo delle vittime, tra i quali la Croce della famiglia Tucci.

L'eccidio nella cultura popolare[modifica | modifica wikitesto]

Il "Parco Nazionale della Pace"[modifica | modifica wikitesto]

Su iniziativa parlamentare del deputato Carlo Carli ed altri parlamentari nel 1996, in memoria dell'avvenimento venne istituito il "Parco Nazionale della Pace" presso la località, con la legge 11 dicembre 2000, n. 381, con l'obiettivo di mantenere viva la memoria storica degli eventi ed educare le nuove generazioni ai valori della pace, della giustizia, della collaborazione e del rispetto fra i popoli e gli individui.

Si estende sul territorio collinare circostante il paese, concentrandosi nell'area sacrale che, dalla piazza della chiesa e dal Museo Storico della Resistenza, attraverso la Via Crucis e il bosco circostante, giunge al Col di Cava, dove è posto il Monumento Ossario. Il parco, sia dal punto di vista morfologico sia funzionale, costituisce un connubio ideale tra ambiente, storia e memoria, grazie a uno stretto collegamento tra la natura incontaminata, i borghi e gli insediamenti sparsi sul colle e i luoghi dell'eccidio.

Divenne luogo simbolo della memoria per la diffusione di una cultura di pace, attraverso iniziative, manifestazioni, mostre, convegni, a livello nazionale e internazionale[29].

L'organo della pace[modifica | modifica wikitesto]

L'organo della pace di Glauco Ghilardi (2007), situato nella chiesa di Sant'Anna di Stazzema

Il 29 luglio 2007, è stato inaugurato l'organo della pace[30] (in tedesco: Friedensorgel), un organo a canne costruito dall'organaro italiano Glauco Ghilardi ispirandosi a strumenti dell'organaro tedesco Arp Schnitger, vissuto a cavallo tra il XVII e il XVIII secolo.

Lo strumento è situato sulla cantoria in controfacciata della chiesa del paese ed è racchiuso entro una cassa in legno con mostra composta da 27 canne di principale. A trasmissione integralmente meccanica, ha un'unica tastiera di 54 note con divisione tra bassi e soprani tra Do3 e Do#3, e una pedaliera dritta di 27 note e costantemente unita al manuale.

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

  • L'eccidio di Sant'Anna, regia di Paolo Bertola e Massimo Montepagani - documentario (2006)
  • Sant'Anna per non dimenticare, regia di Alvaro Bizzarri - documentario (2007)
  • Miracolo a Sant'Anna (Miracle at St. Anna), regia di Spike Lee (2008)
  • Lo stato di eccezione, regia di Germano Maccioni - documentario (2008)
  • Inside Buffalo, regia di Fred Kudjo Kuwornu - documentario (2010)
  • E poi venne il silenzio, regia di Irish Braschi - documentario (2011)
  • XII844, regia di Diego Bonuccelli - cortometraggio (2016)[31]

Discografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Sant'Anna, brano tratto dall'album Tutto qua di Fabio Concato.
  • Lettera da Sant'Anna, brano tratto dall'album Così canterò tra vent'anni di Simone Avincola.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Gonfalone del comune di Stazzema con affissa la medaglia d'oro al valor militare

Comune di Stazzema

Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
«Vittima d'orrori dell'occupazione nazista, insigne per tributo di sofferenza, fra i Comuni della Regione, riassume, nella strage di 560 fra i suoi cittadini e "rifugiati" di S. Anna, il partigiano valor militare e il sacrificio di sangue della gente di Versilia, che, in venti mesi d'asperrima resistenza all'oppressore, trasse alla guerra di liberazione il fiore dei suoi figli, donando alle patrie libertà la generosa dedizione di 2500 partigiani e patrioti, il sacrificio di 200 feriti e invalidi, la vita di 118 caduti in armi, l'olocausto di 850 trucidati. Tanta virtù di popolo assurge a luminosa dignità di simbolo, nobile sintesi di valore e martirio di tutta la Versilia, a perenne ricordo e monito.[32]»
— 28 febbraio 1970
Lapide celebrativa a don Fiore Menguzzo

Don Fiore Menguzzo

Medaglia d'oro al valor civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor civile
«Durante l'ultimo conflitto mondiale, si prodigava in aiuto di chiunque avesse bisogno, offrendo a tutti assistenza e ricovero e, quale generoso sacerdote consapevole del suo ruolo pastorale, tentava di conciliare le opposte fazioni per preservare la popolazione dai pericoli degli scontri armati. Fedele fino all'ultimo alla sua missione, subì la rappresaglia degli occupanti che lo passarono per le armi dopo averlo costretto ad assistere allo sterminio dei familiari. Splendido esempio di umana solidarietà e alto spirito di abnegazione spinti sino all'estremo sacrificio.[33]»
— 15 novembre 1999

Don Innocenzo Lazzeri

Medaglia d'oro al valor civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor civile
«Appreso che un gruppo di suoi parrocchiani stava per essere fucilato dalle truppe tedesche in ritirata per rappresaglia, coraggiosamente interveniva per tentare di evitare l'eccidio offrendo la sua vita in cambio di quella dei prigionieri. Riuscite vane le sue preghiere, sacrificava nobilmente la vita, accomunando la sua sorte a quella dei suoi fedeli.[34]»
— 9 maggio 1959

Genny Bibolotti Marsili

Medaglia d'oro al valor civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor civile
«Con istintivo ed amoroso slancio, anche se gravemente ferita, per salvare la vita al figlioletto che aveva nascosto, non esitava a richiamare su di sé l'attenzione di un soldato tedesco, scagliando sul medesimo il proprio zoccolo, ottenendo in risposta una raffica di mitraglia che ne stroncava la giovane esistenza. Nobile esempio di amore materno spinto fino all'estremo sacrificio.[35]»
— 3 febbraio 2003

Milena Bernabò

Medaglia d'oro al valor civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor civile
«Sedicenne, a seguito di un rastrellamento, veniva condotta insieme ad altri compaesani in una stalla, riuscendo a sfuggire ai colpi di mitragliatrice sparati dai soldati tedeschi protetta dai corpi della sorella e di un'amica. Sebbene gravemente ferita, si apriva un varco attraverso il soffitto della stalla, data alle fiamme dalla furia nazifascista, e portava in salvo, con istintivo e generoso slancio, altri tre bambini destinati a morte sicura. Luminosa testimonianza di coraggio e di elevato spirito di abnegazione.[36]»
— 12 ottobre 2004

Cesira Pardini

Medaglia d'oro al merito civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al merito civile
«Nel corso di un rastrellamento e del successivo feroce eccidio perpetrato dalle truppe tedesche, insieme alla madre, alle sorelle ed altri vicini, veniva catturata e messa al muro ma, sebbene ferita dai colpi di mitragliatrice, riusciva a spingere le sorelle al riparo in una stalla retrostante. Successivamente, dopo aver tolto dalle braccia della madre uccisa anche la sorella neonata, le conduceva tutte in un luogo più sicuro, nei pressi del quale, pur nuovamente ferita dai militari in ritirata, individuava sotto un cumulo di cadaveri un bambino in tenera età ancora in vita, e lo traeva in salvo. Luminosa testimonianza di coraggio, ferma determinazione ed elevato spirito di solidarietà umana.[37]»
— 17 maggio 2012

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ In effetti l'ordine via radio di compiere l'uccisione "per mancata collaborazione" dei civili a individuare che avesse fatto l'agguato, venne dal Tenente Colonnello Karl Gesele comandante del 35º reggimento RF/SS. Vedi atti processuali.
  2. ^ Eccidio di Sant'Anna di Stazzema, su treccani.it. URL consultato il 26 giugno 2021..
  3. ^ Klinkhammer, p. 350.
  4. ^ Klinkhammer, pp. 350-351.
  5. ^ Klinkhammer, pp. 351-352.
  6. ^ Klinkhammer, p. 351.
  7. ^ Klinkhammer, pp. 352-353.
  8. ^ Klinkhammer, p. 353.
  9. ^ Klinkhammer, p. 354.
  10. ^ Klinkhammer, p. 355.
  11. ^ Klinkhammer, p. 356.
  12. ^ Schreiber, p. 102.
  13. ^ Schreiber, pp. 101-102.
  14. ^ Schreiber, pp. 103-104.
  15. ^ Klinkhammer, p. 357.
  16. ^ a b Di Pasquale, op. cit., pag.14.
  17. ^ Paoletti, op.cit.
  18. ^ a b Paolo Paoletti, Sant'Anna di Stazzema 1944. La strage impunita, Ed. Mursia 1998, pag.75.
  19. ^ Di Pasquale, op. cit., pag.23.
  20. ^ Gentile 2015, cap. IV, sez. 2.1.
  21. ^ Olinto Cervieti indica 400 vittime, mentre Mauro Bertelli parla di 130 vittime (Caterina Di Pasquale Il Ricordo dopo l'oblio, Donzelli Editore, 2010, pag. 48-50).
  22. ^ F. Andrae, La Wehrmacht in Italia, p. 227.
  23. ^ a b F. Andrae, La Wehrmacht in Italia, p. 225.
  24. ^ Deposizioni dei superstiti al Tribunale Militare nelle udienze del 2005.
  25. ^ Testo integrale della sentenza emanata dal Tribunale Militare di La Spezia nel 2005 (PDF), su santannadistazzema.org. URL consultato il 25 aprile 2019 (archiviato il 25 novembre 2018).
  26. ^ Strage di Sant'Anna di Stazzema, niente processo per gli ex gerarchi delle SS, Il Fatto Quotidiano, 1º ottobre 2012. URL consultato il 9 dicembre 2015 (archiviato il 20 aprile 2017).
  27. ^ Sant'Anna di Stazzema, 75 anni fa l'eccidio: storie di bambini e di miracoli, GEDI Gruppo Editoriale, 12 agosto 2019. URL consultato il 1º settembre 2019.
  28. ^ Foligno ricorda a S.Anna di Stazzema l'eccidio della famiglia Tucci.
  29. ^ Legge 11 dicembre 2000, n. 381 - "Istituzione del " Parco nazionale della pace " a S. Anna di Stazzema (Lucca)", su parlamento.it, Parlamento della Repubblica Italiana, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 296 del 20 dicembre 2000. URL consultato il 25 aprile 2019 (archiviato il 13 dicembre 2004).
  30. ^ (ITDE) Freunde der Friedensorgel - Amici dell'organo della Pace, su organodellapacesantanna.italienfreunde.de, Sant'Anna di Stazzema. URL consultato il 25 aprile 2019 (archiviato il 1º marzo 2019).
  31. ^ Diego Bonuccelli, XII844 (2016), su CinemaItaliano.info. URL consultato il 16 luglio 2016.
  32. ^ Quirinale - Scheda visto 1º febbraio 2009
  33. ^ Quirinale - Scheda visto 1º febbraio 2009
  34. ^ Quirinale - Scheda visto 1º febbraio 2009
  35. ^ Quirinale - Scheda visto 1º febbraio 2009
  36. ^ Quirinale - Scheda visto 1º febbraio 2009
  37. ^ Quirinale - Scheda visto 12 luglio 2012

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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