Eccidio di Santa Giustina in Colle

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Eccidio di Santa Giustina in Colle
StatoItalia Italia
LuogoSanta Giustina in Colle
Obiettivocivili
Data27 aprile 1945
13:00 - 14:00, circa
Tipocolpi d'arma da fuoco alla testa
Morti24
Responsabilitruppe tedesche
Motivazionerappresaglia per l'uccisione di soldati tedeschi

L'eccidio di Santa Giustina in Colle fu una strage nazista compiuta in Italia subito dopo la fine ufficiale delle ostilità della seconda guerra mondiale nella penisola, il 27 aprile 1945, nella quale persero la vita 24 uomini (22 civili e 2 sacerdoti).

Fatti[modifica | modifica wikitesto]

I partigiani, il 26 aprile 1945, dopo aver messo a soqquadro i locali e i magazzini del comando tedesco insediatosi al piano superiore della canonica, s'impadroniscono del centro paesano, innalzando il tricolore sui luoghi-simbolo del comune; quindi, cominciano a sparare in aria e a scrivere sui muri delle abitazioni frasi ingiuriose all'indirizzo dei nazisti e di Hitler. Nella vicina frazione di Fratte, intanto, presso la Villa Custoza, sede di una piccolo contingente di milizie naziste, si svolge un accanito scontro a fuoco tra i soldati ed un distaccamento delle formazioni partigiane locali, cui partecipano i partigiani “garibaldini” di Villa del Conte ed alcuni partigiani “bianchi” della III Brigata “Damiano Chiesa”, tra cui il vicecomandante Fausto Rosso [1]. Dopo un lungo conflitto a fuoco il caposaldo si sfalda e i soldati nazisti, stremati, si danno alla fuga. Durante lo scontro cadono due soldati tedeschi: uno nel conflitto a fuoco, un secondo, un portaordini, sorpreso dai partigiani mentre si spostava da un comando all’altro (secondo altre fonti, invece, entrambi i soldati uccisi erano portaordini [2]). Le salme vengono prima scaricate nel cimitero di Santa Giustina in Colle e sommariamente sepolte, poi riesumate e poste in due bare commissionate dal parroco don Giuseppe Lago, che sarà poi vittima della strage. Le stesse rimarranno in paese fino al 1964, quando una delegazione tedesca giungerà a Santa Giustina in Colle per riportare i due morti in patria [3].

Il giorno successivo, 27 aprile, un gruppo di circa quaranta/cinquanta soldati tedeschi si dirige verso il paese per scacciare i partigiani e vendicare l’uccisione dei due soldati [4]: sono soldati della Wehrmacht, SS e (secondo alcuni testimoni) Brigate Nere provenienti da Camposampiero. Accerchiano la piazza, liberano i loro commilitoni fatti prigionieri il giorno prima (compresa una giovane collaborazionista toscana, Ada Giannini, cuoca ausiliaria, catturata alla mattina) e inizia un breve scontro a fuoco tra soldati e partigiani, che si conclude con la fuga di questi ultimi. Durante lo scontro, viene ferito gravemente al ventre il vice-comandante del primo battaglione della III brigata “Damiano Chiesa”, Fausto Rosso, il quale, trasportato in canonica da un compagno di battaglia, di lì a poco spirerà, nonostante le cure e l'assistenza dell'arciprete, del cappellano e della sorella di quest'ultimo. Verso mezzogiorno, i tedeschi tentano di stanare una vedetta partigiana rifugiatasi in cima al campanile, forzandone la porta, e risolvendosi infine ad appiccarvi il fuoco; poi, perlustrano il paese, costringendo ad uscire dalle case una quarantina di uomini, che vengono raggruppati sul terrapieno della chiesa; durante il rastrellamento, Egidio Basso e Alfonso Geron tentano la fuga, e vengono subito uccisi [5]; dalla canonica vengono trascinati fuori anche il parroco don Giuseppe Lago e il suo cappellano don Giuseppe Giacomelli, insediatosi in parrocchia solo da qualche settimana. La giornata è grigia e piovosa. Intorno alle 13:00, un graduato tedesco sceglie, compresi i sacerdoti, 18 ostaggi – tra cui alcuni ragazzi non ancora diciottenni – e li fa condurre sotto la spianata, vicino al campanile, costringendoli ad allinearsi contro un muretto di cinta, con le mani dietro la nuca.

Da questo momento ha inizio la decimazione, eseguita, forse, da un sottufficiale, che colpisce le vittime alla testa con una rivoltellata. Particolarmente efferata è la fine dei sacerdoti: le tre pallottole sparate al cappellano (ad un occhio, alla fronte e al mento) non sono mortali, tanto che egli cerca di risalire la gradinata del sagrato: ma il soldato lo raggiunge e, dopo avergli sferrato alcuni pugni che lo fanno cadere, gli scarica l'arma addosso, inchiodandolo sugli scalini. L’arciprete, indietreggiando a piccoli passi verso la casa canonica dove sono ammassati, sotto una specie di tunnel, i rimanenti ostaggi risparmiati alla strage, tiene le mani alzate, chiedendo istintivamente la grazia. Il carnefice lo colpisce in faccia a bruciapelo. Vito Filipetto, giovane maestro elementare di Camposampiero e commissario politico della brigata “Damiano Chiesa”, quando vede il carnefice approssimarsi, stringe fra le mani il rosario, ma un soldato tedesco lo colpisce brutalmente col calcio del moschetto, facendoglielo cadere. Nell’istante in cui si china per riprenderlo, viene ucciso.

Ada Giannini, la donna catturata dai partigiani la mattina del 27 aprile, nell’immediato dopoguerra sarà condannata dalla Corte d’Assise di Padova perché ritenuta responsabile d’aver indicato alle SS gli ostaggi da mettere al muro, oltre che di vilipendio di cadavere per aver preso a calci, dopo la carneficina, la salma del parroco. Prima di lei saranno arrestate come presunte colpevoli altre due donne, risultate poi estranee ai fatti (Armida Bocini, in particolare, sconterà oltre due mesi di ingiustificata prigionia), e la stessa Giannini, condannata a trent’anni di carcere, ne sconterà poi solo una decina per effetto di amnistia [6].

Contraddizioni presenti nei resoconti storici, in particolare riguardanti l’orario del rastrellamento (che varia in una forbice compresa tra le 9.30 del mattino e le 12.00), il numero dei soldati tedeschi giunti in paese il 27 aprile per compiere la rappresaglia (da alcuni dichiarato di circa 40 soldati, secondo altri centinaia), il numero degli ostaggi raccolti prima dell’esecuzione, il numero dei tedeschi effettivamente uccisi (da due a quattro), hanno alimentato il sospetto che vi sia stata una manipolazione partigiana dei racconti tesa ad occultare la loro responsabilità in ordine alla strage [7]. Lo storico Egidio Ceccato ha altresì sostenuto che la ragione della strage potrebbe riscontrarsi nella volontà dei nazisti di punire la rottura del patto di non belligeranza stilato tra Graziano Verzotto, comandante della III Brigata “Damiano Chiesa” ed i tedeschi nel dicembre 1944. Altri, infine, valorizzando la denuncia firmata da Graziano Verzotto nei confronti di Ada Giannini nell’ottobre del 1945, in cui si legge “la Giannini ed altri tre tedeschi rimasero prigionieri, ma dopo tre ore ci piombò addosso una preponderante formazione di SS tedesche armatissime, le quali, saputo da alcuni che ci erano in precedenza sfuggiti dal nostro colpo [un assalto a camion tedeschi alla mattina n.d.r.] , erano scese per riavere i compagni e per compiere una paurosa rappresaglia ammonitrice”, ritengono che la causa della strage potrebbe essere ricercata in tali gesta piuttosto che nell’uccisione di due soldati tedeschi il giorno 26 aprile. La più parte degli studiosi, tuttavia, rigetta tali tesi, rilevando che le modalità della strage e le circostanze riferite dai testimoni oculari portano a concludere che la stessa sia stata una rappresaglia scatenata dalla morte di due soldati il giorno precedente [8], mentre permane il dubbio che ai partigiani possa rimproverarsi di essere intervenuti ed aver voluto occupare il paese troppo precipitosamente e senza fare i conti con le forze nemiche circostanti [9].

Vittime[modifica | modifica wikitesto]

  • Giovanni Ballan, contadino, anni 32
  • Egidio Basso, contadino, anni 16
  • Mario Beghin, contadino, anni 17
  • Dino Bertolo, contadino, anni 30
  • Gino Binotto, contadino, anni 17
  • Rinaldo Binotto, contadino, anni 31
  • Vincenzo Casale, contadino, anni 37
  • Attilio Casarin (ucciso a Villa del Conte)
  • Giovanni Comacchio (ucciso a Villa del Conte)
  • Davide Dalla Bona, contadino, anni 34
  • Vito Filipetto, insegnante, anni 31
  • Valentino Fiscon, falegname, anni 17
  • Alfonso Geron, contadino, anni 33
  • Giuseppe Giacomelli, cappellano, anni 30
  • Giuseppe Lago, parroco, anni 64
  • Igino Luisetto, contadino, anni 20
  • Mauro Manente, muratore, anni 31
  • Giovanni Marconato, contadino, anni 26
  • Angelo Munaro, bracciante, anni 27
  • Vittorio Martelozzo, fabbro, anni 28
  • Angelo Pegoraro, contadino, anni 33
  • Giovanni Ortigara, studente, anni 17
  • Fausto Rosso, contadino, anni 26
  • Mario Leone Zoccarato, contadino, anni 21

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'argento al merito civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al merito civile
«Piccolo centro del padovano, durante le tragiche giornate della Guerra di Liberazione, subì una delle più feroci rappresaglie da parte delle truppe naziste, che trucidarono brutalmente ventiquattro suoi concittadini, tra cui alcuni ragazzi, il parroco e il cappellano. Ammirevole esempio di coraggio, di spirito di libertà e di amor patrio[10]»
— Santa Giustina in Colle (PD), 27 aprile 1945

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Enzo Ramazzina, Il Processo ad Ada Giannini per l'eccidio nazista di S. Giustina in Colle, Villa del Conte (PD), Edizioni Bertato, 2003, pagg. 26-29.
  2. ^ Giancarlo Galileo Beghin, Il campanile brucia. I giorni della paura e quelli della speranza, Padova 2005, pagg. 116-118.
  3. ^ Giancarlo Galileo Beghin, Il campanile brucia. I giorni della paura e quelli della speranza, Padova 2005, pag. 118.
  4. ^ Enzo Ramazzina, Il Processo ad Ada Giannini per l'eccidio nazista di S. Giustina in Colle, Villa del Conte (PD), Edizioni Bertato, 2003, pag. 40 e pag. 53.
  5. ^ Giancarlo Galileo Beghin, Il campanile brucia. I giorni della paura e quelli della speranza, Padova 2005, pag. 135.
  6. ^ Giancarlo Galileo Beghin, Il campanile brucia. I giorni della paura e quelli della speranza, Padova 2005, pagg. 235-294.
  7. ^ La Memoria di Giano, docufilm di Mauro Vittorio Quattrina.
  8. ^ Giancarlo Galileo Beghin, Il campanile brucia. I giorni della paura e quelli della speranza, Padova 2005, pag. 297, Enzo Ramazzina, Il Processo ad Ada Giannini per l'eccidio nazista di S. Giustina in Colle, Villa del Conte (PD), Edizioni Bertato, 2003, pagg. 28-31
  9. ^ Enzo Ramazzina, Il Processo ad Ada Giannini per l'eccidio nazista di S. Giustina in Colle, Villa del Conte (PD), Edizioni Bertato, 2003, pag. 74
  10. ^ Conferimento dell'onorificenza 27 aprile 2005 - visto 5 marzo 2009

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Antonio Serena, I giorni di Caino. Il dramma dei vinti nei crimini ignorati dalla storia ufficiale, Panda, Padova 1990. rist. Manzoni, Roma 2001; "Candido", settimanale, N. 8 del 27/02/1975, N.11 del 20/03/1975, N.12 del 27/03/1975.
  • Enzo Ramazzina, Gli anni della seconda Guerra Mondiale: 1940-1945, Edizioni Bertato 2002.
  • Enzo Ramazzina, Il processo ad Ada Giannini per l'eccidio nazista di Santa Giustina in Colle, Edizioni Bertato 2003.
  • Giancarlo Galileo Beghin, Il campanile brucia. I giorni della paura e quelli della speranza, Padova 2005.
  • Giuseppe Criscenti, Vito Filipetto. Omaggio a un giovane maestro che sognava la libertà, in "Il Camposampierese", Anno VI - n. 6/7 - Luglio/Agosto 2013, p. 33.
  • Pierantonio Gios, La cronistoria del Parroco di Santa Giustina in Colle Don Giuseppe Lago, ed. Libraria Padovana Editrice, Padova 1995.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]