Camposampiero

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Camposampiero
comune
Camposampiero – Stemma
Camposampiero – Veduta
Comune di Camposampiero
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneVeneto-Stemma.png Veneto
ProvinciaProvincia di Padova-Stemma.png Padova
Amministrazione
SindacoKatia Maccarrone dal 26-5-2014
Territorio
Coordinate45°34′N 11°56′E / 45.566667°N 11.933333°E45.566667; 11.933333 (Camposampiero)Coordinate: 45°34′N 11°56′E / 45.566667°N 11.933333°E45.566667; 11.933333 (Camposampiero)
Altitudine24 m s.l.m.
Superficie21,12 km²
Abitanti12 076[2] (30-4-2017)
Densità571,78 ab./km²
FrazioniRustega[1]
Comuni confinantiBorgoricco, Loreggia, Massanzago, Piombino Dese, San Giorgio delle Pertiche, Santa Giustina in Colle, Trebaseleghe
Altre informazioni
Cod. postale35012
Prefisso049
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT028019
Cod. catastaleB563
TargaPD
Cl. sismicazona 3 (sismicità bassa)
Nome abitanticamposampieresi
Patronosant'Antonio di Padova
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Camposampiero
Camposampiero
Camposampiero – Mappa
Posizione del comune di Camposampiero all'interno della provincia di Padova
Sito istituzionale

Camposampiero (IPA: /ˌkamposamˈpjɛːro/, Canposanpiéro in veneto) è un comune italiano di 12 076 abitanti[2] della provincia di Padova in Veneto.

Il Presidente della Repubblica il 20 luglio 2009 ha concesso a Camposampiero il titolo di città.

Origini del nome[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante la presenza romana sia stata molto forte, il toponimo Camposampiero è certamente di origine medievale. Il primo documento scritto a riportarlo è un atto notarile del 15 giugno 1117, ma si tratta di un riferimento indiretto: si cita infatti un Folco da Camposampiero, membro dell'omonima famiglia di feudatari (che presero il nome dal paese sul quale esercitavano il loro potere). Nel 1152 la bolla Justis fratrum di papa Eugenio III rivolta a Bonifacio (vescovo di Treviso) elenca, tra le altre chiese trevigiane, la plebem de Campo S. Petri cum pertinentiis suis riferendosi in questo caso però alla sola parrocchia di San Pietro. Il primo documento storico conservato nel quale la località viene citata in modo diretto è Italia Sacra dell'Ughelli, pubblicato a partire dal 1642, dove si parla appunto di Campus Sancti Petri.

L'origine ed il significato del nome “Camposampiero” sono da ricercarsi nell'etimologia dei termini stessi che lo costituiscono, cioè campo e San Piero; e nonostante questa affermazione non sia supportata da documenti, ad oggi viene ritenuta la più credibile. È probabile che il primo, dal latino campus, fosse stato attribuito alla località durante la rinascita dell'anno Mille: l'abbattimento dei boschi che infestavano gran parte del Padovano permise infatti di ricavare nuovi spazi coltivabili, il termine campus applicata a questa località rifletterebbe quindi le condizione del suolo che da luogo incolto, boschivo e paludoso dopo il 1000 ritorna ad essere appunto campus cioè terreno produttivo. La denominazione Sancti Petri è assunta invece dal titolare della pieve, intitolata appunto a San Pietro, in modo da distinguere il paese da altri vicini come Campodarsego e Campo San Martino. Secondo la tradizione (molto discutibile) l'origine di questa pieve sarebbe da attribuirsi a San Prosdocimo fondatore di un sacello dedicato a San Pietro sulle rive del fiume Vandura.

Doveroso è inoltre ricordare che nonostante siano evidenti le tracce di un insediamento coloniale romano ad oggi non sono note informazioni che permettano di dedurre quale fosse il suo nome.[3]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Età romana[modifica | modifica wikitesto]

vista satellitare dell'area del Graticolato.

Il territorio di Camposampiero in epoca romana fu certamente abitato, questa affermazione è supportata dal fatto che il paese (in quella che è la sua configurazione attuale) era attraversato in direzione verticale dalla via Aurelia nonché posto in vicinanza della via Decumana, oggi Via Desman, che rispettivamente costituivano il Cardo Maximus ed il Decumanum Maximus del graticolato romano. Oltre a poter dedurre che la zona fosse popolata grazie alla vicinanza del paese all'umbilicus (tra l'altro in una zona così densamente popolata come l'agro padovano tale da poter escludere la presenza di luoghi disabitati) questo fatto è confermato dal ritrovamento di numerosi ruderi appunto di epoca romana quali medaglie, lapidi, pignatte piene di carbone e ossa frantumate, tombe ad arcosolio e murazzi.[4]

Ad oggi non è invece possibile affermare se l'area fosse abitata anche in periodi precedenti all'epoca romana.

Alto medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Non esiste praticamente nessun documento che fornisca notizie sugli eventi che si verificarono a Camposampiero nel corso dell'Alto Medioevo, è però possibile avere un'idea generale delle vicende di questo periodo analizzando ciò che avvenne nella regione e nelle città circostanti ed in particolare nella vicina città di Padova.

È certo che Alarico I, con i Visigoti verso il 400 e Radagaiso e con gli Svevi, Burgundi e Alani verso il 405, devastarono il Veneto raggiungendo le mura di Padova e non essendo riusciti ad espugnarla attaccarono i paesi limitrofi. Alarico discese nuovamente in Italia nel 409 riuscendo questa volta ad entrare a Padova saccheggiandola.

Sempre Padova venne poi nuovamente saccheggiata nel 452 dalla mano degli Unni di Attila e vista la posizione di Camposampiero essi probabilmente si trovarono nella necessità di attraversane il territorio nell'andata e nel ritorno, per questo è facile pensare anche in questo caso i due centri abitati subirono lo stesso destino.[5] È noto inoltre che alla voce dell'arrivo degli Unni molti abitanti della terraferma spaventati dal continuo riapparire dei barbari cercarono rifugio nelle paludi, dove avrebbero poi fondato Venezia.

Con la fine dell'impero romano (476) il paese seguì il destino dell'intera Italia, conquistata dagli Eruli di Odoacre prima e dai Goti di Teodorico poi (489).

Sessant'anni dopo questi ultimi vennero sopraffatti dai Bizantini di Narsete, a loro volta sconfitti dai Longobardi di Alboino nel 568. La città di Padova che nel conflitto restò fedele ai bizantini opponendosi all'avanzata dei Longobardi, venne punita con la diminuzione del suo territorio e Camposampiero assieme e Vigodarzere e Piove di Sacco venne depredata ed occupata dai duchi di Treviso (il titolo di duca con i Longobardi corrispondeva allo status di governatore di una provincia). Alcuni indizi fanno pensare che in questo periodo di dominazione Longobarda Camposampiero sia stata sede di uno sculdascio. È noto inoltre che nel 589 si verificò la storica alluvione della Rotta della Cucca, in cui l'Adige, il Bacchiglione ed il Brenta esondarono, allagando le campagne circostanti provocando così una grave carestia alla quale seguì l'arrivo della peste. La dominazione Longobarda ebbe termine circa duecento anni dopo nel 774.

A questo punto due terzi del territorio italiano passarono sotto il controllo di Carlo Magno il quale instaurò il regime feudale che come si vedrà sarà un'istituzione fondamentale per la storia di Camposampiero, il paese infatti sarà capoluogo di un feudo e sede di un feudatario. Anche il dominio dei carolingi giunse al termine (nell'888) e ad esso seguì l'istituzione del regno d'Italia con a capo Berengario il quale venne funestato nell'889 dall'arrivo degli Ungheri. Anche quest'evento, con il quale si chiuse il ciclo delle invasioni barbariche, è cruciale per la storia di Camposampiero, gli Ungheri infatti inizialmente sconfitti da Berengario fuggirono, ma nei pressi di Fontaniva vennero bloccati da una piena del fiume Brenta, in questa situazione l'esercito sconfitto trovandosi in una morsa costituita dal fiume da una parte e dall'esercito di Berengario al loro inseguimento dall'altra, con una mossa disperata attaccarono gli inseguitori riuscendo ad aprirsi un varco fra di essi, assalendoli così alle spalle facendone massacro;[6] i vincitori poi, attaccarono e diedero alle fiamme la città di Padova. Gli Ungheri ridiscesero più volte in Italia nel corso dei successivi vent'anni inducendo i feudatari a costruire mura e castelli, ed a questo costume si uniformarono successivamente pure i feudatari di Camposampiero.

Successivamente a Berengario, il territorio italiano passò di mano in mano in sequenza a Rodolfo di Borgogna (924), Ugo di Provenza, Berengario d' Ivrea ed infine ad Ottone di Sassonia imperatore di Germania con il quale iniziò la dominazione degli Ottoni durata per quarant'anni (961-1002). In particolare sotto questa dominazione il governo delle città venne affidato a vescovi ed abati (i quali non avrebbero compromesso l'autorità regale), mentre ai marchesi ed ai conti vennero lasciati i feudi di campagna come ad esempio Camposampiero ed Onara. Alla morte di Ottone III (1002) marchesi e conti elessero re d'Italia Arduino d'Ivrea ma a tale decisione si impose il nuovo imperatore Enrico II il quale scese per due volte in Italia per rivendicare i suoi diritti. Fra coloro che accompagnarono l'imperatore, un'antica tradizione ricorda un certo Tiso che dall'imperatore stesso ottenne poi il feudo di Camposampiero dal quale la famiglia prese poi il nome. Proprio ai Tiso, ai quali è indissolubilmente legata la storia del paese, si deve l'edificazione del castello.[7]

Prima realistica immagine di Camposampiero.

Repubblica di Venezia[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1405 Camposampiero passò sotto la dominazione della Repubblica di Venezia e ne seguì le sorti fino al 1797. Il governo locale era così costituito :

  • Il Podestà, che rappresentava la Repubblica era nominato e rimaneva in carica circa 15 - 16 mesi;
  • Il Consiglio dei Savi, quattro membri, che trattavano gli affari amministrativi. L'equivalente dell'attuale Giunta comunale. Era presieduto dal podestà.
  • Gli Uomini de comun, o deputati ad utilia , avevano il ruolo dell'attuale consiglio Comunale.
  • I Cavalieri Pretoriani , che vigilavano il mercato ;

Le forze armate erano le cernide (composta da più centurie) e un corpo di sbirri , detti 'brachi o bassa forza-

La popolazione all'interno del castello si divideva in tre classi:

  • i benestanti , quelli che potevano contare su delle entrate proprie.
  • i mediocri, erano i mercanti e fattori dei signori veneziani e padovani proprietari dei campi;
  • gli infimi , quelli che vivevano del proprio lavoro quotidiano.

Per gli abitanti delle campagne la suddivisone era :

  • i massari che abitavano su case coloniche con cortile , portici, stalle e vivevano con un po' di agiatezza.
  • i bisnenti erano dei villici che abitavano in casoni di paglia, e sopravvivevano solo con l'aiuto delle proprie braccia.[8]

La peste del 1631[modifica | modifica wikitesto]

Gli abitanti di Camposampiero erano 1100 alla visita del vescovo Vincenzo Giustiniani nel 1625. La peste del 1631 fece circa 500 vittime. Alla vista del vescovo Marco Morosini del 1641 gli abitanti risultarono 750.[9]

Rustega[modifica | modifica wikitesto]

Rustega è l'unica frazione del Comune e dista circa cinque chilometri dal centro, in direzione Est. La omonima parrocchia arcipretale di Santa Maria Assunta della Diocesi di Treviso, conta 1850 abitanti.

Storia di Rustega[modifica | modifica wikitesto]

Secondo uno storico locale[10] Rustega era un feudo del Vescovo di Treviso certificato da una bolla promulgata nel 1152 dal papa Eugenio III.

La chiesa era importante, perché era matrice, titolare cioè della fonte battesimale e quindi ebbe per competenza (per altri diversi secoli) anche della pieve (senza fonte battesimale) della vicina parrocchia di Massanzago. Rustega ebbe un ruolo importante nella storia. Aveva un suo piccolo castello, una bastia, che sostenne diverse battaglie, compresa quella del 1383 contro la città di Treviso. Ci fu anche un feudatario che prese il nome dal paese, il più importante fu tale Tiso da Rustega, figlio di Guercio, feudatario di Vigodarzere.

Tiso da Rustega aveva ricevuto il piccolo feudo nel 1258 dal principe vescovo di Treviso, Adalberto Ricco, con bolla del papa Alessandro IV[11] come premio perché aveva combattuto contro la potente e terribile famiglia degli Ezzelini da Romano, alleati dell’imperatore del Sacro Romano Impero. Secondo alcuni storici il castello esisteva nell’angolo formato dal fiume Muson e il suo affluente, il piccolo rio Rustega che attraversa il paese. Lo storico scrive che il piccolo castello terminò la sua vita plurisecolare nel 1459 perché Venezia ne ordinò la distruzione. A conferma dei possedimenti storici di Rustega da parte dei vescovi trevigiani ci sono documenti che attestano che le famiglie nobili che si succedettero dopo i Da Vigodarzere e i Da Rustega (estinti nel 1616) e i Trapolini (estinti nel 1728) e gli ultimi nobili veneziani che ereditarono i loro beni (i Dolfin, i Malipiero, i Marinoni, i Zacco), furono obbligate a rispettare gli obblighi previsti dai secolari vincoli feudatari su ogni bene e cose fino a 1870, dopo cioè l'annessione del Veneto al Regno d’Italia.

Abitanti[modifica | modifica wikitesto]

Le attestazioni ecclesiastiche del numero degli abitanti della parrocchia : 1564 (anno dopo il primo censimento imposto dal Concilio di Trento) = 270 anime; nel 1630 (anno della peste) = 200 anime; nel 1800 = 350 anime; nel 1924 = 1750 anime

Due diocesi[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio del comune di Camposampiero è composto da tre parrocchie, così suddivise: mentre la parrocchia di San Marco Evangelista è sotto l'ordinamento della Diocesi di Padova, la parrocchia di San Pietro e quella della frazione di Rustega sono incardinate alle dipendenze della Diocesi di Treviso.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Villa Marani (XIX secolo)

Molteplici sono i monumenti da visitare a Camposampiero, ma i più importanti sono quelli legati al brevissimo soggiorno di Sant'Antonio di Padova.

Sacri luoghi antoniani[modifica | modifica wikitesto]

Santuario della noce[modifica | modifica wikitesto]

Il Santuario fu edificato nel 15° secolo sul luogo dove sorgeva un albero di noce sul quale il Sant'Antonio saliva durante le sue prediche rivolte ai contadini. All'interno del Santuario del noce sono raccolti alcuni pregevoli affreschi di Girolamo Tessari. L'autore è detto "del Santo" perché è piuttosto conosciuto per i suoi molti dipinti che hanno come soggetto la vita di Sant'Antonio.

Chiesa convento San Giovanni[modifica | modifica wikitesto]

La prima chiesa fu costruita prima dell'erezione del Castello dei Tiso di Camposampiero. Negli anni divenne una cappella privata della potente famiglia. Sembra che sia stata la famiglia dei Camposampiero a chiamare i frati francescani e ad affidare loro la chiesa, attorno la quale si formò un convento. In questo luogo soggiornò Sant’Antonio per un breve periodo prima della sua morte nel 1231, ospite di Tiso VI (morto nel 1234)[12].

Convento dei Frati Minori Conventuali[modifica | modifica wikitesto]

È una complessa ed articolata costruzione che ha riportato a Camposampiero nel 1895, dopo travagliate vicende ecclesiastiche, l'attività del Convento dei Frati Minori Conventuali - Antoniani.[13]

Chiesa di San Pietro[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la tradizione l'origine di questa pieve sarebbe da attribuirsi a San Prosdocimo fondatore di un sacello dedicato a San Pietro sulle rive del fiume Vandura,[14] in un sito però diverso dalla sede dell'attuale chiesa. Anche se questa tradizione supporta un'origine antica (primo secolo d.C.) della pieve, il suo nome appare nei documenti in epoca molto più recente, infatti la prima citazione compare nella già citata bolla Justis fratrum (1152) anche se appunto, più che all'edificio sacro, ci si riferisce all'istituzione della pieve.

L'imponente chiesa attuale, progettata da Antonio Beni e che in quanto a dimensioni può essere considerata il duomo della città, venne inaugurata l'8 settembre 1940, costruita per volere dell'allora parroco Monsignor Luigi Rostirola[15] che la volle ispirata alla chiesa parrocchiale di Conselve in quanto a dimensioni, acustica e stile, non essendo né romantica né gotica, ma piuttosto di fattura "nostrana". Costituita da una navata unica conserva opere d'arte provenienti dalla vecchia chiesa, tra cui: l'altare maggiore; il cassone ligneo dell'organo e un battistero con coperchio, risalenti al Settecento; un altare in marmo nero, arricchito da un crocifisso finemente lavorato in marmo; una pala del Cinquecento (Madonna in trono attorniata dai Santi) che richiama la Scuola di Palma il Giovane e due dipinti di Sebastiano Santi, risalenti all'Ottocento. I lavori di restauro al tetto, al portone ligneo e il rifacimento degli intonaci esterni, compreso il campanile, si sono svolti durante la prima decade del 2000.

Chiesa di San Marco Evangelista[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di San Marco Evangelista, che si trova da sempre prospiciente a quella di San Pietro , separato solo dal rio Vandura , appartiene alla Diocesi Padovana. Nel 1866 ci fu un'iniziativa di incorporare questa parrocchia nella Diocesi di Treviso prevedendo una compensazione co il passaggio di un'altra parrocchia del veneziano alla Diocesi di Padova, ma la reazione degli abitanti fu tale da sconsigliare la razionalizzazione territoriale.[16] Monumento tra i più antichi e significativi di Camposampiero, viene nominata nel testamento di Gherardino, della famiglia dei conti di Camposampiero alla fine del XII secolo. Inizialmente di dimensioni molto piccole, consacrata nel 1496, venne successivamente modificata per renderla più capiente. Fu ingrandita e decorata nel 1673 con le donazioni del patrizio veneziano Vittore Bondumier, che nella parrocchia aveva palazzo e proprietà. Nel 1733 l'intervento più importante andò ad innalzare la chiesa e a prolungarla, successivamente vennero edificati la cappella dedicata al Sacro Cuore di Gesù e la cappella dedicata ai Santi (XIX secolo). Le due navate laterali vennero ricavate invece nel 1923, con l'abbattimento di alcuni muri. In quell'occasione venne anche creato l'abside semicircolare. Infine, nel 1956, le navate vennero prolungate verso sud. Le testimonianze più antiche ed insieme più significative dal punto di vista storico artistico, sono rappresentate da due affreschi attribuiti, come il soffitto, a Girolamo del Santo, artista del XVI secolo. Assai notevole anche la scultura lignea del crocifisso collocato sull'altare maggiore, opera probabilmente di artista veneto della prima metà del Settecento.

Castello feudale[modifica | modifica wikitesto]

Attualmente il castello feudale della famiglia dei Camposampiero ospita la sede dell'amministrazione comunale. Non rimane che ammirare la torre dell'orologio che sorge a pochi metri dal castello.

Oratorio della Madonna della Salute[modifica | modifica wikitesto]

L'oratorio, originariamente oratorio di San Giacomo, oggi della Madonna della Salute è stato costruito dalla famiglia Quirini nel 1406. Quando Repubblica veneziana estese il suo dominio su Camposampiero nel 1405, il castello e l'area racchiusa dalle mura vennero confiscati ai Carraresi e dichiarati proprietà nazionale. Nell'ottobre dell'anno seguente i Quirini acquistarono un appezzamento di terra all'interno delle mura e vi eressero un grande palazzo, chiamato dal popolo palazzon (n°5 nella litografia del Coronelli), dotato di giardino, casa per i lavoratori ed appunto l'oratorio dedicato a San Giacomo il Maggiore il quale conserva ancora oggi nel portale lo stemma dei Quirini. Il palazzo verso la metà del Seicento passò ai Civran e centovent'anni dopo agli Andrighetti che durante il durante il napoleonico Regno d'Italia lo demolirono stanchi del continuo passaggio di soldati che trasformavano il palazzo in quartiere militare, lasciano in piedi solamente l'oratorio.

Con lo scoppio dell'epidemia di colera del 1836, per voto unanime della popolazione del paese, l'oratorio venne dedicato alla Madonna della Salute. Il ricordo della funzione dell'ultima domenica di luglio dello stesso anno, con la quale la chiesa venne dedicata alla Madonna supplicando la liberazione dal contagio, è vivo ancora oggi nella tradizione popolare. Sempre la tradizione sostiene che la Madonna non fu sorda a questa supplica e, mentre nei paesi vicini il contagio continuò per tutto agosto, a Camposampiero l'epidemia terminò con il luglio di quell'anno.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[17]


Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

Aprile[modifica | modifica wikitesto]

Il passaggio della Maratona di S.Antonio (Vedelago-Padova fino al 2010, Campodarsego-Camposampiero-Padova dal 17 aprile 2011) e la partenza della Mezza Maratona (Camposampiero-Padova), che ricorda il cammino di Sant'Antonio prima della morte, aprono la stagione delle manifestazioni comunali.

Maggio[modifica | modifica wikitesto]

La prima domenica si svolge la Fiera di Rustega , è una Fiera Regionale della Zootecnia che si svolge nell'omonima a frazione . È una manifestazione di notevole importanza che si svolge annualmente dal 1966. La seconda domenica si svolge la Festa della Fragola, costituita da diverse manifestazioni tra cui l'elezione di miss Fragola-

Giugno[modifica | modifica wikitesto]

In prossimità del 13 giugno si svolge la Sagra del Santo, in onore di Sant'Antonio. Sempre a giugno viene organizzata una piazza per giocare, durante la quale nella piazza del capoluogo vengono allestiti stand-laboratori nei quali i bambini possono cimentarsi nella realizzazione di manufatti

Mesi estivi[modifica | modifica wikitesto]

Durante i mesi estivi si organizza Estate in Piazza con un programma di musiche , teatro, cinema, cabaret, intrattenimento.

Persone legate a Camposampiero[modifica | modifica wikitesto]

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Commercio[modifica | modifica wikitesto]

Il centro storico è ricco di attività commerciali di piccola-media dimensione. Come molti altri comuni in zona, anche a Camposampiero ci sono tre Centri Commerciali dislocati nel Quartiere Babelli, in località Straelle e in Zona Industriale.

Industria[modifica | modifica wikitesto]

L'area industriale si estende a sud della città ed è collegata con le due Strade Regionali SR307 e SR308 e la strada provinciale "commerciale" che porta a Cittadella. Una zona artigianale è presente nella frazione di Rustega.

Servizi[modifica | modifica wikitesto]

Camposampiero è nota ai comuni limitrofi soprattutto per i servizi sanitari che offre. L'Ospedale di Camposampiero è stato inaugurato il 28 aprile 1858 per merito del suo fondatore e direttore Pietro Cosma (attivo nell'industria e nel commercio). Il 21 novembre 1865 Cosma lasciò gran parte del suo patrimonio. L'ospedale è stato ampliato tra il 1886 e 1889 e ricostruito fra il 1908 e il 1912 ... [20]

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Il "Ponte Bianco" sul Muson dei Sassi inaugurato il 19 maggio 2012, nella foto il passaggio ciclopedonale in una prospettiva dal basso

Il Comune è servito dalla ferrovia . La stazione di Camposampiero è posta alla confluenza delle linee Bassano del Grappa-Padova e Calalzo-Padova.

I trasporti interurbani su gomma vengono svolti dagli autobus Busitalia-Sita Nord e Bonaventura express.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1990 13 giugno 1999 Dino Scantamburlo (centrosinistra) Sindaco
13 giugno 1999 7 giugno 2009 Marcello Volpato lista civica (centrosinistra) Sindaco
7 giugno 2009 26 maggio 2014 Domenico Zanon centrodestra Sindaco
26 maggio 2014 in carica Katia Maccarrone lista civica Camposampiero più (centrosinistra) Sindaco

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Comune di Camposampiero - Statuto.
  2. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 30 aprile 2017.
  3. ^ Don Luigi Rostirola, Camposampiero. Saggi storici, Rebellato, pp. 23-26.
  4. ^ Don Luigi Rostirola, Camposampiero. Saggi storici, Rebellato, pp. 31-42.
  5. ^ Don Luigi Rostirola, Camposampiero. Saggi storici, Rebellato, p. 48.
  6. ^ Don Luigi Rostirola, Camposampiero. Saggi storici, Rebellato, p. 51.
  7. ^ Don Luigi Rostirola, Camposampiero. Saggi storici, Rebellato, pp. 47-25.
  8. ^ Rostirola - op. citata p. 404-405
  9. ^ Rostirola - opera citata - pagina 398
  10. ^ Don Luigi Rostirola – «Camposampiero – Saggi storici – 1ª edizione 1923» Ristampa Rebellato editore Padova –1972
  11. ^ Schiavo Adriano. Vigodarzere e il suo territorio, Vicenza, 1970, pag 30
  12. ^ Rostirola - opera citata - pagina 65
  13. ^ Rostirola - opera citata . pp 291-302
  14. ^ Don Luigi Rostirola, Camposampiero. Saggi storici, Rebellato, p. 25.
  15. ^ Parroco dal 1915 al 1952, anno in cui morì- Cfr (Il sindaco Mario Marcello Pagetta) Don Luigi Rostirola - op.cit. pp 5-6
  16. ^ Rostirola- opera citata pp 312- 314
  17. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  18. ^ Dal sito OMS.
  19. ^ Articolo Famiglia Cristiana.
  20. ^ Rostirola - opera citata - p 472

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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