Eccidio di Vinca

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Eccidio di Vinca
Monumento alle vittime della strage nel cimitero di Vinca.png
Monumento alle vittime della strage nel cimitero di Vinca.
StatoItalia Italia
Luogofrazioni di Vinca, Equi Terme, Monzone nel comune di Fivizzano, provincia di Massa Carrara.
ObiettivoCittadini che avevano appoggiato la resistenza partigiana
Data24 agosto 1944
Morti173
Responsabili16. SS-Panzergrenadier-Division "Reichsführer-SS"
Brigate Nere
MotivazioneAzione di rastrellamento contro civili sospetti di supportare formazioni partigiane

L'eccidio di Vinca fu un crimine contro l'umanità avvenuto tra il 24 e il 27 agosto 1944 nel piccolo borgo di Vinca e in altre frazioni ai piedi delle Alpi Apuane. Responsabili furono soldati tedeschi appartenenti all'Aufklärungs-Abteilung 16 ("Reparto esplorante 16") comandato dal maggiore Walter Reder, unità che faceva parte della 16. SS-Panzergrenadier-Division "Reichsführer-SS": questa stessa divisione commise in seguito altre atrocità a Marzabotto e a Bergiola Foscalina, fiancheggiata da membri delle Brigate Nere di Carrara.

Gli avvenimenti[modifica | modifica wikitesto]

Lapide con i nomi delle vittime della strage

Il 18 agosto l'assalto a un automezzo tedesco, lungo la strada Monzone-Vinca, causò l'uccisione di un ufficiale tedesco e fu il pretesto per una rappresaglia, nella strategia generale di tenere sotto controllo con il terrore la popolazione civile[1].

Il 24 agosto 1944 oltre cinquanta automezzi carichi di soldati tedeschi e militi fascisti salirono verso il paese di Vinca, toccando Equi Terme, Monzone altre frazioni limitrofe. La zona era conosciuta per essere sotto il controllo dei partigiani, essendo i vari valichi spesso percorsi dalle staffette che permettevano il collegamento con le squadre presenti sugli altri versanti[2].

I soldati dell'Aufklärungs-Abteilung 16 ("Reparto esplorante 16") comandato dal maggiore Walter Reder (dipendente dalla 16. SS-Panzergrenadier-Division "Reichsführer-SS") arrivarono al paese di Vinca nella prima mattinata del 24 agosto, salendo da Monzone, mentre altre colonne accerchiarono la zona dalle valli sul versante della Garfagnana e da quello di Carrara[2]. Un centinaio di brigatisti neri di Carrara guidarono le SS lungo i sentieri nei boschi limitrofi per trovare la popolazione civile, che vi si era rifugiata all'arrivo dei convogli; difatti, la maggior parte delle vittime si rinvenne fuori dall'abitato[1].

Una volta bloccato l'accesso al villaggio, i Nazifascisti iniziarono a uccidere gli abitanti rimasti (quasi tutti vecchi ed invalidi poiché chi poteva era fuggito nei boschi) e a saccheggiare e bruciare le case. A sera, rientrarono a valle[2].

Il giorno seguente, molti degli abitanti che erano riusciti a rifugiarsi altrove tornarono in paese per cercare cibo, seppellire i morti e salvare quanto potevano dalle case in fiamme; tuttavia, vennero colti di sorpresa dall'improvviso ritorno dei Nazifascisti, che fecero ancora più vittime del giorno precedente ed estesero il rastrellamento a tutte le zone vicine[1].

Le vittime accertate furono 173: molti cadaveri vennero rinvenuti nudi, decapitati o impalati[2], compreso un feto strappato al ventre della madre uccisa[1]. Alcune testimonianze riportarono che gli aguzzini avevano un organetto che facevano suonare mentre uccidevano passando di casa in casa, dettaglio questo comune ad altre stragi perpetrate in zona[1].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Regione Toscana :"Vi racconto io la strage di Vinca"
  2. ^ a b c d ResistenzaToscana.it

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]